Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

LODatO eri, mio ALFANO

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In principio fu il “Lodo Maccanico“, successivamente rinominato in “Lodo Schifani” o per alcuni in “Lodo Berlusconi“, la Legge 20 giugno 2003, n. 140 “Disposizioni per l’attuazione dell’articolo 68 della Costituzione nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato”. Durò 212 giorni, dal 22 Giugno 2003 al 20 Gennaio 2004, data in cui fu dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale nella parte relativa ai “processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato“. L’intento iniziale del Senatore della Margherita Antonio Maccanico era quello di di evitare che nel semestre di presidenza italiana del Consiglio europeo potesse essere lesa l’immagine internazionale dell’Italia con la condanna del Presidente del Consiglio in un processo. In realtà Renato Schifani la modificò con un maxi emendamento e l’ultima modifica, fatta dallo stesso Silvio Berlusconi, che diceva:

Non possono essere sottoposti a processi penali, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione fino alla cessazione delle medesime, il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, il Presidente della Camera dei Deputati, il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Presidente della Corte Costituzionale

servì all’allora Premier per l’assoluzione dal processo SME grazie all’intervenuta amnistia derivante dall’applicazione del lodo. Il “Lodo Schifani” fu ritenuto dai giudici della consulta incostituzionale perchè violava l’articolo 3 (Principio di Eguaglianza) e l’articolo 24 (Diritto di Azione in Giudizio e di Difesa) della Costituzione. 1645 giorni dopo, cioè circa 4 anni e mezzo dopo il rigetto del “Lodo Schifani”, il 22 Luglio 2008 fu approvato il disegno di legge, presentato dal Ministro della Giustizia Angelino Alfano, noto come “Lodo Alfano“. Ufficialmente quella che diventò la legge 124/2008 prevedeva “Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato“. il “Lodo Alfano” ha avuto una vita più lunga del “Lodo Schifani”, con i suoi 442 giorni ha doppiato la legge precedente, ma anche essa è stata dichiarata incostituzionale. La legge promulgata con l’obiettivo di tutelare l’esigenza assoluta della continuità e regolarità dell’esercizio delle più alte funzioni pubbliche è stata rigettata il 7 ottobre 2009 dalla Corte Costituzionale che ne ha dichiarato l’illegittimità costituzionale per violazione degli articoli 3 (Principio di Eguaglianza) che dice:

tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese

e 138 della Costituzione che dice:

le leggi di revisione della Costituzione e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a ‘referendum’ popolare quando entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali. La legge sottoposta a ‘referendum’ non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a ‘referendum’ se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti

Con il “Lodo Alfano” si cercava di tutelare le prime quattro cariche dello stato, quindi si includeva il Presidente del Consiglio e si lasciava fuori il Presidente della Corte Costituzionale, ed anche in questo caso a trarne giovamento è stato il nostor primo ministro Silvio Berlusconi che aveva così evitato, almeno temporaneamente, il processo per corruzione dell’avvocato David Mills, il processo per diffamazione aggravata dall’uso del mezzo televisivo in merito alle relazioni tra le cosiddette Cooperative Rosse e la camorra, il  processo per la compravendita di diritti televisivi. Senza entrare in meriti legali e quant’altra possa essere legato a cavilli burocratici o meno, credo sia chiaro che un esponente e rappresentate dello Stato e del Popolo debba essere al sicuro per la sua totale integrità e non per le leggi che si crea ad hoc. Tornerò un paio di volte sull’argomento, con pensieri sull’accaduto e sulle reazioni, perchè si sa, queste cose non finiscono così. Ora mi Lodo, datemi tempo.

Italia e informazione

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Uno degli elementi che ha contribuito a quello che consideriamo l’incivilimento della società, e quindi il suo divenire via via più complessa, è senza alcun dubbio l’informazione.
Il contributo di questa particolare attività svolta da una fetta di popolazione, bene o male in ogni parte del mondo, è assolutamente rilevante nella vita di ciascun individuo. Grazie all’informazione si apprende, si conosce la realtà che ci circonda e tutto quel che sapete anche voialtri che di informazione vi nutrite ventiquattr’ore su ventiquattro, tra un telegiornale, una chiacchierata o un quotidiano preso in metropolitana.
Quel che subentra, in ogni sfera dell’esistenza, è il potere. Molti filosofi si sono interrogati sulla natura del potere, ma non è quello che faremo in questa sede.
L’interrogativo che sorge, invece, è quanto possa influire il potere nell’ambito dell’informazione.
Prendendo come caso specifico il nostro Paese, dunque l’Italia, possiamo rilevare alcuni elementi che saranno utili a formulare la nostra risposta.
L’Italia è un paese democratico, indi è previsto che in un paese democratico l’informazione sia un diritto di tutti i cittadini che vivono in quel territorio. In un paese non-democratico, è risaputo, limitare l’informazione è tra i bisogni primari di un governo. In una situazione opposta, si da per scontato che tutti i cittadini saranno messi sempre al corrente nella maniera più democratica, egualitaria, limpida e reale possibile.
L’Italia è una nazione presente tra i Paesi del G8 etc., che vanta un articolo costituzionale, il terzo per la precisione, che recita:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Non serve l’intervento di un giurista per capire il concetto, espresso chiaramente nell’articolo. Per cui, un nuovo interrogativo che emerge è: perchè la Repubblica non interviene per rimuovere gli ostacoli di ordine sociale che si sono costituiti negli ultimi tempi?
Non siamo tutti nella stessa condizione, poichè ci sono persone a conoscenza di determinati avvenimenti e altre, che non sono considerate alla stregua delle prime, che vengono imbambolate in vari modi e ricevono informazioni manipolate.
La libertà di informare e di essere informati è stata di fatto limitata, ma basterà  accostare la parolina “Governo” all’idea di potere, e pensare a quanto quel potere faccia in ogni ambito della vita del Paese, nella fattispecie per quel che riguarda i mass media.
Fatti tutti i conti, la risposta sarà che il potere e l’informazione vanno di pari passo, per cui all’interno di un paese democratico, una volta che il potere è detenuto da qualcuno o da più persone che intendano limitare l’accesso ad informazioni che potrebbero rivelarsi scomode, i cittadini vedranno decadere uno dopo l’altro i diritti che la Costituzione dovrebbe garantire.
L’errore principale è quello di dare per scontato che il nostro sia un paese democratico e che rimanga tale, e quindi non prendere in considerazione l’idea di una mobilitazione che si scontri con “forze superiori” per reclamare i diritti sacri e inviolabili che determinano tale democraticità. Quello italiano è un popolo che ama la comodità e preferisce rimanere adagiato sui rimasugli di una pseudo-democrazia, piuttosto che muovere un dito in maniera efficace ed efficiente per non finire sottomesso.
Sebbene ancora il passo verso la non-democrazia non sia propriamente breve, è triste non scorgere alcuna reazione, ma solamente una minima punta di indignazione che si limita a rimanere pura retorica.
Di conseguenza, quando dalla tv inzieranno a sparire i programmi scomodi e gli ultimi che siano da considerare decenti e ci abbufferemo di vere e proprie “porcate” (passatemi il termine) cartacee e non, il popolo italiano avrà quello che si merita. Informazioni filtrate, realtà modificate e abbellite, storie “vere” inventate di sana piana da persone che hanno venduto la loro dignità morale. Perchè è così che sono e perchè a noi ci piace così.

Meno male che c’è anche Mao

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Camminando per le strade di Firenze, mi sono imbattuta in alcuni manifesti che hanno contribuito non poco a farmi innervosire. Trattasi dei manifesti per la commemorazione di Mao, noto leader del PCC morto il 9 settembre 1976.
Nonostante abbia lasciato ferite molto profonde nel paese che governava con dedizione e passione, Mao viene tutt’ora elogiato.

Il boom del maoismo si ebbe già negli anni ’60, quando tra una lotta e l’altra le nuove generazioni credevano fortemente nei valori del comunismo, mai applicati dal Quattro volte grande Mao Zedong. Colpa della disinformazione, si dice oggi. Mi stupisce leggere, tra le righe di Wikipedia, che tra i personaggi celebri che hanno appoggiato l’ideale Maoista, ci sia stata una personalità importante quanto quella di Dario Fo. Mi stupisce che a 33 anni di distanza ci sia ancora gente che abbia il desiderio di commemorare una persona che ha distrutto un Paese grande come la Cina, mettendolo in ginocchio più di quanto non lo fosse già, in nome di ideali che non sono mai esistiti e che mai hanno trovato la corretta applicazione nella realtà. Oggi non si può parlare di disinformazione a riguardo, non ci sono giustificazioni.
Girando per il web, non posso fare a meno di notare che Firenze è particolarmente affezionata alla figura di Mao, per cui leggo della commemorazione del 2008, in cui si parla soprattutto contro il “neoduce” Silvio Berlusconi, inneggiando al proletariato, al colore rosso, ai grandi maestri Marx, Lenin e Stalin con un entusiasmo che fa semplicemente rabbrividire.
Mao Zedong è colpevole della morte di 65.000.000 di innocenti, grazie ai suoi interventi in campo culturale ed economico.
Se diamo per scontato che le persone che celebrano l’anniversario della morte di una figura così importante, conoscano tutti i fatti che lo riguardano, di conseguenza viene da chiedersi com’è possibile che tutto questo avvenga. Che si vada contro un neoduce, perchè si teme il ritorno dell’estrema destra, e si passa all’estrema sinistra, elogiando un personaggio che ha mietuto più vittime di quanto non abbiano fatto Hitler e Stalin messi insieme.
Mi chiedo se siano a conoscenza dei campi di lavoro dove migliaia di cinesi sono stati torturati in maniera atroce, anche per le strade, come monito per il resto della popolazione. Se siano a conoscenza di come sia stato prodotto l’acciaio che incrementava l’economia del Paese, dei giochetti tra la Cina e l’Unione Sovietica, del Grande Balzo in Avanti che ha portato la carestia, dell’elevato tasso di suicidi e di mortalità infantile, e di qualunque altra fascia d’età. Della rivoluzione culturale, che ha visto finire tra le fiamme i più grandi tesori della secolare cultura cinese, la distruzione di migliaia di opere, di ogni genere, in nome del comunismo e di Mao.

Mi chiedo se siano a conoscenza che tutt’ora il volto di un uomo del genere domini su Piazza Tienanmen, la stessa in cui, sempre in nome dell’ideale comunista, è stato sparso sangue innocente. Mi chiedo se siano a conoscenza dell’odio profondo provato da Mao nei confronti della classe contadina, la stessa che poi ha supportato per raggiungere l’apice, per il potere. Lo stesso potere che volevano Mussolini, Stalin, Hitler, senza che si facciano ora distinzioni di colore politico. Quando un ideale è sano, non importa da che parte stia. Importa che un intero paese non ne paghi le conseguenze. Importa che sia da esempio per non veder ripetere sempre gli stessi errori. Importa che una civiltà progredita e modernizzata impari a divenire concreta, smettendo di andare contro determinati personaggi soltanto per partito preso, elogiandone di peggiori, per lo stesso motivo. Importa che il comunismo non è quello. Il comunismo non è.

Un’ottima annata

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Se nel 1809 non fosse nato Louis Braille, forse i non vedenti non avrebbero avuto la possibilità di leggere. Se lo stesso anno non ci avesse regalato Charles Darwin e Abraham Lincoln, da che parte sarebbe andata la storia? E se non fosse nato nemmeno Edgar Allan Poe, ci sarebbe stato uno spazio vuoto nel mondo della letteratura?

Doppio anniversario per il leggendario  Geronimo, nato nel 1829 e morto nel 1909. Come dimenticare il 1929, invece, con il crollo di Wall Street e la Grande Depressione? Lo stesso anno vede la stipulazione dei Patti Lateranensi, la strage di San Valentino (Al Capone), la nascita di Braccio di Ferro. Nel 1939 iniziava la Seconda Guerra Mondiale, il 1949 vede la nascita del COMECON nei paesi dell’Europa dell’Est mentre  in America si celebra la grandezza di Joe Di Maggio. Nascono la Repubblica Federale Tedesca (RFT) e la Repubblica Popolare Cinese di Mao.

Nel 1959, invece, viene rovesciato il regime di Fulgencio Batista a Cuba, per mano di Fidel Castro, la Barbie fa il suo ingresso nel mondo, Aldo Moro diviene segretario della DC. L’anno seguente, in Cecoslovacchia prende vita la Primavera di Praga, Jan Palach si da fuoco per protestare contro l’invasione dell’URSS. Muore Bryan Jones dei Rolling Stones, che terranno un concerto storico in suo onore ad Hyde Park, Armstrong e Aldrin sono i primi uomini a mettere piede sulla LunaGheddafi subentra nella politica libica con un colpo di Stato ed è anche l’anno del terrorismo nero e quindi della Strage di Piazza Fontana, l’Italia è in pieno autunno caldo. E’ l’anno di Woodstock.

Il 1979 vede il riavvicinamento di Cina e USA, mentre viene deposto il regime di Pol-Pot in Cambogia, dopo aver provocato la morte di circa un terzo della popolazione del Paese. Muore Syd Vicious dei Sex Pistols e viene concluso, a Catanzaro, il processo per la Strage di Piazza Fontana. E’ l’anno della morte di Aldo Moro e di Peppino Impastato, della prima donna al governo inglese, Margaret Thatcher. L’anno dei sandinisti al potere in Nicaragua e dell’ascesa di Saddam Hussein, del sequestro De Andrè-Ghezzi, l’URSS invade l’Afghanistan.

Il 1989 vede finalmente la caduta del muro di Berlino, si conclude il processo per la strage di Piazza della Loggia con l’assoluzione di tutti gli imputati, è l’anno della nascita di internet, della morte di Salvador Dalì, in Polonia viene riconosciuto il movimento Solidarnosc mentre a Pechino si assite alla repressione di Piazza Tiananmen. In Cecoslovacchia prende vita la Rivoluzione di Velluto, Havel diventa presidente, inizia la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Dieci anni dopo nasce ufficialmente l’Euro, Prodi è presidente dell’UE, la NATO interviene in Jugoslavia per fermare la repressione attuata da Milosevic, le Brigate Rosse uccidono Massimo D’Antona, muoiono Fabrizio De Andrè, Joe Di Maggio, Stanley Kubrick.

Il 2009 è l’anno internazionale dell’Astronomia, l’anno del PD di Franceschini, del Popolo delle Libertà che diviene unico partito, l’anno di Obama alla presidenza USA, del terremoto e del  G8 a L’Aquila, del divorzio e degli scandali di Silvio Berlusconi, della visita del Papa in Terra Santa, delle guerre infinite in Medioriente, dell’Onda Verde di Moussavi, del colpo di stato in Honduras, della morte di Eluana Englaro e quella ancor più seguita, di Michael Jackson. L’anno di Marco Carta che vince Sanremo e di Alessandra Amoroso che vince Amici. Impossibile riportare tutti gli eventi ma comunque anche questa pare sia storia.

Ci siamo dentro. Ora la riscrivo, datemi tempo.

Questo blog alza la voce contro il decreto Alfano

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Io non mi interesso delle dinamiche sociali, ma far tacere appositamente i blog come segno di protesta contro il decreto che vuole mettere a tacere i blog, mi sembra come un voler accontentare le loro richieste. Questo blog oggi parla, come parla ogni qual volta abbia voglia di farlo.

L’ingiustizia della giustizia

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Pochi giorni fa si è ampiamente parlato della truffa del secolo messa in atto da Bernard Mudoff. L’imprenditore statunitense ha commesso una truffa dell’importo di 50 milioni di dollari ed è stato condannato a 150 anni di carcere. Mudoff è diventato quasi una leggenda, di certo il mito dei truffatori, è subito nata una pagina su wikipedia. La condanna pare eccessiva, soprattutto perchè Mudoff, classe 1938, molto probabilmente non sconterà nemmeno la metà degli anni di prigione ai quali è stato destinato. Ma si sa, è una condanna esemplare, simbolica se vogliamo, e poi in molti stati del Paese stars and stripes vige ancora la pena di morte, lì è tutta un’altra storia.

In Italia invece, si passa all’altro estremo. Un uomo ruba un pacco di wafer e viene condannato a tre anni di carcere.

Un uomo che ubriaco e drogato ne investe un altro uccidendolo, invece, viene prontamente rilasciato.  Poi c’è chi viene espulso, ritorna, viene fermato e poi rilasciato. E se pensavate che fosse finita qui, vi siete sbagliati. Se pensavate, inoltre, che fosse impossibile condannare ai domiciliari un clochard poichè sprovvisto di un tetto sotto il quale ripararsi, vi siete doppiamente sbagliati. Nulla è impossibile, e infatti accade anche questo.

La lista potrebbe continuare all’infinito. Numerosi sono i casi di leggi applicate male, giustizia latitante, una legge che deve essere uguale per tutti, motto esposto nei tribunali, parole al vento, come tante, in questa meravigliosa Italia.

Gioia ed evoluzione

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Dev’essere proprio vero che la storia si ripete, che è ciclica e si ripresenta sempre allo stesso modo. Anni e anni, addirittura secoli, di filosofie buttate su quest’argomento mentre nel frattempo ci si scervellava sull’evoluzione della specie e delle specie e la storia continuava a ripetersi:  guerra, rivoluzione, stasi e poi di nuovo guerra. Pace mai, quella resta sempre troppo lontana per essere raggiunta.

I tempi cambiano ma l’evoluzione dell’uomo dev’essere rimasta bloccata in qualche ingranaggio temporale. Si vestirà meglio e avrà una dimora più confortevole, ma la sostanza rimane la stessa.

A proposito di dimora confortevole, scalpore e proteste per la presenza di Gheddafi a Roma, che per non sentire la mancanza di casa si fa allestire una tenda beduina a Villa Pamphili. Il leader libico sembra non essere nuovo a queste strane richieste, e prontamente l’Italia si mostra efficiente nell’accontentarlo.

E prontamente, ancora una volta l’Italia finisce col subire le scelte di chi deve proteggersi dagli occhi indiscreti del bel Paese. Che non si dica che ne vengono fuori leggi ad personam, semplicemente si tratta di un ddl di sicurezza che lascia ampio margine d’azione e conversazione a chi vuole agire contro la legge. Una buona trovata per far sentire gli italiani al sicuro, insomma.

Allontanadoci dall’Italia e spostandoci un pò più a nord, in Irlanda si parla ancora di preti pedofili. La questione era stata accantonata dai media, adesso torna a galla grazie all’appello del papa Benedetto XVI, chiede che sia fatta giustizia. Non era stata proprio la chiesa a proteggere e nascondere i reati commessi da preti?

Prosegue l’evoluzione con un ritorno all’antisemitismo. A Washington, al Museo della Shoah , un anziano visitatore spara ad altri visitatori, uccidendo una guardia e ferendone un’altra. Cosa non si fa per mantenere integra e pura la propria razza…

In America, ai tempi della colonizzazione, venivano sterminati i “pellerossa”. Cambiano i tempi, cambiano i mezzi. Nel 2009 la foresta Amazzonica continua ad essere progressivamente distrutta, un prete (si spera non pedofilo) che cerca di difendere la popolazione locale viene accusato di istigare alla rivolta, mentre vengono calpestati i diritti degli indigeni.

Cosa è cambiato, allora?

Ora mi evolvo, dammi tempo.

L'evoluzione dell'uomo

L'evoluzione dell'uomo

60 anni, 1984, oggi

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Sono passati 60 anni da quando George Orwell pubblicò “1984“, romanzo scritto nel 1948 ed il cui nome naque invertendo le ultime due cifre .

1949 – Nel libro il protagonista Winston Smith aveva l’incarico di aggiornare i libri e gli articoli di giornale con il fine di rendere veritiere e reali le previsioni fatte dal partito.
2009 – Studio Aperto dice che “Berlusconi è stato assolto dal caso Mills” mentre altri media generano “informazione ad hoc“.

1949 - In “1984″ se non si accetta il condizionamento sociopolitico del Socing, si applica la tecnica del Bispensiero attraverso tre fasi: apprendimento, comprensione, accettazione. Si infligge dolore. Si lascia il soggetto solo per capire la propria solitudine. Lo si porta innanzi alle proprie paure per farlo cedere.
2009 – Le TV e i giornali passano notizie sui problemi della spazzatura, sulla crisi economica, sul terremoto. I media proclamano i consensi riscossi dal Premier (il cavalier Silvio Berlusconi): 75% personali, 45% di partito. Dopo elezioni ci si chiede cosa resta di una Sinistra ormai allo sbando e si proclama l’assoluto primato.

1949 – George Orwell per la prima volta nomina il “Grande Fratello”.
2009 – Il “Grande Fratello è quasi realtà, non quello del reaity show. Vogliono regolamentare internet, vogliono controllare gni cosa che facciamo.

1949 – Era un’ipotesi che non doveva mai realizzarsi, non c’era bisogno di tempo.
2009 – Ora vi controlla, dategli tempo.

Come la ghianda il maiale, così i compensi non retribuiti la SIAE

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In Italia esiste la Società Italiana degli Autori ed Editori (SIAE):

un ente

pubblico economico a base associativa, preposto alla protezione e all’esercizio dei diritti d’autore (copyright).

La SIAE agisce come ente intermediario tra il pubblico e le industrie culturali, occupandosi di:

  1. concedere licenze e autorizzazioni per lo sfruttamento economico di opere, per conto e nell’interesse degli aventi diritto
  2. percepire i proventi derivanti dalle licenze/autorizzazioni
  3. ripartire i proventi tra gli aventi diritto.

Oltre a ciò può esercitare altri compiti connessi con la protezione delle opere dell’ingegno e può assumere, per conto dello stato, di enti pubblici o privati, servizio di accertamento e di percezione di tasse, contributi, diritti.

Definiti compiti e scopi della SIAE, ci sono alcune domande da porsi su dettagli ben più nascosti. Tre cose sono da evidenziare, l’”obbligo del bollino“, l’”equo compenso” e “la tutela dei diritti di esecuzione“.

Partiamo dal fatidico “bollino”, il contrassegno SIAE, che secondo l’articolo 181 bis della Legge n. 633/1941 dovrebbe essere apposto su ogni supporto che contiene opere protette dal diritto d’autore. Ma esistono sentenze della Corte di Giustizia delle Comunità Europee e di della Corte di Cassazione, le quali decretano che l’assenza del bollino SIAE non non costituisce reato. Esistono inoltre sentenze di diversi trubinale che assolvono imprenditori e rimborsano aziende per l’acquisto dei contrassegni SIAE. Addirittura la direttiva è quella di non obbligare all’uso dei contrassegni SIAE.

Nonostante ciò, un decreto legge del Presidente del Consiglio dei Ministri del 23 febbraio 2009 reintroduce l’obbligo del bollino SIAE, tra l’altro con efficacia retroattivo, provocando non pochi problemi ed inserendo di fatto diverse persone e aziende in uno stato di illegalità vissuta.

La parte migliore arriva nel fatto che anche per le opere di autori ed editori non iscritti alla SIAE. Quindi se una persona decide di produrre un CD con del proprio materiale (siano fotografie, musica, film o altro materiale multimediale) e vuole venderlo senza che i suoi interessi vengano gestiti dalla SIAE dovrà comunque pagare il prezzo del bollino. La SIAE naturalmente dovrebbe dividere i compensi tra gli interessati e dare la propria parte a chi non è iscritto nei loro registri, non si interesserà mai di andare a chiedere nulla, non vuole percepire nulla.

Passando al cosiddetto equo compenso, in questo caso si parla del compenso che la SIAE sui supporti vergini venduti in Italia. In pratica quando viene acquistato un CD, DVD, musicassetta, cassetta VHS, memorie digitali (SD Flash Card, memorie USB, hard disk, etc), pellicole fotografiche. La SIAE quindi, e con essa lo statao Italiano che permette tale cosa, presume che un utente, acquistando uno dei suddetti supporti, registrerà materiale protetto dai diritti d’autore.

Ciò significa che anche se memorizzate i vostri documenti su un hard disk, scattate foto della vostra festa di laurea, copiate un software libero, una distribuzione Linux, musica sotto Creative Commons, vostre incisioni musicali e chi più ne ha più ne metta, pagate la tassa sul diritto d’autore e sul copyright, per materiale creato da voi e per voi.

La tutela dei diritti di esecuzioni è quella che riserva ad un autore il diritto ad esigere un compenso ogni volta che un’opera musicale è rappresentata in pubblico, eseguita, diffusa, riprodotta. LA SIAE però pretende che anche nell’esecuzione di opere libere venga redatta una lista dei brani eseguiti e pagata una tassa. MA anche in questo caso, i compensi a chi andranno sei gli autori non sono iscritti alla SIAE?

Tralasciando i dettagli sulla suddivisione dei compensi, a me sembra che qui qualcosa di assurdo ci sia veramente, oltre al fatto che non capisco il perché in Italia ci sia una sola “azienda” che svolge tale compito, mi chiedo veramente chi, come e perché guadagna dalla SIAE. In Italia la SIAE non ha pagato compensi ad almeno 1413 autori a cui spettavano le loro parti, esiste una lista pubblica di tali nominativi, che ne dite di cercarli e fare si che questi poveri autori almeno ricevano i loro compensi e che tali soldi non restino nelle casse della SIAE?

Io che altro dire non so, o forse lo ma preferisco stare zitto per non sputare rabbia e sentenze per una tra le tante cause perse.
Io vorrei che la libertà fosse gestita come tale e non ci fossero soprusi avallati da leggi ingiuste ed anticostituzionali.

Io ora mi iscrivo alla SIAE, datemi opere.

Non è un paese per immigrati

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La politica italiana guarda sempre più al progresso. L’ultimo “risultato storico” giunge dal canale di Sicilia, dal quale sono stati respinti 227 emigranti clandestini provenienti dalla Libia e diretti a Lampedusa,  soccorsi e poi riportati a Tripoli da due motovedette della Guardia Costiera e una della Guardia di Finanza. La decisione è stata presa durante la notte, dopo una trattativa tra i due Paesi. Molto soddisfatto appare il ministro dell’Interno Roberto Maroni, parlando di una svolta della politica italiana nel contrasto all’immigrazione clandestina che, come ben sappiamo, da tempo è diventata ormai un problema spesso degenerato in casi di xenofobia. In accordo con Maroni si trova anche il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha dichiarato che l’Italia non dev’essere un paese multietnico, al contrario di quanto auspicato dalla sinistra.

Dalle naturali opposizioni sorte dalla vicenda, la risposta viene data è che, in pieno accordo con le disposizioni degli accordi europei ed internazionali, è stata offerta l’assistenza in mare, ma in Italia potranno entrare soltanto coloro che saranno in grado di chiedere il diritto d’asilo, in base a quanto previsto, appunto, dagli accordi e potrà essere respinto chi dovesse essere individuato al di fuori delle acque territoriali.
Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini non è dell’idea che i respingimenti degli immigrati siano violazioni del diritto internazionale, ritiene necessario valutare se l’immigrato ha titolo per chiedere o meno il diritto d’asilo, ma si dissocia dalla questione sollevata da Berlusconi che riguarda la multietnicità del nostro Paese. A riguardo, risponde prontamente la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), sostenendo che l’Italia è già un paese multietnico e multiculturale.
Il ministro degli Esteri Frattini parla del respingimento come di una linea da adottare in nome di una causa europea, poichè l’immigrazione ha assunto un certo peso in altri Paesi che non sono solo l’Italia o Malta, ma anche la Francia, la Germania o l’Olanda.
Maroni sostiene però che la linea adottata sia stata molto efficace ed oltre ad essere pienamente conforme a tutte le normative internazionali trova largo consenso tra la popolazione italiana.

L’unico largo consenso che io riscontro è quello della Lega, che gioisce delle decisioni prese da Berlusconi, con Umberto Bossi che commenta: “Stiamo facendo proseliti, le nostre idee camminano perché hanno gambe”.
Per il resto, i consensi che ne derivano sono la scontata ed inevitabile opposizione del PD,  dell’Italia dei Valori, Rifondazione, insomma da tutta la sinistra, oltre al Vaticano, già in parte menzionato con la CEI. Se vogliamo oltrepassare il confine, le lamentele arrivano dal Consiglio d’Europa, dal quale interviene direttamente il commissario per i diritti umani Thomas Hammarberg, e non manca l’ONU.
Dopo le provocazioni avanzate dalla Lega, accusata di razzismo in seguito alla possibilità di proporre all’ATM dei vagoni esclusivamente “milanesi” a causa dell’alta percentuale di presenza di extracomunitari e la  legge anti-kebab varata dal Consiglio regionale Lombardo, questo sembra essere un gesto ben più drastico che porta dritti sulla strada della xenofobia ed inoltre ricorda tempi che il popolo italiano di certo non vorrebbe veder tornare.
Nonostante l’immigrazione sia un problema serio e difficile da affrontare, è questa la strada giusta da intraprendere? E realmente gli italiani ritengono efficace la linea adottata dal ministro Maroni?
Chi si è preso cura dei 277 emigranti ritornati a Tripoli?
Affermare che l’Italia non sarà un paese multietnico oltre a cozzare con le idee di sinistra, sembra far ristagnare quei valori (chiamiamoli così) che avremmo voluto seppellire una volta per tutte. Non tornerà mica a galla il mito della razza? Ci ritroveremo nelle scuole gli insegnanti che, come Benigni ne “La vita è bella” ci spiegheranno la bellezza e l’importanza dell’ombelico italico, male che vada.

Ora ti respingo, dammi tempo.

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