Una ragazza di 15 anni, Fabiana Luzzi, è stata uccisa dal suo fidanzato a Corigliano Calabro. La tragedia ha fatto da trampolino di lancio alle idee distorte di alcuni personaggi che hanno colto l’attimo per ottenere un minimo di visibilità. Per la serie “nel bene o nel male, purché se ne parli”. Mi spiace e non poco contribuire a dare visibilità a queste persone, ma è l’unico modo che ho per dire la mia, da donna calabrese che non ha mai vissuto nelle condizioni di cui si parla. Il primo articolo è opera di Domenico Naso, l’ho letto sul Fatto Quotidiano e a vedere il modo in cui parla della donna calabrese, gli estremisti islamici ci fanno un baffo. Sostenendo di dire “semplicemente la verità”, Naso scrive:

In Calabria, la maggioranza delle ragazze non ha scelta, in nessun campo. Non può scegliere la scuola superiore da frequentare (quando le è permesso frequentarla), non può scegliere il fidanzato (soprattutto se ha la sfortuna di avere fratelli), non può scegliere cosa fare da grande (lo farà per lei il futuro marito, che lei non sceglierà). È così, da sempre.

Sono cresciuta anche io nella piana di Gioia Tauro, un territorio difficile, non si possono negare le problematiche di una terra come la Calabria, ma non se ne possono aggiungere di altre, come la condizione delle donne, per il semplice fatto che la visione di questo “giornalista” è del tutto distorta. Ci sono milioni di donne in tutto il mondo che quotidianamente vengono maltrattate in ogni modo possibile, altre probabilmente vivranno nelle condizioni sopra descritte, ma non vivono tutte in Calabria, questi si chiamano casi limite. Ce ne saranno nel territorio della Piana così come altrove, ma in 24 anni di vita ho avuto tante amiche e ho conosciuto tante persone e di casi come questi non ne ho visti. Conosco donne che studiano, che lavorano, altre hanno scelto di sposarsi mentre altre andavano fuori a studiare: scelte di vita, ma mai compiute con un fucile puntato alla tempia. Forse nella Piana esiste un’altra dimensione, quella in cui ha vissuto Domenico Naso, quella in cui ha visto le ragazze ritirarsi da scuola per il fidanzato e tutto il resto. La tragedia di Fabiana Luzzi non ha colpito lui, ma ha colpito me e molte altre persone, perché non dovrebbero accadere fatti del genere in nessun posto del mondo, che ci siano di mezzo uomini o donne, la violenza è sempre un dramma che ci porta sotto il livello delle bestie. Camminando per le strade dei paesini calabresi, mi sembra di aver visto ragazze che si vestono esattamente come quelle del resto d’Italia, che hanno gli stessi sogni e vivono le loro esperienze, una chiusura mentale così drastica al massimo poteva esistere cinquant’anni fa e sarà rimasta radicata, fortunatamente, solo in poche famiglie e non è un’esclusiva meridionale.

Donne col burqa | © AFP / Getty Images

Donne col burqa | © AFP / Getty Images

Nella foto, tipico esempio di una comunità calabrese

Mi vergogno di dare visibilità anche alla lettera di Francesca Chaouqui e ancor di più, da donna, mi vergogno di quello che ha scritto e mi vergogno delle testate che hanno scelto di pubblicare articoli del genere. Mi vergogno perché tra i mille problemi che la nostra terra ha da affrontare, si continua a gettare fango, quasi come se ormai ci avessero preso gusto. Sono la prima a scagliarmi contro le ingiustizie che contraddistinguono il nostro territorio, ma mi piace mantenere i piedi per terra e mettere da parte la fantasia per altre occasioni, per altri argomenti. Conosco tante altre donne che sono state fortunate come me, che hanno avuto la possibilità di scegliere. Non mi è mai capitato di essere stata messa a tacere perché femmina e non sono nata in una metropoli, ma mio padre e mia madre mi hanno amata incondizionatamente, perché un figlio si ama a prescindere, un maschio non ha più diritto all’amore rispetto ad una femmina. E, soprattutto, mi hanno sempre lasciata libera di scegliere per me e per la mia vita. Se sono andata via, è perché la mia terra non mi offriva le stesse opportunità rispetto a Firenze, Bologna, Milano e ci sono ancora certi giorni in cui mi chiedo se non sia stata una vigliaccata, sebbene lo abbia fatto per migliorarmi, per cercare un’indipendenza, per saper stare al mondo sulle mie stesse gambe.

Sputare nel piatto in cui si mangia per il semplice gusto di ottenere un minimo d’attenzione (per finire nel dimenticatoio nell’arco di poche ore, poi) non è il comportamento di una persona matura che ha trovato l’emancipazione lontana dalla sua terra.
Cara Francesca, nei cinque anni in cui sono stata lontana dalla Calabria, ho imparato a capirla ed apprezzarla di più, con tutti i suoi difetti, che sono evidenti e non si possono negare. Purtroppo ci sono molte persone valide che lasciano la Calabria in cerca di prospettive più rosee e per fortuna ci sono persone come te che la lasciano, perché la renderebbero solo un posto peggiore.

Written by sally

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