Oggi ho provato a studiare un po’ di Photoshop, mi è venuto il mal di testa. Piove, ho mal di testa. C’è troppo sole, ho mal di testa. Sono felice, ho mal di testa. Meglio abbandonarla la felicità, meglio se dormo. Non riesco a dormire, il mal di testa mi sveglia. Diventa incubi paranoici. Mangio qualcosa. Prima fammi controllare cosa dice la scienza. Questa settimana niente cioccolato fondente, dice che è meglio mangiare le fragole. Le mangio, ma ho mal di testa. Magari la settimana prossima funziona.

Tutto quello che di buono avrei potuto fare nella vita, l’ho fatto a metà. O non l’ho fatto. O non l’ho fatto come avrei voluto. Ho dovuto schivare opportunità – di ogni genere – in nome di un fidanzato egocentrico e appiccicoso. Non so se ci lasceremo mai, mi piace pensare che un giorno mi dirà che va a comprare il giornale e non tornerà più. Forse lo aspetterò un po’ alla finestra. In così tanto tempo si sviluppa una sorta di sindrome di Stoccolma ma si guarisce in fretta, non appena si assapora la leggerezza della libertà. Sono momenti, quelli, che per ora si possono contare sulle dita di una mano.

50 volte il primo bacio

Scordo e ricordo in un flusso infinito di informazioni rotte, spezzate. È come avere un armadio pieno di vestiti appallottolati, in disordine, che ti cadono addosso non appena apri le ante. Il tempo se ne va per la sua strada mentre tu stai cercando quella maglietta di due giorni fa – dove l’ho messa la maglietta di due giorni fa? – quella blu. O era verde? Forse non l’ho nemmeno mai messa, quella maglietta di due giorni fa. Il tempo passa e nessuno ha voglia di aspettare. Sei in un altro tempo, che non è quello degli altri e non è nemmeno quello che avevi tu. Un tempo in cui tutto sembra fluido e percepisci a stento le parole e il mondo intorno, che è tutto rimbombante e doloroso.

Scrivere e lavorare è stata la mia unica salvezza in tutto questo caos fragoroso. Un appiglio per allenare la memoria andata. Il lavoro richiede concentrazione, ma va oltre me, non è rivolto a me e quindi non si può cibare dei miei pezzi di neuroni rimanenti. Forse il segreto sta tutto lì, fuori da me. Una delle cose peggiori che ti può capitare quando hai mal di testa da 12 anni filati senza ferie, sono le persone che si lamentano del loro mal di testa passeggero e i dispensatori di consigli random. Quelli che ti dicono che il tuo stile di vita deve essere più sano e dovresti andare a correre, perché passi troppo tempo in camera. Come se non te l’avessero detto i 10 medici arrivati prima di loro, come se non ci avessi provato e come se fosse un divertimento martellarsi coscientemente la testa saltellando sulla strada, affaticarsi e stare sotto sforzo per trasformare il proprio cervello in un devoto kamikaze. Quelli che dispensano consigli random non conoscono l’entità della disperazione di chi da questo fidanzato invisibile non riesce proprio a liberarsi e la frustrazione nel vedere che nessuno crede davvero a quello che dici. Non sanno le ore che hai speso a leggere pubblicazioni scientifiche – puntualmente rimosse – e di quelle volte che hai pensato di trasformarti in una cavia, che tanto sarebbe stato per una giusta causa. Non sanno di quella volta che hai scritto e cestinato l’e-mail per quel docente di Harvard per proporti per i suoi studi ma che poi, rileggendo tutti i requisiti necessari, per un pelino finivi sempre fuori dai criteri. Perché il tuo mal di testa non è di quelli che fanno pausa pranzo o che si prendono il weekend libero. E tu devi muoverti, parlare e risultare normale sempre, come se avessi un disturbatore appiccicato addosso ma dovessi rivolgerti agli altri con nonchalance e fare in modo che non se ne accorgano. Quando diventi abbastanza bravo in questo, nessuno crede più che tu stia male. Già non ci credevano prima. Così finisce il gioco e l’unica soluzione ruota attorno a un concetto molto popolare: stacce. Sopporta il tuo tempo diverso, il tuo dolore, l’incomprensione, l’involuzione. Stacce, è andata così. Una parte, ormai esausta, decide di seguire il consiglio. Un’altra, che è sopravvissuta, chissà come, ancora scalpita.


Informazioni utili

In Italia circa sei milioni di persone soffrono di mal di testa (in vari modi), il 15% è composto da donne. Una persona che soffre di cefalea spende in media 828,52 € all’anno tra visite, accertamenti ma soprattutto farmaci, che sono la parte più consistente di questa spesa. Non prendete i farmaci con troppa leggerezza e non interrompete le terapie senza i consigli di una figura esperta, fatevi affiancare da uno/a psicoterapeuta nel vostro percorso, sarà di enorme aiuto. Le cause della cefalea possono essere tantissime, a volte possono essere difficili da identificare, per tutti gli accertamenti del caso cercate il centro più vicino a voi. La SISC – Socetà Italiana per lo studio delle cefalee potrà essere un buon punto di partenza. Ogni percorso è diverso, ogni dolore è diverso, le esigenze e i tempi sono diversi. Tenetelo sempre a mente, ammesso che funzioni ancora.

Written by sally

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