Avete presente quei giorni in cui fa caldo, così caldo, che vi viene da pensare che non ne sia mai arrivato così tanto negli ultimi 150 anni (cit.)? E avete presente “The Truman Show“, in cui il protagonista vive ogni giorno sempre le stesse identiche cose? Mettete questi due elementi insieme e verrà fuori un servizio sul caldo estivo di “Studio Aperto“: nel corso degli anni i servizi si sono notevolmente evoluti, praticamente adesso i giornalisti vengono pagati per realizzare servizi en plein air, mandati sulle spiagge più remote o più vip d’Italia per chiedere alla gente cosa ci fa lì (a volte sono spiagge remote spacciate per spiagge vip). E cosa vuoi che ci faccia uno al mare, mettiamo caso il 15 d’agosto? Misteri da Adam Kadmon, che tanto il quoziente intellettivo di Italia 1, si sa, è quello di un materassino gonfiabile bucato. Per esempio, l’altro giorno il giornalista che passava per la spiaggia molestando gente che voleva starsene per i fatti suoi a godersi l’unico giorno libero avuto negli ultimi quattro anni e a un certo punto la sua interlocutrice ha detto che era al mare a prendere il sole da due giorni. E lui a quel punto si è stupito, ha guardato la telecamera con gli occhi sgranati e ha detto: “Due giorni di sole? Incredibile!“. Già. Incredibile che a metà giugno il sole splenda per due giorni, soprattutto in un Paese come l’Italia, noto per le sue temperature ostili. Ostili come l’intelligenza nei confronti di chi realizza i servizi per il tg più ggggiovane di Mediaset.

La vivacità di uno spettatore medio di Studio Aperto

La vivacità di uno spettatore medio di Studio Aperto

Ma la cosa più bella sono i giorni in cui il caldo è da record: tutti. I servizi propinano immagini di archivio che risalgono come minimo al ’93 ed è sempre la giornata più afosa degli ultimi 20 anni, la giornata con il vento di Ponente più debole dell’ultimo secolo, arriva l’anticiclone più stronzo della stagione, perché Morfeo ha tradito Ofelia con Circe e mo’ arriva Annibale, la giornata con il tasso di umidità più alto degli ultimi cinque servizi di “Studio Aperto“. La cosa che mi piace di più, comunque, rimangono i giornalisti en plein air: se ne stanno lì, sulla spiaggia, in mezzo alle chiappe al vento che vengono riprese in primo piano, guardano bambini e cani tuffarsi in acqua, giochi di gruppo, ma se ne devono stare per forza lì, vestiti, con il microfono in mano, a fare domande idiote alla gente in vacanza. Signora, ha trovato coda in autostrada? E’ felice di essere al mare e non a lavorare? Si sta comodi sul lettino? Fa caldo oggi? Qual è il tormentone di quest’estate secondo lei? Ragazzi, ma la sera a Rimini andate in discoteca? Beve bibite fresche per rinfrescarsi? Io i giornalisti di “Studio Aperto” che fanno i servizi sulle spiagge me li immagino un po’ come i “vucumprà” di Mediaset, elemosinano risposte sufficienti da montarci su un servizio, ma sono più fastidiosi dei venditori di accendini e parei. Poi mi immagino che a fine collegamento, a fine giornata, lancino il microfono tra la sabbia e strappandosi i vestiti di dosso, diventando verdi come Hulk, si facciano un bel tuffo de panza. Solidarietà.

Written by sally

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