Un pezzo di qualche tempo fa che non avevo mai pubblicato, ma che nella sua seconda parte è l’ispirazione della lista delle pericolosissime donne al volante. Ovviamente spero ne venga colta l’ironia, non ho nulla contro le donne nemmeno stavolta, guardate un po’ quante me ne combinano, come si fa a non considerarle delle muse ispiratrici?!

Ci sono categorie di donne che andrebbero estirpate dal pianeta. La prima comprende la donna over 40 che pensa di essere il più bello tra tutti gli esemplari della sua specie, si mette il trench fucsia e riflette troppo a lungo sull’abbinamento della scarpa, studiando attentamente le sfumature del rosa per poter indossare quella perfetta: non troppo pesca, non troppo antico, non troppo shocking. Si da il caso che la donna in questione sia la stessa che ha sequestrato la tua bicicletta; perché se una donna spreca tutta la sua concentrazione sul rosa, poi non è in grado di incatenare la sua bici a un palo senza commettere un danno immane. E’ così che l’ho trovata, la mia Jolly Roger dorata, col laccio del freno sgozzato da una catena che non mi apparteneva. Era lì, sofferente. Attorno a me si era formata una nuvola grigiastra, condensa di fantasiose imprecazioni al limite della bestemmia, perché io lo ripeto, la città non rende civili, ma più bestiali di quanto non fossimo quando eravamo molto più pelosi e incapaci di stare erecti. Mentre cerchi di aguzzare l’ingegno maledicendo la catena infausta, maneggiandola sperando di riuscire a spezzarla con la forza del pensiero, eccola che arriva: muovendo i polsi diffonde nell’aria il suo profumo di marca francese, si sistema il foulard e nasconde i suoi over 40 sotto un costosissimo fondotinta che però caspita se funziona; non sai decidere se ti fa incazzare di più il fatto che ti abbia sequestrato la bici (involontario o no, il sequestro è un reato comunque), che tu già ti eri immaginato di dover vegliare tutta la notte o dover ritornare il giorno successivo, sapendo già che gli zombie delle biciclette l’avrebbero divorata, o se ti fa incazzare di più la disinvoltura con cui cammina sui sampietrini col tacco 12. “Se ti dà noia la sposto”, dice lei tranquilla mentre tu nell’afa fiorentina, con i capelli crespi come Pennywise continui a sperare nella psicocinesi e inizi ad avere pensieri piromani guardandola, borbotti e lei se ne va e ti accorgi che pure la bici è perfetta e costosa e che bisognerebbe sempre avere una tronchesina in borsa, perché la vendetta è un sentimento nobile dopotutto, ed è anche il primo ad ossigenarti il cervello.

Una bicicletta che ovviamente non è la mia | © Keith Tsuji / Getty Images

Una bicicletta che ovviamente non è la mia | © Keith Tsuji / Getty Images

La seconda categoria di donne comprende quelle che pensano che la vita si svolga sullo schermo di uno smartphone, soprattutto quando stanno guidando e si dividono tra la pinzetta delle sopracciglia guardandosi allo specchietto e il touchscreen. Quelle che non hanno capito che le mappe sì ti indicano la strada, ma non ti indicano gli stop e le biciclette dorate che sono appena state salvate dal trauma di un sequestro. Infatti finiscono sempre col quasi travolgerle. Quasi. Lassù c’è ancora qualcuno che mi ama.

Firenze è proprio un bel posto in cui vivere. Amplifica le emozioni. Ma io la soluzione l’ho trovata, è cantare in bicicletta.

Written by sally

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