Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Nuovamente 3 libri di Paulo Coelho gratis in download

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Aveva già proposto tale cosa qualche mese fa, lo scorso Agosto, nel giorno del suo compleanno Paulo aveva scelto di regalare tre libri, permettendone il download gratis.
Ora, in occasione delle feste natalizie, lo scrittore ripropone l’operazione su uno dei suoi permettendo nuovamente di scaricare gratuitamente i libri “Il cammino dell’arco“, “Storie per genitori, figli e nipoti” e “Guerrieri della luce“.

I libri saranno scaricabili online fino allla prima settimana di Gennaio 2010, i formati disponibili sono PDF, Kindle (il nuovo lettore digitale di e-book di Amazon), SonyReader e iPhone. Naturalmente ognuno potrà stampare e diffondere i libri scaricati.

Paulo realizza così un’operazione che è una via di mezzo tra il marketing e la condivisione, parole mie che possono scatenare polemica, però io mi chiedo perchè non rilasciarle sotot una licenza libera tipo la Creative Commons e renderli scaricabili per sempre? Ad ogni modo lo scrittore dichiara che vorrebbe rendere disponibili tutti i suoi libri ma

questi tre che vi offro sono gli unici che posso mettere in Rete, perché sono gli unici di cui posseggo i diritti

proprio in merito alla stampa e alla diffusione dele sue opere dice:

Esistono tante biblioteche che non hanno i soldi per comprare libri o sono obbligate a comprare quelli che vuole il governo. Se voi stampate questi che io ho messo online e li donate alle biblioteche locali, alle prigioni e agli ospedali, potreste migliorare la condizione di vita di molte persone. La gente ha tempo, ma non ha il materiale da leggere“.

Una nobile richiesta per la diffusione dell’arte e della . Io farò la mia parte sperando che altri autori compiano operazioni simili, aiutate anche voi condividendo il sapere.

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Le ronde anti-ronde: arrivano i Doughboys.

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Chi sono, nessuno lo sa. Però hanno un sito e una “giustificazione” che potremmo lasciar passare come valida, riguardo la loro esistenza. Sono tempi in cui i giovani si annoiano e allora cercano i modi più bizzarri e, a loro dire, alternativi, per far passare il tempo ingrato.

I doughboys durante la prima guerra mondiale arrivavano dall’America per salvare l’ dalla catastrofe.

Oggi sbarcano a Roma, si aggirano per le strade, inneggiando all’illegalità. E hanno anche un sito internet e una pagina su Facebook, sono al passo coi tempi. Nel Paese “delle ronde e degli sceriffi“, come dicono loro, sembra non ci sia più spazio per godere dell’illegalità, così ci hanno pensato loro a portarla in giro per le strade, come se non ce ne fosse di già.

Ma quella dei Doughboys è un’illegalità originale. Vanno in giro vestiti da yuppie, a regalare materiale scaricato da internet; il Papa regala invece “droghe di vario tipo“, mentre il goalkeeper organizza le partite in strada, riappropriandosi degli spazi pubblici. I giovani sembrano accogliere con entusiasmo l’iniziativa dei tre mascherati, con tanto di foto che testimoniano l’impresa.

Ci riveleranno i nostri eroi la loro identità?

E’ proprio questo il modo migliore per rimettere in piedi la nostra povera società agonizzante?

Ora lo scopro, datemi tempo.

I tre doughboys

I tre doughboys

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Questo blog alza la voce contro il decreto Alfano

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Io non mi interesso delle dinamiche sociali, ma far tacere appositamente i come segno di protesta contro il decreto che vuole mettere a tacere i , mi sembra come un voler accontentare le loro richieste. Questo oggi parla, come parla ogni qual volta abbia voglia di farlo.

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Parigi spiata dai pannelli pubblicitari

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“L’appartamento era al settimo piano e Winston, che aveva trentanove anni e un’ulcera varicosa alla caviglia , procedeva lentamente, fermandosi di tanto in tanto a riprendere fiato. Su ogni pianerottolo, di fronte al pozzo dell’ascensore, il manifesto con quel volto enorme guardava alla parete. Era uno di quei ritratti fatti in modo che, quando vi muovete, gli occhi vi seguono. IL GRANDE FRATELLO VI GUARDA, diceva la scritta in basso.”

Eric Arthur Blair, meglio noto come George Orwell, è diventato celebre per la sua opera “1984″, della quale si è già parlato in questo .

Il termine “Big Brother”, che in lingua originale ha il significato di “Fratello maggiore”, in italiano è stato tradotto come “Grande Fratello” ed è entrato ormai a far parte del linguaggio comune.

Grande Fratello, oltre ad essere una trasmissione televisiva di grande e discusso successo, oggi diviene una presenza invisibile ma concreta nelle nostre vite.
Orwell nel suo raccontava di una società in cui gli uomini erano perennemente controllati da telecamere e schermi e non avevano possibilità di scampo. Nel 2009 i luoghi nei quali trascorriamo la maggior parte del nostro tempo sono cosparsi di telecamere, le schede elettroniche delle quali ormai facciamo largamente uso (vedi il bancomat) permettono di sapere quando e in quale posto ci troviamo, cosa stiamo facendo. Nelle nostre case non viviamo ancora con la pesante presenza di uno schermo che ci osserva, ci limitiamo ad osservarlo, divertiti dai programmi in cui la vita altrui è spiata 24 ore su 24, non ci sono voci metalliche che comunicano con noi, se escludiamo l’ingresso in banca, i navigatori satellitari, i caselli autostradali, i frigoriferi, le lavatrici… Quanto tempo passerà prima che i cartelli ci comunichino che LUI ci sta guardando e che tutto diventi grigio e soffocante?

Nel frattempo a Parigi sono stati installati dei particolari pannelli pubblicitari capaci di misurare il tempo che una persona trascorre guardandoli, quante persone si fermano a guardarli, molto probabilmente riconoscono anche il sesso del passante, oltre ad inviare sms pubblicitari.

I pannelli, inizialmente quattro e presenti nella stazione Etoile, in autunno dovrebbero moltiplicarsi e diventare ottocento. Ma nel frattempo il Consiglio comunale ha chiesto maggiore chiarezza alla RATP, l’azienda che gestisce i trasporti pubblici di Parigi, arrivando perfino in tribunale, poichè la videosorveglianza è garantita per motivi di sicurezza ma non prevede un utilizzo a scopo pubblicitario. I cittadini parigini, ovviamente non ne gioiscono, si sentono ulteriormente osservati. Non ci resta che vedere come andrà a finire.

In base alla fantasia di Orwell, che diventa sempre più reale, va a finire così:

“Alzò lo sguardo verso quel volto enorme. Ci aveva messo quarant’anni per capire il sorriso che si celava dietro quei baffi neri. Che crudele, vana inettitudine! Quale volontario e ostinato esilio da quel petto amoroso! Due lacrime maleodoranti di gin gli sgocciolarono ai lati del naso. Ma tutto era a posto adesso, tutto era a posto, la lotta era finita. Era riuscito a trionfare su se stesso. Ora amava il Grande Fratello.”

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I tempi dell’Onda verde e la Twitter Revolution

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Il 12 giugno si sono tenute le elezioni presidenziali in Iran, con una netta vittoria del conservatore Ahmadinejad e seguite dalla contestazione del risultato da parte dello sfidante riformista Moussavi.
Dal 12 giugno ad ora, la popolazione si è mobilitata per appoggiare Moussavi e contestare il risultato delle elezioni, sfidando i divieti del nuovo governo.

Ahmadinejad, anche sindaco di Teheran dal 2003 al 2005, fu contestato proprio a causa del risultato delle elezioni del 2005, che lo portarono al primo ballottaggio della storia dell’Iran con Hasemi Rafsanjani, e lo videro vincitore.
E’ stato proprio Hasemi Rafsanjani ad appoggiare  Moussavi e a chiedere di portare l’attenzione sul rischio dei brogli elettorali.  A mobilitarsi è stato anche il terzo candidato alle elezioni, il conservatore Moshen Rezai, che sostiene di avere le prove dei brogli avvenuti, e che ha già presentato ricorso al Consiglio dei Guardiani.

Già nei giorni precedenti alle elezioni, Ahmadinejad distribuiva patate alla popolazione più povera per raccogliere consensi, portando l’attenzione sulla campagna riguardante il programma nucleare, effettuando anche il lancio di un missile sperimentale in grado di raggiungere sia Israele che l’ occidentale. Mentre Facebook veniva chiuso, per prevenzione, e veniva impedito persino lo scambio di sms,  Moussavi portava la protesta su Twitter .

Gli ambasciatori dei paesi stranieri sono stati convocati dalle autorità diplomatiche iraniane, che intendono protestare contro i giudizi espressi da alcuni stati contro il risultato delle elezioni. A causa della mobilitazione a favore di Moussavi, i magistrati minacciano di giustiziare chi organizza la protesta. Nonostante ciò, su youtube appaiono ancora i video della repressione, tra i quali quello della morte di un ragazzo. I giornalisti inviati si accingono ad abbandonare il paese a causa del mancato rinnovamento dei permessi, alcuni stati esteri sono accusati di fomentare la rivolta.
La protesta non accenna a fermarsi, prosegue per le strade, sui , si estende agli altri Paesi, la nazionale di calcio iraniana indossa i braccialetti verdi, simboleggiando il loro appoggio a Moussavi, che per precauzione deve rimanere in un luogo sicuro. L’Onda verde porterà alla fine della dittatura o sarà seguita da una nuova e sanguinosa ondata repressiva?

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Il nuovo mondo

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Dalla nascita degli schieramenti politici -, se si fa un piccolo resoconto, si nota un vero e proprio alternarsi a e a manca nel corso del tempo. Ci sono i periodi per le sinistre e i socialismi e i periodi per le destre e i totalitarismi. Dal mondo emancipato del 2009 ci aspetteremmo forse una più democratica, meno tendenze totalitariste e meno visioni del mondo da utopisti socialisti. Ma non è affatto vero che la storia insegna.

Se così fosse, l’Italia del 2009 non si ritroverebbe ad affrontare una crisi che scade nel ridicolo, con un Presidente del Consiglio che  giudica il Parlamento pletorico e come un limite ai suoi poteri, che finisce su tutti i giornali per il rapporto non precisamente definito con l’adolescente Noemi Letizia, che finisce col dare spettacolo di sè anche nella stampa internazionale, con una ormai ex moglie che comunica i suoi stati d’animo tramite la stampa. L’Italia però non è solo Silvio . E’ troppe cose, questa Italia. E’ anche un’opposizione debole, incapace di contrastare la maggioranza in maniera adeguata e senza ricorrere a giochetti privi di utilità concreta, per tentare di acquisire maggiore credibilità, sempre pronta ad aspettare il passo falso del nemico per poi puntare il dito. Possibile che non esistano mezzi più efficaci?

Se così fosse, a Mosca non si parlerebbe del ripristino dell’impianto di altoparlanti risalenti al regime sovietico per entrare nuovamente e pienamente nelle vite dei cittadini e, forse, anche nelle case, a creare una sorta di situazione orwelliana.

Se così fosse, in Cina non si ricorrerebbe al web per rendere noti gli atti di brutalità e la realtà del popolo cinese. La rete si trasforma in un nuovo strumento di rivolta, una finestra aperta sul mondo per far conoscere a tutti quello che accade al di fuori delle nostre case, lontano dai nostri monitor e dalle nostre realtà ovattate.

Se così fosse, il governo di Cuba non tremerebbe per il di Yoani Sanchez, ormai divenuto simbolo di lotta contro il regime ed unico modo per difendere e diffondere le idee, in un paese in cui i cittadini sono autorizzati ad utilizzare i cellulari, computer e lettori dvd soltanto nel 2008, quando nel resto del mondo ci si è già stancati di averli intorno.

Se così fosse, Mugabe non festeggerebbe il suo compleanno circondandosi di lusso e sfarzo in un Paese, lo Zimbawe, tra i più poveri del mondo, con un tasso di inflazione che definire “disastroso” sarebbe soltanto un eufemismo. Oppure inviterebbe il suo popolo affamato alla sua tavola imbandita, oppure non c’è rispetto per l’umanità che dovrebbe contraddistinguerci, oppure mors tua vita mea, oppure dalla storia abbiamo imparato soltanto a fare sempre peggio, a distruggerci e a distruggere.

“You may say I’m a dreamer, but I’m not the only one.

I hope someday you’ll join us and the world we’ll be as one”. (Imagine – John Lennon)

Diventeremo democratici, diamoci tempo.

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La blogosfera italiana non rappresenta il popolo italiano

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La , voce dei media e stampa alternativa del ventunesimo secolo,  dovrebbe in qualche modo rappresentare la voce del popolo. Da diverso tempo mi chiedo se ciò sia vero e da diverso tempo mi rispondo allo stesso modo, in Italia i non rappresentano l’idea.

Guardiamolo dal punto di vista pratico, ogni volta che Silvio parla in tv, dice qualcosa o partecipa ad un evento, 9 su 10 commentano negativamente sul premier, vignette satiriche lo accompagnano, il dissenso è quasi unanime. Eppure i risultati politici dicono altro, i media tradizionali dicono l’opposto, il popolo lo elegge, il suo nuovo partito si avvia al totalitarismo, un unico partito in nome del popolo e della libertà.
I gli danno torto, il popolo gli da ragione. Lui i suoi interessi li fa.

Secondo caso a conferma dell’argomentazione è Beppe Grillo. Il “comico”, nviene malvisto  dalla italiana, non viene linkato, io ne sono un esempio, ma ha uno dei più visti al mondo, avvia campagne con una buona risposta dal popolo, fa scendere la gente in piazza, non ottiene risultati politici, cerca solo consenso, per ora. Usa i media a proprio comodo, li usa come vuole, va ad Exit, costringe la D’Amico a chiedere scusa. Nonostante ciò ha il favore della gente, si erge a voce del popolo e professa libertà.
I gli danno torto, il popolo gli da ragione. Lui i suoi interessi li fa.

Allora la italiana indica qualcosa? Può la voce dei rappresentare in sentimento collettivo della popolazione?

Esistono posti dove la rivoluzione è da sempre nell’animo delle persone, dove i devono sforzarsi per dire la loro, perchè in nessun posto possono dire quale è il vero pensiero. Esiste Cuba, dove Yoani Sanchez è costretta a far sopravvivere il suo GeneracionY e a farlo sfuggire alla censura. Lei si batte per il suo popolo, per la sua libertà di parola, per la sua libertà di vivere. Con i suoi appelli riferisce ciò che il popolo sente. Lei è appoggiata dai di tutto il mondo, dai pochi del suo paese, lei non ha il bisogno nè la possibilità di usare i media tradizionali. Il popolo è con lei e la libertà è il loro sogno.
I gli danno ragione, il popolo gli da ragione. Lei fa gli interessi del propio popolo che anche se sono gli stessi suoi hanno almeno un valore ideale.

E io? Io nella sono nullo, di libertò ne ho parlato anche troppo, il popolo non mi conosce.
Io bloggo, se non muoio per avere avuto troppo tempo.

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Moriremo se ci date tempo

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Ciao a tutti (Hello World?),
partiamo oggi con l’esperienza di questo nuovo scritto a quattro mani. Un nuovo “progetto” che non ha nè capo nè coda, non ha senso nè consenso, non ha uno scopo nè un  perché. Ma è qui. Come tanti altri .

Io, Jack, Fantasma Re, e , bambola di stracci vecchi e foglie d’autunno. Noi un senso al mondo ancora non lo abbiamo dato e forse non sapremo mai darlo.

Tempo fa ci siamo rinchiusi in un , ma poi sono scappati tutti.

Ora ci siamo ritrovati qui, non sapendo cosa dire a voi, ma questa volta sappiamo cosa dire a noi. Magari vi parleremo di ciò che ci accade. Magari vi parleremo di ciò che accade fuori da qui. Forse, se la ragione dimenticata vorrà dare luce alla sua mente, ci farà vedere qualche suo disegno. Probabilmente scriverò, senza riuscire a farlo, di come vorrei che il mondo fosse.

Sicuramente tutto ciò farà ridere. Perché ridere è.

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