Capita spesso nella mia vita che io non abbia parole buone da esprimere a voce, ma solitamente riesco a trovare qualcosa da scrivere, anche quando non c’è niente da scrivere. E infatti questo post sarà il peggiore di tutti.

Dopo il concerto dei Rolling Stones ho letteralmente perso le parole, ne avevo appuntata qualcuna, ma credo sia impossibile esprimere quello che ho provato in una lingua vagamente umana e senza risultare la banalità in persona.

Saltiamo la parte del caldo, della fila, della pessima organizzazione dei mezzi e della genialità di chi ha piazzato gli stand e i gazebo esattamente dove andavano a intralciare la vista di buona parte del pubblico, eliminando mezzo palco dalla visuale; saltiamo il quantitativo di birra che mi è arrivato sui capelli, il dolore ai piedi, la comodità del sedersi sulle pietre, perché tutto questo fa parte delle sfide da superare prima di provare la gioia assoluta.

La gioia che arriva dopo oltre dieci anni di attesa, con Mick Jagger che sale sul palco con una gestualità istrionica e inimitabile rimasta immutata nel tempo ed una capacità quasi incomparabile di “tenere il palco”. Si nota la differenza quando lascia spazio a Keith Richards e la risposta è anche piuttosto ovvia, sennò a cantare non ci sarebbe stato lui. Si nota quando sul palco c’è John Mayer e se lo filano proprio in pochi e a me viene da sbadigliare, perché il carisma non si può creare, non si può studiare e nessuno al mondo riuscirebbe a muovere gli stessi passi del frontman degli Stones senza risultare ridicolo.

I Rolling Stones al Circo Massimo | © Angelo Moraca - Melodicamente

I Rolling Stones al Circo Massimo | © Angelo Moraca – Melodicamente

In un concerto dei Rolling Stones ci sono più cambi d’abito che in una puntata di “Gossip Girl”, l’età media dei fan è 60 anni ma non mancano bambini anche al di sotto dei 10 anni che hanno dei genitori saggi e fighi che li istruiranno bene, quantomeno musicalmente.

Insomma al Circo Massimo il 22 giugno è arrivato il rock’n’roll ed è arrivato a braccetto con la felicità: i Rolling Stones reggono ancora bene, ogni mio dubbio è stato fugato, Bob Dylan ha fatto schifo, Mick Jagger mi ha emozionato, il mito è ancora salvo. E non si può non pensare che con quelle brutte facce lì non abbiano davvero stretto un patto con il diavolo, lo stesso per cui provano compassione, lo stesso per cui abbiamo cantato in migliaia guardando Mick con il suo mantello di piume rosse.

Non lo so quale sia il segreto per avere una carriera così straordinaria e superare i 70 anni indenni nonostante in 50 anni si siano consumate più droghe di quante ne abbiano esportate i narcos colombiani in una sola settimana. Sarà che è solo rock’n’roll, sarà che non ci sono più le droghe di una volta, sarà che ci sono i predestinati, gli immortali, sarà che dopo tutto quello che i Rolling Stones hanno fatto per la musica, ci sarà il vuoto cosmico.

Quindi fate partire “Let it bleed” e non spegnete mai più la musica.

 

Written by sally

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