Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Ora mi suicido, dammi tempo

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Ai suoi tempi, il buon vecchio Marx parlò di “alienazione sul lavoro“. Per non dilungarci troppo sulla questione filosofica parleremo di alienazione sul lavoro portando esempi pratici.

Si sa che al giorno d’oggi siamo tutti indaffarati a correre da una parte all’altra, e con tutto il lavoro che c’è da fare ci resta ben poco tempo da dedicare a noi stessi, alle nostre passioni, e roba varia. Non esiste, in realtà, una sfera che riguardi la vita privata e una che riguardi il lavoro. Ormai convivono, mescolate,si confondono.

In , nell’azienda France Telecom, si sono verificati 23 casi di suicidi causati dal lavoro. L’ultimo aggiornamento è del 28 settembre. Un uomo di 51 anni si è tolto la vita buttandosi da un ponte, motivando il suo gesto con un bigliettino lasciato all moglie, nel quale diceva che tale gesto era stato causato dal clima teso dell’azienda. Ma vi sono altri casi, come quello di una donna che si è lanciata dal quarto piano, da una finestra della sede dell’azienda, a Parigi.

Nel corso di tre anni, 22.000 dipendenti hanno lasciato il posto di lavoro, in molti hanno anche protestato a causa del clima troppo teso. La situazione è diventata preoccupante, sebbene l’azienda abbia sostenuto che il tasso di suicidi sia “normale”, considerata la sua grandezza. Il caso ha attirato l’attenzione del governo francese, che inoltre è il principale azionista dell’azienda. Adesso i lavoratori depressi hanno la possibilità di consultare degli specialisti, in forma anonima, per cercare di risolvere i problemi sorti sul luogo di lavoro.

Mentre in si cerca di risolvere questa sconvolgente situazione, in Giappone muore una persona ogni quindici minuti. Il è infatti il Paese con il tasso di suicidi più alto e la nuova moda vuole anche che siano originali. L’originalità è una prerogativa giapponese, infatti i suicidi adesso si annunciano tramite web. Takeo Saito, un noto sociologo nipponico, sostiene che l’aumento del tasso di suicidi sia stato provocato dall’ex-premier Koizumu, che avrebbe aumentato “il senso di precarietà della gente”.

Tra suicidi sul posto di lavoro e suicidi sul web, passiamo ad uno dei suicidi più celebri della : quello di Adolf .

Un nuovo documentario di History Channel intitolato “’s Escape” rivela che il suicidio del Führer potrebbe essere una messa in scena. Nick Bellantoni, che ha analizzato i resti del presunto cranio, ha dichiarato infatti che le ossa apparterrebbero ad una donna con meno di quarant’anni e non ad un uomo di 56, età che aveva al momento della sua morte. La rivela dei nuovi misteri, forse il più grande e spietato dei dittatori si è aggirato tra la gente, senza che nessuno ci facesse caso.


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Eroi o non eroi? Questo è il problema

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L’era moderna, l’era delle comodità. Ci eravamo abituati al bancomat, ai cibi pronti, ai take away e ai fast foods, ma ancora non m’era capitato di trovare le discussioni impacchettate. Perchè bisognava aspettare l’era di Facebook.

Spuntano come funghi innumerevoli “gruppi di discussione” dove nessuno discute. C’è un titolo, una categoria, una foto. E poi basta cliccare su un “condividi” per diffondere il messaggio al resto della rete di amici, ognuno dei quali poi potrà a sua volta optare per un “mi piace” o decidere di condividere. Gli argomenti sono dai più inutili, della serie “Quelli che quando salutano dicono ciao” a “un pensiero a tutti i soldati morti in guerra” o addirittura “i bambini in africa muoiono di fame se non condividi sei un insensibile”.

Al di là della discutibilità della grammatica, che fa capire quale sia il tasso di istruzione che scorre nelle vene di questa gioventù, dalla quale tra l’altro mi escludo (concedetemelo), non è possibile pensare di cambiare il con un click. Il mouse purtroppo non è una bacchetta magica, e più gente si confinerà tra le mura di casa cliccando sui vari link  decidendo se apprezzare o meno, più al di fuori di quelle mura andrà a finire male.

Premesso ciò, l’argomento sul quale vorrei soffermarmi sono i gruppi a favore dei soldati morti in Afghanistan, e quelli a favore delle morti bianche, o morti sul lavoro se preferite. I sociologi di questi tempi avranno un gran da lavorare, specie su quelle che definirei “mode-flash”. Che dire “mode passeggere” sarebbe già riferito a un periodo di tempo troppo lungo.

Se da un lato può essere la maniera più veloce di diffondere notizie, è anche quella più veloce per vederle dimenticate, creando piccole onde che svaniscono improvvisamente nel nulla.

Il giorno della morte dei quattro soldati in Afghanistan, tutti hanno dimostrato il loro cordoglio nei confronti di quelli che sono stati definiti “eroi”. Anche il giorno seguente. Il terzo giorno l’onda andava già disperdendosi, per lasciare spazio alla classe operaia. Ad un certo punto, le stesse persone che avevano ricordato l’onore degli eroi morti per la patria con un semplice link, li “rinnegavano” per sostenere l’idea opposta, chiedendosi perchè gli operai non possano essere definiti eroi. Nemmeno il tempo di arrivare al giorno dei funerali, che già gli operai impazzavano tra i link.

La cosa che mi fa rabbrividire è il fatto che se si tenta di cercare una qualunque forma di dialogo per confrontare le proprie idee con quelle altrui, non si riceve risposta. Basta un link a racchiudere tutto quello che una mente umana può concepire. Tutto il resto è una serie di cuori, “lol” e frasi prive di senso. Per cui, l’idea della gente, visto che è così che bisogna pensare adesso, è quella per la quale si sostiene che un soldato morto in guerra, considerato eroe nazionale, sia andato consapevolmente in guerra, per ricevere uno stipendio superiore alla norma, e quindi non sia da considerarsi eroe, ma un semplice morto sul lavoro.

Oppure, se il militare deve essere considerato eroe, anche il morto sul lavoro lo è. L’uomo che muore in fabbrica o che cade da un cornicione mentre lavora sotto 40° all’ombra e che non riceve lo stesso compenso del militare, è un eroe.

La questione fa riflettere largamente.

Non mi dilungo su quello che è il mio pensiero. Vorrei semplicemente limitarmi a ricordare tutti gli eroi che lottano quotidianamente contro una malattia, quelli che lottano nel tentativo di trovare una soluzione per far sì che quella malattia smetta di uccidere, quelli che lottano contro lo stomaco che brontola perchè non c’è da mangiare, quelli che lottano perchè vogliono un’istruzione adeguata, che lottano per il diritto di essere liberi, quelli che lottano perchè vogliono la vita che hanno avuto in dono, e la vogliono fino in fondo.

Non bisogna necessariamente essere morti, per essere eroi.

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A che ora è la fine del mondo?

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Cito direttamente dal mio libro di sociologia, riguardo il “processo di civilizzazione”, teoria proposta settant’anni fa da Norbert Elias:

Secondo questa teoria, nel Medioevo la vita quotidiana era caratterizzata dal sopruso, dalla , dalla guerra, perchè in Europa vi era una pluralità di poteri sovrani in concorrenza e in lotta fra loro. Gli uomini vivevano così in uno stato permanente di insicurezza e di paura, pronti a difendersi dagli altri e ad attaccarli per primi. La situazione iniziò a cambiare [...] quando un potere territoriale più forte trionfò su quelli più deboli e a poco a poco si instaurò il monopolio della legale da parte dello stato. [...] Gli individui abbandonarono a poco a poco la spontaneità, l’irruenza, l’autoindulgenza ed impararono a dominare se stessi, a controllare le proprie pulsioni e passioni, a regolare l’aggressività.”

Nel 2009 siamo ben lontani dal periodo medievale, dalla caccia alle streghe e tutto il resto. Anche se abbiamo avuto massacri e morti a non finire, roba da far provare invidia ai soldati dell’Impero Romano. Abbiamo inventato le bombe intelligenti, così colpiscono solo dove c’è da colpire, come se realmente si dovesse fare. Abbiamo inventato l’informazione. Così tutti possono essere sempre al corrente di quel che avviene intorno a loro. Abbiamo inventato il potere, così chi lo detiene può filtrare le informazioni. Abbiamo inventato il terrore, o meglio, abbiamo imparato a manipolarlo.

Nel 2009 siamo ben lontani dal periodo medievale, eppure leggo che in Giappone massacri e mattanze di delfini e balene sono ancora attuali, nonostante i richiami e le proteste di animalisti e persone sensibili riguardo l’argomento. Così il mare si riempie di sangue, il mare è un immenso cimitero in cui vi sono sepolti tesori, popoli, rifiuti tossici. Uno sterminato deposito di sangue, che tutto nasconde e sempre tace. E nonostante sia così sporco e pieno di sé, riesce sempre a lavarci la coscienza.

Siamo nel 2009, lontani dal medioevo e da quell’accozzaglia di persone in procinto di evolversi e pronte alla civilizzazione, e leggo che a Ponteranica, in provincia di Bergamo, il sindaco leghista ha deciso di rimuovere la targa di Peppino Impastato, morto nel 1978 per mano della , simbolo di una lotta che non scorge una fine. Lotta scoraggiata da persone come colui che ha motivato la sua decisione sostenendo di voler onorare principalmente personalità locali. Come se nel morire non fossimo tutti uguali, come se a saltare in aria in Sicilia piuttosto che in Lombardia sia tutt’altra cosa. Forse perchè in Lombardia hanno più dignità di un “terrone”, forse perchè in Lombardia la non c’è, ma i paraocchi sì.

Siamo nel 2009 e quasi mi sembra di tornare al medioevo, impazza l’omofobia. Mi sembra di tornare ai lager, mi sembra che vogliano riaprire i gulag, mi sembra di tornare semplicemente indietro. Mandiamoli tutti fuori questi poveri gay, sono la rovina della società! Non importa se il Presidente del Consiglio e i politici tutti si prendono gioco di noi. Il vero dramma della società sono i gay, sono piaghe da curare, eliminare. Per cui prendiamoli a botte, sono diversi da noi. Siamo negli anni zero, quelli di un posto migliore nel , quelli in cui ancora esistono categorie di persone. Esistono gli immigrati, i gay, i meridionali, è l’era del diverso. E’ l’era in cui ci si dimentica che sono tutte persone, buone e cattive indipendentemente dalla loro provenienza e dalla direzione che hanno scelto di seguire.

Gli anni zero, quelli dei nuovi divertimenti per adolescenti. Picchia la coppietta, e sarai più “figo”. Quelli in cui il divertimento va di pari passo con la . Se non c’è sangue e bestialità la vita diviene fallimento. Dov’è il punto in cui tutto si è spezzato e ci siamo lasciati cadere a peso morto dritti verso l’inferno?

Gli anni zero, l’evoluzione, gli anni in cui il tg mi parla perennemente della stagione più calda degli ultimi vent’anni esattamente da vent’anni. Lo stesso tg che mi parla per trenta secondi del tentativo del Presidente degli Stati Uniti di offrire una garanzia sanitaria per tutti e per i cinque minuti successivi mi parla dei video-scandalo di Pamela Anderson e delle lotte di stile tra gli emo e i truzzi in Piazza del Popolo. Il tg che consulta psicologi e specialisti di ogni genere, perchè la scuola sta per iniziare e i bambini non sanno che zaino indossare per non rovinarsi la schiena, subiscono un trauma perchè è finita la stagione dei divertimenti e si dimentica del Darfur, lo Zimbabwe, il Congo, la Cambogia, l’Afghanistan, il Brasile, si dimentica di mezzo , dei bambini soldato, di quelli che spacciano il crack, quelli che vivono nelle fogne, di quelli che saltano in aria tra le mine anti-uomo, che non hanno nemmeno più le mani per scrivere il tema del loro primo giorno di scuola, o le gambe per camminare fino alla scuola, soprattutto perchè a scuola non ci vanno. Non c’è tempo, nella guerra, per consultare lo psicologo e chiedere quale sia il modo migliore per superarla.

Il tg in cui si chiede alla gente che sta male come sta. Siamo negli anni in cui va di moda l’, la gente si lamenta delle città sporche e poi butta i fazzoletti, le carte e le sigarette per la strada. Il in cui tutti si lamentano del e se ne stanno fermi, aspettando che decida di cambiare da sé.

A che ora è la fine di quel ? Datemi un orario, perchè io, quel giorno voglio esserci e voglio stare in prima fila.

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