Possibile che anche morire, oggi come oggi, sia diventato un fatto da rendere noto a tutti? Siamo nell’era dei social network, ogni persona condivide con altre persone, decine, centinaia o migliaia che siano, ogni istante della propria giornata, tra check-in e status eloquenti, spesso e volentieri sgrammaticati, che informano il popolo della rete sulla condizione dei propri battiti cardiaci o sulla funzionalità della propria flora batterica, tra mille puntini di sospensione e punti esclamativi come se piovessero.

La rabbia e le parole nei confronti degli ipocriti che tutti odiano, diventano materiale buono da dare in pasto a Mark Zuckerberg quando ti chiede “A cosa stai pensando?” ed uno, a leggere la domanda, si sente in obbligo di rispondere, altrimenti sembrerebbe ineducato. Per esempio, sto pensando a quale lenzuolo mettere nel mio letto questa settimana, allora lo scrivo. Sto pensando a cosa cucinare stasera, al nome da dare al mio criceto. E così via.

Il problema è che il fenomeno si espande ad ogni aspetto della vita fino all’estremo, fino alla morte. Così un ragazzino di diciassette anni che sta per morire, finisce per diventare il protagonista del video più cliccato del giorno. E tutti, paradossalmente, cliccano “Mi piace” sul video che testimonia la morte di una persona, come se fosse una cosa da gradire, la morte. Come se fosse dovuto far sapere a tutti che si sta morendo. Un tempo, al massimo, si lasciava una lettera ai parenti e agli amici più stretti, il dolore rimaneva racchiuso all’interno di una cerchia ben definita, oggi dall’Australia può arrivare all’Italia o al Bangladesh nell’arco di un click. Come se anche la morte fosse un fenomeno da condividere, alla pari di una passeggiata ed un gelato con gli amici o di una serata da immortalare con il cocktail in mano.

Morire forse è la cosa più intima che possa accadere ad una persona. Il dolore è un sentimento personale, elevato, che viene regalato ad un pubblico affamato tanto quanto impietosito, finendo per diventare poi così scontato, vissuto come un fenomeno qualunque. Perché oggi il video del giorno è un ragazzino che sta morendo, ma domani potrebbe essere un cane che salta la corda. E non credo si possano fare paragoni tra un bull dog addormentato e un malato di cuore, tra un ragazzino che usa gli ultimi attimi della sua vita davanti ad una web cam e un pappagallo che ricorda il suo indirizzo di casa. La morte è un’altra cosa, non è uno status di Facebook.

 

Written by sally

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