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I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Come la ghianda il maiale, così i compensi non retribuiti la SIAE

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In Italia esiste la Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE):

un ente

pubblico economico a base associativa, preposto alla protezione e all’esercizio dei diritti d’autore (copyright).

La SIAE agisce come ente intermediario tra il pubblico e le industrie culturali, occupandosi di:

  1. concedere licenze e autorizzazioni per lo sfruttamento economico di opere, per conto e nell’interesse degli aventi diritto
  2. percepire i proventi derivanti dalle licenze/autorizzazioni
  3. ripartire i proventi tra gli aventi diritto.

Oltre a ciò può esercitare altri compiti connessi con la protezione delle opere dell’ingegno e può assumere, per conto dello stato, di enti pubblici o privati, servizio di accertamento e di percezione di tasse, contributi, diritti.

Definiti compiti e scopi della SIAE, ci sono alcune domande da porsi su dettagli ben più nascosti. Tre cose sono da evidenziare, l’”obbligo del bollino“, l’”equo compenso” e “la tutela dei diritti di esecuzione“.

Partiamo dal fatidico “bollino”, il contrassegno SIAE, che secondo l’articolo 181 bis della Legge n. 633/1941 dovrebbe essere apposto su ogni supporto che contiene opere protette dal diritto d’autore. Ma esistono sentenze della Corte di Giustizia delle Comunità Europee e di della Corte di Cassazione, le quali decretano che l’assenza del bollino SIAE non non costituisce reato. Esistono inoltre sentenze di diversi trubinale che assolvono imprenditori e rimborsano aziende per l’acquisto dei contrassegni SIAE. Addirittura la direttiva è quella di non obbligare all’uso dei contrassegni SIAE.

Nonostante ciò, un decreto legge del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 febbraio 2009 reintroduce l’obbligo del bollino SIAE, tra l’altro con efficacia retroattivo, provocando non pochi problemi ed inserendo di fatto diverse persone e aziende in uno stato di illegalità vissuta.

La parte migliore arriva nel fatto che anche per le opere di autori ed editori non iscritti alla SIAE. Quindi se una persona decide di produrre un CD con del proprio materiale (siano fotografie, musica, film o altro materiale multimediale) e vuole venderlo senza che i suoi interessi vengano gestiti dalla SIAE dovrà comunque pagare il prezzo del bollino. La SIAE naturalmente dovrebbe dividere i compensi tra gli interessati e dare la propria parte a chi non è iscritto nei loro registri, non si interesserà mai di andare a chiedere nulla, non vuole percepire nulla.

Passando al cosiddetto equo compenso, in questo caso si parla del compenso che la SIAE sui supporti vergini venduti in Italia. In pratica quando viene acquistato un CD, DVD, musicassetta, cassetta VHS, memorie digitali (SD Flash Card, memorie USB, hard disk, etc), pellicole fotografiche. La SIAE quindi, e con essa lo statao Italiano che permette tale cosa, presume che un utente, acquistando uno dei suddetti supporti, registrerà materiale protetto dai diritti d’autore.

Ciò significa che anche se memorizzate i vostri documenti su un hard disk, scattate foto della vostra festa di laurea, copiate un software libero, una distribuzione Linux, musica sotto Creative Commons, vostre incisioni musicali e chi più ne ha più ne metta, pagate la tassa sul diritto d’autore e sul copyright, per materiale creato da voi e per voi.

La tutela dei diritti di esecuzioni è quella che riserva ad un autore il diritto ad esigere un compenso ogni volta che un’opera musicale è rappresentata in pubblico, eseguita, diffusa, riprodotta. LA SIAE però pretende che anche nell’esecuzione di opere libere venga redatta una lista dei brani eseguiti e pagata una tassa. MA anche in questo caso, i compensi a chi andranno sei gli autori non sono iscritti alla SIAE?

Tralasciando i dettagli sulla suddivisione dei compensi, a me sembra che qui qualcosa di assurdo ci sia veramente, oltre al fatto che non capisco il perché in Italia ci sia una sola “azienda” che svolge tale compito, mi chiedo veramente chi, come e perché guadagna dalla SIAE. In Italia la SIAE non ha pagato compensi ad almeno 1413 autori a cui spettavano le loro parti, esiste una lista pubblica di tali nominativi, che ne dite di cercarli e fare si che questi poveri autori almeno ricevano i loro compensi e che tali soldi non restino nelle casse della SIAE?

Io che altro dire non so, o forse lo ma preferisco stare zitto per non sputare rabbia e sentenze per una tra le tante cause perse.
Io vorrei che la libertà fosse gestita come tale e non ci fossero soprusi avallati da leggi ingiuste ed anticostituzionali.

Io ora mi iscrivo alla SIAE, datemi opere.

I brutti alla riscossa: fenomeno Susan Boyle

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Impazza nel web il fenomeno Susan Boyle, il brutto anatroccolo scozzese considerato nientemeno che fenomeno mediatico 2009.

Il successo della casalinga 47enne è nato dalla favola del programma televisivo britannico Britain’s got talent, che presenta nuovi talenti musicali davanti ad una giuria composta da tre persone. Susan Boyle si è presentata alla giuria col suo aspetto trasandato ed un atteggiamento goffo, lasciando così dubitare anche delle sue doti canore e accolta dalle risate del pubblico, che mai si sarebbe aspettato di essere travolto da una sensazionale voce nel momento in cui la donna ha intonato “I dreamed a dream” tratto dal musical “Les miserables“.

Quella di Susan Boyle è una storia di rivincita. Derisa sin da piccola per il suo aspetto, ha sempre vissuto sola con il suo gatto Peebles, prendendosi cura della madre fino alla sua morte. Ha sostenuto di non aver mai baciato un uomo, anche se in seguito sembra aver smentito tale dichiarazione e solo grazie alle ultime volontà della madre si è presentata ai provini del programma televisivo, senza sapere che tutto questo le avrebbe cambiato totalmente la vita.

Adesso il video della sua esibizione è il più cliccato su youtube, è richiesta in tutti i programmi televisivi, dall’Oprah Winfrey Show al Larry King Live e sembra anche che le sia stato proposto di perdere la verginità davanti alle telecamere per un milione di dollari e che tale proposta sia stata declinata.

Intanto Susan non perde tempo, sul web gira già la sua nuova canzone, che poi sua non è: “Whistle down the wind” di Andrew Lloyd Webber. Impazza la Susan-Boyle mania, alla ricerca di pezzi che potrebbe aver registrato in passato o di tutto ciò che riguarda la sua vita privata.

E sembra essersi ribaltata la sitauazione. Adesso c’è la rivincita dei brutti. L’“orco con la voce da fata” che viene allo scoperto, dimostra che bruttezza non è sinonimo di incapacità e tira fuori le sue doti infinite. Con le dovute misure, viene accostata alla nostra Arisa, vincitrice del festival di Sanremo. Anche nel nostro paese il brutto fa bello, c’è voglia di cambiare, di riscoprire il talento vero. Siamo stanchi dello stucco e della finzione o semplicemente, se vogliamo metterci un pò di malizia, il personaggio di Susan Boyle è costruito sapientemente solo per diventare fenomeno mediatico?

Le voci girano, e non girano solo dalla parte giusta. E come sempre, che ognuno dica la sua. Dopotutto, nemmeno quelli di South Park hanno perso tempo.

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