Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Ora mi vergogno, dammi tempo

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Avete ascoltato e guardato bene questo video?

Ditemi che sta parlando del magico Natale di Topolino e che non sta paragonando l’uscita dei poveri minatori cileni a quella dei concorrenti del Grande Fratello.

Ritengo che i giornalisti (almeno il 90% per non esagerare) del nostro Paese non debbano essere etichettati come tali, ma dovrebbero vergognarsi di propinare certi servizi alla gente.

“A colpo d’occhio, le sequenze sono identiche e, in un certo senso, è identico lo stato d’animo di chi esce…[...]“. Peccato ci siano differenze sostanziali: mentre le immagini scorrono e il mio volto ha un’espressione sempre più contrita non posso fare a meno di pensare alla differenza tra la gioia di Mauro Marin e del povero signor Nessuno Sepulveda che dopo mesi di buio ha finalmente potuto riabbracciare i suoi cari. Uno è stato in una casa a far nulla e a dimostrare nulla, vincendo una notevole somma di denaro per nulla, rivelando poi di essere anche uno schizofrenico e passando da una discoteca all’altra acclamato come un supereroe. L’altro è rimasto sotto terra perchè stava lavorando per portare il pane a casa, ad attenderlo fuori una folla di persone in ansia per la sua vita e quella dei suoi colleghi, niente soldi, niente stress da televisione, non avrà nessuna crisi in diretta, da domani non ci ricorderemo nemmeno che tutto questo è accaduto.

Peccato che queste piccole differenze rendano il paragone a dir poco blasfemo, soprattutto considerando che viene lanciato dal TG5, in onda su una delle reti più seguite d’Italia. Recuperiamo la frase: “A colpo d’occhio, le sequenze sono identiche e, in un certo senso, è identico lo stato d’animo di chi esce dalla cattività, che sia in miniera o in un reality [...]“. Non so se ve ne state rendendo conto, ma il disagio di quest’uomo viene sminuito come se avesse trascorso gli ultimi due mesi della sua vita a prendere il sole in giardino e a tuffarsi in piscina e a litigare con i colleghi perchè voleva gli spaghetti al posto delle penne.

Non siamo forse in pieno regime, quando la tv propone servizi così vergognosi? Santoro viene sbattuto fuori e noi ingurgitiamo notizie accuratamente selezionate per non temere il peggio. Ma il peggio è già qua. Io mi vergogno di un Paese così, mi vergogno di una televisione così, mi vergogno di giornalisti così, mi vergogno del fatto che prendano soldi per scrivere spazzatura, mi vergogno del fatto che ci sia gente meritevole a fare la muffa. Mi vergogno, ma se mi date tempo muoio, così non ci penso più.

Immagina John Lennon ancora qui con noi

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In realtà non se n’è mai andato.

John Lennon: 9 ottobre 1940 – 2010

Immagina che non esista il paradiso,
è facile se provi,
nessun inferno sotto di noi,
sopra di noi solo il cielo.
Immagina tutta la gente
vivere per il presente.
Immagina che non esistano frontiere,
non è difficile da fare,
nessuno per cui uccidere o morire
e nessuna religione.
Immagina tutta la gente
vivere una vita in pace.
Puoi darmi del sognatore,
ma non sono il solo.
Spero che un giorno
tu ti unirai a noi e il mondo sarà unito.
Immagina che non ci siano ricchezze,
mi meraviglierei se tu ci riuscissi,
né avidità né cupidigia,
una fratellanza di uomini.
Immagina che tutta la gente
si divida tutto il mondo.
Spero che un giorno
tu ti unirai a noi e il mondo vivrà unito.

Un calippo e ‘na bira: ora muoio per davvero, dammi tempo

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L’altra sera ho visto Chiambretti che ospitava le due celebrità dell’estate: le due ragazze di Ostia che non conoscono altra lingua al di fuori del dialetto romano e che hanno inspiegabilmente avuto un successo clamoroso con il video sottotitolato che le prende palesemente in giro.

Tutti i telegiornali, a parte il web, a parlare di queste due. Si è capito che in Italia non abbiamo eroi e miti da seguire, ci piace fare raccolta di ignorantoni e farli spopolare. Forse per sentirci meno peggiori di quel che siamo? I fenomeni da baraccone rassicurano l’ego dell’italiano medio?

Chiambretti non è stato, al solito suo, clemente con le ragazze, che sembravano essere state stordite e piazzate sulle poltrone e ridevano senza mai capire il senso di una frase intera, al massimo qualche parola.

Il bello è che oggi mi è capitato di vedere che sono anche a Verissimo, mentre spiegavano di avere un agente che si cura dei loro impegni. Quindici anni, due volte bocciate alle scuole medie, l’italiano un ricordo lontano, voja de studià saltami addosso, sguardo vuoto e risata ebete. Poi che gusto c’è a farsi prendere in giro in diretta tv davanti a tutta Italia, qualcuno me lo spieghi.

E qualcuno mi spieghi perchè l’Italia vuole vedere questi due esseri privi di materia grigia, a questo punto decreto il mio decesso morale. Poi muoio tutta, datemi tempo.

9 maggio 1978 – 2010: Peppino Impastato e Aldo Moro

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La “notte buia” dello Stato Italiano. Aspettiamo ancora la luce.

I cento passi – Marco Tullio Giordana

Ancora un saluto a Peppino Impastato e Aldo Moro.

25 aprile 1945 – 2010

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Dall’Italia liberata, ad un’Italia che non sa come liberarsi.

Il giorno della memoria

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Un’umanità che non vuole crescere.

Non servono molte parole, ma solo un rispettoso silenzio per tutte le anime che sono nel vento.

Ora mi prostituisco, dammi tempo

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Ha fatto scalpore il filmato andato in onda durante la puntata de Le Iene del 20 gennaio. Si tratta della testimonianza su una ragazza diciassettenne che si prostituisce per ottenere in cambio, per lo più, ricariche telefoniche.

La ragazza ha ovviamente il volto coperto, ma il ragazzo che l’ha invitata con “l’inganno”, fingendo poi di averla voluta inizialmente solo conoscere, le fa diverse domande, che la diciassettenne apprezza poichè si sente considerata, a dispetto di tutte quelle volte che il cliente vuole solo sesso.

Ascoltando attentamente le sue parole, sentiamo spesso dire “benestante”. La ragazza spiega che questa sua attività, che non intende definire lavoro -e che in effetti non lo è- è iniziata per gioco. Basterebbe solo questo per rabbrividire nel pensare ad una ragazzina in terza liceo che si prostituisce per gioco e che senza alcuno scrupolo parla di quello che fa, affermando di non voler pesare sulle spalle della famiglia e cercando un modo per riuscire ad avere quelle piccole cose di cui ha bisogno una ragazza della sua età. La domanda è: una ragazza di diciassette anni ha necessariamente bisogno della cintura di Gucci o può crescere bene anche senza? E dove sono i genitori di questa ragazza che non si rendono conto che la loro figlia si prostituisce per ricaricarsi il cellulare?

E’ chiaramente ossessionata dai soldi, parla di “questione economica” e spiega che è triste vedere le compagne di classe sempre perfette e ben vestite e non riuscire ad essere allo stesso livello. E poi spiega anche che sta raccogliendo i soldi per comprarsi l’i-phone ed oltre alle ricariche telefoniche non disdegna altri tipi di regali, come le cinture o vari accessori firmati. Quelli che la renderebbero uguale alle sue coetanee benestanti, per capirci.

Ecco cos’è che succede in una società che guarda all’avere più che all’essere, dalla quale nascono individui che definirei “deviati”, divorati dall’ossessione del denaro e del voler necessariamente essere come gli altri. Fenomeno che compare nell’adolescenza e che poi tende a sparire grazie al processo di individualizzazione, per cui la persona preferisce essere “speciale” così come è, piuttosto che omologata, insieme alla massa. Ma ormai stiamo parlando di altri tempi, siamo nell’era in cui tutto dev’essere bello e costoso. Tutto deve assomigliare ad una copertina di rivista di moda o di gossip, tant’è che per comprarsi un i-phone una ragazza del liceo si prostituisce buttando via la sua dignità e, perchè no, anche la sua vita. E si, a volte i genitori non possono offrire tutto quel che si vuole, ma pare che con gli anni zero, ci siamo dimenticati del detto “chi s’accontenta gode”. Chè Ligabue ci ha aggiunto quel “così così” e non aveva poi tanto torto, ma finchè si canta non può fare male.

Ecco i video della puntata in cui si vede la baby-prostituta.

Ora ti racconto Halloween, dammi tempo.

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Da un pò di anni a questa parte, non si può fare a meno di notare il grande entusiasmo che precede il 31 ottobre per i preparativi della festa di Halloween. Se ci dobbiamo globalizzare, quantomeno facciamolo bene. Per cui, poco ci manca a vedere tacchini sulle tavole italiane il quarto giovedì di novembre.

L’America è sempre stata un modello, anche per coloro che si sono professati e dichiarati anti-americani. Nessuno è immune. La festa di Halloween è una delle “americanate” più esportate e le persone confluiscono tutte in una grande massa che festeggia e fa baldoria ma non sa nemmeno perchè. E soprattutto non sa che Halloween è tutto tranne che americano.

E se non sapete perchè, proverò a spiegarvelo io.
E’ diventata ormai usanza comune “trasformare” le cose e dar loro un tocco più, come dire… commerciale. A fare questo contribuisce senza alcun dubbio il mondo cinematografico che necessita di continue ispirazioni per raccontare storie nuove e che, spesso e non so quanto volentieri, le rende delle vere e proprie tendenze. Da qui, bisogna anche dirlo, son venuti fuori anche dei veri e propri capolavori.

Nel periodo di Halloween, che ricade precisamente tra la notte del 31 ottobre e del 1 novembre, casualmente vengono fuori tutti i film horror possibili e immaginabili o, quantomeno, ci si organizza una bella serata all’insegna dell’horror e del macabro, talvolta con conseguenti episodi spiacevoli e aloni di mistero che si creano laddove di misterioso c’è ben poco.

Per esempio, tra le vittime di Halloween abbiamo i gatti neri. Pare che queste povere bestiole se ne vadano nell’altro mondo in 30 mila all’anno. Solamente per degli stupidi rituali. E non è tutto. I satanisti più sfegatati non aspettano altro che “la notte delle streghe” per darsi da fare. Adesso fermatevi a meditare un attimo e poi traetene le dovute conclusioni. Siamo una massa di imbecilli oppure no?

Al di là di questo, forse si cade anche nell’esagerazione quando si va a pensare che questa festa sia solo un subdolo tentativo satanista di dar vita a rituali collettivi senza che la maggior parte delle persone ne sia consapevole. E non vi dico chi è che lo pensa.

Comunque, tornando alle origini, la festa di Halloween derivava da un rito popolare pre-cristiano tipico dell’Europa Settentrionale, prima di approdare oltre oceano e divenire festa tipica degli USA e del Canada, prima ancora di essere scopiazzata qua e là nel resto dei Paesi, Italia compresa. Da precisare che in Italia qualche accenno di Halloween, molto tempo fa, effettivamente c’è stato.

Con l’arrivo della stagione fredda, i contadini usavano portare il bestiame in luoghi chiusi per garantirne la sopravvivenza. I Celti, noto popolo del nord Europa, usavano celebrare la fine dell’estate, ovvero “Samain”. Questo preciso periodo dell’anno si collocava in un punto della dimensione temporale in cui non rientrava nè nell’anno vecchio, nè tantomeno in quello nuovo. Proprio in quest’occasione, il velo che divideva i vivi dalla terra dei morti cadeva e quindi i due mondi non erano più separati.

C’è da precisare che i Celti non temevano i morti, anzi usavano lasciare loro del cibo sulla tavola in segno di accoglienza. Quello che più temevano erano le fate e gli elfi, che erano soliti fare pericolosi scherzi agli uomini, soprattutto durante questo periodo.

Da qui, con il passare degli anni, hanno preso vita tutte quelle usanze di cui siamo a conoscenza. Vecchie leggende e usanze comuni di tempi ormai andati, hanno dato vita alla tradizione di Jack’o Lantern, al “Dolcetto o scherzetto”, ai vestiti in maschera, ai dolciumi e chi più ne ha più ne metta. Tanto che ormai Halloween (All Hallows Eve) è la gioia dei commercianti, che sfornano gadget, maschere e dolciumi in quantità industriale per le folle di bambini e patiti dell’horror, anche se di horror c’è ben poco.

Insomma, il merito della civiltà odierna è quello di aver commercializzato anche il più semplice dei riti pagani. Questa sera state bene attenti, durante la notte delle streghe tutto può succedere.

(Un ringraziamento speciale a Tim Burton, per aver usufruito cinematograficamente e commercialmente eccellentemente di Halloween. Ed anche a Matt Groening)

Meno male che Silvio c’è!

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Ieri il Paese è rimasto sconvolto dalla notizia dell’improvvisa morte di Mike Bongiorno, personaggio storico della televisione italiana.
Mike è un personaggio indimenticabile, chi non è cresciuto guardando almeno uno dei suoi programmi?

Quello che più mi ha colpito, oltre alla notizia della sua morte, è stato leggere, nell’informazione appena sputata dall’ANSA, il commento immediato di Silvio Berlusconi.
Perchè Silvio Berlusconi è ovunque e lo è sempre in prima linea. Per cui, più che la morte di Mike Bongiorno, sembrava spiccare il commento del premier, triste per la perdita di un “grande amico”.
Il “grande amico” di Silvio Berlusconi, qualche mese fa, in un’intervista a “Che tempo che fa” con Fabio Fazio, sosteneva di essere molto rammaricato per il fatto di essere stato licenziato da Mediaset senza aver ricevuto nemmeno un trattamento propriamente rispettoso.

Come si può vedere dal video, Mike Bongiorno dice:

Sono molto triste perchè dico, cosa ho fatto? Non è possibile che dopo 30-35 anni che uno lavora in un gruppo contribuendo a fondarlo di colpo sei fuori e nessuno neanche ti saluta o ti stringe la mano!”.

Solamente dopo la lamentela in diretta, il “Gran Patrono“, così lo definisce Mike, ha ritenuto opportuno telefonare per poter parlare con il suo “grande amico”.
Il “grande amico” è anche colui che ha fondato Mediaset con Silvio Berlusconi, definito adesso dal figlio, Pier Silvio, “un pezzo della storia della televisione, della storia del nostro paese e anche della mia vita personale.”
Berlusconi sostiene anche di aver parlato con Bongiorno proprio la settimana scorsa, poichè aveva in progetto di farlo diventare senatore a vita, l’unico sogno rimasto irrealizzato del famoso presentatore.

E se è sempre di Berlusconi che bisogna parlare, piuttosto che d’altre questioni meno rilevanti, dimentichiamoci delle elezioni in Afghanistan, dell’annuncio di Isabel Allende, colpita dall’Influenza A, i morti nell’alluvione ad Instanbul , gli incendi, la mafia, l’Iran e da tutto quello che il mondo ha da riservare alla sezione cronaca. Concentriamoci invece sull’intervento del premier alla Fiera del Tessile di Milano, in cui, colpa di un lapsus, definisce le tendopoli allestite in Abruzzo, “tangentopoli“. Soltanto dopo essere stato interrotto si rende conto dell’errore e come sempre, punta all’ironia, immancabile. Lancia la moda dei “cattocomunisti” e promette sempre il meglio per il nostro splendido Paese, la crisi è quasi completamente svanita. E come lui stesso sostiene, sempre nell’ambito dell’intervento alla fiera, “meno male che Silvio c’è“. Altrimenti non sapremmo più che argomento tirar fuori tra una parrucchiera e una fermata d’autobus.

Diamoci un taglio

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Women’s aid lancia una campagna contro gli abusi e le violenze sulle donne, diffondendo un breve filmato girato da Joe Wright in cui si presta per la nobile causa la famosa Keira Knightley.

L’attrice stessa ha dichiarato di voler aderire alla campagna “Cut” per Women’s Aid perché nonostante la violenza domestica esista in ogni ambito della società, raramente ne sentiamo parlare. “Gli uomini violenti ci sono e colpiscono una donna su quattro in qualsiasi fase della loro vita. La violenza domestica uccide due donne ogni settimana.”

Il video verrà proiettato dal 6 aprile nelle sale cinematografiche e trasmesso nelle tv britanniche e qui di seguito lo condividiamo, premettendo che le immagini potrebbero risultare crude per qualcuno.

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