Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Ora ti chiamo amore, poi ti sposo, dammi tempo

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Oggi nelle più di 500 sale cinematografiche italiane gli adolescenti saranno in subbuglio per l’arrivo del sequel del famoso “Scusa ma ti chiamo amore” di Federico Moccia. Il titolo, fantasioso ed originale, è “Scusa ma ti voglio sposare“.

Nel primo vediamo Alex, interpretato da Raoul Bova, un trentanovenne pubblicitario di successo che incontra, o meglio si scontra con Niki, liceale, in un incidente stradale. Da qui inizierà una meravigliosa storia d’amore, ovviamente con i conseguenti problemi, gli amici, la famiglia, i vecchi amori che spuntano.

Moccia, l’irrefrenabile scrittore che fece il boom ai tempi di “Tre metri sopra il cielo”, ha deciso di portare avanti la storia fino al matrimonio, con una Michela Quattrociocche nel ruolo di una Niki ormai ventenne che parla come una bambina di tre anni, ed un Alex deciso più che mai ad averla accanto per tutta la vita.

Con i di Moccia l’ si divide sempre in due. Da una parte i fan accaniti che aspettano con ansia il suo prossimo e il prossimo tratto dal prossimo , dall’altra quelli che forse conservano ancora un minimo di buon senso.

Non che la fase adolescenziale sia da sottovalutare o da sminuire, ma Federico Moccia descrive gli adolescenti di oggi come un ammasso di ragazzi intenti a parlare mettendo in fila una serie di slang, una serie di “macheppalle” e altri modi di dire che, sinceramente, nella mia vita ho sentito ben poche volte tra i miei coetanei (quello che maggiormente rimane impresso è “i miei mi si bevono”). I nomi vengono ammazzati, si parla solo con diminuitivi, Niki, Alex, Olly, Babi ve la ricordate?

Inoltre le ragazze sembrano essere più che libere ed in tutti i sensi, cosa che sì, esiste nella realtà, ma forse non è bene mostrarla come una cosa positiva. Aggiungiamoci un ammasso di quarantenni insoddisfatti, con una carriera perfetta ed una famiglia che li rende infelici, che vanno alla ricerca di ragazzine per sentirsi più giovani. E pedofili.

Ma è davvero così la realtà italiana? Si lo sappiamo che non siamo messi benissimo, ma siamo proprio così?

I quarantenni si piazzano fuori dai licei e le diciassettenni fanno le oche con loro? (E quale persona al mondo dormirebbe mai come dorme Niki in una delle fotto che le scatta Alex?)

L’immagine che ci propone Moccia in realtà racconta solamente l’alta società. Famiglie benestanti, ragazzi privi di problemi economici. Una volta presa la maturità l’amica si presenta con i biglietti per una vacanza di due settimane in Grecia. La sera si esce e le bugie si inventano come se nulla fosse, si va pure in capo al mondo, tanto mamma pensa che studio. E la mamma si preoccupa si e no, è tutta presa dall’arredamento della casa. Gli Zero Assoluto sono il gruppo più fichissimo del mondo e delle ragazzine affittano una limousine per andare a vederli; roba che non si vede nemmeno nella puntata più fichissima di “Sex & the City“.

Sono questi i che dovremo aspettarci d’ora in poi? E sono da ritenersi un vero e proprio specchio della società, o Moccia ha guardato solo in una direzione?

Vi lasciamo comunque al trailer di “Scusa ma ti voglio sposare”. Fateci sapere il vostro pensiero.

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Parigi spiata dai pannelli pubblicitari

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“L’appartamento era al settimo piano e Winston, che aveva trentanove anni e un’ulcera varicosa alla caviglia destra, procedeva lentamente, fermandosi di tanto in tanto a riprendere fiato. Su ogni pianerottolo, di fronte al pozzo dell’ascensore, il manifesto con quel volto enorme guardava alla parete. Era uno di quei ritratti fatti in modo che, quando vi muovete, gli occhi vi seguono. IL VI GUARDA, diceva la scritta in basso.”

Eric Arthur Blair, meglio noto come George Orwell, è diventato celebre per la sua opera “1984″, della quale si è già parlato in questo .

Il termine “Big Brother”, che in lingua originale ha il significato di “Fratello maggiore”, in italiano è stato tradotto come “” ed è entrato ormai a far parte del linguaggio comune.

, oltre ad essere una trasmissione televisiva di grande e discusso successo, oggi diviene una presenza invisibile ma concreta nelle nostre vite.
Orwell nel suo raccontava di una società in cui gli uomini erano perennemente controllati da telecamere e schermi e non avevano possibilità di scampo. Nel 2009 i luoghi nei quali trascorriamo la maggior parte del nostro tempo sono cosparsi di telecamere, le schede elettroniche delle quali ormai facciamo largamente uso (vedi il bancomat) permettono di sapere quando e in quale posto ci troviamo, cosa stiamo facendo. Nelle nostre case non viviamo ancora con la pesante presenza di uno schermo che ci osserva, ci limitiamo ad osservarlo, divertiti dai programmi in cui la vita altrui è spiata 24 ore su 24, non ci sono voci metalliche che comunicano con noi, se escludiamo l’ingresso in banca, i navigatori satellitari, i caselli autostradali, i frigoriferi, le lavatrici… Quanto tempo passerà prima che i cartelli ci comunichino che LUI ci sta guardando e che tutto diventi grigio e soffocante?

Nel frattempo a Parigi sono stati installati dei particolari pannelli pubblicitari capaci di misurare il tempo che una persona trascorre guardandoli, quante persone si fermano a guardarli, molto probabilmente riconoscono anche il sesso del passante, oltre ad inviare sms pubblicitari.

I pannelli, inizialmente quattro e presenti nella stazione Etoile, in autunno dovrebbero moltiplicarsi e diventare ottocento. Ma nel frattempo il Consiglio comunale ha chiesto maggiore chiarezza alla RATP, l’azienda che gestisce i trasporti pubblici di Parigi, arrivando perfino in tribunale, poichè la videosorveglianza è garantita per motivi di sicurezza ma non prevede un utilizzo a scopo pubblicitario. I cittadini parigini, ovviamente non ne gioiscono, si sentono ulteriormente osservati. Non ci resta che vedere come andrà a finire.

In base alla fantasia di Orwell, che diventa sempre più reale, va a finire così:

“Alzò lo sguardo verso quel volto enorme. Ci aveva messo quarant’anni per capire il sorriso che si celava dietro quei baffi neri. Che crudele, vana inettitudine! Quale volontario e ostinato esilio da quel petto amoroso! Due lacrime maleodoranti di gin gli sgocciolarono ai lati del naso. Ma tutto era a posto adesso, tutto era a posto, la lotta era finita. Era riuscito a trionfare su se stesso. Ora amava il .”

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Coraline e la porta magica

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Coraline è una bambina di 11 anni che si trasferisce insieme ai genitori ad Ashland, nell’Oregon. Nella nuova casa Coraline scopre la presenza di una porta misteriosa, che non aveva mai notato prima di allora. Una notte, per la grande curiosità e annoiata dalla solita routine, Coraline decide di aprire la porta e si ritrova in un mondo parallelo che, anche se identico a quello in cui vive, si contraddistingue per i bottoni che stanno al posto degli occhi dei personaggi. Un’altra presenza importante è quella del gatto parlante, che diventerà la guida della bambina. L’entusiasmo iniziale per l’illusione di aver trovato un mondo migliore svanirà presto, e spingerà Coraline alla ricerca di una via di fuga.

La Locandina di Coraline

La Locandina di Coraline

Nato come nel 2002, “Coraline” è il nome della protagonista di un romanzo del noto scrittore Neil Gaiman. La storia si rifà chiaramente al mondo di Alice nel Paese delle meraviglie, se notiamo il passaggio in un mondo parallelo dove tutto sembra essere migliore e la stessa presenza del gatto-guida, come il gatto del Cheshire, meglio noto come Stregatto.

Il invece nasce col titolo di “Coraline e la porta magica” in ed è realizzato con la tecnica della stop-motion. L’uscita della pellicola era inizialmente prevista per 2008, ma è stata posticipata ed uscirà nelle nostre sale a partire dal 19 giugno.

Il regista è Henry Selick, già noto per aver diretto con . Seppure in molti abbiano creduto che il fosse di a causa della presentazione che recita “dal regista di Nightmare before Christmas”, l’unica cosa che accomuna Selick a Burton in questo caso è solamente lo stile.

Una piccola coincidenza è data dalla città in cui si trasferisce Coraline, ovvero Ashland. Anche in Big Fish, di tratto dall’omonimo di Daniel Wallace, risalente al 2003, esiste un’Ashland, che però è in Alabama.

La voce di Coraline nella versione originale è di Dakota Fanning, mentre quella della madre è di Teri Hatcher.

Questo è il trailer ufficiale:

Mentre questo è il trailer in Italiano:

Buona visione!

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