Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Buon compleanno, Emergency

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Si è tenuto dall’8 al 13 di settebre l’incontro nazionale di Emergency, a Firenze, per festeggiare i suoi quindici anni.

Una festa di compleanno inaspettatamente affollata, organizzata tra incontri, mostre, workshop, film e serate di intrattenimento che via via vedevano affluire sempre più gente.

Gli incontri, tenutisi nel Palazzo dei Congressi di Piazza Adua, trattavano argomenti che spaziavano dalla cardiochirurgia, al cinema dei diritti, all’Afghanistan, dalla guerra al razzismo e la xenofobia dilagante. Incontri totalmente gratuiti, ad alto livello di partecipazione, che offrivano al pubblico la possibilità di porre domande e soprattutto di venire a conoscenza di realtà che troppo spesso sono occultate dai mezzi di comunicazione.

L’associazione di Emergency offre assistenza medico-chirurgica gratuita e di elevata qualità alle vittime civili delle guerre. In questi giorni ha offerto anche testimonianze e dati reali di quello che succede nel mondo, a volte nemmeno troppo lontano da noi.

Ho personalmente assistito all’incontro tenutosi sabato mattina, “Il razzismo, strana malattia” che oltre alla presenza di Gabriele Del Grande, Franco Pittau, Don Virginio Colmegna, e Christian Elia, prevedeva anche quella dello scrittore Erri De Luca. Ho assistito, in parte, anche all’incontro precedente, in cui si è parlato delle attività svolte fino ad oggi da Emergency e ai progetti in cantiere. Si è parlato quindi dell’ospedale di Palermo, divenuto ormai fondamentale in territorio siciliano. E si è parlato anche di nuovi ospedali che saranno costruiti in Africa, con una testimonianza del dramma che vivono i migranti nel tentativo di trovare una nuova vita lontani dal proprio paese. Una storia a lieto fine, purtroppo una delle poche che può permetterselo.

Ho partecipato anche alle serate organizzate presso il Mandela Forum. La prima sera è stata presentata da Diego Cugia, tornato appositamente dall’America. L’immancabile presenza di Gino Strada è stata affiancata da quella di un acceso Vauro e un ironico e sempre calmo Gianni Mura. Sul palco Piero Pelù e Jovanotti si sono esibiti insieme con “Il mio nome è mai più”, mentre Marco Paolini ha intrattenuto le 6.500 persone presenti con un monologo indimenticabile. Innumerevoli gli interventi per ricordare Teresa, moglie di Gino Strada, alla quale sono stati dedicati un albero a Firenze e un altro in Darfur ed un ospedale in Uganda, per mantenere vivo il suo ricordo, quello di una donna che ha dedicato la sua vita agli altri, con estrema passione.

La serata successiva ha visto le lacrime di Serena Dandini, nel ricordare la chioma rossa di Teresa, insieme alla commozione di Paola Turci. La serata è iniziata alla grande con l’apertura di Patty Smith, rimasta a Firenze per l’occasione. Si è esibita con unaPeople have the power” accompagnata semplicemente dal battito delle mani di diecimila persone che tenevano il tempo.

Prima di andare via, Patty Smith ha dichiarato che sì, sono le persone ad avere il potere. Di sognare, e di agire. A seguire si sono alternati Antonio Cornacchione, la banda Osiris, la Casa del Vento, Paolo Hendel, Fiorella Mannoia, tornata di corsa dalla Sicilia, pronta a cantare, anche lei, senza musica per concludere la serata con un duetto, insieme a Paola Turci, dedicando “Quello che le donne non dicono” sempre all’indimenticabile Teresa.

Una festa di compleanno a dir poco ben riuscita, della quale si sono stupiti gli stessi organizzatori.

Il popolo di Emergency c’era, esiste ancora una parte d’Italia che vuole il bene assoluto, che non vuole distinzioni di sesso, razza o religione. Esiste ancora una parte del nostro Paese che crede in valori veri, reali e puri. Speriamo soltanto che non rimanga in silenzio. Questa volta si è fatta sentire.

Pubblico del Mandela Forum

Pubblico del Mandela Forum

Baricco e i teatri

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La notizia risale ormai al 24 febbraio, ma al momento della sua uscita ha sollevato molte critiche, seppure sia anche stata largamente approvata.

Si tratta dell’articolo di Alessandro Baricco uscito su Repubblica, che dichiara: basta soldi pubblici al teatro. Meglio puntare su scuola e tv per rialzare il livello culturale del nostro Paese. In un momento in cui l’Italia deve far fronte alla crisi economica e al crollo dei valori e delle fondamenta della cultura, Baricco ritiene importante riuscire a trovare la strada migliore per far sì che non si perdano i principi morali  e la giusta informazione.

L’epoca in cui si parla di “intelligenza di massa” è però quella in cui l’intervento pubblico è ancora riservato a campi ristretti. Per cui il noto scrittore propone come obiettivo lo spostamento del denaro pubblico nella scuola e nella televisione, visti come i mezzi migliori per l’istruzione di massa, volti alla formazione di un pubblico “consapevole, colto e moderno“.

L’articolo ha suscitato non poche polemiche, in particolar modo in campo teatrale. Il giorno successivo a quella che è stata definita una “bomba culturale”, sempre in un articolo pubblicato su Repubblica, replicano vari esponenti del teatro e dell’opera, quali Sergio Escobar, Luca Barbareschi, Lella Costa e Paolo Sorrentino. La riflessione trova invece l’approvazione del direttore d’orchestra Riccardo Muti, che sostiene invece che gli sprechi ci sono, così come lo sostengono molti  dei commentatori dell’articolo di Baricco.

Il Paese si divide a metà, così come lo stesso mondo teatrale. C’è chi sostiene che realmente i costi vadano contenuti e che l’idea di Baricco potrebbe essere seriamente presa in considerazione e chi invece la considera troppo drastica e ritiene più opportuno revisionare il sistema dello spettacolo italiano, come Luca Barbareschi.

E nella polemica, sorge un’altra polemica.

Perchè è proprio Baricco ad alzare il polverone, dopo essere stato lui stesso a trarre benefici dal teatro?

Concludo riportando un commento all’articolo del 24/02 (pg.5) e lascio a voi l’ardua sentenza.

“Illustre professore, faccia un gesto elegante e meritorio: restituisca il denaro pubblico da lei incassato, direttamente o indirettamente, negli ultimi 25 anni. Si tratta, senz’altro, di una percentuale del PIL decisamente irrisoria rispetto a quella, già di per sé ridicola e mal spesa, che ogni anno è destinata al fus ma …”

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