Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

L’Italia è un Paese libero: God Save the Premier

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Ok, ho deciso. IlGiornale.it è il mio preferito. Addio al Corriere e Repubblica e PeaceReporter e quant’altro, io oggi dichiaro ufficialmente il mio amore per IlGiornale. Perché è come Emilio Fede: mi fa ridere. E si sa che in questo mondo crudele, c’è un infinito bisogno di sorrisi.

Mi spiace sembrare monotona, ma l’argomento m’appassiona, come succede un po’ a tutti gli italiani. Silvio Berlusconi ogni giorno ci offre così tante argomentazioni che se lo vedessi lo bacerei e lo ringrazierei senza chiedergli un centesimo. Ci lamentiamo sempre che al giorno d’oggi stiamo sempre abbracciati ai monitor dei pc e non c’è comunicazione. Meno male che Silvio c’è, perché tanto “Silvioberlusconi” è un termine (sì, uno) più gettonato di “Facebook” e se non ci fosse Silvio, Facebook a un certo punto non ci offrirebbe molto materiale di cui discutere, a meno che qualcuno non saccheggi le nostre fattorie di Farmville. Lui lo fa per noi.

Il prossimo 25 marzo al cinema arriverà un documentario che ha già suscitato scalpore. E’ “Silvio Forever” e la Rai ha deciso di non passare il trailer nelle sue reti, perché è “inopportuno” e perché non rende giustizia alla memoria della defunta cara madre di Silvio Berlusconi. E poi perché utilizza male la satira. Puntuale, arriva l’attacco da IlGiornale.it, contro la LuckyRed che ha osato proporre una pellicola così scandalosa e sacrilega. Dopo un’indignata introduzione, Pedro Armocida ci offre qualche delucidazione sulla casa di produzione:

A portarla nelle sale sarà la Lucky Red di Andrea Occhipinti che già in passato ha firmato un altro tassello di quella che sta diventando una vera e propria documentaristica antiberlusconiana, Viva Zapatero! di Sabina Guzzanti. Le due operazioni hanno molto in comune, a partire dall’effetto sorpresa.

La teoria del “giornalista” è che un film annunciato last minute ottenga più successo di uno annunciato con largo anticipo. Come nel caso di “Silvio Forever“. Ma tanto per tornare alla Guzzanti, “Draquila” di scalpore ne ha fatto eccome, ma se la memoria non m’inganna, se n’è parlato per mesi, senza che fosse intaccato il suo successo.

La particolarità però è che la società di Andrea Occhipinti da un lato è la protagonista di film che mostrano Berlusconi come il diavolo, dall’altro con il Premier intesse affari. E non marginali. È infatti noto che tutti i film del catalogo Lucky Red (circa 200) sono stati comprati dalla berlusconiana Medusa per la distribuzione in dvd.

Andrea Occhipinti sarebbe un voltagabbana cronico e Silvio Berlusconi è il martire di tutta questa spiacevole situazione mediatica, ormai tramutatasi in complotto internazionale. Perfino in Finlandia contestano il premier e giù di raccomandazioni: non toccare la nipote di Babbo Natale! Tanto ha già dato quella (finta) di Mubarak e a quanto pare, viste le conseguenze ed il successo, pare che abbia dato davvero molto.

E sempre la società del gruppo Mediaset sarà quella che si accollerà la maggior parte dei rischi del nuovo film di Paolo Sorrentino This must be the place con Sean Penn che ha un budget molto importante per un film italiano, 28 milioni di euro, a cui partecipa anche la Lucky Red (oltre a Indigo e Intesa Sanpaolo). Anche se poi sarà solo Medusa a scommettere nella distribuzione nelle sale tanto che lo stesso Occhipinti ammette: «È la prima volta che collaboriamo in un film che non verrà distribuito da noi». Anche per questo si respira un certo malumore nei corridoi di Medusa per un’operazione come quella di Silvio Forever che qualcuno potrebbe definire di «killeraggio cinematografico».

Non possiamo che dedurre che Silvio Berlusconi, proprio come hanno testimoniato in moltE, ha un cuore immenso e anche se il mondo ce l’ha con lui e nelle sue case di produzione continuano a screditarlo, lui non demorde e regala all’Italia tutta la libertà che merita. Grazie, Silvio, e grazie, Medusa, perché il 25 aprile potremo vedere il nostro Presidente del Consiglio virtualmente lapidato sul grande schermo. Lo immagino già, Silvietto, in lacrime perché l’Italia non lo comprende, ma ancora una volta non si arrenderà e sfoggerà un enorme sorriso. E pensare che di lui dicono che sia un pagliaccio, mentre ci offre in dono cultura e libertà.

Di Maria Aragon e di altri talenti del nostro tempo

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Siamo nell’epoca del fast food, cibo veloce e veloce tutto ciò che si può velocizzare. Possibilmente anche la crescita. Non c’è poi da scandalizzarsi se i giovani d’oggi a 11 anni abbiano già bevuto il primo cocktail, abbiano perso la verginità ed abbiano sperimentato qualche droga. Per la gioia di Silvio Berlusconi (immancabile, lui), la maggiore età si può tranquillamente abbassare, facciamo a 14, tanto si sentono tutti maturi.

Il prodotto finale è una classe di disadattati e sbandati che non sa dove andare, ma punta al successo. Ma successo de che? Oggi è arrivata una notizia che da un lato non può che fare molto piacere, dall’altro può solo suscitare malinconia ed infinita tristezza. Maria Aragon ha dieci anni, ed ha un talento spaventoso. Sa suonare il piano e sa cantare divinamente. Ma ha dieci anni. I genitori hanno avuto una geniale idea, comune a molti genitori anche quando ci sono in ballo bambini più piccoli che magari si cimentano nel canto, o conoscono le capitali, di pubblicare il video su YouTube. Adesso è cliccatissimo, perché lo ha scoperto Lady Gaga e vuole duettare con la bambina, perché ha realizzato una cover di “Born this way” che fa rabbrividire per quant’è brava, perché è una sua fan, perché sarà una trovata mediatica. O perché Justin Bieber e Miley Cyrus ormai sono vecchi e va per la vecchiaia anche Taylor Swift.

Maria Aragon

Già, sono tutti sui diciotto e dintorni, ma ormai sono vecchi. Vogliamo la carne fresca, e non quella che è passata alla maggiore età, che già inizia a puzzare un po’ di marcio. Ancora ci stanno bene i figli di Will Smith, Willow potrà durare un po’ di più perché ha ancora dieci anni, ma ha già girato mezzo mondo per il suoi tour e le sue ospitate e si atteggia a diva cinquantenne sui red carpet.

Justin Bieber ha un piccolo problema con la pubertà ed oltre ad aver cambiato taglio di capelli, presto avrà una voce che non sarà capace di intonare i fastidiosi acuti che fino ad ora hanno fatto impazzire le ragazzine. E poi spunterà un nuovo talento, con un taglio più cool, su un altro video di YouTube. Magari troverà una storia commovente, più di quella di Bieber, e stregherà milioni di fan disposte a morire per il suo amore.

Io rimango sbalordita di fronte alla straordinarietà di certi talenti (non quello di Justin Bieber, sia chiaro), ma poi mi fanno anche un po’ pena. Vengono sballottati a destra e a manca, truccati, incipriati, addestrati e programmati come macchine e ci ritroviamo di fronte a generazioni che non sognano altro che questo. I lustrini, la fama, il palcoscenico, la folla che acclama. Dopo un anno o poco più, finiscono per essere dimenticati e si fanno le pere in qualche motel di periferia, per non farsi beccare da obiettivi indiscreti. Macaulay Culkin è il primo della lista, in tempi più “recenti”. Abbiamo Britney Spears, Lindsay Lohan, Miley Cyrus che ci va piano piano ma dopo il bong e la salvia allucinogena ha preso il via pure lei. Demi Lovato, autolesionista ed una lista infinita di teen stars che hanno già vissuto tutte le esperienze possibili tranne una: l’adolescenza.

Quella che dicono sia la parte più bella e turbolenta della vita. Loro la passano negli alberghi di lusso, sotto i flash dei fotografi, rilasciando interviste su tacchi impossibili, credendo che le loro opinioni sulla politica e il sesso abbiano davvero importanza. Ed hanno tutto quello che vogliono e molto, molto di più. Solo si sono dimenticati di un piccolo particolare, una volta finiti nel vortice del successo: di vivere veramente.

Perché avrei voluto avere Tom Cruise come padre

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E Katie Holmes come madre, ovviamente. Per generare un pargolo che risulti il vero e proprio frutto della perversione, servono due menti e due corpi, l’ape e il fiorellino, almeno due carte di credito, un minimo di tre nominations all’Oscar e un approccio benevolo con la serie tv “Dawson’s Creek“. E, ovviamente, Scientology, che deriva da tutto il resto.

Avrei voluto avere Tom Cruise come padre perché ho 22 anni e non so mettermi il rossetto nè camminare sui tacchi. Non offro mai nessuna mancia ai camerieri, spero sempre che la tradizione si inverta e siano loro a pagare me perché ne avrei davvero bisogno, e non ho mai indossato un vestito di Halloween che costasse più di 99 centesimi.

Io avrei voluto avere Tom Cruise come padre e Katie Holmes come madre, così non avrei avuto paura delle macchine fotografiche ed avrei imparato a salutare come una vera vip. Soprattutto, avrei finalmente capito come si può mai credere all’importanza di Xenu ed avrei avuto accesso agli incredibili segreti di Scientology.

Questo è una appello disperato: Tom, Katie, adottatemi. Voglio essere la nuova Suri, ho bisogno di voi e di una carta di credito illimitata, ho bisogno di capire il valore dei soldi. Grazie per l’esempio che ogni giorno ci date, se non ci sareste, dovessero inventarvi.

In memoria di Peppino Impastato

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Giuseppe Impastato

Cinisi, 5 gennaio 1948 – 9 maggio 1978

L’Italia sta finendo: Addio a Mario Monicelli

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Mario Monicelli

16 maggio 1915 – 29 novembre 2010

Mario Monicelli

Solo gli stronzi muoiono.

Il Maestro, però, rimane per sempre.

Strage di Bologna. 2 Agosto 1980 – 2 Agosto 2010. 30 anni.

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Era il 2 Agosto 1980, l’orologio segnava le 10:25, un boato scosse l’aria e nella sala d’aspetto di 2º classe della Stazione di Bologna Centrale, dove il pieno di persone in partenza o di ritorno dalle vacanze era assicurato, un ordigno a tempo esplose e fu la causa del crollo dell’ala ovest della Stazione.
Fu un’operazione precisissima e studiata, la bomba era posizionata con precisione militare, su un tavolino portabagagli alto 50 centimetri posizionato sotto il muro portante dell’ala ovest, lo scopo era quello di aumentare l’effetto dell’esplosione, in ciò fu perfetto, perfetto e cattivo, 25 kg di esplosivo che non lasciano scampo.

Strage di Bologna - 2 Agosto 1980

Strage di Bologna - 2 Agosto 1980

All’epoca i giornali intitolarano senza troppi limiti, e poco dopo Giuseppe Fioravanti (meglio noto come Giusva Fioravanti) ed il suo gruppo dei NAR furono incolpati della vicenda, negarano sempre e oggi ancora, in tutto ciò fu implicato anche Licio Gelli, forse per caso, forse no, era a capo della P2.
La gravità dei fatti fu comunque subito chiara, la scossa che diede l’accaduto non passò inosservata, vi fu una manifestazione di protesta in Piazza Maggiore durante la celebrazione dei funerali delle vittime che fece capire quanto la città fosse presente.

85 vittime, 85 persone morte,questo il resoconto finale della tragica esplosione, senza dimenticare gli oltre 200 feriti, di cui addirittura molti mutilati.

Oggi, a trent’anni da quel giorno, molti ancora chiedono giustizia, mentre infuriano le polemiche per la mancata presenza dei rappresentanti del governo che il Ministro della Difesa Ignazio La Russa giustifica richiamando il fatto che gli esponenti dello stato sono sempre stati fischiati negli anni precedenti.

Credo ci sia poco da dire, molto da riflettere. Oggi non ci sarà nessuno del governo, dove la situazione è esplosiva già di suo, ma ci sarà il mio pensiero, ci sarà il vostro, ci sarà un Italia che vuole essere migliore e che vuole giustizia.

Ora esplodono, dategli tempo.

9 maggio 1978 – 2010: Peppino Impastato e Aldo Moro

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La “notte buia” dello Stato Italiano. Aspettiamo ancora la luce.

I cento passi – Marco Tullio Giordana

Ancora un saluto a Peppino Impastato e Aldo Moro.

Ora ti chiamo amore, poi ti sposo, dammi tempo

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Oggi nelle più di 500 sale cinematografiche italiane gli adolescenti saranno in subbuglio per l’arrivo del sequel del famoso “Scusa ma ti chiamo amore” di Federico Moccia. Il titolo, fantasioso ed originale, è “Scusa ma ti voglio sposare“.

Nel primo film vediamo Alex, interpretato da Raoul Bova, un trentanovenne pubblicitario di successo che incontra, o meglio si scontra con Niki, liceale, in un incidente stradale. Da qui inizierà una meravigliosa storia d’amore, ovviamente con i conseguenti problemi, gli amici, la famiglia, i vecchi amori che spuntano.

Moccia, l’irrefrenabile scrittore che fece il boom ai tempi di “Tre metri sopra il cielo”, ha deciso di portare avanti la storia fino al matrimonio, con una Michela Quattrociocche nel ruolo di una Niki ormai ventenne che parla come una bambina di tre anni, ed un Alex deciso più che mai ad averla accanto per tutta la vita.

Con i film di Moccia l’Italia si divide sempre in due. Da una parte i fan accaniti che aspettano con ansia il suo prossimo libro e il prossimo film tratto dal prossimo libro, dall’altra quelli che forse conservano ancora un minimo di buon senso.

Non che la fase adolescenziale sia da sottovalutare o da sminuire, ma Federico Moccia descrive gli adolescenti di oggi come un ammasso di ragazzi intenti a parlare mettendo in fila una serie di slang, una serie di “macheppalle” e altri modi di dire che, sinceramente, nella mia vita ho sentito ben poche volte tra i miei coetanei (quello che maggiormente rimane impresso è “i miei mi si bevono”). I nomi vengono ammazzati, si parla solo con diminuitivi, Niki, Alex, Olly, Babi ve la ricordate?

Inoltre le ragazze sembrano essere più che libere ed in tutti i sensi, cosa che sì, esiste nella realtà, ma forse non è bene mostrarla come una cosa positiva. Aggiungiamoci un ammasso di quarantenni insoddisfatti, con una carriera perfetta ed una famiglia che li rende infelici, che vanno alla ricerca di ragazzine per sentirsi più giovani. E pedofili.

Ma è davvero così la realtà italiana? Si lo sappiamo che non siamo messi benissimo, ma siamo proprio così?

I quarantenni si piazzano fuori dai licei e le diciassettenni fanno le oche con loro? (E quale persona al mondo dormirebbe mai come dorme Niki in una delle foto che le scatta Alex?)

L’immagine che ci propone Moccia in realtà racconta solamente l’alta società. Famiglie benestanti, ragazzi privi di problemi economici. Una volta presa la maturità l’amica si presenta con i biglietti per una vacanza di due settimane in Grecia. La sera si esce e le bugie si inventano come se nulla fosse, si va pure in capo al mondo, tanto mamma pensa che studio. E la mamma si preoccupa si e no, è tutta presa dall’arredamento della casa. Gli Zero Assoluto sono il gruppo più fichissimo del mondo e delle ragazzine affittano una limousine per andare a vederli; roba che non si vede nemmeno nella puntata più fichissima di “Sex & the City“.

Sono questi i film che dovremo aspettarci d’ora in poi? E sono da ritenersi un vero e proprio specchio della società, o Moccia ha guardato solo in una direzione?

Vi lasciamo comunque al trailer di “Scusa ma ti voglio sposare”. Fateci sapere il vostro pensiero.

Fenomeno Avatar: ora mi deprimo, dammi tempo

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Avatar è l’ultimo kolossal lanciato da James Cameron, una sfida tecnologica, una sfida al botteghino ed una sfida alla psiche umana. Nonostante sia stato accolto con clamoroso successo e apprezzamento da parte di pubblico e critica, non possono non arrivare i giudizi e le critiche negative.

La pellicola è stata criticata per le sigarette fumate da Sigourney Weaver, tra i protagonisti principali del film, tanto per dirne una. Col sangue e le commedie indecenti (da ogni punto di vista) che circolano, parlar male della sigaretta della Weaver sembra proprio l’atteggiamento di chi sta a cercare il pelo nell’uovo, come si suol dire.

La nuova voce che circola ormai da qualche giorno, ben più grave di quella della sigaretta, è quella che sostiene che “Avatar” istighi al suicidio. Pare infatti che la visione dello splendido e florido pianeta Pandora scateni qualcosa dentro lo spettatore che, finito di vedere il film, non sa più come ripredersi, dopo aver realizzato in che triste realtà vive.

Effettivamente non è piacevole essere terrestri, sempre disastrati da terremoti, uragani, eserciti, kamikaze e politici. Una vita stressante, non c’è che dire. Non si può fare a meno di invidiare i Na’vi, che sono capaci di “vedere”, sono al 100% ecologici, saltano da un ramo all’altro, hanno la loro divinità che si manifesta più concretamente delle nostre, per le quali tra l’altro ci uccidiamo a vicenda e in gran quantità da secoli. Inoltre hanno dei fisici da far paura e delle code per i legami che altro che le porte USB.

Insomma, a pensarci a fondo forse la depressione potrebbe essere giustificata. Se non fosse che uno si siede su quelle poltrone e indossa quegli occhialini perfettamente cosciente del fatto di essere uno sfortunato terrestre che sta andando a vedere una pellicola che è pura finzione.

Agli esordi del cinema il concetto forse fu un pò più difficoltoso da introdurre ma ragazzi, siamo nel 2010, com’è che vi passa per la testa di deprimervi per il pianeta Pandora? Nessuno s’è depresso perchè il Titanic è affondato o perchè non c’è un Batman o un Superman a proteggere le nostre città? Nessuno s’è depresso perchè non vive nel Paese di Molto Molto Lontano o nel Paese delle Meraviglie e non può bere il tè con il Cappellaio Matto?

Al posto di scrivere sui vari socialnetwork che il vostro pianeta è stato distrutto, uscite dalle stanze e cercate di salvare il salvabile. Non diamo lavoro inutile agli psicologi, diventiamo persone migliori, che magari Pandora no, ma un Pianeta decente su cui vivere possiamo ancora procurarcelo. Sempre che non sia già troppo tardi.

Ci deprimeremo tutti, diamoci tempo.

Intanto io scrivo a James Cameron una breve letterina per parlargli del problema.

Caro signor regista James Cameron,

ho visto il suo ultimo film e l’ho molto apprezzato ma adesso mi sento un pò confusa perchè non so se essere depressa perchè il pianeta Pandora non esiste o sentirmi semplicemente appagata per aver introdotto nel mio cervello una piccola dose di cultura cinematografica. Prima di esporle le mie richieste vorrei complimentarmi con lei e tutto il suo staff per il lavoro realizzato.

Adesso procedo con le richieste. Si fanno sempre più intense le voci che la vogliono responsabile di eventuali suicidi, poichè il numero di aspiranti è aumentato dopo la diffusione di “Avatar”. Visto che lei e la tecnologia siete ormai in rapporti più che ottimali, non è che potrebbe costruirci un Pandora per tutta questa gente che soffre non appena partono i titoli di coda? Noi non glielo diremo, ma la faremo funzionare come una vera e propria casa di cura per malati mentali. Ci pensi a fondo e poi mi faccia sapere.

I miei più cari cordiali e stimati saluti.

La Mafia non esiste. Strozziamoci tutti.

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La Mafia non esiste.

Non è una frase nuova.

Lo dicevano già i politici democristiani tra gli anni ’60 e ’70.
Lo ha più volta fatto capire Giulio Andreotti.
Lo ha detto Vittorio Sgarbi.
Lo ha ribadito Marcello Dell’Utri.

Ora anche il nostro Premier Silvio Berlusconi lo lascia intendere.

La mafia non esiste.

Chi ha scritto seri televisive come “La Piovra”, dovrebbe essere strozzato. Lo stesso per chi ha scritto libri che parlano dell’argomento.
Queste persone creano una pessima immagine dell’Italia e grazie alle loro invenzioni ottengono successo.

Poco importa che c’è chi ci crede davvero e sa dove andremo a finire.

Però che la mafia non esiste andiamo a dirlo alle oltre 150 vittime di Cosa nostra, alle oltre 30 vittime della Camorra, alle altrettante vittime della ‘Ndrangheta, alle poco pià di dieci vittime della Sacra Corona Unita.

Andiamo tutti quanti a dire che la mafia non esiste a coloro che ancora ricordano la Strage di Capaci, che lo sappiano Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, che lo sappiano le rispettive moglie e i figli.

Urlatelo a coloro che hanno subito la Strage di Via D’Amelio, Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, e le loro rispettive famiglie devono saperlo.

La mafia non esiste. Le stragi di mafia non esistono.

E’ tutta fiction! E’ un’invenzione di chi vuole male all’Italia. Mi spiace per Roberto Saviano, ma inventa cose che danneggiano la nostra immagine. Insieme a lui anche Mario Puzo ha scritto cose assurde e come quelli della “Piovra” anche Francis Ford Coppola nel riprendere “Il Padrino” ha disegnato qualcosa che non esiste.

Non importa poi se la maggior parte di produzioni della TV che negli ultimi anni abbiano avuto a che fare con mafie di vario genere siano state prodotte da Mediaset. Il resto non va bene.

La mafia non esiste.

Non ha quindi senso di esistere nel Codice Penale l’associazione per delinquere di tipo mafioso, possiamo tranquillamente eliminare da esso l’art. 416 bis.
Non ha nemmeno valore l’esistenza del concorso esterno in associazione mafiosa, quindi può scomparire proprio l’art. 416 del codice penale. Forse è proprio questo il motivo di tanto parlare vero?

E tutti qui poveri detenuti per queste infamanti accuse? Liberiamoli no? Sono vittime di invenzioni!
E i pentiti di mafia? I cosiddetti collaboratori di giustizia? Puniamoli perchè hanno detto il falso! All’inferno!

La mafia non esiste.

Datevi tempo e abituatevi a crederci. Strozziamoci tutti.

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