Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Michele Misseri è un orco. E i giornalisti?

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Michele Misseri è un orco. Ha ucciso la nipote e ha fatto sesso con il suo cadavere. O almeno, questo è quanto dice in una delle sue sei versioni.

La vicenda sul delitto Sarah Scazzi è stata un’occasione più ghiotta del terremoto a L’Aquila per i giornalisti, tant’è che ormai si sono trasferiti tutti ad Avetrana, ci sono servizi su Sarah Scazzi a tutte le ore, aggiornamento in tempo reale. Manca solo che i pm aprano un account su Facebook o Twitter per comunicare con i fan della scena del crimine.

Tutti avranno sicuramente visto la crisi isterica di Valentina Misseri che ha urlato ai giornalisti accaniti di fronte casa di smetterla, e poi ha aggiunto “Mia sorella l’avete rovinata voi”. Certo, un’affermazione pesante. Ma non è normale che i giornalisti continuino ad andare da persone sofferenti a chiedere come stanno. Dovrebbero rinchiuderli tutti, specialmente quando vanno da Concetta Serrano a chiederle cosa pensa di suo cognato e “Chi ha ucciso sua figlia secondo lei?” per poi lamentarsi della freddezza di quella donna. E dovrebbe essere censurata l’espressione “tristezza standard” di Barbara D’Urso, che ha difeso a spada tratta l’innocenza di quella che oggi è considerata un’assassina.

Il giornalismo è un mestiere vergognoso per chi non lo sa svolgere. E come ho già detto, in questo squallido Paese solo il 10% dei giornalisti è capace di compiere il proprio mestiere.  Perché, parafrasando una celebre frase, si può essere professionisti, senza mai perdere la tenerezza.

Dov’è finita l’umanità? Ora lo scopro, datemi tempo.

Strage di Bologna. 2 Agosto 1980 – 2 Agosto 2010. 30 anni.

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Era il 2 Agosto 1980, l’orologio segnava le 10:25, un boato scosse l’aria e nella sala d’aspetto di 2º classe della Stazione di Bologna Centrale, dove il pieno di persone in partenza o di ritorno dalle vacanze era assicurato, un ordigno a tempo esplose e fu la causa del crollo dell’ala ovest della Stazione.
Fu un’operazione precisissima e studiata, la bomba era posizionata con precisione militare, su un tavolino portabagagli alto 50 centimetri posizionato sotto il muro portante dell’ala ovest, lo scopo era quello di aumentare l’effetto dell’esplosione, in ciò fu perfetto, perfetto e cattivo, 25 kg di esplosivo che non lasciano scampo.

Strage di Bologna - 2 Agosto 1980

Strage di Bologna - 2 Agosto 1980

All’epoca i giornali intitolarano senza troppi limiti, e poco dopo Giuseppe Fioravanti (meglio noto come Giusva Fioravanti) ed il suo gruppo dei NAR furono incolpati della vicenda, negarano sempre e oggi ancora, in tutto ciò fu implicato anche Licio Gelli, forse per caso, forse no, era a capo della P2.
La gravità dei fatti fu comunque subito chiara, la scossa che diede l’accaduto non passò inosservata, vi fu una manifestazione di protesta in Piazza Maggiore durante la celebrazione dei funerali delle vittime che fece capire quanto la città fosse presente.

85 vittime, 85 persone morte,questo il resoconto finale della tragica esplosione, senza dimenticare gli oltre 200 feriti, di cui addirittura molti mutilati.

Oggi, a trent’anni da quel giorno, molti ancora chiedono giustizia, mentre infuriano le polemiche per la mancata presenza dei rappresentanti del governo che il Ministro della Difesa Ignazio La Russa giustifica richiamando il fatto che gli esponenti dello stato sono sempre stati fischiati negli anni precedenti.

Credo ci sia poco da dire, molto da riflettere. Oggi non ci sarà nessuno del governo, dove la situazione è esplosiva già di suo, ma ci sarà il mio pensiero, ci sarà il vostro, ci sarà un Italia che vuole essere migliore e che vuole giustizia.

Ora esplodono, dategli tempo.

Addio ad Eleonora Chiavarelli, moglie di Aldo Moro

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La vedova di Aldo Moro si è spenta sabato scorso all’età di 94 anni, dopo essere stata una figura invisibile e riservata, conosciuta solo in seguito al rapimento e all’uccisione di Moro.

“Ti abbraccio forte, Noretta mia, morirei felice se avessi il segno della vostra presenza”.

Così le scriveva il marito durante la sua prigionia, ed Eleonora Chiavarelli, moglie di Aldo Moro, non partecipò ai funerali del marito per protestare contro la DC, che non riuscì mai a perdonare.

Magari adesso sono finalmente insieme, un saluto anche a te, Noretta.

Di Rosarno e di altri demoni

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La storia è ciclica. Siamo arrivati anche a New York. Inutile aggiungere altre parole.

“Il tuo Cristo è ebreo. La tua democrazia greca. Il tuo caffè brasiliano. La tua vacanza turca. I tuoi numeri arabi. Il tuo alfabeto latino. Solo il tuo vicino è straniero”

(1994, manifesto sui muri di Berlino)

Ora ti sposo dammi tempo

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La notizia più discussa degli ultimi giorni è che Donatella Papi vuole sposare Angelo Izzo, meglio noto come “Il Mostro del Circeo“.
Per chi non lo sapesse, ormai questa donna ha una credibilità e una stima pari a zero da parte dell’opinione pubblica, considerata, suppongo e spero, nella sua totalità.
Ex giornalista de “Il Giornale”, Donatella Papi ha suscitato scalpore per la sua decisione, ma in particolar modo per le affermazioni che ne sono venute fuori. Per meglio comprendere la reazione dell’opinione pubblica, ripercorriamo rapidamente la biografia dell’uomo che dovrebbe diventare suo marito.
Nel 1975 Angelo Izzo è il protagonista, insieme a Giovanni Guido e Andrea Ghira del Massacro del Circeo, ovvero, per farla molto breve, ha stuprato ed ucciso due ragazze.
Izzo finisce in carcere. Gli viene concessa la semi-libertà nel 2005. Questo gli permette di uccidere altre due donne, per cui il Mostro del Circeo torna in carcere e nel 2007 viene condannato all’ergastolo.
Con occhio poco rassicurante, Izzo rimane impassibile di fronte ai familiari delle sue vittime, con un sorriso malsano e a dir poco inquietante. Queste persone nel corso degli anni non hanno potuto smaltire il dolore della perdita, ma quantomeno vorrebbero tirare un piccolo sospiro di sollievo nell’avere la certezza che giustizia sia stata fatta e che quell’uomo possa rimanere in carcere fino alla sua morte.
Per quanto anomalo e incredibile possa risultare, nessuno può negare l’amore a due persone, al di là dei fatti che contraddistinguono le loro esistenze.
Sebbene tutto ciò appaia estremamente assurdo, quello che più colpisce non è tanto l’amore che i due sostengono di provare tanto da volere il matrimonio (si sono visti in una sola occasione, per il resto la loro storia è basata su un rapporto esclusivamente epistolare), ma più che altro la capacità e il coraggio poco ammirevole di questa donna di voler riprendere il caso sostenendo l’innocenza di un reo confesso.
Quest’ultimo ha scritto anche un libro, non pubblicato, in cui si riferisce chiaramente agli stupri e agli omicidi commessi, la verità è più che evidente, ma questa donna, oltre ad essere resa cieca dall’amore (presunto o reale che sia), sembra aver perso anche ogni barlume di razionalità e, se vogliamo aggiungerlo, di rispetto per se stessa in quanto donna e probabilmente potenziale vittima.
Nelle varie trasmissioni in cui è stata ospitata, Donatella Papi ha portato avanti la sua battaglia, ma immediatamente sia i conduttori che gli ospiti, hanno ritenuto opportuno dissociarsi da quanto detto dall’ex giornalista. Una persona tra il pubblico, a “Domenica 5″ condotta da Barbara D’Urso, ha sostenuto che oltre al matrimonio sarebbe opportuno procedere anche con l’estrema unzione. Questa piccola frase racchiude semplicemente gli intenti della donna.
Con sguardo tutt’altro che lucido e con una calma da mettere quasi paura, Donatella Papi cerca di offire delle motivazioni che risultano essere solamente un continuo arrampicarsi sugli specchi. E spesso scivola, lasciandosi andare ad affermazioni dure ed inconcepibili. “Che cos’è dopotutto la violenza sulle donne?”. Essa, secondo la Papi, è semplicemente frutto delle provocazioni che le donne lanciano agli uomini.
Sbandierando le sue lettere d’amore, proclama a gran voce l’innocenza di un uomo che è stato capace di fare del male per ben quattro volte, senza battere ciglio. Il pubblico è assolutamente contrariato, lei parla di Dante, di Ulisse, di argomenti che nulla hanno a che vedere con un pluriomicida.
Una creatura del genere, che di umano conserva ben poco, non merita perdono. Nessuna concezione religiosa nè d’altro tipo può permettere il perdono di un atto simile, confessato e ripetuto nuovamente.
L’amore è senza dubbio un sentimento che merita rispetto, ma si può considerare un uomo del genere capace di amare, onorare e rispettare una donna?
Può essere considerata sana una donna che va incontro ad un uomo del genere?
Per quanto importante e nobile sia questo sentimento, credete che sia giusto concedere ad Angelo Izzo, un Mostro, la libertà di amare, dopo aver privato quattro donne della libertà di vivere?

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