Anche quest’anno, come ogni anno, ho affrontato il viaggio della speranza per tornare a casa. E’ una terapia che seguo ormai da tempo per acquisire gradualmente maggiore consapevolezza di quanto sia longilinea la forma del nostro Paese adorabile ed anche per mettere a dura prova la mia schiena. C’è chi sceglie di camminare sui carboni ardenti, io scelgo di viaggiare in pullman per 12 ore con il rischio di prolungarle anche a 14 (che è sempre molto alto).

Ma in compenso ricevo sempre un gran regalo, un calore che manca per tutto l’anno quindi il gioco vale la candela, tornare nel posto che ti ha generato fa sempre bene, se riesci a calibrare tutto e a capire quand’è che diventa deleterio. Per esempio per me diventa deleterio già nelle prime ventiquattr’ore, quando vengo assalita da un mostro di pastella, i suoi occhi sono pomodori secchi ed indossa scarpe fatte di parmigiana di melanzane, le braccia dei polpettoni giganti e i suoi abiti sono fatti di dolci e torroni. Io non calibro nulla, lo fa la bilancia e se in quelle ore dovessi fare un prelievo del sangue, allora mi manderebbero in un centro di disintossicazione per calabresi assuefatti dal cibo (possibile che non esista?). Dovrebbero mandare in onda tutta la popolazione calabra a “Io e la mia ossessione” per far comprendere a tutti quanto sia difficile vivere in una società che ti denigra se lasci qualcosa nel piatto e se il tuo peso è al di sotto degli 80 kg. Per far capire che non importa quanto mangi quando sei fuori dalla tua regione, per gli altri tuoi simili conterranei la qualità e la quantità non saranno mai all’altezza e tornerai a casa sempre un po’ anemico, debilitato, troppo stressato anche se non fai niente per giornate intere.

Insomma, fuori dalla Calabria c’è un mondo ostile in cui la gente muore di fame e per questo vi voglio augurare buone feste, che non siano solo lenticchie e cotechino, ma anche capre, agnelli, vitelli, gamberi, grasso di balene dell’Artico subsahariano, dodo, orate, bottiglie intere di olio da farci la doccia, intere padellate di pastella in cui affogare i vostri dispiaceri, tavolate immense di cioccolata e crema per compensare le vostre mancanze di serotonina, vi auguro panze piene e bocche sorridenti, di arrivare rotolando con gaudio e con la sensazione di essere sull’orlo di un’implosione fino al 2014 che è lì e ci attende a braccia aperte, con nuove forniture di colesterolo. Cheers!

Lo stretto | © OMDT

Lo stretto | © OMDT

Written by sally

Rispondi