Da diverso tempo ho smesso di viaggiare sugli autobus di Firenze, perché puntualmente ogni volta che salgo acchiappo appoggiatori seriali, vecchi incazzati con Matteo Renzi (chi non è incazzato con Renzi, dopotutto?) che ricordano di quando loro facevano la Resistenza, donne sudamericane che- nessuno ha ancora capito perché- quando parlano al telefono sbraitano. Poi ci sono le vecchiette che si fiondano sugli ultimi posti liberi sgomitando come fossero a una finale di rugby, tirando fuori la grinta che non sapevano di avere almeno da quarant’anni. E talvolta queste vecchiette sono insieme ai loro figlioli. Che poi dicono Italia, Paese di mammoni.

Oggi ho viaggiato per venticinque caldissimi e sudatissimi minuti in compagnia di una di queste insolite coppie. Che già quando avevo visto lui alla fermata ho iniziato col mantra “Fa che non si sieda qui, fa che non si sieda qui” cercando di attirare a me tutto il resto dei passeggeri con la forza del pensiero. Ovviamente lui era seduto davanti a me: due metri per duecento chili, pantaloncino corto con calzino bianco alto e mocassino, un abbinamento che sorge spontaneo solo da un armadio in doposbronza. Marsupio per mettere in risalto il generoso punto vita, braccialetto con i santini e le madonne che quasi salta via dal polso, barba sparsa qua e là, espressione facciale inquietante quanto basta, denti storti e grigiastri, montatura degli occhiali dorata, colorito della pelle viola, soprattutto naso e fronte. Per salire sull’autobus quasi non respirava più, complice del suo affanno anche l’afa fiorentina. Al suo fianco la gracile mamma munita di occhio di vetro con unghie dei piedi laccate di rosso e taglio di capelli che Enzo Paolo Turchi le fa un baffo; ogni qualvolta guardasse nella mia direzione, vi dirò, non riuscivo a capire se stesse realmente guardando me, quella al mio fianco, fuori dal finestrino e se effettivamente stesse guardando qualcosa.

Strani passeggeriVenticinque minuti caldissimi, sudatissimi e di filosofia pura. Lui dice alla madre che alla Coop in centro sono dei ladri, lo ripete più volte per rimarcare il concetto. Lei dice che tanto voleva andare alla Coop solo per il pane, lui però dice che conosce tutte le zone di Firenze e fuori le Coop non sono così costose come quelle dei ladri del centro e che possono andare in quella di via Carlo del Prete. Poi ne tira fuori altre due o tre. Silenzio. Lei riprende, voleva comprare solo il pane, dice. Lui si lamenta, ha chiesto al commesso suo amico perché non ci fossero le fette biscottate integrali nel pacco da ottanta, pare che la domenica siano bandite dai negozi Coop. Lei dice che passeranno a vedere in via Carlo del Prete, ma tanto voleva solo il pane. Lui dice che è contento così saluta i suoi amici, ma il motivo principale sono le fette biscottate integrali nel pacco da ottanta. Silenzio. Ricomincia tutto il discorso di prima, con l’aggiunta della felicità di lui, che può aggiungere punti alla carta soci. E così via, per ogni singola fermata. Silenzio e poi via, verso “la gigantesca scritta Coop”.

Erano così belli che ho deciso di ritrarli.

Poi salgono le ragazzine che si sentono adulte perché a settembre inizieranno il liceo e pensano di avere lo stesso lato B di Belen Rodriguez, anche se già la cellulite e le troppe patatine al Mc Donald’s se le stanno divorando. Commentano con l’amica gli ultimi misfatti amorosi ad alta voce, per farsi sentire bene pure dai passeggeri dell’autobus dietro al loro. fantozzi-linguaSalgono con indosso pantaloncini che aspirano a diventare perizomi, che viene tutto fuori, scende giù pelle e carne che sembra la pizza quando ha lievitato troppo e striscia fuori dal contenitore. Perché diciamocelo, evviva la gioventù ma non si esce vivi dalla cellulite. Ce l’abbiamo tutti, questo è il guaio, non la si può nascondere ma si può evitare di ridicolizzarla. Anche lei ve ne sarà grata. E vi risparmierà il signore sessantenne con gli occhiali fosforescenti e la canotta per mettere in mostra il petto villoso che alle vostre spalle continua a tirar fuori la lingua come Fantozzi e ad agitare la mano in segno di approvazione. Ci manca poco e quasi gli scappa pure la pacca per complimentarsi.

Adoro gli autobus.

Written by sally

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