If you are lucky enough to have lived in Paris as a young man, then wherever you go for the rest of your life it stays with you, for Paris is a moveable feast. 

Ernest Hemingway

Listening to: In a sentimental mood – Chet Baker

Arrivo con un po’ di ritardo rispetto al viaggio che ho fatto, ma l’importante dopotutto è arrivare. Mi capita fin troppo spesso, in questi giorni, di vedere coppie di amici che pubblicano foto del loro viaggio a Parigi, una delle città più romantiche al mondo, dicono. Perché per le coppie non c’è posto migliore, non c’è panorama più bello per promettersi amore eterno, anche se poi non dura; che l’attimo in cui lo dici a Parigi, bene o male, rimane impresso e il suo per sempre, a modo suo, ce l’ha.

Io a Parigi ci sono voluta andare sola e l’ho voluta conoscere sola, almeno in parte. Avevamo un conto in sospeso da diversi anni, un lasso di tempo passato a lamentarmi del fatto di non averla ancora vista, mentre altri avevano già fatto il bis ed oltre, ed iniziavo a provare un’invidia quasi malsana. In quegli anni sembrava che la città mi rifiutasse e, per un motivo o per un altro, non ci arrivavo mai, era sempre troppo lontana. Forse lo stava facendo per il mio bene, perché sapeva che una volta che l’avrei vista, quella festa mobile, non me la sarei più tolta dalla testa e non mi voleva far soffrire. Ma per un posto così, vale la pena soffrire.

Non c’è stata altra città al mondo, tra le poche che ho visto, capace di suscitarmi così tante emozioni. Sarà perché l’aspettavo da tanto, sarà perché è così che fa con tutti. Un po’ lo dicono, che Parigi è una puttana*, ma è talmente affettuosa e calorosa, che pensi sempre sia tutta per te.

E ti ritrovi a muovere i tuoi passi tra Montmartre e Boulevard de Montparnasse, in mezzo a libri dai prezzi stracciati, in mezzo alle storie degli scrittori, roba che ti viene da comprarti una bella Underwood di vecchia data e piazzarti in un bar, con un bicchiere di vino, e scrivere tutto quello che ti passa per la testa. Che secondo me a Parigi può venire l’ispirazione anche a chi non ha mai avuto un’idea in vita sua, di nessun genere.

Per tutto il tempo che ho avuto (e grazie a chi mi ha regalato quel tempo), mi sono consumata i piedi ed ho nutrito il mio spirito di incantevole bellezza, quella sublime, intoccabile ed inspiegabile, quella che poi il dolore ai piedi chi lo sente più. Con Parigi è stato amore ancora prima di incontrarci, e poi tra la pioggia, i corvi e Jim Morrison e i sogni di gloria che non si avvereranno mai e tutti i sogni che si sono accumulati sulle spalle in tutto il tempo che è passato nell’attesa, è stata una storia d’amore particolarmente intensa. E il bello di questa storia d’amore, è che avremo sempre qualcosa da dirci e che potrà durare per sempre, “per il resto della tua vita”.

Parigi - Vista dal Musée d'Orsay

Parigi – Vista dal Musée d’Orsay

Appello ai gentili lettori

Se volete fare un’offerta e permettermi di non vivere più una storia a distanza con Parigi, contattatemi privatamente per fare la vostra donazione monetaria. In cambio vi regalerò delle ampolle di acqua della Senna dalle proprietà mistiche.

* “Parigi è come una puttana. Da lontano pare incantevole, non vedi l’ora di averla tra le braccia. E cinque minuti dopo ti senti vuoto, schifato di te stesso. Ti senti truffato.” Henry Miller – Il tropico del Cancro

Foto: Flickr

 

Written by sally

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