Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

New York 11 settembre 2001: Molto forte, incredibilmente vicino

Tags: , , , , , , , , ,

L’attacco alle Torri Gemelle è stata una vera e propria svolta nella storia della politica mondiale, e non solo politica. Pensate a quanto e quante vite sono cambiate quel giorno. Molti e differenti sono stati gli spunti per opere cinematografiche e letterarie, tra queste “Molto forte, incredibilmente vicino“, libro di Jonathan Safran Foer (Ogni cosa è illuminata) che presto diventerà un film.

New York, 11 settembre 2001

Si tratta del secondo romanzo dello scrittore, il protagonista è il piccolo Oskar, un bambino newyorkese di nove anni che deve affrontare l’improvvisa scomparsa del padre. Tra invenzioni e curiosità, si attacca a tutto quello che ha per non perdere il ricordo di suo padre , soprattutto ad una chiave trovata nel suo armadio, che gli permette di mettersi in cerca della serratura giusta, alla scoperta di risorse ed indizi che gli lasceranno inevitabilmente qualcosa dentro. Il racconto dell’attentato visto dagli occhi ingenui di un bambino, alternato alle vite dei nonni e all’orrore della Seconda Guerra Mondiale, due epoche diverse, due esperienze forti, ma incredibilmente vicine. La scrittura scorrevole e la genialità e l’irriverenza di uno dei più grandi scrittori contemporanei, un libro da non perdere.

In occasione dell’anniversario dell’attentato, ci tengo a citare un pezzo del libro, che amo particolarmente, per rendere omaggio alle vittime ed ai loro cari che non le hanno viste più tornare a casa, vittime anch’essi.

“E inventare dei grattacieli per i morti, costruiti verso il basso? Potrebbero star sotto i grattacieli per i vivi, che sono costruiti verso l’alto. Si potrebbe seppellire la gente cento piani nella terra, e ci sarebbe tutto un mondo morto sotto quello vivo. A volte penso che sarebbe pazzesco se ci fosse un grattacielo che va su e giù mentre il suo ascensore resta fermo. Per esempio, se vuoi andare al novantacinquesimo piano, basta che schiacci il tasto 95 e il novantacinquesimo viene da te. Sarebbe anche utile al massimo perchè se sei al novantacinquesimo piano e un aereo si schianta sotto di te, il palazzo ti può portare a terra, e tutti si salverebbero anche se quel giorno avessero lasciato a casa la camicia di becchime”.

Addio a Josè Saramago

Tags: , , ,

“Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono
prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione”.

Josè Saramago

Le perversioni del nuovo millennio: Donatella Papi e Silvia Valerio

Tags: , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , , ,

Tempi duri per noi esseri umani in questo nuovo millennio. Siamo arrivati ad avere così tanto che ormai non sappiamo più da che parte voltarci. Siamo arrivati a vedere così tanto, che siamo finiti col dare ogni cosa per scontata. Gli orrori della guerra, gli omicidi, e qualsiasi altra cosa che fino a pochi anni fa sarebbe stata sconvolgente, ormai non ha più alcun valore, è una notizia e niente più. Quindi per riuscire a far parlare un attimino di sè, bisogna mettersi d’impegno, aguzzare l’ingegno e avere delle trovate davvero geniali.

Oggi post tutto al femminile, la prima protagonista della nostra storia è la giornalista Donatella Papi. Sapevamo che l’informazione italiana fosse in una fase poco piacevole della sua esistenza, ma che circolassero elementi simili non lo sapevamo ancora. Abbiamo già parlato di questa donna in occasione della sua scelta di sposare Angelo Izzo, meglio noto come “Il Mostro del Circeo“. Il suo sogno si è avverato, con tutto lo scalpore che ne è conseguito inevitabilmente. Ma Donatella non s’arrende e ci mette in mezzo pure un nuovo ingrediente: la camorra.

Ormai magicamente sparita da Facebook, fino a qualche giorno fa Donatella Papi sulla sua pagina relativa al famoso social network ringraziava i Casalesi, il suo regalo più bello “dopo mio marito, l’amore dei Rom e il bene di mio figlio“.

Donatella Papi su Facebook

Per chi non abbia ancora le idee chiare sui Casalesi, trattasi di un clan camorristico che, citando Wikipedia, dal 1984 al 2005 avrebbe compiuto ben 646 omicidi. Non si tratta di un gruppo di angioletti, insomma. Ma anche il diavolo, è evidente, necessita di difesa, per cui Donatella Papi ormai è solita schierarsi dalla parte del cattivo e sostiene di poter trovare la soluzione per salvarli dal terribile 41 bis:

Ho ricevuto dei magnifici auguri per le nozze dai Casalesi. Grazie grazie di cuore. Vi amo. Amo le vostre famiglie, le vostre donne, i vostri figli soprattutto. Spero che lo Stato li accolga e tuteli per farli crescere nei valori e nelle speranze di cittadini italiani. E che insieme a tutti i capaci di buona volontà si possa abbattere gli ostacoli disumani del 41 bis, il carcere senza speranza. Una aberrazione che ho studiato non solo essere anticostituzionale. Ma, ho anche io un regalo per voi, c’è un aspetto ancora non considerato che ne potrebbe escludere l’applicazione. Fatemi provare, forse ci riusciamo. Le parole che mi avete indirizzato sono belle, sincere, le migliori.

Non servono molte parole per giudicare questa donna che chissà per quale misterioso motivo non è in cella a far compagnia al marito e agli amichetti del clan. Concludo la sua storia citando quanto ha scritto su Roberto Saviano:

Non mi piace Roberto Saviano. Non mi piace il suo sguardo. E’ sinistro, basso, traverso…da arcidiacono. [...] Saviano  e’ uno dei quei giovanotti rampanti della nostra dis-informazione che non rischiano un baffo, sono stati costruiti nei retrobottega dei giornali e di certi partiti, fanno torcere i parenti di tanti giornalisti caduti.

Questo è quanto scrive un’indignata Donatella Papi, pronta a difendere i Casalesi offesi ed irritati. Eloquente, non c’è che dire.

Ma passiamo ad un’altra scrittrice in erba che ultimamente ha fatto parlare di sè. Silvia Valerio, la diciannovenne più vergine d’Italia, vuole offrire tutta la sua purezza al presidente iraniano Ahmadinejad. La giovane scrittrice padovana ha scritto il libro “C’era una volta un presidente. Ius Primae Noctis” in cui parla proprio di Ahmadinejad:

Un eretico del nostro tempo. Nega l’olocausto; pensa di usare l’atomica; mette a tacere l’opposizione; minaccia l’America. [..] Non concede alle donne di sentirsi il vento tra i capelli.

Il presidente mi sembra davvero l’unico che si comporta in modo che va oltre le solite politiche di equilibrio. Per fare una metafora da circo lui, tra gli uomini di Stato, è un lanciatore di coltelli mentre gli altri solo dei clown.

Silvia Valerio è quindi pronta a concedersi al Signor Presidente, che sprizza virilità da tutti i pori e sarebbe anche pronta a scappare in Iran, indossare il velo, poichè non la vede come una cosa così drammatica. Se davvero non è una cosa così drammatica, allora ci sono milioni di donne pazze in Medio Oriente, pronte a perdere la vita per levarsi dalla testa un velo che “non mi risulta che sia pesante né provochi cefalee, non capisco tutta questa indignazione delle donne. Ci sono problemi ben peggiori del velo“.

La giovane sarebbe pronta a rinunciare alla sua carriera appena avviatasi, tanto in Iran gli scrittori non ci possono stare perchè il Presidente non li vuole:

Non farò la scrittrice, in un mondo dove non c’è molto di cui lamentarsi si può anche rinunciare a scrivere.

E’ deciso, gli iraniani che si ribellano e quelli che vorrebbero farlo, non ci hanno capito un bel niente. Speriamo di poter spedire Silvia Valerio a Teheran a spiegarglielo meglio, mentre intanto con la sua mossa di marketing azzeccatissima è riuscita a far parlare di sè.

Silvia Valerio

Silvia Valerio

Addio a J. D. Salinger

Tags: , , , , , ,

“Voglio dire che ho lasciato scuole e posti senza nemmeno sapere che li stavo lasciando. È una cosa che odio. Che l’addio sia triste o brutto non me ne importa niente, ma quando lascio un posto mi piace saperlo, che lo sto lasciando. Se no, ti senti ancora peggio.”

Il giovane Holden – Jerome David Salinger, 1919 – 2010

J. D. Salinger

J. D. Salinger

Emmaus: il nuovo romanzo di Baricco

Tags: , , , , , , ,

“Qualche giorno dopo la morte di Cristo, due uomini camminano per la strada che conduce alla cittadina di Emmaus, discutendo di ciò che è successo sul Calvario, e di alcune voci, strane, di sepolcri aperti e tombe vuote. Si avvicina un terzo uomo e domanda loro di cosa stanno parlando. Allora i due gli dicono: Come, non sai nulla delle cose accadute a Gerusalemme?
Quali cose? lui chiede, e si fa raccontare. I due gli raccontano. La morte del Cristo e ogni cosa. Lui ascolta. [...] Durante la cena, l’uomo spezza il pane, con tranquillità, con naturalezza. Allora i due capiscono, e riconoscono in lui il Messia. Lui sparisce.”

Il titolo del nuovo romanzo di Baricco è tratto chiaramente da questo episodio. I due discepoli, uno Cleopa e l’altro rimasto anonimo, rimangono sorpresi dalla loro “cecità” di fronte al Messia. E’ questa forma di cecità, legata alle abitudini e alla tradizione, che rimane un elemento chiave di tutto il romanzo.
La voce narrante parte in terza persona nel prologo, ma diventa in prima persona lungo tutto il corso del racconto e la sua identità è a noi sconosciuta. Sappiamo i gesti che compie, sappiamo delle sue interazioni, delle persone e delle cose che ama, della sua fede, ma non sappiamo il suo nome.

“Abbiamo tutti sedici, diciassette anni-ma senza saperlo veramente, è l’unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato”.

E’ così che si apre “Emmaus” e poi entra nelle vite di quattro amici. Uno è il narratore, poi ci sono Il Santo, Bobby e Luca, l’unico nome vero e proprio, per giunta uguale a quello di colui che ha lasciato la testimonianza dell’episodio di Emmaus.
I quattro adolescenti sono alle prese con le loro vite e le contraddizioni che ne derivano. Si contraddistinguono dagli altri per la loro forte fede. Suonano nel gruppo della chiesa, si sentono importanti, credono fermamente nell’”Edificazione del Regno”. E lentamente si disperdono, cercando un appiglio, a volte ciechi, come gli Apostoli.
Le vicende si svolgono in un tempo e in un luogo che restano indefiniti, come in tutti i libri di Baricco, ma che molto probabilmente possono essere collocati nella Torino degli anni ’70.
Gli adolescenti sono alle prese con le prime esperienze sessuali, stanno iniziando a scoprire la vita. Ma questi quattro ragazzi, con i loro problemi, le loro paure e i loro sogni, si discostano leggermente da tutti gli altri, racchiusi in un globo che raccoglie le loro storie, i loro successi e i loro fallimenti, il loro assaporare la vita in altra maniera.
E dopo c’è Andre, la ragazza speciale, la Regina, quella che tutti amano e che muore. Ha iniziato a morire nel momento in cui è nata e non smette mai di farlo e sembra che una maledizione ricada sulla sua famiglia. E Andre prova a morire tra le acque scure del fiume, tenta il suicidio, ma continua a morire, da viva. Questi ragazzi la guardano affascinati, da lontano, di rado tentano di avvicinarsi, quasi come se ne avvertissero il pericolo, quasi come intimoriti dal mistero e dall’oscurità che questa ragazza morente si porta dietro.
Non si sa se sia vero oppure no, ma nel momento in cui si avvicinano di più a lei, le cose cambiano. Anche loro iniziano ad assaporare in altro modo la vita, pur mantenendosi sempre ben legati alla loro fede, alle loro abitudini e tradizioni, ma assaggiando anche i piatti che offre l’altra faccia della medaglia. Si uniscono le contraddizioni, il bene e il male, la luce e le tenebre, la vita e la morte.
Mentre Andre muore ogni giorno, Luca muore gettandosi dal suo balcone. Muore e si porta via i suoi dubbi e le sue paure, lasciandole in eredità all’amico, che racconta di lui e di Bobby, che muore ogni giorno iniettandosi la sua dose.
E poi c’è Il Santo, che ha un nome ma non ci è dato saperlo, e che forse è la figura più controversa tra i quattro.
Il protagonista, la voce narrante, cerca di ricostruire passo per passo quello che sta andando perduto, ma nella confusione non esiste più un filo logico che possa permettergli di ricostituire delle vite che sono andate altrove, che sono andate e basta.
In questo romanzo Baricco diviene più concreto, si discosta dalle opere alle quali ci aveva abituati, quali “Oceano Mare” o “Castelli di Rabbia”. Affronta l’adolescenza di questi ragazzi forse perdendosi troppo spesso in filosofie e pensieri che rallentano l’azione, allungano gli eventi e i tempi. A volte stancano.
I ragazzi borghesi, che studiano, non fumano, non bevono, non fanno sesso, fanno volontariato, vogliono dare uno sguardo al mondo degli altri, al mondo di Andre, dove forse gli eventi si susseguono in maniera più brusca, meno lineare, finendo col non capire più cosa sia giusto e cosa no, quale sia la linea di confine tra il bene e il male. Baricco descrive semplicemente le debolezze umane, avvalendosi della fase della vita in cui forse, prese dalla confusione, queste risaltano maggiormente.
Evidenzia il contrasto tra l’abbandono della tradizione e la novità vissuta con senso di colpa, il peccato, ma non colpisce come ha saputo ben fare, ad esempio, con “Novecento”.
Sarà anche un’argomentazione diversa, il linguaggio rimane pur sempre baricchiano, ma meno intenso nella sua intensità. E’ meno capace di emozionare e di lasciare impresse immagini forti, sebbene pare che il tentativo sia rimasto identico. Ma non c’è magia, quella che ha permesso a molte persone di amare le parole di questo scrittore. Non un lavoro da buttare, ma deluderà sicuramente i tanti che si aspettano la meraviglia, l’arte e la bellezza delle opere precedenti.

© 2009 Ora Muoio, Dammi Tempo. All Rights Reserved.

This blog is powered by Wordpress and Magatheme by Bryan Helmig.