Se si potesse vivere solamente del calore del sole e della bellezza del mare, il Sud sarebbe il posto migliore in cui vivere. Siccome per vivere sono necessari altri elementi e nel corso del tempo si sono formate le società e le strutture, il Sud non è esattamente il posto migliore in cui decidere di piantare le tende e non muoversi più.

Perchè, per esempio, se si va all’ospedale di Locri, che vanta orgogliosamente con una targa all’ingresso di essere frutto dei finanziamenti della Cassa del Mezzogiorno, si scoprono dei lati di questa splendida terra che forse sarebbe sempre meglio non scoprire. Come più di venti persone ammassate davanti allo sportello per il pagamento del ticket, in attesa del loro turno.

Il problema è che, al contrario di un normale ospedale in cui il turno si stabilisce tramite i numerini che poi appaiono sul monitor o dove addirittura esistono le macchinette automatiche, per prenotare il proprio turno si lasciano le ricette sotto un rettangolo di marmo rudimentale, che fa da fermacarte. Quando gli impiegati finiscono col primo blocco, prendono le altre ricette e iniziano a chiamare gli altri nomi. L’altro problema che sorge, oltre a 37° gradi di frescura in un corridoio stretto e con le finestre chiuse, è riuscire a sentire il proprio cognome quando si viene chiamati. A meno che non si stia ammassati tutti addosso al vetro continuando a ripetere alla marmaglia dietro di fare silenzio, si rischia di trascorrere l’intera giornata davanti allo sportello in attesa di essere chiamati senza rendersi conto che il proprio nome è già passato e per un attimo di distrazione non lo si è sentito.

Effettivamente l’Italia è ben nota per il suo modo di rispettare le file, ma non ho mai visto una fila peggiore di quella di oggi. Altro che privacy e linee di confine segnate sul pavimento. Uno addosso all’altro, chi va e chi viene, giusto per controllare un attimo se è stato chiamato, giusto per chiedere un’informazione.
I santi e le madonne sono molto utili in queste occasioni. Si sentono un sacco di bestemmie di gente nervosa che passa ore a fare avanti e indietro perchè i medici hanno scritto le ricette in modo errato, perchè vengono mandati a far altro prima di poter pagare il ticket e solo quando iniziano ad invocare la madonna in malo modo, allora qualcuno si da una mossa e quasi la situazione migliora.
Le condizioni dell’ospedale non sono propriamente quelle che uno si aspetterebbe di trovare all’interno di una struttura che, almeno esternamente, quasi promette bene. Se sorvoliamo sulle incongruenze dell’asfalto del parcheggio, che possiamo anche chiuderci un occhio, troviamo comunque le crepe nei muri, i pavimenti luridi, la muffa sul soffitto che si sgretola tutta. La gente si lamenta, continua a dire che siamo ridotti peggio del terzo mondo, ma oltre alle lamentele sono/siamo tutti rassegnati. Non c’è rimedio, vedremo questa terra annegare e non potremo muovere un dito. In ogni caso, sarebbe una battaglia persa in partenza.

Sullo sportello del ticket noto un annuncio che riguarda due cani da regalare. Sulle porte dei bagni c’è scritto “servizi igienici” e molto finemente, sotto la scritta c’è disegnato un water sbilenco. Su una delle porte richiedono di bussare prima di entrare.
Nella stanza in cui entro, c’è un armadietto che contiene qualche libro, sul vetro c’è attaccato un foglio con su scritto “Il tecnico è in rianimazione”. Cerco di capire se la frase possa avere un senso ironico o se il tecnico in questione stesse al momento lavorando in un altro reparto. Il tecnico che arriva, ovviamente con qualche minuto di ritardo, ci tiene a precisare che non si danno appuntamenti prima delle nove, come se tutto il resto funzionasse alla perfezione, e ha dei modi bruschi. Indossa pantaloni a coste di velluto e sandali senza calze, che mica siamo come i tedeschi noi. Io ci tengo a ricordare i 37° gradi che fanno da sfondo alla mattinata. Indossa il camice, è scucito e sgualcito in zona ascella. Inizia a fare le domande di rito, si intromette nelle diagnosi degli altri medici, giudicandole imprecise come fosse un professionista. Poi però sottolinea il suo ruolo di semplice tecnico che sicuramente ne sa molto meno di loro, ma in ogni caso non hanno azzeccato le diagnosi, secondo lui.
Quel che dovevo andare a fare era un elettroencefalogramma. Dopo aver compiuto le operazioni necessarie per un EEG, tra i capelli mi rimane il gel elettroconduttivo. Il tecnico, che NON è un dottore, stacca un pò di carta dal rotolo e la preme forte sulla mia testa e mi dice di pulirmi. Ha dei modi molto professionali, mi fanno amare ulteriormente la mattinata appena trascorsa. Rido pensando al portiere all’ingresso dell’ospedale che nel sentire la parola “elettroencefalogramma” sbarra gli occhi e dice “che??”, rido perchè è l’unica soluzione per convivere con i nostri mali, con i nostri modi di fare, con la professionalità di questa gente, con la perfezione delle strutture, dell’igiene che domina incontrastata nei water con gli escrementi umani galleggianti, le ragnatele negli angoli, la polvere dei pavimenti, le finestre pulite che fuori non si può vedere, l’organizzazione modello svizzero dei vari reparti. L’immagine di un ascensore chiuso con un foglio di carta che recita “funziona solo a partire dal primo piano” e un vecchio zoppo e gobbo che se ne sta fermo davanti al primo gradino prendendo fiato prima di affrontare la traversata fino al primo piano.

Questo è il nostro Sud.

Written by sally

4 Comments

alessandra

ma stai parlando dell’ospedale “monstre” di locri? se non sbaglio l’omicidio di francesco fortugno è maturato proprio attorno all’ambiente ospedaliero… figurati se hanno il tempo di pensare all’ammodernamento dello sportello ticket!

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Mario

Weow! Da queste parti (non tanto lontano) le cose sono un po’ migliorate negli ultimi anni (credo) però la fila e il caldo al ticket ci sono sempre, così come i medici che sbagliano le ricette!!!!:(
Fai bene a denunciare certe tristezze…saluti e complimenti ancora.

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Sally

@alessandra: Suppongo ci sia un solo ospedale a Locri, è anche tanto, e purtroppo le condizioni son quelle di sempre. Chissà di quanti omicidi non siamo al corrente!
@Mario: i medici che sbagliano le ricette possono capitare un pò dappertutto, così come può capitare un errore più grave del codice sbagliato per il ticket. Siamo pur sempre esseri umani. Il fatto di ritrovare determinate condizioni ed incapacità palese, è un’altra storia, che se dalle tue parti è un pò cambiata, qui sembra non voler proprio cambiare. Ti ringrazio comunque 🙂

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