Che rimanga tra pochi intimi: ho paura di andare a vedere i Rolling Stones. Manca solo un mese al 22 giugno, all’afa e al Circo Massimo, la calca e ai miei leggendari cali di pressione.

Arriverò munita di zuccheri come se fossi in un Luna Park ma la mia paura non è quella di svenire tra la folla, piuttosto è: e se poi i Rolling Stones facessero schifo?

Lo sapete com’è, uno si costruisce dei miti nel corso della vita e l’immaginazione corre veloce. “Let it bleed” è un album intoccabile, comprato e tenuto come una reliquia, passi anni e anni ad aspettare il concerto e poi quando arriva ti aspetti che ti possa regalare le emozioni che hai immaginato in tutto quel tempo, che le hai disegnate e idealizzate bene bene.

Però una volta ho parlato con una persona annunciando che sarei andata a vedere Bob Dylan e la sua risposta, da grande estimatore del menestrello, mi disse che preferiva rinunciarvi, per “non rovinare il mito“. La mia risposta, invece, fu che prima di morire dovevo vederli tutti, quelli che avevo amato, che mi avevano costruito la colonna sonora della mia esistenza.

Let it bleed

Poi, quando andai a vedere Bob Dylan, devo dirlo provando estremo dolore, fu una vera schifezza. E quindi ora che il 22 giugno si avvicina, io mi sento già male. Perché passi la vita a pensare che fare rocchenrolla ti renda immortale, invece probabilmente anche Keith Richards dovrà fare i conti con l’artrosi e Mick Jagger con la demenza senile (e viceversa, o tutt’e due), senza considerare le noci di cocco che cadono sulla testa, facendo volare via centinaia di neuroni tra una striscia di coca e una botta d’eroina.

Insomma, se poi i Rolling Stones mi fanno schifo, che mi resta da sognare? Perché dopo aver visto Bob Dylan questo dubbio mi è rimasto in fondo al cuore, mordicchiando lentamente, in quel modo fastidioso tanto per farti ricordare, per farti dubitare. Che forse essere rocchenrolla non rende immortali e che passati i 60 sarebbe meglio la pensione e che forse c’è solo una persona che può continuare a saltare sul palco da qui all’eternità. E si chiama Bruce Springsteen.

Written by sally

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