Dopo aver parlato delle categorie di genti di Facebook e dei social network che ci rubano l’anima e di molte altre cose, ho lasciato Facebook per 24 ore, per capire cosa sarebbe successo prima, dopo e durante l’abbandono.

Ventiquattr’ore sono abbastanza se si ha la consapevolezza dell’utilità del social al di là del “momento cazzeggio”. Facebook è molto rassicurante, vorrei complimentarmi per l’educazione con cui ti lascia andare e per i sensi di colpa con cui cerca di trattenerti o di convincerti a tornare, come un’ex fidanzata subdola e rancorosa. Ho deciso di ricambiare la gentilezza, promettendogli che avrei fatto ritorno il giorno dopo, confessando freddamente, tramite i tasti, di voler provare l’ebbrezza di non essere un nome su un social, o almeno su quello. E ho scoperto quante cose avrei potuto fare abbattendo le ore passate al pc.

Fiori gifvia Tumblr

Per essere ulteriormente gentile, Facebook mi ha detto che avrebbe potuto attivare l’account per me in un momento prestabilito, offrendomi numerose opzioni, tra cui quella da me desiderata. Mi legge sempre nel pensiero, come quando parlo di qualche prodotto su Whatsapp e poi inizia a bombardarmi di pubblicità in bacheca, mi fa vedere che in fondo a me ci tiene, che si preoccupa dei miei interessi e delle mie priorità.

Sono tornata. Perché alla fine senza Facebook non avrei potuto raccontarvi cos’è successo quando ho lasciato Facebook. Nessuno di voi sarebbe venuto volontariamente a leggere qui. Sì, è così che ci siamo ridotti. Ed ecco cosa ho appreso in queste 24 ore.

Tutti sono utili e nessuno è indispensabile.

Se avete scansato sempre questo concetto dalla vostra esistenza, ficcatevelo bene in testa, è essenziale per sopravvivere in mezzo ai meccanismi di Facebook e nella vita in generale. Ma sui social si avverte di più. Sì, davvero.

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via Buzzfeed

La debolezza è la virtù dei social addicted

Ho sempre odiato quelli che lasciano il social e poi tornano dopo un mese, quelli che non sono forti abbastanza da lasciarlo per sempre o non sono forti abbastanza da ammettere di non voler rimanere senza. Volenti o nolenti, ormai fa parte delle nostre vite, l’esclusione è dietro l’angolo che ghigna non appena cliccate su disattiva account. Addio inviti alle feste, messaggi di gruppo, vi resterà solo Whatsapp e delle centinaia di persone sparse per il mondo che non avete mai visto ma con le quali eravate in perfetta sintonia, rimarrà solo un ricordo. A meno che non vi siate ricordati di avvisarli, o di lasciare per tempo un messaggio collettivo per annunciare le vostre volontà, una sorta di testamento social, una messaggio d’addio prima del gran finale.

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via Tumblr

Amore ritorna, le foto in bacheca sono in fiore

Facebook era impaziente di vedermi tornare, non ha fatto trascorrere nemmeno le 24 ore e ammetto che la cosa mi ha lasciato un po’ di amarezza, tant’è che non ho effettuato l’accesso prima di allora. E ho aperto un altro account Spotify, tiè!

L’importanza di Spotify

Ricordatevi che se fino ad ora avete sempre effettuato l’accesso tramite i dati Facebook, si aprirà un mondo nuovo, una valanga di password da inventare, creatività a palate, per tutti gli account che dovrete ripristinare senza quello di Mark Zuckerberg.

Spotify

 

Via Giphy

Le conseguenze di una vita senza Facebook

  • Un’approssimazione certa alla felicità
  • L’assenza di ansia da notifica e/o messaggi visualizzati o meno
  • L’assenza di un account Spotify se avete eseguito sempre l’accesso con Facebook (e così via per altre app e derivati)
  • L’assenza di preoccupazione per le pose di Kim Kardashian e Belen Rodriguez
  • Una generale sensazione di benessere
Gif Griffin

via GifAnimate

Perché sono tornata su Facebook

Perché lo uso quotidianamente al di là del momento cazzeggio per raccattare informazioni, per osservarmi e osservarci come tanti milioni di topolini dentro il labirinto alla ricerca del pezzettino di formaggio. E chi l’avrebbe mai detto che il pezzettino di formaggio si trova solo una volta abbandonato l’account?

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 via Wibki

Written by sally

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