Regalereste Fulla a vostra figlia? E’ la domanda d’apertura dell’articolo de La Stampa riguardante la nuova barbie, che impazza nel mondo orientale e che sbarca ora in Olanda, definita “islamicamente corretta“.

Fulla (che si legge Fullà) è il nuovo idolo delle bambine musulmane. Indossa il velo, sì, ma veste alla moda. Oltre a non essere bionda, ha gli occhi scuri e sotto i vestiti indossa un costume intero che non può essere sfilato. Rispetta la famiglia, ama leggere, prega, ha un fratellino e una sorellina, due amiche, Yasmeen e Nada, ma non un fidanzato, al contrario della biondissima Barbie, che ha il suo Ken e sembrerebbe essere anche più formosa. La bambola esiste in varie versioni, come “Fulla dottoressa” o “Fulla preghiera del mattino” e inoltre ad essa sono associati vari gadget, come i libri di scuola, i fermalibri. Nulla che si allontani dalla sfera familiare, assolutamente volto all’istruzione e pubblicizzato nel suo sito.

Fulla è prodotta dalla NewBoy Dubai, concorrente della Mattel e maggior distributore di giocattoli in medioriente. Come già detto, ha riscosso molto successo nel mondo orientale e tra le bambine musulmane in Olanda, grazie anche alla pubblicità che le è stata fatta. Non deve però essere definita come “bambola musulmana” ma piuttosto come “bambola globale”, sostengono i creatori. Infatti ne esistono diverse versioni, che corrispondono a diversi paesi e ne riflettono le tradizioni e gli stili di vita. Fulla vuole essere semplicemente un mezzo per facilitare il dialogo e la comprensione ed anche un ottimo prodotto pubblicitario.

Mentre Fulla riscuote il suo successo nel mondo delle piccole donne, dal Giappone fa scandalo il videogioco hentai Rapelay. Il titolo deriva da un gioco di parole: “rape” (stupro) e “replay” (ripetere), quindi “stupro ripetuto”, per intendersi. Creato dalla Illusion di Yokohama, Rapelay nasce già nel 2006. La trama del gioco prevede che il protagonista sia un maniaco con l’obiettivo di stuprare la prima ragazza minorenne che incontra in una stazione metropolitana, e a seguire anche le due sorelle e la madre.

Il prodotto era destinato esclusivamente al mercato nipponico, ma anche Amazon si è ritrovato (pare) inconsapevolmente a venderlo tramite negozi affiliati, anche se è stato prontamente riparato il danno.

Numerose sono state le proteste dalla comunità internazionale, ma le vendite in Giappone non sono state bloccate. Dalle varie discussioni che il gioco ha generato, qualcuno ha detto che le scene di violenza sono ormai all’ordine del giorno e di certo non dovrebbe essere un videogame del genere a scandalizzarci.

Qualcun altro sostiene che il gioco potrebbe essere utilizzato al contrario, ovvero le ragazze potrebbero usarlo per imparare a difendersi dallo stupro. Comparare un gioco in cui si stuprano ragazze, specie minorenni, a molti altri giochi di guerra e spionaggio in cui di certo la violenza non manca, non sembra una risposta altamente costruttiva, così come costruttivo non è alcun tipo di gioco che abbia contenuti del genere. E’ proprio il caso di dirlo… Si salvi chi può!

Written by sally

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