Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Aggiornamenti dalla fine del mondo: ora mi imbavaglio, dammi tempo

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La giustizia penale italiana è in piena agonia, Berlusconi continua con le leggi ad personam e tira fuori dal cilindro la legge bavaglio. Basta con le intercettazioni. D’ora in poi ci affideremo agli intuitivi, ai medium o alle persone dall’udito supersonico per scoprire le magagne dei nostri politici. Ridiamoci su.

Giorgio Napolitano, presidente della Repubblica che ricorda un Re di tempi non molto lontani, ha firmato per la manovra finanziaria. Gli italiani dovranno essere disposti a compiere qualche sacrificio per non finire in disgrazia “come la Grecia“, che ormai sembra essere diventato un modo di dire. Ma Silvio Berlusconi e il suo seguito di illustri, di che nazionalità sono? Quali sono precisamente gli italiani che devono sacrificarsi?

I preti dicono che i preti pedofili saranno giustiziati come si deve all’inferno. Aspettando la giustizia divina, intanto qualche sfizio se lo tolgono.

In edicola sono in vendita i discorsi del Duce. E non servono ulteriori commenti.

Il prossimo 7 giugno c’è da festeggiare un compleanno importante negli USA: 104 mesi di guerra in Afghanistan. In durata si è superato il conflitto in Vietnam, mille i corpi dei soldati ritornati a casa avvolti nella bandiera. Spegnamo mille candeline e continuiamo così.

Israele ha già capito come andrà a finire, attaccando la Freedom Flottilla, il convoglio che portava aiuti umanitari nella striscia di Gaza, uno dei tanti inferni del Medio Oriente. Tensione ad alti livelli, Hamas vuole l’Intifada, Ahmadinejad ha già l’acquolina in bocca e un gruppo di un centinaio di persone grida “morte ad Israele” davanti agli uffici dell’Onu.

Ma tornando alle liete notizie del Bel Paese, i nostri in geni in parlamento propongono di far iniziare l’anno scolastico ad ottobre. Marea di proteste. La giustificazione: aiuta il turismo. Peccato che non tutta la popolazione italiana viva di turismo, peccato che i genitori debbano andare al lavoro prima di ottobre, peccato che la cultura nel nostro Paese sia ormai diventata solo un miraggio, peccato che già i giorni scolastici a disposizione non fossero sufficienti per evitare che in giro ci fossero le cosiddette capre, peccato per la geografia, peccato che i tagli alla cultura sono tra i primi previsti se dobbiamo salvarci da quel mostro che è la crisi. E concludo, peccato perchè devo essere d’accordo con la Lega.

Imbavagliamoci tutti e poi, Intifada!

Le perversioni del nuovo millennio: Donatella Papi e Silvia Valerio

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Tempi duri per noi esseri umani in questo nuovo millennio. Siamo arrivati ad avere così tanto che ormai non sappiamo più da che parte voltarci. Siamo arrivati a vedere così tanto, che siamo finiti col dare ogni cosa per scontata. Gli orrori della guerra, gli omicidi, e qualsiasi altra cosa che fino a pochi anni fa sarebbe stata sconvolgente, ormai non ha più alcun valore, è una notizia e niente più. Quindi per riuscire a far parlare un attimino di sè, bisogna mettersi d’impegno, aguzzare l’ingegno e avere delle trovate davvero geniali.

Oggi post tutto al femminile, la prima protagonista della nostra storia è la giornalista Donatella Papi. Sapevamo che l’informazione italiana fosse in una fase poco piacevole della sua esistenza, ma che circolassero elementi simili non lo sapevamo ancora. Abbiamo già parlato di questa donna in occasione della sua scelta di sposare Angelo Izzo, meglio noto come “Il Mostro del Circeo“. Il suo sogno si è avverato, con tutto lo scalpore che ne è conseguito inevitabilmente. Ma Donatella non s’arrende e ci mette in mezzo pure un nuovo ingrediente: la camorra.

Ormai magicamente sparita da Facebook, fino a qualche giorno fa Donatella Papi sulla sua pagina relativa al famoso social network ringraziava i Casalesi, il suo regalo più bello “dopo mio marito, l’amore dei Rom e il bene di mio figlio“.

Donatella Papi su Facebook

Per chi non abbia ancora le idee chiare sui Casalesi, trattasi di un clan camorristico che, citando Wikipedia, dal 1984 al 2005 avrebbe compiuto ben 646 omicidi. Non si tratta di un gruppo di angioletti, insomma. Ma anche il diavolo, è evidente, necessita di difesa, per cui Donatella Papi ormai è solita schierarsi dalla parte del cattivo e sostiene di poter trovare la soluzione per salvarli dal terribile 41 bis:

Ho ricevuto dei magnifici auguri per le nozze dai Casalesi. Grazie grazie di cuore. Vi amo. Amo le vostre famiglie, le vostre donne, i vostri figli soprattutto. Spero che lo Stato li accolga e tuteli per farli crescere nei valori e nelle speranze di cittadini italiani. E che insieme a tutti i capaci di buona volontà si possa abbattere gli ostacoli disumani del 41 bis, il carcere senza speranza. Una aberrazione che ho studiato non solo essere anticostituzionale. Ma, ho anche io un regalo per voi, c’è un aspetto ancora non considerato che ne potrebbe escludere l’applicazione. Fatemi provare, forse ci riusciamo. Le parole che mi avete indirizzato sono belle, sincere, le migliori.

Non servono molte parole per giudicare questa donna che chissà per quale misterioso motivo non è in cella a far compagnia al marito e agli amichetti del clan. Concludo la sua storia citando quanto ha scritto su Roberto Saviano:

Non mi piace Roberto Saviano. Non mi piace il suo sguardo. E’ sinistro, basso, traverso…da arcidiacono. [...] Saviano  e’ uno dei quei giovanotti rampanti della nostra dis-informazione che non rischiano un baffo, sono stati costruiti nei retrobottega dei giornali e di certi partiti, fanno torcere i parenti di tanti giornalisti caduti.

Questo è quanto scrive un’indignata Donatella Papi, pronta a difendere i Casalesi offesi ed irritati. Eloquente, non c’è che dire.

Ma passiamo ad un’altra scrittrice in erba che ultimamente ha fatto parlare di sè. Silvia Valerio, la diciannovenne più vergine d’Italia, vuole offrire tutta la sua purezza al presidente iraniano Ahmadinejad. La giovane scrittrice padovana ha scritto il libro “C’era una volta un presidente. Ius Primae Noctis” in cui parla proprio di Ahmadinejad:

Un eretico del nostro tempo. Nega l’olocausto; pensa di usare l’atomica; mette a tacere l’opposizione; minaccia l’America. [..] Non concede alle donne di sentirsi il vento tra i capelli.

Il presidente mi sembra davvero l’unico che si comporta in modo che va oltre le solite politiche di equilibrio. Per fare una metafora da circo lui, tra gli uomini di Stato, è un lanciatore di coltelli mentre gli altri solo dei clown.

Silvia Valerio è quindi pronta a concedersi al Signor Presidente, che sprizza virilità da tutti i pori e sarebbe anche pronta a scappare in Iran, indossare il velo, poichè non la vede come una cosa così drammatica. Se davvero non è una cosa così drammatica, allora ci sono milioni di donne pazze in Medio Oriente, pronte a perdere la vita per levarsi dalla testa un velo che “non mi risulta che sia pesante né provochi cefalee, non capisco tutta questa indignazione delle donne. Ci sono problemi ben peggiori del velo“.

La giovane sarebbe pronta a rinunciare alla sua carriera appena avviatasi, tanto in Iran gli scrittori non ci possono stare perchè il Presidente non li vuole:

Non farò la scrittrice, in un mondo dove non c’è molto di cui lamentarsi si può anche rinunciare a scrivere.

E’ deciso, gli iraniani che si ribellano e quelli che vorrebbero farlo, non ci hanno capito un bel niente. Speriamo di poter spedire Silvia Valerio a Teheran a spiegarglielo meglio, mentre intanto con la sua mossa di marketing azzeccatissima è riuscita a far parlare di sè.

Silvia Valerio

Silvia Valerio

Alla ricerca della verginità perduta

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La chirurgia estetica continua a fare passi da gigante e non solo quella.

Abbiamo già visto, con la Virginity Soap, l’importanza del valore della verginità nel mondo musulmano. In Egitto era possibile, quindi, acquistare questa saponetta che restituiva magicamente la purezza e l’integrità della donna.

Dalla Cina invece arriva l’imene artificiale. Se la saponetta “restringente” sembrava essere l’ultima frontiera in ambito sessuale, ci eravamo sbagliati. L’imene artificiale costa solamente 15 dollari e si può acquistare su un sito di “giochi per adulti”. Consiste in un prodotto da inserire nella vagina quindici minuti prima di avere il rapporto che, inoltre, se stimolato, lascia fuoriuscire del liquido rossastro, simulando una deflorazione perfetta. In tal modo i partner più tradizionalisti potranno cascare nel tranello preparato dalle donne, che nei paesi islamici rischiano la vita a causa del sesso pre-matrimoniale.

Dall‘Egitto, a tal proposito, è partita una fatwa da Abdul Bouti Mayoumi, che ha chiesto la pena di morte per chi dovesse importare o usare il prodotto. Nonostante i reclami da parte di alcuni parlamentari, pare che il fenomeno sia ormai abbastanza diffuso nel Medioriente, diventando quindi una via di fuga per le donne, che per salvare la propria vita avrebbero altrimenti dovuto ricorrere ad interventi chirurgici ben più costosi.

imene

Persepolis diventa 2.0, e ci racconta l’Iran di oggi.

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Persepolis, celebre fumetto autobiografico dell’iraniana Marjane Satrapi, racconta la rivoluzione iraniana del 1979.

Il fumetto è diventato anche film nel 2007 ma oggi passa al web, il nuovo e più efficace mezzo di diffuzione di notizie. Quindi nasce Persepolis 2.0, ad opera di Sina e Payman e racconta la storia dell’Iran di oggi, dell’onda verde di Moussavi, il regime di Ahmadinejad e la morte di Neda, divenuta il simbolo della protesta.

Entrambi gli autori vivono attualmente a Shangai e si occupano di marketing, hanno deciso di riprendere alcune tavole di Marjane Satrapi, per raccontare la storia dell’Iran oggi, fondamentalmente non troppo diversa da quella di trent’ann fa. Il fumetto prende vita durante i primi esiti della campagna elettorale, nel momento in cui i due autori si sentono frustrati per la situazione del loro Paese.

I disegni rimangono nella loro versione originale, a cambiare sono solo i dialoghi, più adatti al mondo del web e ricalcati sulla realtà odierna. E’ possibile trovare il fumetto sia nel sito ufficiale che nella pagina di flickr.

Persepolis 2.0

Persepolis 2.0

Buon compleanno, Emergency

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Si è tenuto dall’8 al 13 di settebre l’incontro nazionale di Emergency, a Firenze, per festeggiare i suoi quindici anni.

Una festa di compleanno inaspettatamente affollata, organizzata tra incontri, mostre, workshop, film e serate di intrattenimento che via via vedevano affluire sempre più gente.

Gli incontri, tenutisi nel Palazzo dei Congressi di Piazza Adua, trattavano argomenti che spaziavano dalla cardiochirurgia, al cinema dei diritti, all’Afghanistan, dalla guerra al razzismo e la xenofobia dilagante. Incontri totalmente gratuiti, ad alto livello di partecipazione, che offrivano al pubblico la possibilità di porre domande e soprattutto di venire a conoscenza di realtà che troppo spesso sono occultate dai mezzi di comunicazione.

L’associazione di Emergency offre assistenza medico-chirurgica gratuita e di elevata qualità alle vittime civili delle guerre. In questi giorni ha offerto anche testimonianze e dati reali di quello che succede nel mondo, a volte nemmeno troppo lontano da noi.

Ho personalmente assistito all’incontro tenutosi sabato mattina, “Il razzismo, strana malattia” che oltre alla presenza di Gabriele Del Grande, Franco Pittau, Don Virginio Colmegna, e Christian Elia, prevedeva anche quella dello scrittore Erri De Luca. Ho assistito, in parte, anche all’incontro precedente, in cui si è parlato delle attività svolte fino ad oggi da Emergency e ai progetti in cantiere. Si è parlato quindi dell’ospedale di Palermo, divenuto ormai fondamentale in territorio siciliano. E si è parlato anche di nuovi ospedali che saranno costruiti in Africa, con una testimonianza del dramma che vivono i migranti nel tentativo di trovare una nuova vita lontani dal proprio paese. Una storia a lieto fine, purtroppo una delle poche che può permetterselo.

Ho partecipato anche alle serate organizzate presso il Mandela Forum. La prima sera è stata presentata da Diego Cugia, tornato appositamente dall’America. L’immancabile presenza di Gino Strada è stata affiancata da quella di un acceso Vauro e un ironico e sempre calmo Gianni Mura. Sul palco Piero Pelù e Jovanotti si sono esibiti insieme con “Il mio nome è mai più”, mentre Marco Paolini ha intrattenuto le 6.500 persone presenti con un monologo indimenticabile. Innumerevoli gli interventi per ricordare Teresa, moglie di Gino Strada, alla quale sono stati dedicati un albero a Firenze e un altro in Darfur ed un ospedale in Uganda, per mantenere vivo il suo ricordo, quello di una donna che ha dedicato la sua vita agli altri, con estrema passione.

La serata successiva ha visto le lacrime di Serena Dandini, nel ricordare la chioma rossa di Teresa, insieme alla commozione di Paola Turci. La serata è iniziata alla grande con l’apertura di Patty Smith, rimasta a Firenze per l’occasione. Si è esibita con unaPeople have the power” accompagnata semplicemente dal battito delle mani di diecimila persone che tenevano il tempo.

Prima di andare via, Patty Smith ha dichiarato che sì, sono le persone ad avere il potere. Di sognare, e di agire. A seguire si sono alternati Antonio Cornacchione, la banda Osiris, la Casa del Vento, Paolo Hendel, Fiorella Mannoia, tornata di corsa dalla Sicilia, pronta a cantare, anche lei, senza musica per concludere la serata con un duetto, insieme a Paola Turci, dedicando “Quello che le donne non dicono” sempre all’indimenticabile Teresa.

Una festa di compleanno a dir poco ben riuscita, della quale si sono stupiti gli stessi organizzatori.

Il popolo di Emergency c’era, esiste ancora una parte d’Italia che vuole il bene assoluto, che non vuole distinzioni di sesso, razza o religione. Esiste ancora una parte del nostro Paese che crede in valori veri, reali e puri. Speriamo soltanto che non rimanga in silenzio. Questa volta si è fatta sentire.

Pubblico del Mandela Forum

Pubblico del Mandela Forum

Ora ti stupro, dammi tempo

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Siamo nel 2009 e purtroppo ci aspetteremmo di non leggere più determinate notizie che, stranamente, per motivi culturali o (forse peggio) di interesse, ritroviamo in abbondanza tra le pagine dei quotidiani, siano essi virtuali o meno.

La notizia in questione riguarda una legge che sarebbe stata approvata dal governo afghano, e che prevede la possibilità del marito di obbligare la moglie a concedersi senza opporre resistenza, oltre ad imporre alle donne una serie di restrizioni che hanno suscitato opposizione e critiche da ogni parte del mondo.

Il presidente Hamid Karzai avrebbe elaborato la legge per ottenere i consensi della minoranza sciita presente in Afghanistan, ritenuta fondamentale per le prossime elezioni presidenziali che si terranno ad agosto. La scelta del presidente, però, oltre a favorire la minoranza sciita, trova la netta opposizione dei sunniti, nonchè del codice civile afghano e dello stesso diritto internazionale.

Il ministro degli esteri Frattini interviene, chiedendo maggiori chiarimenti, poichè non può essere approvata una legge che mortifichi il ruolo delle donne nella società.

Nel mondo della politica la notizia provoca anche la reazione di Hillary Clinton, la quale sottolinea l’importanza dei diritti delle donne in Afghanistan, in occasione della Conferenza dell’Aja, tenutasi lo scorso 31 marzo. Per ottenere dei risultati positivi in un paese come l’Afghanistan, è di fondamentale importanza compiere dei passi verso la riconciliazione. Il messaggio è chiaro.

Una legge che opprima ulteriormente le donne e ne sminuisca il ruolo all’interno della società, non consentirebbe un vero e proprio sviluppo del paese.

Dall’Afghanistan il ministero della giustizia conferma che il presidente Karzai ha firmato la legge, ma che il testo verrà pubblicato solo dopo la risoluzione di alcuni “problemi tecnici“. Speriamo che i problemi tecnici da risolvere riguardino proprio il ruolo delle donna all’interno della società, che possano decidere di non concedersi, di uscire di casa quando ne sentono il bisogno, di andare dal medico, di educare i figli che mettono al mondo, di poter lavorare e di non essere considerate dei contenitori di sperma o degli accessori wireless.

Intanto in Italia si dimostra solidarietà alle donne oppresse organizzando una fiaccolata a Montecitorio. Basterà qualche fiaccola per farle stare meglio?

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