Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

LODatO eri, mio ALFANO

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In principio fu il “Lodo Maccanico“, successivamente rinominato in “Lodo Schifani” o per alcuni in “Lodo “, la Legge 20 giugno 2003, n. 140 “Disposizioni per l’attuazione dell’articolo 68 della nonché in materia di processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato”. Durò 212 giorni, dal 22 Giugno 2003 al 20 Gennaio 2004, data in cui fu dichiarata incostituzionale dalla Corte Costituzionale nella parte relativa ai “processi penali nei confronti delle alte cariche dello Stato“. L’intento iniziale del Senatore della Margherita Antonio Maccanico era quello di di evitare che nel semestre di presidenza italiana del Consiglio europeo potesse essere lesa l’immagine internazionale dell’Italia con la condanna del Presidente del Consiglio in un processo. In realtà Renato Schifani la modificò con un maxi emendamento e l’ultima modifica, fatta dallo stesso Silvio , che diceva:

Non possono essere sottoposti a processi penali, per qualsiasi reato anche riguardante fatti antecedenti l’assunzione della carica o della funzione fino alla cessazione delle medesime, il Presidente della Repubblica, il Presidente del Senato, il Presidente della Camera dei Deputati, il Presidente del Consiglio dei Ministri, il Presidente della Corte Costituzionale

servì all’allora Premier per l’assoluzione dal processo SME grazie all’intervenuta amnistia derivante dall’applicazione del lodo. Il “Lodo Schifani” fu ritenuto dai giudici della consulta incostituzionale perchè violava l’articolo 3 (Principio di Eguaglianza) e l’articolo 24 (Diritto di Azione in Giudizio e di Difesa) della . 1645 giorni dopo, cioè circa 4 anni e mezzo dopo il rigetto del “Lodo Schifani”, il 22 Luglio 2008 fu approvato il disegno di legge, presentato dal Ministro della Giustizia Angelino Alfano, noto come “Lodo Alfano“. Ufficialmente quella che diventò la legge 124/2008 prevedeva “Disposizioni in materia di sospensione del processo penale nei confronti delle alte cariche dello Stato“. il “Lodo Alfano” ha avuto una vita più lunga del “Lodo Schifani”, con i suoi 442 giorni ha doppiato la legge precedente, ma anche essa è stata dichiarata incostituzionale. La legge promulgata con l’obiettivo di tutelare l’esigenza assoluta della continuità e regolarità dell’esercizio delle più alte funzioni pubbliche è stata rigettata il 7 ottobre 2009 dalla Corte Costituzionale che ne ha dichiarato l’illegittimità costituzionale per violazione degli articoli 3 (Principio di Eguaglianza) che dice:

tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali. È compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine economico e sociale, che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese

e 138 della che dice:

le leggi di revisione della e le altre leggi costituzionali sono adottate da ciascuna Camera con due successive deliberazioni ad intervallo non minore di tre mesi, e sono approvate a maggioranza assoluta dei componenti di ciascuna Camera nella seconda votazione. Le leggi stesse sono sottoposte a ‘referendum’ popolare quando entro tre mesi dalla loro pubblicazione, ne facciano domanda un quinto dei membri di una Camera o cinquecentomila elettori o cinque consigli regionali. La legge sottoposta a ‘referendum’ non è promulgata, se non è approvata dalla maggioranza dei voti validi. Non si fa luogo a ‘referendum’ se la legge è stata approvata nella seconda votazione da ciascuna delle Camere a maggioranza dei due terzi dei suoi componenti

Con il “Lodo Alfano” si cercava di tutelare le prime quattro cariche dello stato, quindi si includeva il Presidente del Consiglio e si lasciava fuori il Presidente della Corte Costituzionale, ed anche in questo caso a trarne giovamento è stato il nostor primo ministro Silvio che aveva così evitato, almeno temporaneamente, il processo per corruzione dell’avvocato , il processo per diffamazione aggravata dall’uso del mezzo televisivo in merito alle relazioni tra le cosiddette Cooperative Rosse e la camorra, il  processo per la compravendita di televisivi. Senza entrare in meriti legali e quant’altra possa essere legato a cavilli burocratici o meno, credo sia chiaro che un esponente e rappresentate dello Stato e del Popolo debba essere al sicuro per la sua totale integrità e non per le leggi che si crea ad hoc. Tornerò un paio di volte sull’argomento, con pensieri sull’accaduto e sulle reazioni, perchè si sa, queste cose non finiscono così. Ora mi Lodo, datemi tempo.

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  • Author: Jack
  • Published: ott 2nd, 2009
  • Category: Politica
  • Comments: 2

Il Mignolo col Prof

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Il mignolo col prof

Il mignolo col prof

Mignolo: “Cosa facciamo stasera prof?”
Prof.: “Quello che facciamo tutte le sere Mignolo, tentare di rovinare l’Italia”

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Un assaggio di politica mondiale

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Un gruppo di militari ha arrestato il Presidente dell’Honduras, Manuel Zelaya, conducendolo con la forza in Costa Rica, dove si trova attualmente. Il golpe è stato attuato a causa di un tentativo di riforma di costituzionale, che prevedeva la possibilità di un secondo mandato presidenziale quadriennale. Inoltre, si aggiunge la crisi istituzionale causata dalla recente rimozione del capo maggiore delle forze armate Vasques. Dal Venezuela, Hugo Chavez dichiara di poter prendere provvedimenti seri, che includono un intervento militare, se mai dovessero essere attaccati l’ambasciatore o la sede stessa dell’ambasciata venezuelana.La tensione si concretizza in atti di protesta per richiedere il ritorno di Zelaya in Honduras, mentre a sostituirlo è stato chiamato Roberto Micheletti. Gruppi di militari controllano le sedi di alcuni edifici della pubblica amministrazione, secondo alcune testimonianze sarebbero stati sparati lacrimogeni contro un gruppo di manifestanti. L’UE si schiera contro il colpo di stato, insieme a Colombia, Ecuador, Argentina e Brasile. L’Organizzazione degli Stati Americani ha indetto una riunione di emergenza per discutere del problema. Intanto viene accusato da Zelaya di aver appoggiato il colpo di stato, ma il governo americano si schiera nettamente contro l’azione militare.

Sono tempi duri per , costretto a destreggiarsi tra un paese e l’altro, rispondendo alle accuse che gli vengono rivolte. Da Teheran, Ahmadinejad lo accusa di aver interferito nel processo elettorale iraniano, ma Obama ribatte condannando la e appoggiando i manifestanti, mentre la rivolta continua e l’onda verde di Moussavi non si ferma. Il simbolo della lotta è diventata Neda, la ragazza ventiseienne uccisa durante la protesta. Ahmadinejad continua a rifiutare la possibilità di nuove elezioni, consente il riconteggio dei voti su un campione del 10% delle schede elettorali, nega i brogli e nega la repressione che però è sotto gli occhi di tutti. Nel frattempo vengono rilasciati cinque dei nove addetti iraniani dell’ambasciata britannica a Teheran arrestati ieri, accusati di essere coinvolti nei disordini che hanno sconvolto la città negli ultimi giorni. La protesta si sposta anche in campo artistico. Due studenti iraniani hanno deciso di riprendere “Persepolis“, il fumetto del 2003 di Marjane Satrapi divenuto anche d’animazione nel 2007, per parlare delle ultime contestazioni del Paese, dalle elezioni del 12 giugno fino alla morte di Neda. Solidarietà sotto forma di manifestazioni e simboli arriva da ogni parte del . A Firenze, per esempio, è stato esposto un drappo verde, chiaro segno di appoggio alla causa di Moussavi. La politica mondiale sta indubbiamente vivendo un forte momento di crisi. Forse gli USA, principale paese esportatore di democrazia, riusciranno a riportare l’ordine. Intanto c’è chi pensa ad allentare le tensioni tra la Russia e i paesi della NATO. Silvio Berlusconi, infatti, sembra voler far dimenticare i problemi interni, muovendosi sul piano internazionale, senza mancare della sua inconfondibile ironia.

Dove andremo a finire? Ora ve lo dico, datemi tempo.

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Non è un paese per immigrati

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La politica italiana guarda sempre più al progresso. L’ultimo “risultato storico” giunge dal canale di Sicilia, dal quale sono stati respinti 227 emigranti clandestini provenienti dalla Libia e diretti a Lampedusa,  soccorsi e poi riportati a Tripoli da due motovedette della Guardia Costiera e una della Guardia di Finanza. La decisione è stata presa durante la notte, dopo una trattativa tra i due Paesi. Molto soddisfatto appare il ministro dell’Interno Roberto Maroni, parlando di una svolta della politica italiana nel contrasto all’immigrazione clandestina che, come ben sappiamo, da tempo è diventata ormai un problema spesso degenerato in casi di xenofobia. In accordo con Maroni si trova anche il Presidente del Consiglio Silvio Berlusconi, che ha dichiarato che l’Italia non dev’essere un paese multietnico, al contrario di quanto auspicato dalla .

Dalle naturali opposizioni sorte dalla vicenda, la risposta viene data è che, in pieno accordo con le disposizioni degli accordi europei ed internazionali, è stata offerta l’assistenza in mare, ma in Italia potranno entrare soltanto coloro che saranno in grado di chiedere il diritto d’asilo, in base a quanto previsto, appunto, dagli accordi e potrà essere respinto chi dovesse essere individuato al di fuori delle acque territoriali.
Il Presidente della Camera, Gianfranco Fini non è dell’idea che i respingimenti degli immigrati siano violazioni del diritto internazionale, ritiene necessario valutare se l’immigrato ha titolo per chiedere o meno il diritto d’asilo, ma si dissocia dalla questione sollevata da che riguarda la multietnicità del nostro Paese. A riguardo, risponde prontamente la Conferenza Episcopale Italiana (CEI), sostenendo che l’Italia è già un paese multietnico e multiculturale.
Il ministro degli Frattini parla del respingimento come di una linea da adottare in nome di una causa europea, poichè l’immigrazione ha assunto un certo peso in altri Paesi che non sono solo l’Italia o Malta, ma anche la Francia, la Germania o l’Olanda.
Maroni sostiene però che la linea adottata sia stata molto efficace ed oltre ad essere pienamente conforme a tutte le normative internazionali trova largo consenso tra la popolazione italiana.

L’unico largo consenso che io riscontro è quello della Lega, che gioisce delle decisioni prese da , con Umberto Bossi che commenta: “Stiamo facendo proseliti, le nostre idee camminano perché hanno gambe”.
Per il resto, i consensi che ne derivano sono la scontata ed inevitabile opposizione del PD,  dell’Italia dei Valori, Rifondazione, insomma da tutta la , oltre al Vaticano, già in parte menzionato con la CEI. Se vogliamo oltrepassare il confine, le lamentele arrivano dal Consiglio d’, dal quale interviene direttamente il commissario per i umani Thomas Hammarberg, e non manca l’ONU.
Dopo le provocazioni avanzate dalla , accusata di razzismo in seguito alla possibilità di proporre all’ATM dei vagoni esclusivamente “milanesi” a causa dell’alta percentuale di presenza di extracomunitari e la  legge anti-kebab varata dal Consiglio regionale Lombardo, questo sembra essere un gesto ben più drastico che porta dritti sulla strada della xenofobia ed inoltre ricorda tempi che il popolo italiano di certo non vorrebbe veder tornare.
Nonostante l’immigrazione sia un problema serio e difficile da affrontare, è questa la strada giusta da intraprendere? E realmente gli italiani ritengono efficace la linea adottata dal ministro Maroni?
Chi si è preso cura dei 277 emigranti ritornati a Tripoli?
Affermare che l’Italia non sarà un paese multietnico oltre a cozzare con le idee di , sembra far ristagnare quei valori (chiamiamoli così) che avremmo voluto seppellire una volta per tutte. Non tornerà mica a galla il mito della razza? Ci ritroveremo nelle scuole gli insegnanti che, come Benigni ne “La vita è bella” ci spiegheranno la bellezza e l’importanza dell’ombelico italico, male che vada.

Ora ti respingo, dammi tempo.

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Veronica Lario candidata come anti-premier?

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Mentre arriva il flop del Bagaglino e si spera in una alternativa alla presenza “perpetua” di , può mai essere che la vera risposta sia la moglie del premier?

Veronica Lario va controtendenza, è lei a dissociarsi questa volta, e diversamente da molti altri lei va dalla parte opposta precisando che lei e i suoi figli non sono complici ma vittime di . In risposta ad alcune domande poste dall’Ansa sul dibattito aperto dall’articolo pubblicato ieri su Repubblica dalla Fondazione Farefuturo (che per intenderci è di Fini) dice:

“Voglio che sia chiaro – spiega – che io e i miei figli siamo vittime e non complici di questa situazione. Dobbiamo subirla e ci fa soffrire”,

definisce ciarpame le possibili candidate del , ma è abbastanza esplicita nel dire che cred in un futuro al femminile.

Infine si pronuncia anche sulla presenza di alla festa di una diciottenne di cui si è parlato nei giorni scorsi, dichiarando di essere rimasta molto sorpresa dall’accaduto poichè  pur essendo stato invitato (ma uno al compleanno del figlio deve essere invitato?!?) non è mai stato presente a nessun diciottesimo di alcun figlio.

E allora c’è davvero chi inizia a credere e sperare che una risposta c’è, tra un pò ci sarà chi inizierà a dire “meno male che Veronica c’è”, intanto c’è chi pensa ad una ipotesi già avanzata qualche tempo fa, l’idea di Veronica Lario candidata per il PD interessa molti, il pensiero comune tra lei ed il partito c’è già.
Ora arrivano le intenzioni, datele tempo.

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Nasce il PdL, Muore il popolo

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“È così che muore la libertà, sotto scroscianti applausi.”

Stesso leader: Silvio , nuovo partito: Popolo della Libertà, nuovo statuto approvato con 4 voti contrari e 5 astenuti. Oltre ai 34 membri dell’ufficio di presidenza a governare il nuovo partito, insieme al Cavaliere, ci sono i tre nuovi coordinatori: Ignazio La Russa, Denis Verdini, e Sandro Bondi.

Un congresso che è stato pià che altro uno show, Inno alla Gioia, Inno di Mameli, “Meno male che Silvio c’è”. Show, di cui potete vedere una gallery sul blog di Cristian Belcastro, che sembra il crescendo di una convention americana, con tanto di incoronazione finale del proprio leader. Bionde platinate, giovani in bella vista tra le prime file, tutti esauriti i posti a sedere. Anche se in giro si dice che per riempire i 56 posti di ogni fila è stato fatto un vero e proprio casting per la ricerca delle comparse.

Da più lati sembra provenire il sentore che Fini sia il pericolo di questo nuovo partito, ma questa è un’altra storia.

Hanno parlato di 61 minuti di discorso e di 61 interruzioni a causa degli applausi per il discorso di Silvio .
Si è detto di circa 9000 presenze, hanno parlato di numeri al primo congresso nazionale del Popolo della Libertà.

Definito un tributo a , dopo l’acclamazione, in mattinata, a primo presidente del , acclamazione unanime naturalmente. Seguita dalla nomina a missionari della libertà dei delegati.

Dicevo di sessantuno minuti in cui l’attuale premier ha parlato di politica nazionale e internazionale in tutti i suoi aspetti, in cui ha spiegato il perché è nato il . omaggia Gianfranco Fini, ma omaggia se stesso quando dice di Fini “mi ha riconosciuto una lucida follia. Un po’ matto lo sono stato davvero”, citando Erasmo da Rotterdam, ed elogiando ancora una volta se stesso dicendo che senza ciò “non sarebbe mai nato il . Non vi deluderò”.
Continua poi attaccando l’ormai inesistente dicendo che “è arretrata e faziosa, fa opposizione non al governo ma al Paese”.
Attacca anche gli Stati Uniti incolpandoli della crisi economica internazionale quando dice che essa è “opera di un virus venuto dagli Stati Uniti. Nessuno al può avere una ricetta sicura per debellare questo virus”, mette in luce il suo lavoro e i meriti ottenuti insieme all’esecutivo dicendo “abbiamo agito tempestivamente e con saggezza facendo in modo che non venisse modificata la certezza del consumo e anche per il welfare a sostegno della parte povera della società per la quale”, colpisce nuovamente l’opposizione sul fatto che “i governi di non avevano fatto nulla”.

Il cavaliere si erge a leader e guida, indica la strada da percorerre e su cui proseguire, da al il compito di “guidare la terza ricostruzione dell’Italia”, ricorda il ’94 promettendo l’usicta dalla crisi in una forma migliore e promettendo la costruzione di un nuovo miracolo italiano.

Parla di moralità, parla di fare, parla di onorare il programma politico, parla di fiducia.
Soprattutto parla di cose di cui non dovrebbe parlare.

Tocca diversi temi: il federalismo, indicandolo come una delle vie per la diminuzione delle tasse; l’università, dicendo che è necessario un suo cambiamento e proponendo dei premi solo per le università migliori;  l’ambiente, non esista nel dirsi d’accordo con Barack per l’organizzazione di un forum sull’energia e sui cambiamenti climatici, confermando il “permesso” affinché si tenga la riunione durante il G8 alla Maddalena; continua poi sul decoro urbano, sul piano casa ed infine sui giovani.

, come capita spesso ultimamente, non poteva mancare di sottolineare l’importanza delle riforme istituzionali e costituzionali. Ancora una volta spinge sul fatto che la va cambiata, rivitalizzata e arricchita, definendo tale passo una delle missioni della maggioranza.

Ancora una volta parla di poteri, forza sul fatto che il premier debba avere maggiori poteri, addirittura lamentandosi del fatto che non ha alcun potere a parte quelli che derivano dalla sua autorevolezza, definendo “finti” i poteri assegnati dalla al presidente del Consiglio.

Vuole iniziare dalla riforma dei regolamenti parlamentari, secondo Presidente del Consiglio, “immutati dai tempi della prima Repubblica”, azione che “non mortificherà il Parlamento ma gli restituirà il giusto ruolo e la piena dignità”.
Una riforma che, a detta del Cavaliere; è necessaria affinchè i regolamenti non siano mezzo di ostruzione da parte dell’opposizione, e che a detta mia è necessaria affinchè si compia quel disegno su cui da un pò si gira intorno.

Conferma poi la sua scesa in campo per le europee, attaccando Dario Franceschini, elogiandosi ancora una volta, elogiando il suo coraggio in tale scelta ed eregendosi a bandiera del popolo.
Parlando poi di consensi popolari afferma che in Italia il partito è roami 44% e aggiungendo che un grande partito non si accontenta e si candida a ottenere il 51 per cento dei consensi.

Si rivolge infine alla platea chiedendo “Cos’è dunque il Popolo delle Libertà?” e spiegando, senza dubbi, che “Siamo il Popolo della libertà e alla libertà, alla dignità dell’uomo, ai pari tra uomo e donna, alla sacralità della vita e alla difesa della famiglia naturale, noi non rinunciamo. Gli altri chiamano tutto questo ‘berlusconismo’ ma i nostri riferimenti sono gli stessi del Partito dei popoli europei”.

Insomma, l’ideale perfezione come progettazione, la perfetta idealizzazione come realizzazione?

Un finale poi in grande stile, come già detto: Inno di Mameli, Inno alla Gioia e chiusura con “Meno male che silvio c’è”.

Meno male.

Meno male che ora muoio se ho un pò di tempo.

da Acri A GONFIEVELE

Vignetta di Acri A GONFIEVELE

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