Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Per Alitalia arriva il miglior prezzo con la migliore qualità

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Ci lamentiamo sempre dei servizi nazionali ed Alitalia è spesso la prima a subire critiche, ma una volta tanto arriva una notizia positiva per la compagnia di volo nazionale.

Arrivà così la tariffa “best price”, una nuova tariffa “Promo” che porta con se tante caratteristiche. Innanzitutto si differenzia dalle “low cost” in quanto propone gli stessi servizi della tariffa normale ma ad un prezzo estremamente più vantaggioso.

Alitalia best price

Prezzo minimo, infatti le tariffe sono di €39/€49/€59, e caratteristiche essenziali:

  • Selling/Travel illimitato: acquisto e utilizzo del volo non vincolato a scadenze, tranne i voli da Fiumicino per Palermo, Bari e Reggio Calabria che hanno un selling fino al 31 maggio ed un travel fino al 30 giugno;
  • Advance Purchase (AP) variabile: per usufruire delle tariffe è necessario prenotare con un anticipo di 7/14 giorni a secondo della tratta scelta;
  • Tariffe One Way all inclusive, ad eccezione della tratta Fiumicino-Linate (74 One Way, 99 A/R con pernottamento minimo di 3 notti e AP di 30 gg).

E come avrete letto sono molte le tratte minori incluse, addirittra c’è la nostra Reggio Calabria.

Da notare poi che per i GIOVANI di età compresa tra i 12-25 anni, Alitalia offre altre de pecliarità:

  • Prezzo esclusivo voli nazionali a 39/49 euro
  • NO Advanced Purchase ad esclusione della tratta Fiumicino-Linate con un AP di 14 giorni.

Quindi tariffe per grandi e piccini ed un grande passo verso noi utenti.

Ora voliamo, dateci tempo!

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Le perversioni del nuovo millennio: Donatella Papi e Silvia Valerio

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Tempi duri per noi esseri umani in questo nuovo millennio. Siamo arrivati ad avere così tanto che ormai non sappiamo più da che parte voltarci. Siamo arrivati a vedere così tanto, che siamo finiti col dare ogni cosa per scontata. Gli orrori della guerra, gli omicidi, e qualsiasi altra cosa che fino a pochi anni fa sarebbe stata sconvolgente, ormai non ha più alcun valore, è una notizia e niente più. Quindi per riuscire a far parlare un attimino di sè, bisogna mettersi d’impegno, aguzzare l’ingegno e avere delle trovate davvero geniali.

Oggi post tutto al femminile, la prima protagonista della nostra storia è la giornalista Donatella Papi. Sapevamo che l’informazione italiana fosse in una fase poco piacevole della sua esistenza, ma che circolassero elementi simili non lo sapevamo ancora. Abbiamo già parlato di questa donna in occasione della sua scelta di sposare , meglio noto come “Il Mostro del Circeo“. Il suo sogno si è avverato, con tutto lo scalpore che ne è conseguito inevitabilmente. Ma Donatella non s’arrende e ci mette in mezzo pure un nuovo ingrediente: la .

Ormai magicamente sparita da Facebook, fino a qualche giorno fa Donatella Papi sulla sua pagina relativa al famoso social network ringraziava i , il suo regalo più bello “dopo mio marito, l’amore dei Rom e il bene di mio figlio“.

Donatella Papi su Facebook

Per chi non abbia ancora le idee chiare sui , trattasi di un clan camorristico che, citando Wikipedia, dal 1984 al 2005 avrebbe compiuto ben 646 omicidi. Non si tratta di un gruppo di angioletti, insomma. Ma anche il diavolo, è evidente, necessita di difesa, per cui Donatella Papi ormai è solita schierarsi dalla parte del cattivo e sostiene di poter trovare la soluzione per salvarli dal terribile 41 bis:

Ho ricevuto dei magnifici auguri per le nozze dai . Grazie grazie di cuore. Vi amo. Amo le vostre famiglie, le vostre donne, i vostri figli soprattutto. Spero che lo Stato li accolga e tuteli per farli crescere nei valori e nelle speranze di cittadini italiani. E che insieme a tutti i capaci di buona volontà si possa abbattere gli ostacoli disumani del 41 bis, il carcere senza speranza. Una aberrazione che ho studiato non solo essere anticostituzionale. Ma, ho anche io un regalo per voi, c’è un aspetto ancora non considerato che ne potrebbe escludere l’applicazione. Fatemi provare, forse ci riusciamo. Le parole che mi avete indirizzato sono belle, sincere, le migliori.

Non servono molte parole per giudicare questa donna che chissà per quale misterioso motivo non è in cella a far compagnia al marito e agli amichetti del clan. Concludo la sua storia citando quanto ha scritto su Roberto Saviano:

Non mi piace Roberto Saviano. Non mi piace il suo sguardo. E’ sinistro, basso, traverso…da arcidiacono. [...] Saviano  e’ uno dei quei giovanotti rampanti della nostra dis-informazione che non rischiano un baffo, sono stati costruiti nei retrobottega dei giornali e di certi partiti, fanno torcere i parenti di tanti giornalisti caduti.

Questo è quanto scrive un’indignata Donatella Papi, pronta a difendere i offesi ed irritati. Eloquente, non c’è che dire.

Ma passiamo ad un’altra scrittrice in erba che ultimamente ha fatto parlare di sè. , la diciannovenne più vergine d’Italia, vuole offrire tutta la sua purezza al presidente iraniano Ahmadinejad. La giovane scrittrice padovana ha scritto il libro “C’era una volta un presidente. Ius Primae Noctis” in cui parla proprio di Ahmadinejad:

Un eretico del nostro tempo. Nega l’olocausto; pensa di usare l’atomica; mette a tacere l’opposizione; minaccia l’America. [..] Non concede alle donne di sentirsi il vento tra i capelli.

Il presidente mi sembra davvero l’unico che si comporta in modo che va oltre le solite politiche di equilibrio. Per fare una metafora da circo lui, tra gli uomini di Stato, è un lanciatore di coltelli mentre gli altri solo dei clown.

è quindi pronta a concedersi al Signor Presidente, che sprizza virilità da tutti i pori e sarebbe anche pronta a scappare in Iran, indossare il velo, poichè non la vede come una cosa così drammatica. Se davvero non è una cosa così drammatica, allora ci sono milioni di donne pazze in , pronte a perdere la vita per levarsi dalla testa un velo che “non mi risulta che sia pesante né provochi cefalee, non capisco tutta questa indignazione delle donne. Ci sono ben peggiori del velo“.

La giovane sarebbe pronta a rinunciare alla sua carriera appena avviatasi, tanto in Iran gli scrittori non ci possono stare perchè il Presidente non li vuole:

Non farò la scrittrice, in un mondo dove non c’è molto di cui lamentarsi si può anche rinunciare a scrivere.

E’ deciso, gli iraniani che si ribellano e quelli che vorrebbero farlo, non ci hanno capito un bel niente. Speriamo di poter spedire a Teheran a spiegarglielo meglio, mentre intanto con la sua mossa di marketing azzeccatissima è riuscita a far parlare di sè.

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Ora esplodo, dammi tempo

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Aggiornamenti sull’avvicinarsi della fine del mondo.

Di notizie clamorose ne sentiamo tutti i giorni, tant’è che ormai non ci stupiscono neanche più. Facciamo il sunto delle cose più simpatiche che accadono al e sul nostro pianeta, che si sta gingillando in attesa di farci esplodere, i presupposti ormai ci sono tutti.
A Pordenone un insegnante è stato licenziato in tronco perchè qualche volta si esprimeva in dialetto. Considerando che il dialetto da lui parlato fosse campano e che si trovasse a Pordenone, il perchè del licenziamento è facilmente deducibile. I genitori si sono presentati addirittura allarmati, terrorizzati dalla possibilità che i figli potessero non apprendere correttamente la lingua e che potessero essere contaminati da un dialetto proveniente dal profondo Sud.
“La “marilenghe” è un’altra cosa – dicono le esperte di lingua -. Questo non appartiene alla nostra tradizione”.
Il “Settati, piccì” desta scalpore perchè interrompe la tradizione nordica portandoci dentro un pò di quel Sud di cui lassù al Nord sembrano avere il terrore. Non per niente si tratta di quella fetta di Italia che promuove il dialetto, ma non il dialetto da terùn, diciamocelo. Non sia mai che la razza pura venga contaminata dal virus del meridionale. Ma cosa sarebbe successo a Napoli se a parlare il dialetto fosse stato un docente di Pordenone? Niente.
Il fatto è che non possiamo nemmeno lontanamente immaginare il disagio di un genitore al pensiero di avere un figlio istruito così male. Nemmeno a quello dell’insegnante deriso dagli alunni per il suo accento e licenziato per lo stesso motivo.

Mentre in Canada si fanno i banchetti a base di foca e in India i leoni rischiano l’estinzione, sull’Isola dei Famosi la gente muore di fame ed è depressa, e Mauro Marin vince il , alla faccia di tutti quelli che lo odiavano. vince , lanciando il tormentone del far l’amore in tutti i luoghi e in tutti i laghi. In tutto questo subbuglio di vittoria e depressione, l’amore trionfa su ogni cosa. finalmente sposa la giornalista Donatella Papi. La notizia del matrimonio imminente aveva già destato abbastanza scalpore, adesso che la frittata è fatta rimarremo in trepidante attesa per sapere che fine è stata riservata a quella povera donna.

Ricordiamo anche che viviamo nell’era in cui tutto è social network, in cui è possibile sapere tutto di tutti poichè ognuno è sempre intento ad aggiornare i suoi status tra piccole frasi e fotografie. La nuova tecnologia non sfugge neanche alla , ma nemmeno la sfugge alla nuova tecnologia.
Per esempio, , boss palermitano intento a costruirsi un impero in America, aveva deciso di utilizzare come mezzo di comunicazione tra lui e i suoi colleghi d’affari. Con , infatti, non lo avrebbero potuto intercettare. Ma è andata a finire male quando polizia ed Fbi sono andati a fargli visita.
Non da meno è la vicenda di Chris Crego, arrestato nel suo rifugio segreto grazie al suo aguzzo intelletto. Il criminale se ne stava a socializzare su Facebook, dove si poteva tranquillamente trovare l’indirizzo del suo nascondiglio, leggendo il suo profilo. Per non farsi mancare nulla, anche luogo e nome dell’azienda in cui lavorava. Adesso Crego non può più stare su Facebook, ma attende con ansia il 5 aprile, giorno in cui verrà processato, per sapere che ne sarà di lui.
Per il momento è tutto, o anche troppo. Ora ti taggo su Facebook, dammi tempo.

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Eroi o non eroi? Questo è il problema

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L’era moderna, l’era delle comodità. Ci eravamo abituati al bancomat, ai cibi pronti, ai take away e ai fast foods, ma ancora non m’era capitato di trovare le discussioni impacchettate. Perchè bisognava aspettare l’era di Facebook.

Spuntano come funghi innumerevoli “gruppi di discussione” dove nessuno discute. C’è un titolo, una categoria, una foto. E poi basta cliccare su un “condividi” per diffondere il messaggio al resto della rete di amici, ognuno dei quali poi potrà a sua volta optare per un “mi piace” o decidere di condividere. Gli argomenti sono dai più inutili, della serie “Quelli che quando salutano dicono ciao” a “un pensiero a tutti i soldati morti in guerra” o addirittura “i bambini in africa muoiono di fame se non condividi sei un insensibile”.

Al di là della discutibilità della grammatica, che fa capire quale sia il tasso di istruzione che scorre nelle vene di questa gioventù, dalla quale tra l’altro mi escludo (concedetemelo), non è possibile pensare di cambiare il mondo con un click. Il mouse purtroppo non è una bacchetta magica, e più gente si confinerà tra le mura di casa cliccando sui vari link  decidendo se apprezzare o meno, più al di fuori di quelle mura andrà a finire male.

Premesso ciò, l’argomento sul quale vorrei soffermarmi sono i gruppi a favore dei soldati morti in Afghanistan, e quelli a favore delle morti bianche, o morti sul lavoro se preferite. I sociologi di questi tempi avranno un gran da lavorare, specie su quelle che definirei “mode-flash”. Che dire “mode passeggere” sarebbe già riferito a un periodo di tempo troppo lungo.

Se da un lato internet può essere la maniera più veloce di diffondere notizie, è anche quella più veloce per vederle dimenticate, creando piccole onde che svaniscono improvvisamente nel nulla.

Il giorno della morte dei quattro soldati in Afghanistan, tutti hanno dimostrato il loro cordoglio nei confronti di quelli che sono stati definiti “eroi”. Anche il giorno seguente. Il terzo giorno l’onda andava già disperdendosi, per lasciare spazio alla classe operaia. Ad un certo punto, le stesse persone che avevano ricordato l’onore degli eroi morti per la patria con un semplice link, li “rinnegavano” per sostenere l’idea opposta, chiedendosi perchè gli operai non possano essere definiti eroi. Nemmeno il tempo di arrivare al giorno dei funerali, che già gli operai impazzavano tra i link.

La cosa che mi fa rabbrividire è il fatto che se si tenta di cercare una qualunque forma di dialogo per confrontare le proprie idee con quelle altrui, non si riceve risposta. Basta un link a racchiudere tutto quello che una mente umana può concepire. Tutto il resto è una serie di cuori, “lol” e frasi prive di senso. Per cui, l’idea della gente, visto che è così che bisogna pensare adesso, è quella per la quale si sostiene che un soldato morto in guerra, considerato eroe nazionale, sia andato consapevolmente in guerra, per ricevere uno stipendio superiore alla norma, e quindi non sia da considerarsi eroe, ma un semplice morto sul lavoro.

Oppure, se il militare deve essere considerato eroe, anche il morto sul lavoro lo è. L’uomo che muore in fabbrica o che cade da un cornicione mentre lavora sotto 40° all’ombra e che non riceve lo stesso compenso del militare, è un eroe.

La questione fa riflettere largamente.

Non mi dilungo su quello che è il mio pensiero. Vorrei semplicemente limitarmi a ricordare tutti gli eroi che lottano quotidianamente contro una malattia, quelli che lottano nel tentativo di trovare una soluzione per far sì che quella malattia smetta di uccidere, quelli che lottano contro lo stomaco che brontola perchè non c’è da mangiare, quelli che lottano perchè vogliono un’istruzione adeguata, che lottano per il diritto di essere liberi, quelli che lottano perchè vogliono la vita che hanno avuto in dono, e la vogliono fino in fondo.

Non bisogna necessariamente essere morti, per essere eroi.

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Le ronde anti-ronde: arrivano i Doughboys.

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Chi sono, nessuno lo sa. Però hanno un sito e una “giustificazione” che potremmo lasciar passare come valida, riguardo la loro esistenza. Sono tempi in cui i giovani si annoiano e allora cercano i modi più bizzarri e, a loro dire, alternativi, per far passare il tempo ingrato.

I doughboys durante la prima guerra mondiale arrivavano dall’America per salvare l’Europa dalla catastrofe.

Oggi sbarcano a Roma, si aggirano per le strade, inneggiando all’illegalità. E hanno anche un sito internet e una pagina su Facebook, sono al passo coi tempi. Nel Paese “delle ronde e degli sceriffi“, come dicono loro, sembra non ci sia più spazio per godere dell’illegalità, così ci hanno pensato loro a portarla in giro per le strade, come se non ce ne fosse di già.

Ma quella dei Doughboys è un’illegalità originale. Vanno in giro vestiti da yuppie, a regalare materiale scaricato da internet; il Papa regala invece “droghe di vario tipo“, mentre il goalkeeper organizza le partite in strada, riappropriandosi degli spazi pubblici. I giovani sembrano accogliere con entusiasmo l’iniziativa dei tre mascherati, con tanto di foto che testimoniano l’impresa.

Ci riveleranno i nostri eroi la loro identità?

E’ proprio questo il modo migliore per rimettere in piedi la nostra povera società agonizzante?

Ora lo scopro, datemi tempo.

I tre doughboys

I tre doughboys

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Paulo Coelho: 3 libri gratis in download

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Il celebre scrittore brasiliano Paulo Coelho ha deciso di festeggiare i suoi 62 anni regalando ai suoi seguaci sul web due romanzi inediti e degli scritti già pubblicati precedentemente sul web.
Storie per padri, figli e nipoti“, “Il cammino dell’arco” e “Il guerriero della luce“, questi i titoli delle opere completamente scaricabili dal sito dell’autore.
Paulo Coelho ha già dichiarato che “per uno scrittore Internet è un formidabile strumento per incrementare il desiderio di leggere del pubblico” ed infatti grazie ad internet la sua fama si è ulteriormente accresciuta permettendogli di arrivare a vendere più di cento milioni di copie in tutto il mondo.
Usando il social network Twitter, Coelho ha annunciato “Questo è il mio regalo per voi, nel giorno del mio compleanno” proponendosi come iniziatore di un nuovo modo di vedere la lettura e il mondo dell’editoria, sfruttando le infinite possibilità di comunicazione offerte dal web.

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