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Sud, questo sconosciuto

L’Italia pre-invasione dei Mille era spezzata in due. Un Nord che iniziava a proliferare, nascevano i primi centri industriali e le città si popolavano, se ci fosse stato Bossi all’epoca avrebbe potuto elogiare i frutti della terra padana, motore dello stivale. A Sud c’erano i briganti ma non c’erano le strade. Si parlava di barbarie e a dire il vero, gran parte dell’Italia non sapeva cosa ci fosse a Sud. Era come se vi fosse, da un certo punto in poi, l’ingresso per l’inferno, luoghi inaccessibili e condizioni di vita sconosciute anche ai personaggi politici. Cristo che si fermava a Eboli, e forse era già andato troppo in là.

Poi è arrivato un omino di nome Garibaldi ed ha messo insieme le due cose, se ci fosse stato Bossi all’epoca, sarebbe stato particolarmente stizzito dal gesto del Beppe, pensate che a distanza di secoli lo è ancora e non ha nemmeno visto com’è andata.

Dal 1860 al 2010 non è cambiato poi tanto. L’Italia è divisa in due, il Nord continua ad andare per la sua strada, al Sud le strade ancora non ci sono, o meglio, non ci sono più. E parliamo di strade in senso materiale, ma anche in senso metaforico. Quelle che ci sono, vanno via. Quelle che non vanno via, te le tolgono. Basta un po’ di pioggia per disagiare un’intera regione, eppure non se ne preoccupa nessuno, lo Stato latita nel momento del bisogno, ma chissà perché ad espiare le colpe della politica italiana è sempre e solo il malfamato Sud. Non piace da nessuna angolazione, tant’è che ci vogliono levare pure i treni, così è sicuro che non andiamo ad invadere la terra buona, che dell’immigrazione ci siamo stancati un po’ tutti.

I Siciliani magari per arrivare a Roma prenderanno un taxi, un traghetto, e poi un altro taxi, perché tanto le Ferrovie dello Stato hanno deciso che di treni laggiù non ne servono. Non pensate sia davvero ridicolo che per andare da Gioia Tauro a Bari ci metta otto ore e debba cambiare tre treni? E’ lo stesso tempo che ci metto per andare a Firenze e con un solo treno o, male che vada, cambio a Roma e da lì è una passeggiata.

Come in tutti i luoghi abbandonati, le case vecchie, diroccate, quelle di campagna, poi, arrivano i topi. I topi del Sud sono un male che sembra essere inestirpabile, ci dicono che dobbiamo combatterlo con determinazione, ma se ci tolgono ogni mezzo per poter reagire, se ci indeboliscono, saranno i topi a prendere il sopravvento. O lo hanno fatto già. E noi non abbiamo il veleno buono per farli fuori.

Oggi voglio ringraziare lo Stato per la sua presenza costante nel Meridione, per tutti i problemi risolti. Ringrazio Silvio Berlusconi, il miglior Presidente del Consiglio degli ultimi 150 anni capace di fare miracoli, insieme al suo Governo, di aver combattuto assiduamente la mafia raggiungendo progressi inaspettati, di aver levato il fango dalle strade, di averle ripristinate e rese agibili anche sotto il temporale, ringrazio le Ferrovie dello Stato che ci tolgono una corsa per volta, in modo tale da facilitare il viaggio verso Nord. Ma forse questo Nord, questo Paese dei Balocchi dove tutto funziona e la mafia non esiste, noi del Sud non ce lo meritiamo. Noi siamo il cancro del Paese, e pertanto siamo destinati a sguazzare, letteralmente, nel fango. Grazie, Italia.

I veri eroi: Paolo Borsellino, 19 luglio 1992

La lotta alla mafia, il primo problema da risolvere nella nostra terra bellissima e disgraziata, non doveva essere soltanto una distaccata opera di repressione, ma un movimento culturale e morale che coinvolgesse tutti e specialmente le giovani generazioni, le più adatte a sentire subito la bellezza del fresco profumo di libertà che fa rifiutare il puzzo del compromesso morale, dell’indifferenza, della contiguità e quindi della complicità.

Paolo Borsellino

Le notizie delle ultime ore

Cala il consenso per Obama, presidente degli Stati Uniti acclamato dalle folle, in continua ascesa e poi STOP. C’è un punto in cui non si sale più, baratro e passo indietro. Ha toccato argomenti sbagliati.

Il consenso per il Presidente del Consiglio italiano invece è costante, ma soprattutto elevato. Nel frattempo la mala recitazione di Gabriel Garko batte la mala recitazione di Bruno Vespa, che in “Porta a porta” accenna al contraddittorio mentre Berlusconi divora la scena e mette tutti a tacere.
In Calabria c’è il mare inquinato. Lo sapevamo. Per i rifiuti tossici. Lo sapevamo. Colpa della mafia. Lo sapevamo. Sapevamo che le navi non sono affondate ieri, però siamo rimasti zitti. Anche questo, ci piace così.
L’UE dice che non si possono respingere coloro che richiedono asilo politico. Maroni sa che non si rivolge all’Italia. Mandiamoli via tutti.

E’ morto Patrick Swayze, il 2009 continua a mietere vittime. Ogni mese si ricorda che è morto Michael Jackson, è morto pure Mike Bongiorno. E’ morta un sacco d’altra gente. Voglio commemorare anche le persone saltate in aria in Afghanistan, i morti di fame in Nigeria e i condannati a morte, i cinesi che hanno parlato troppo.
Il principe Harry fa il compleanno, tanti auguri.

Le balene muoiono nel Tamigi e i gatti australiani tornano a casa dopo tre anni di pellegrinaggio. Julia Roberts mangia la pizza a napoli, gli uomini dicono più bugie delle donne.
Tra le notizie psico-scientifiche, che ci avvertono quando la cioccolata fa venire il mal di testa e quando invece lo cura, arriva un nuovo messaggio: Non sculacciate i vostri bambini, cresceranno aggressivi. Ecco perchè poi uccidono un uomo per una sigaretta o per dieci euro Perchè li avete sculacciati. Quando finiranno in tribunale potrete sbaciucchiarli.

A che ora è la fine del mondo?

Cito direttamente dal mio libro di sociologia, riguardo il “processo di civilizzazione”, teoria proposta settant’anni fa da Norbert Elias:

Secondo questa teoria, nel Medioevo la vita quotidiana era caratterizzata dal sopruso, dalla violenza, dalla guerra, perchè in Europa vi era una pluralità di poteri sovrani in concorrenza e in lotta fra loro. Gli uomini vivevano così in uno stato permanente di insicurezza e di paura, pronti a difendersi dagli altri e ad attaccarli per primi. La situazione iniziò a cambiare [...] quando un potere territoriale più forte trionfò su quelli più deboli e a poco a poco si instaurò il monopolio della violenza legale da parte dello stato. [...] Gli individui abbandonarono a poco a poco la spontaneità, l’irruenza, l’autoindulgenza ed impararono a dominare se stessi, a controllare le proprie pulsioni e passioni, a regolare l’aggressività.”

Nel 2009 siamo ben lontani dal periodo medievale, dalla caccia alle streghe e tutto il resto. Anche se abbiamo avuto massacri e morti a non finire, roba da far provare invidia ai soldati dell’Impero Romano. Abbiamo inventato le bombe intelligenti, così colpiscono solo dove c’è da colpire, come se realmente si dovesse fare. Abbiamo inventato l’informazione. Così tutti possono essere sempre al corrente di quel che avviene intorno a loro. Abbiamo inventato il potere, così chi lo detiene può filtrare le informazioni. Abbiamo inventato il terrore, o meglio, abbiamo imparato a manipolarlo.

Nel 2009 siamo ben lontani dal periodo medievale, eppure leggo che in Giappone massacri e mattanze di delfini e balene sono ancora attuali, nonostante i richiami e le proteste di animalisti e persone sensibili riguardo l’argomento. Così il mare si riempie di sangue, il mare è un immenso cimitero in cui vi sono sepolti tesori, popoli, rifiuti tossici. Uno sterminato deposito di sangue, che tutto nasconde e sempre tace. E nonostante sia così sporco e pieno di sé, riesce sempre a lavarci la coscienza.

Siamo nel 2009, lontani dal medioevo e da quell’accozzaglia di persone in procinto di evolversi e pronte alla civilizzazione, e leggo che a Ponteranica, in provincia di Bergamo, il sindaco leghista ha deciso di rimuovere la targa di Peppino Impastato, morto nel 1978 per mano della mafia, simbolo di una lotta che non scorge una fine. Lotta scoraggiata da persone come colui che ha motivato la sua decisione sostenendo di voler onorare principalmente personalità locali. Come se nel morire non fossimo tutti uguali, come se a saltare in aria in Sicilia piuttosto che in Lombardia sia tutt’altra cosa. Forse perchè in Lombardia hanno più dignità di un “terrone”, forse perchè in Lombardia la mafia non c’è, ma i paraocchi sì.

Siamo nel 2009 e quasi mi sembra di tornare al medioevo, impazza l’omofobia. Mi sembra di tornare ai lager, mi sembra che vogliano riaprire i gulag, mi sembra di tornare semplicemente indietro. Mandiamoli tutti fuori questi poveri gay, sono la rovina della società! Non importa se il Presidente del Consiglio e i politici tutti si prendono gioco di noi. Il vero dramma della società sono i gay, sono piaghe da curare, eliminare. Per cui prendiamoli a botte, sono diversi da noi. Siamo negli anni zero, quelli di un posto migliore nel mondo, quelli in cui ancora esistono categorie di persone. Esistono gli immigrati, i gay, i meridionali, è l’era del diverso. E’ l’era in cui ci si dimentica che sono tutte persone, buone e cattive indipendentemente dalla loro provenienza e dalla direzione che hanno scelto di seguire.

Gli anni zero, quelli dei nuovi divertimenti per adolescenti. Picchia la coppietta, e sarai più “figo”. Quelli in cui il divertimento va di pari passo con la violenza. Se non c’è sangue e bestialità la vita diviene fallimento. Dov’è il punto in cui tutto si è spezzato e ci siamo lasciati cadere a peso morto dritti verso l’inferno?

Gli anni zero, l’evoluzione, gli anni in cui il tg mi parla perennemente della stagione più calda degli ultimi vent’anni esattamente da vent’anni. Lo stesso tg che mi parla per trenta secondi del tentativo del Presidente degli Stati Uniti di offrire una garanzia sanitaria per tutti e per i cinque minuti successivi mi parla dei video-scandalo di Pamela Anderson e delle lotte di stile tra gli emo e i truzzi in Piazza del Popolo. Il tg che consulta psicologi e specialisti di ogni genere, perchè la scuola sta per iniziare e i bambini non sanno che zaino indossare per non rovinarsi la schiena, subiscono un trauma perchè è finita la stagione dei divertimenti e si dimentica del Darfur, lo Zimbabwe, il Congo, la Cambogia, l’Afghanistan, il Brasile, si dimentica di mezzo mondo, dei bambini soldato, di quelli che spacciano il crack, quelli che vivono nelle fogne, di quelli che saltano in aria tra le mine anti-uomo, che non hanno nemmeno più le mani per scrivere il tema del loro primo giorno di scuola, o le gambe per camminare fino alla scuola, soprattutto perchè a scuola non ci vanno. Non c’è tempo, nella guerra, per consultare lo psicologo e chiedere quale sia il modo migliore per superarla.

Il tg in cui si chiede alla gente che sta male come sta. Siamo negli anni in cui va di moda l’ecologia, la gente si lamenta delle città sporche e poi butta i fazzoletti, le carte e le sigarette per la strada. Il mondo in cui tutti si lamentano del mondo e se ne stanno fermi, aspettando che decida di cambiare da sé.

A che ora è la fine di quel mondo? Datemi un orario, perchè io, quel giorno voglio esserci e voglio stare in prima fila.

A me ad esempio piace anche il Nord

La Lega, si era capito da un pò, è un partito che tende all’innovazione. Dopo il federalismo fiscale, le gabbie salariali, le ronde in ogni dove e il ritiro delle truppe dall’Afghanistan, la nuova idea sorta dalle menti legate alla terra padana, è quella delle bandiere e degli inni regionali.
Il Tricolore non viene minimamente considerato, così come l’inno di Mameli, contro il quale da anni si porta avanti una battaglia. La Lega si mostra sempre più insofferente nei confronti di chi tende sempre a contrastare ogni proposta.
L’Italia dell’Unità garibaldina forse non c’è mai stata, il divario tra Nord e Sud è più che palese, nonostante gli inutili tentativi attuati nel corso del tempo per ricolmarlo. Perciò che gli insegnanti meridionali imparino a parlare il dialetto,che imparino anche la storia e le tradizioni dei luoghi in cui vanno a lavorare. Che i siciliani, i sardi, i campani, i calabresi, imparino la storia della Lombardia e sappiano a memoria i nomi dei Dogi. E che i veneti, i lombardi, i piemontesi, imparino, allora, i nomi dei Borboni e le storie del nostro Sud malato e di peso per un Nord così evoluto. Talmente evoluto che oltre ai test si propongono anche i vocabolari in dialetto. E che questo dialetto possa finalmente entrare a far parte delle minoranze linguistiche riconosciute. Cos’avranno mai il sardo o il ladino, il friulano o catalano in più del lombardo o del veneto?
Manca poco tempo e scopriremo che la razza padana è la razza pura, un immenso muro separerà il Nord dal Sud e nell’oasi padana tra ronde e dialetti, vivranno per sempre felici e contenti.

Ad esempio a me piace il Sud

Se si potesse vivere solamente del calore del sole e della bellezza del mare, il Sud sarebbe il posto migliore in cui vivere. Siccome per vivere sono necessari altri elementi e nel corso del tempo si sono formate le società e le strutture, il Sud non è esattamente il posto migliore in cui decidere di piantare le tende e non muoversi più.

Perchè, per esempio, se si va all’ospedale di Locri, che vanta orgogliosamente con una targa all’ingresso di essere frutto dei finanziamenti della Cassa del Mezzogiorno, si scoprono dei lati di questa splendida terra che forse sarebbe sempre meglio non scoprire. Come più di venti persone ammassate davanti allo sportello per il pagamento del ticket, in attesa del loro turno.

Il problema è che, al contrario di un normale ospedale in cui il turno si stabilisce tramite i numerini che poi appaiono sul monitor o dove addirittura esistono le macchinette automatiche, per prenotare il proprio turno si lasciano le ricette sotto un rettangolo di marmo rudimentale, che fa da fermacarte. Quando gli impiegati finiscono col primo blocco, prendono le altre ricette e iniziano a chiamare gli altri nomi. L’altro problema che sorge, oltre a 37° gradi di frescura in un corridoio stretto e con le finestre chiuse, è riuscire a sentire il proprio cognome quando si viene chiamati. A meno che non si stia ammassati tutti addosso al vetro continuando a ripetere alla marmaglia dietro di fare silenzio, si rischia di trascorrere l’intera giornata davanti allo sportello in attesa di essere chiamati senza rendersi conto che il proprio nome è già passato e per un attimo di distrazione non lo si è sentito.

Effettivamente l’Italia è ben nota per il suo modo di rispettare le file, ma non ho mai visto una fila peggiore di quella di oggi. Altro che privacy e linee di confine segnate sul pavimento. Uno addosso all’altro, chi va e chi viene, giusto per controllare un attimo se è stato chiamato, giusto per chiedere un’informazione.
I santi e le madonne sono molto utili in queste occasioni. Si sentono un sacco di bestemmie di gente nervosa che passa ore a fare avanti e indietro perchè i medici hanno scritto le ricette in modo errato, perchè vengono mandati a far altro prima di poter pagare il ticket e solo quando iniziano ad invocare la madonna in malo modo, allora qualcuno si da una mossa e quasi la situazione migliora.
Le condizioni dell’ospedale non sono propriamente quelle che uno si aspetterebbe di trovare all’interno di una struttura che, almeno esternamente, quasi promette bene. Se sorvoliamo sulle incongruenze dell’asfalto del parcheggio, che possiamo anche chiuderci un occhio, troviamo comunque le crepe nei muri, i pavimenti luridi, la muffa sul soffitto che si sgretola tutta. La gente si lamenta, continua a dire che siamo ridotti peggio del terzo mondo, ma oltre alle lamentele sono/siamo tutti rassegnati. Non c’è rimedio, vedremo questa terra annegare e non potremo muovere un dito. In ogni caso, sarebbe una battaglia persa in partenza.

Sullo sportello del ticket noto un annuncio che riguarda due cani da regalare. Sulle porte dei bagni c’è scritto “servizi igienici” e molto finemente, sotto la scritta c’è disegnato un water sbilenco. Su una delle porte richiedono di bussare prima di entrare.
Nella stanza in cui entro, c’è un armadietto che contiene qualche libro, sul vetro c’è attaccato un foglio con su scritto “Il tecnico è in rianimazione”. Cerco di capire se la frase possa avere un senso ironico o se il tecnico in questione stesse al momento lavorando in un altro reparto. Il tecnico che arriva, ovviamente con qualche minuto di ritardo, ci tiene a precisare che non si danno appuntamenti prima delle nove, come se tutto il resto funzionasse alla perfezione, e ha dei modi bruschi. Indossa pantaloni a coste di velluto e sandali senza calze, che mica siamo come i tedeschi noi. Io ci tengo a ricordare i 37° gradi che fanno da sfondo alla mattinata. Indossa il camice, è scucito e sgualcito in zona ascella. Inizia a fare le domande di rito, si intromette nelle diagnosi degli altri medici, giudicandole imprecise come fosse un professionista. Poi però sottolinea il suo ruolo di semplice tecnico che sicuramente ne sa molto meno di loro, ma in ogni caso non hanno azzeccato le diagnosi, secondo lui.
Quel che dovevo andare a fare era un elettroencefalogramma. Dopo aver compiuto le operazioni necessarie per un EEG, tra i capelli mi rimane il gel elettroconduttivo. Il tecnico, che NON è un dottore, stacca un pò di carta dal rotolo e la preme forte sulla mia testa e mi dice di pulirmi. Ha dei modi molto professionali, mi fanno amare ulteriormente la mattinata appena trascorsa. Rido pensando al portiere all’ingresso dell’ospedale che nel sentire la parola “elettroencefalogramma” sbarra gli occhi e dice “che??”, rido perchè è l’unica soluzione per convivere con i nostri mali, con i nostri modi di fare, con la professionalità di questa gente, con la perfezione delle strutture, dell’igiene che domina incontrastata nei water con gli escrementi umani galleggianti, le ragnatele negli angoli, la polvere dei pavimenti, le finestre pulite che fuori non si può vedere, l’organizzazione modello svizzero dei vari reparti. L’immagine di un ascensore chiuso con un foglio di carta che recita “funziona solo a partire dal primo piano” e un vecchio zoppo e gobbo che se ne sta fermo davanti al primo gradino prendendo fiato prima di affrontare la traversata fino al primo piano.

Questo è il nostro Sud.