L’8 febbraio 2012, in un blog dimenticato da dio e un po’ pure da me, che non legge nessuno perché non esiste più, scrivevo di quando è morta Nanda Pivano.

Perché quando uno si attacca a certe storie, a certi personaggi, si diventa intimi e le cose spiacevoli per loro lo diventano anche per te. Quando è morta Nanda Pivano è stato come se qualcuno mi avesse risvegliato da un torpore adolescenziale che se n’era rimasto nascosto da qualche parte, che tenevo lì in un angolo senza nemmeno saperlo del tutto. Quando è morto Gabriel Garcìa Marquez è stata un po’ la stessa cosa, è stata la fine di un’epoca, quella della mia spensieratezza e dei libri letti con ingordigia.

Quando se ne vanno personaggi di questa portata, che si tengono dentro un carisma che spiazza e si trascina dietro il mondo, che maneggiano le parole con naturalezza disarmante, che incantano per la loro capacità di descrivere in modo nobile anche le peggiori bassezze dell’essere umano, uno non può che sentirsi perso, per un po’, perché qualcosa di importante è andato via.

Quando è morto Gabriel tutti hanno iniziato a chiedersi cosa avrebbero potuto leggere dopo. Chi potrebbe scrivere qualcosa di meraviglioso come un “Cent’anni di solitudine“, per tirare un titolo a caso? Io ho amato i libri di Marquez e attraverso i libri di Marquez ho anche amato.

Le sue storie hanno attecchito, da subito. Ognuno poi se le prende, se le tiene strette strette, le personalizza, le interpreta come gli pare, in base al momento che sta attraversando. Devo chiedere scusa a Gabriel, se per leggere “L’amore ai tempi del colera” ci ho messo così tanto, l’ho iniziato tre volte, abbandonandolo dopo poche pagine. Perché c’è un momento giusto e vero anche per leggere i libri, per capire le storie, per sentirle.

E Florentino Ariza e Fermina Daza sono stati un po’ la mia rovina. Tutta la magia di quelle storie, il caldo sudamericano, i sentimenti messi a nudo e senza fronzoli, la poesia.

La letteratura ci rende persone migliori e tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero avere la possibilità di conoscere le parole giuste per descrivere un amore, uno di quelli che prima o poi ci becca tutti: sofferti, lunghi, strazianti, di quelli con i ritorni, con le attese sfiancanti, le ossessioni, gli amori-trappola. Tutti, almeno una volta nella vita, dovrebbero capire pienamente la bellezza di questi libri, quando Gabriel se n’è andato ho pianto, perché si è portato via un pezzettino di tutti quelli che lo hanno amato e gli hanno ceduto un po’ di posto tra i loro affetti, che lo hanno conosciuto attraverso le sue parole e non possono fare a meno di ringraziarlo per tutta la bellezza che ha saputo regalare.

Chissà se adesso ha trovato Macondo. Grazie Gabriel, per Fermina e Florentino, per Remedios, Erendira e Aureliano Buendìa, per l’annegato più bello del mondo. Che se mai avrò un figlio, lo dico sempre, i suoi primi due nomi saranno Esteban Garcìa.

“E fin quando crede che possiamo proseguire questo andirivieni del cazzo?” gli domandò. Florentino Ariza aveva la risposta pronta da cinquantatrè anni, sette mesi e undici giorni con le loro notti. “Tutta la vita” disse.

L'amore ai tempi del colera

Written by sally

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