Ora secondo la mentalità de “il voto ce lo siamo conquistato, non astenetevi per nessun motivo al mondo“, io dovrei prendere un treno o un aereo, pagare con una riduzione ridicola perché sono solo fuori sede e non erasmus, e andare a mettere una X. Le alternative fanno tutte venire i brividi, se uno si lascia prendere dalla paranoia, la situazione diventa inquietante come un racconto di Poe letto a lume di candela durante un temporale particolarmente violento. Poi arrivi nella cabina elettorale e devi mettere una X: la X mi sa di fine definitiva, tac, ti sei dato la mazzata finale. Qualunque cosa tu abbia scelto, hai scelto male, ti trovi davanti l’ologramma di Mara Maionchi con le braccia incrociate, ti dice che il tuo X Factor è finito così, con una matita in mano e la faccia da pesce lesso. Prendi un altro treno, un altro aereo e ritorni indietro, per non pensare a quello che succederà a te e al tuo Paese a fine elezioni, ti convinci di aver compiuto il nobile gesto, di aver votato, perché il voto sta alla base della democrazia. Democrazia che si è trasformata nel votare per il male minore e non per un’alternativa reale. Poi inizi a cercare lavoro per recuperare il denaro perduto in onore della Patria, ma tutti i negozi intorno a te stanno chiudendo, e inizi a sperare che la tua X sia servita a qualcosa. Perché a un certo punto tocca all’egocentrismo, per salvarsi e non sentirsi completamente inutili: LA MIA X SARA’ DECISIVA. Datemi una X e solleverò il mondo.

Ma a me non piacciono più le emozioni forti, sono per il quieto vivere, ho lo stesso entusiasmo di Ingroia. Per questo non prenderò treni, aerei o pullman scomodissimi: me ne andrò a prendermi un caffè in centro, magari nel prossimo bar che chiuderà.

Written by sally

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