Appena ho sentito che c’era Roberto Saviano alla Feltrinelli, mi sono messa a correre come una pazza per arrivare in tempo sul posto, illusa di riuscire ad entrare in libreria a mezz’ora dall’inizio dell’incontro. Di fronte alla Feltrinelli mi sono ritrovata uno schermo, per me e tutte le altre persone che avevano avuto la mia stessa idea, un po’ come succede con le macchine a Ferragosto.

Non appena ho avuto il tempo di fermarmi a pensare, poi, mi sono chiesta: ma che ci fa Roberto Saviano in una libreria? Non sarà pericoloso? Nel corso della serata, è stato lo stesso Saviano a darmi una risposta e dopo l’occasione mancata a settembre in occasione della settimana di Emergency, ho avuto finalmente la possibilità di ascoltarlo.

Dicevamo, perché in una libreria? Nella libreria sono custodite le parole e le parole, seguendo la scia del pensiero di Benigni, sono un’arma che mette paura ai potenti e tra i libri e le parole, Roberto Saviano si sente protetto, ancora di più. Mentre gli uomini della scorta gli girano intorno sospettosi, Roberto Saviano si avvale del potere della parola e dei libri, dentro e fuori è un mare di applausi e standing ovation; Firenze, come il resto del Paese, sta festeggiando l’Unità d’Italia con una notte tutta tricolore, e anche se non molto distante suona la banda, noi rimaniamo incantati ad ascoltare le storie di quest’uomo.

Sono le parole a fare paura al potere ed il fatto che le parole possano risvegliare le persone dormienti. Ci sono tanti esempi nella storia che possono testimoniarlo. L’Italia è un Paese dormiente, ma il fatto che così tanta gente si avvicini alla libreria per ascoltare Roberto Saviano, quelle parole che potrebbero far tremare la macchina del fango e far saltare qualche pezzo di ferraglia, mi consola. Eravamo in tanti e spero che almeno buona parte di quei tanti abbia colto il senso dei discorsi dello scrittore, che bisogna essere sognati e bisogna sognare per realizzare qualcosa. E che non bisogna lasciar atrofizzare il muscolo della democrazia, ecco. Non dobbiamo lasciar sempre perdere, lamentarci e lasciar perdere. Dobbiamo conoscere, sapere, parlare, raccontare, diffondere, dire, fare, agire, sognare.

Written by sally

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato.

Questo sito usa Akismet per ridurre lo spam. Scopri come i tuoi dati vengono elaborati.