Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Ora ti chiamo amore, poi ti sposo, dammi tempo

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Oggi nelle più di 500 sale cinematografiche italiane gli adolescenti saranno in subbuglio per l’arrivo del sequel del famoso “Scusa ma ti chiamo amore” di Federico Moccia. Il titolo, fantasioso ed originale, è “Scusa ma ti voglio sposare“.

Nel primo film vediamo Alex, interpretato da Raoul Bova, un trentanovenne pubblicitario di successo che incontra, o meglio si scontra con Niki, liceale, in un incidente stradale. Da qui inizierà una meravigliosa d’amore, ovviamente con i conseguenti , gli amici, la famiglia, i vecchi amori che spuntano.

Moccia, l’irrefrenabile scrittore che fece il boom ai tempi di “Tre metri sopra il cielo”, ha deciso di portare avanti la fino al matrimonio, con una Michela Quattrociocche nel ruolo di una Niki ormai ventenne che parla come una bambina di tre anni, ed un Alex deciso più che mai ad averla accanto per tutta la vita.

Con i film di Moccia l’ si divide sempre in due. Da una parte i fan accaniti che aspettano con ansia il suo prossimo libro e il prossimo film tratto dal prossimo libro, dall’altra quelli che forse conservano ancora un minimo di buon senso.

Non che la fase adolescenziale sia da sottovalutare o da sminuire, ma Federico Moccia descrive gli adolescenti di oggi come un ammasso di ragazzi intenti a parlare mettendo in fila una serie di slang, una serie di “macheppalle” e altri modi di dire che, sinceramente, nella mia vita ho sentito ben poche volte tra i miei coetanei (quello che maggiormente rimane impresso è “i miei mi si bevono”). I nomi vengono ammazzati, si parla solo con diminuitivi, Niki, Alex, Olly, Babi ve la ricordate?

Inoltre le ragazze sembrano essere più che libere ed in tutti i sensi, cosa che sì, esiste nella realtà, ma forse non è bene mostrarla come una cosa positiva. Aggiungiamoci un ammasso di quarantenni insoddisfatti, con una carriera perfetta ed una famiglia che li rende infelici, che vanno alla ricerca di ragazzine per sentirsi più giovani. E pedofili.

Ma è davvero così la realtà italiana? Si lo sappiamo che non siamo messi benissimo, ma siamo proprio così?

I quarantenni si piazzano fuori dai licei e le diciassettenni fanno le oche con loro? (E quale persona al mondo dormirebbe mai come dorme Niki in una delle fotto che le scatta Alex?)

L’immagine che ci propone Moccia in realtà racconta solamente l’alta società. Famiglie benestanti, ragazzi privi di economici. Una volta presa la maturità l’amica si presenta con i biglietti per una vacanza di due settimane in Grecia. La sera si esce e le bugie si inventano come se nulla fosse, si va pure in capo al mondo, tanto mamma pensa che studio. E la mamma si preoccupa si e no, è tutta presa dall’arredamento della casa. Gli Zero Assoluto sono il gruppo più fichissimo del mondo e delle ragazzine affittano una limousine per andare a vederli; roba che non si vede nemmeno nella puntata più fichissima di “Sex & the City“.

Sono questi i film che dovremo aspettarci d’ora in poi? E sono da ritenersi un vero e proprio specchio della società, o Moccia ha guardato solo in una direzione?

Vi lasciamo comunque al trailer di “Scusa ma ti voglio sposare”. Fateci sapere il vostro pensiero.

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Nuovamente 3 libri di Paulo Coelho gratis in download

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Aveva già proposto tale cosa qualche mese fa, lo scorso Agosto, nel giorno del suo compleanno Paulo Coelho aveva scelto di regalare tre , permettendone il download gratis.
Ora, in occasione delle feste natalizie, lo scrittore ripropone l’operazione su uno dei suoi blog permettendo nuovamente di scaricare gratuitamente i Il cammino dell’arco“, “Storie per genitori, figli e nipoti” e “Guerrieri della luce“.

I saranno scaricabili online fino allla prima settimana di Gennaio 2010, i formati disponibili sono PDF, Kindle (il nuovo lettore digitale di e-book di Amazon), SonyReader e iPhone. Naturalmente ognuno potrà stampare e diffondere i scaricati.

Paulo Coelho realizza così un’operazione che è una via di mezzo tra il marketing e la condivisione, parole mie che possono scatenare polemica, però io mi chiedo perchè non rilasciarle sotot una licenza libera tipo la Creative Commons e renderli scaricabili per sempre? Ad ogni modo lo scrittore dichiara che vorrebbe rendere disponibili tutti i suoi ma

questi tre che vi offro sono gli unici che posso mettere in Rete, perché sono gli unici di cui posseggo i diritti

proprio in merito alla stampa e alla diffusione dele sue opere dice:

Esistono tante biblioteche che non hanno i soldi per comprare o sono obbligate a comprare quelli che vuole il governo. Se voi stampate questi che io ho messo online e li donate alle biblioteche locali, alle prigioni e agli ospedali, potreste migliorare la condizione di vita di molte persone. La gente ha tempo, ma non ha il materiale da leggere“.

Una nobile richiesta per la diffusione dell’arte e della cultura. Io farò la mia parte sperando che altri autori compiano operazioni simili, aiutate anche voi condividendo il sapere.

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Emmaus: il nuovo romanzo di Baricco

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“Qualche giorno dopo la morte di Cristo, due uomini camminano per la strada che conduce alla cittadina di Emmaus, discutendo di ciò che è successo sul Calvario, e di alcune voci, strane, di sepolcri aperti e tombe vuote. Si avvicina un terzo uomo e domanda loro di cosa stanno parlando. Allora i due gli dicono: Come, non sai nulla delle cose accadute a Gerusalemme?
Quali cose? lui chiede, e si fa raccontare. I due gli raccontano. La morte del Cristo e ogni cosa. Lui ascolta. [...] Durante la cena, l’uomo spezza il pane, con tranquillità, con naturalezza. Allora i due capiscono, e riconoscono in lui il Messia. Lui sparisce.”

Il titolo del nuovo romanzo di Baricco è tratto chiaramente da questo episodio. I due discepoli, uno Cleopa e l’altro rimasto anonimo, rimangono sorpresi dalla loro “cecità” di fronte al Messia. E’ questa forma di cecità, legata alle abitudini e alla tradizione, che rimane un elemento chiave di tutto il romanzo.
La voce narrante parte in terza persona nel prologo, ma diventa in prima persona lungo tutto il corso del racconto e la sua identità è a noi sconosciuta. Sappiamo i gesti che compie, sappiamo delle sue interazioni, delle persone e delle cose che ama, della sua fede, ma non sappiamo il suo nome.

“Abbiamo tutti sedici, diciassette anni-ma senza saperlo veramente, è l’unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato”.

E’ così che si apre “Emmaus” e poi entra nelle vite di quattro amici. Uno è il narratore, poi ci sono Il Santo, Bobby e Luca, l’unico nome vero e proprio, per giunta uguale a quello di colui che ha lasciato la testimonianza dell’episodio di Emmaus.
I quattro adolescenti sono alle prese con le loro vite e le contraddizioni che ne derivano. Si contraddistinguono dagli altri per la loro forte fede. Suonano nel gruppo della chiesa, si sentono importanti, credono fermamente nell’”Edificazione del Regno”. E lentamente si disperdono, cercando un appiglio, a volte ciechi, come gli Apostoli.
Le vicende si svolgono in un tempo e in un luogo che restano indefiniti, come in tutti i di Baricco, ma che molto probabilmente possono essere collocati nella Torino degli anni ’70.
Gli adolescenti sono alle prese con le prime esperienze sessuali, stanno iniziando a scoprire la vita. Ma questi quattro ragazzi, con i loro , le loro paure e i loro sogni, si discostano leggermente da tutti gli altri, racchiusi in un globo che raccoglie le loro storie, i loro successi e i loro fallimenti, il loro assaporare la vita in altra maniera.
E dopo c’è Andre, la ragazza speciale, la Regina, quella che tutti amano e che muore. Ha iniziato a morire nel momento in cui è nata e non smette mai di farlo e sembra che una maledizione ricada sulla sua famiglia. E Andre prova a morire tra le acque scure del fiume, tenta il suicidio, ma continua a morire, da viva. Questi ragazzi la guardano affascinati, da lontano, di rado tentano di avvicinarsi, quasi come se ne avvertissero il pericolo, quasi come intimoriti dal mistero e dall’oscurità che questa ragazza morente si porta dietro.
Non si sa se sia vero oppure no, ma nel momento in cui si avvicinano di più a lei, le cose cambiano. Anche loro iniziano ad assaporare in altro modo la vita, pur mantenendosi sempre ben legati alla loro fede, alle loro abitudini e tradizioni, ma assaggiando anche i piatti che offre l’altra faccia della medaglia. Si uniscono le contraddizioni, il bene e il male, la luce e le tenebre, la vita e la morte.
Mentre Andre muore ogni giorno, Luca muore gettandosi dal suo balcone. Muore e si porta via i suoi dubbi e le sue paure, lasciandole in eredità all’amico, che racconta di lui e di Bobby, che muore ogni giorno iniettandosi la sua dose.
E poi c’è Il Santo, che ha un nome ma non ci è dato saperlo, e che forse è la figura più controversa tra i quattro.
Il protagonista, la voce narrante, cerca di ricostruire passo per passo quello che sta andando perduto, ma nella confusione non esiste più un filo logico che possa permettergli di ricostituire delle vite che sono andate altrove, che sono andate e basta.
In questo romanzo Baricco diviene più concreto, si discosta dalle opere alle quali ci aveva abituati, quali “Oceano Mare” o “Castelli di Rabbia”. Affronta l’adolescenza di questi ragazzi forse perdendosi troppo spesso in filosofie e pensieri che rallentano l’azione, allungano gli e i tempi. A volte stancano.
I ragazzi borghesi, che studiano, non fumano, non bevono, non fanno sesso, fanno volontariato, vogliono dare uno sguardo al mondo degli altri, al mondo di Andre, dove forse gli si susseguono in maniera più brusca, meno lineare, finendo col non capire più cosa sia giusto e cosa no, quale sia la linea di confine tra il bene e il male. Baricco descrive semplicemente le debolezze umane, avvalendosi della fase della vita in cui forse, prese dalla confusione, queste risaltano maggiormente.
Evidenzia il contrasto tra l’abbandono della tradizione e la novità vissuta con senso di colpa, il peccato, ma non colpisce come ha saputo ben fare, ad esempio, con “Novecento”.
Sarà anche un’argomentazione diversa, il linguaggio rimane pur sempre baricchiano, ma meno intenso nella sua intensità. E’ meno capace di emozionare e di lasciare impresse immagini forti, sebbene pare che il tentativo sia rimasto identico. Ma non c’è magia, quella che ha permesso a molte persone di amare le parole di questo scrittore. Non un lavoro da buttare, ma deluderà sicuramente i tanti che si aspettano la meraviglia, l’arte e la bellezza delle opere precedenti.

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Ora ti racconto Halloween, dammi tempo.

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Da un pò di anni a questa parte, non si può fare a meno di notare il grande entusiasmo che precede il 31 ottobre per i preparativi della festa di Halloween. Se ci dobbiamo globalizzare, quantomeno facciamolo bene. Per cui, poco ci manca a vedere tacchini sulle tavole italiane il quarto giovedì di novembre.

L’America è sempre stata un modello, anche per coloro che si sono professati e dichiarati anti-americani. Nessuno è immune. La festa di Halloween è una delle “americanate” più esportate e le persone confluiscono tutte in una grande massa che festeggia e fa baldoria ma non sa nemmeno perchè. E soprattutto non sa che Halloween è tutto tranne che americano.

E se non sapete perchè, proverò a spiegarvelo io.
E’ diventata ormai usanza comune “trasformare” le cose e dar loro un tocco più, come dire… commerciale. A fare questo contribuisce senza alcun dubbio il mondo cinematografico che necessita di continue ispirazioni per raccontare storie nuove e che, spesso e non so quanto volentieri, le rende delle vere e proprie tendenze. Da qui, bisogna anche dirlo, son venuti fuori anche dei veri e propri capolavori.

Nel periodo di Halloween, che ricade precisamente tra la notte del 31 ottobre e del 1 novembre, casualmente vengono fuori tutti i film horror possibili e immaginabili o, quantomeno, ci si organizza una bella serata all’insegna dell’horror e del macabro, talvolta con conseguenti episodi spiacevoli e aloni di mistero che si creano laddove di misterioso c’è ben poco.

Per esempio, tra le vittime di Halloween abbiamo i gatti neri. Pare che queste povere bestiole se ne vadano nell’altro mondo in 30 mila all’anno. Solamente per degli stupidi rituali. E non è tutto. I satanisti più sfegatati non aspettano altro che “la notte delle streghe” per darsi da fare. Adesso fermatevi a meditare un attimo e poi traetene le dovute conclusioni. Siamo una massa di imbecilli oppure no?

Al di là di questo, forse si cade anche nell’esagerazione quando si va a pensare che questa festa sia solo un subdolo tentativo satanista di dar vita a rituali collettivi senza che la maggior parte delle persone ne sia consapevole. E non vi dico chi è che lo pensa.

Comunque, tornando alle origini, la festa di Halloween derivava da un rito popolare pre-cristiano tipico dell’Europa Settentrionale, prima di approdare oltre oceano e divenire festa tipica degli e del Canada, prima ancora di essere scopiazzata qua e là nel resto dei Paesi, compresa. Da precisare che in qualche accenno di Halloween, molto tempo fa, effettivamente c’è stato.

Con l’arrivo della stagione fredda, i contadini usavano portare il bestiame in luoghi chiusi per garantirne la sopravvivenza. I Celti, noto popolo del nord Europa, usavano celebrare la fine dell’estate, ovvero “Samain”. Questo preciso periodo dell’anno si collocava in un punto della dimensione temporale in cui non rientrava nè nell’anno vecchio, nè tantomeno in quello nuovo. Proprio in quest’occasione, il velo che divideva i vivi dalla terra dei morti cadeva e quindi i due mondi non erano più separati.

C’è da precisare che i Celti non temevano i morti, anzi usavano lasciare loro del cibo sulla tavola in segno di accoglienza. Quello che più temevano erano le fate e gli elfi, che erano soliti fare pericolosi scherzi agli uomini, soprattutto durante questo periodo.

Da qui, con il passare degli anni, hanno preso vita tutte quelle usanze di cui siamo a conoscenza. Vecchie leggende e usanze comuni di tempi ormai andati, hanno dato vita alla tradizione di Jack’o Lantern, al “Dolcetto o scherzetto”, ai vestiti in maschera, ai dolciumi e chi più ne ha più ne metta. Tanto che ormai Halloween (All Hallows Eve) è la gioia dei commercianti, che sfornano gadget, maschere e dolciumi in quantità industriale per le folle di bambini e patiti dell’horror, anche se di horror c’è ben poco.

Insomma, il merito della civiltà odierna è quello di aver commercializzato anche il più semplice dei riti pagani. Questa sera state bene attenti, durante la notte delle streghe tutto può succedere.

(Un ringraziamento speciale a Tim Burton, per aver usufruito cinematograficamente e commercialmente eccellentemente di Halloween. Ed anche a Matt Groening)

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Ora ti insulto, dammi tempo.

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Dalla Romania piovono insulti sulla politica italiana. Per la precisione gli insulti sono due e, sempre per la precisione, sono due i politici che vengono insultati. Uno è il sindaco di Verona, Flavio Tosi. L’altra è . Per la precisione, uno un “sindaco di merda” e l’altra “una puttana”. Perdonatemi, ma riporto le notizie così come stanno.

L’opera di cui si parla, il contenitore degli insulti insomma, è  “Francesca” del regista romeno . Un ottimo esordio, se vogliamo. O quantomeno, un ottimo modo di ottenere pubblicità ed incuriosire il pubblico. Probabilmente le sale si riempiranno più che altro per la scena con gli insulti che per il film in sè.

Senza offesa, ovviamente. La pellicola ha comunque ottenuto largo consenso alla Mostra del di Venezia, all’apertura della sezione”Orizzonti”. Il regista cerca di rimandare l’attenzione al significato del film in sè, ma la , giustamente offesa, ha risposto energicamente con una diffida, facendo slittare l’uscita del film al 20 novembre.

Distribuito dalla , il film uscirà comunque un versione fedelissima all’originale.

Si è parlato di  libertà d’espressione nel mondo dell’arte, ma certe volte forse si dovrebbe parlare anche di buon senso. Qui ci troviamo di fronte ad insulti belli e buoni che colpiscono direttamente delle persone, non si tratta di semplice satira. A quella ci siamo abituati bene ormai da tempo.

Per quanto ci si possa discostare dalla posizione politica dei personaggi, arrivare ad insultarli pesantemente è una scelta priva di senso e, ancor di più, di alcun carattere artistico. Non c’è infatti artisticità nell’offendere una donna e, di conseguenza la sua dignità, nè tantomeno il sindaco e, forse, il suo operato, con tanto di accusa palese di razzismo. Perchè, ricordiamolo, prima che di politici, stiamo parlando di esseri umani.

Qual è quindi il limite tra l’arte e il buon senso?

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Persepolis diventa 2.0, e ci racconta l’Iran di oggi.

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Persepolis, celebre fumetto autobiografico dell’iraniana Marjane Satrapi, racconta la rivoluzione iraniana del 1979.

Il fumetto è diventato anche film nel 2007 ma oggi passa al web, il nuovo e più efficace mezzo di diffuzione di notizie. Quindi nasce Persepolis 2.0, ad opera di Sina e Payman e racconta la dell’Iran di oggi, dell’onda verde di Moussavi, il regime di Ahmadinejad e la morte di Neda, divenuta il simbolo della protesta.

Entrambi gli autori vivono attualmente a Shangai e si occupano di marketing, hanno deciso di riprendere alcune tavole di Marjane Satrapi, per raccontare la dell’Iran oggi, fondamentalmente non troppo diversa da quella di trent’ann fa. Il fumetto prende vita durante i primi esiti della campagna elettorale, nel momento in cui i due autori si sentono frustrati per la situazione del loro Paese.

I disegni rimangono nella loro versione originale, a cambiare sono solo i dialoghi, più adatti al mondo del web e ricalcati sulla realtà odierna. E’ possibile trovare il fumetto sia nel sito ufficiale che nella pagina di flickr.

Persepolis 2.0

Persepolis 2.0

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Buon compleanno, Emergency

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Si è tenuto dall’8 al 13 di settebre l’incontro nazionale di Emergency, a Firenze, per festeggiare i suoi quindici anni.

Una festa di compleanno inaspettatamente affollata, organizzata tra incontri, mostre, workshop, film e serate di intrattenimento che via via vedevano affluire sempre più gente.

Gli incontri, tenutisi nel Palazzo dei Congressi di Piazza Adua, trattavano argomenti che spaziavano dalla cardiochirurgia, al dei diritti, all’Afghanistan, dalla guerra al razzismo e la xenofobia dilagante. Incontri totalmente gratuiti, ad alto livello di partecipazione, che offrivano al pubblico la possibilità di porre domande e soprattutto di venire a conoscenza di realtà che troppo spesso sono occultate dai mezzi di comunicazione.

L’associazione di Emergency offre assistenza medico-chirurgica gratuita e di elevata qualità alle vittime civili delle guerre. In questi giorni ha offerto anche testimonianze e dati reali di quello che succede nel mondo, a volte nemmeno troppo lontano da noi.

Ho personalmente assistito all’incontro tenutosi sabato mattina, “Il razzismo, strana malattia” che oltre alla presenza di Gabriele Del Grande, Franco Pittau, Don Virginio Colmegna, e Christian Elia, prevedeva anche quella dello scrittore Erri De Luca. Ho assistito, in parte, anche all’incontro precedente, in cui si è parlato delle attività svolte fino ad oggi da Emergency e ai progetti in cantiere. Si è parlato quindi dell’ospedale di Palermo, divenuto ormai fondamentale in territorio siciliano. E si è parlato anche di nuovi ospedali che saranno costruiti in Africa, con una testimonianza del dramma che vivono i migranti nel tentativo di trovare una nuova vita lontani dal proprio paese. Una a lieto fine, purtroppo una delle poche che può permetterselo.

Ho partecipato anche alle serate organizzate presso il Mandela Forum. La prima sera è stata presentata da Diego Cugia, tornato appositamente dall’America. L’immancabile presenza di Gino Strada è stata affiancata da quella di un acceso Vauro e un ironico e sempre calmo Gianni Mura. Sul palco Piero Pelù e Jovanotti si sono esibiti insieme con “Il mio nome è mai più”, mentre Marco Paolini ha intrattenuto le 6.500 persone presenti con un monologo indimenticabile. Innumerevoli gli interventi per ricordare Teresa, moglie di Gino Strada, alla quale sono stati dedicati un albero a Firenze e un altro in Darfur ed un ospedale in Uganda, per mantenere vivo il suo ricordo, quello di una donna che ha dedicato la sua vita agli altri, con estrema passione.

La serata successiva ha visto le lacrime di Serena Dandini, nel ricordare la chioma rossa di Teresa, insieme alla commozione di Paola Turci. La serata è iniziata alla grande con l’apertura di Patty Smith, rimasta a Firenze per l’occasione. Si è esibita con unaPeople have the power” accompagnata semplicemente dal battito delle mani di diecimila persone che tenevano il tempo.

Prima di andare via, Patty Smith ha dichiarato che sì, sono le persone ad avere il potere. Di sognare, e di agire. A seguire si sono alternati Antonio Cornacchione, la banda Osiris, la Casa del Vento, Paolo Hendel, Fiorella Mannoia, tornata di corsa dalla Sicilia, pronta a cantare, anche lei, senza musica per concludere la serata con un duetto, insieme a Paola Turci, dedicando “Quello che le donne non dicono” sempre all’indimenticabile Teresa.

Una festa di compleanno a dir poco ben riuscita, della quale si sono stupiti gli stessi organizzatori.

Il popolo di Emergency c’era, esiste ancora una parte d’ che vuole il bene assoluto, che non vuole distinzioni di sesso, razza o religione. Esiste ancora una parte del nostro Paese che crede in valori veri, reali e puri. Speriamo soltanto che non rimanga in silenzio. Questa volta si è fatta sentire.

Pubblico del Mandela Forum

Pubblico del Mandela Forum

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Meno male che c’è anche Mao

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Camminando per le strade di Firenze, mi sono imbattuta in alcuni manifesti che hanno contribuito non poco a farmi innervosire. Trattasi dei manifesti per la commemorazione di Mao, noto leader del PCC morto il 9 settembre 1976.
Nonostante abbia lasciato ferite molto profonde nel paese che governava con dedizione e passione, Mao viene tutt’ora elogiato.

Il boom del maoismo si ebbe già negli anni ’60, quando tra una lotta e l’altra le nuove generazioni credevano fortemente nei valori del comunismo, mai applicati dal Quattro volte grande Mao Zedong. Colpa della disinformazione, si dice oggi. Mi stupisce leggere, tra le righe di Wikipedia, che tra i personaggi celebri che hanno appoggiato l’ideale Maoista, ci sia stata una personalità importante quanto quella di Dario Fo. Mi stupisce che a 33 anni di distanza ci sia ancora gente che abbia il desiderio di commemorare una persona che ha distrutto un Paese grande come la Cina, mettendolo in ginocchio più di quanto non lo fosse già, in nome di ideali che non sono mai esistiti e che mai hanno trovato la corretta applicazione nella realtà. Oggi non si può parlare di disinformazione a riguardo, non ci sono giustificazioni.
Girando per il web, non posso fare a meno di notare che Firenze è particolarmente affezionata alla figura di Mao, per cui leggo della commemorazione del 2008, in cui si parla soprattutto contro il “neoduce” Silvio Berlusconi, inneggiando al proletariato, al colore rosso, ai grandi maestri Marx, Lenin e con un entusiasmo che fa semplicemente rabbrividire.
Mao Zedong è colpevole della morte di 65.000.000 di innocenti, grazie ai suoi interventi in campo culturale ed economico.
Se diamo per scontato che le persone che celebrano l’anniversario della morte di una figura così importante, conoscano tutti i fatti che lo riguardano, di conseguenza viene da chiedersi com’è possibile che tutto questo avvenga. Che si vada contro un neoduce, perchè si teme il ritorno dell’estrema destra, e si passa all’estrema sinistra, elogiando un personaggio che ha mietuto più vittime di quanto non abbiano fatto Hitler e messi insieme.
Mi chiedo se siano a conoscenza dei campi di lavoro dove migliaia di cinesi sono stati torturati in maniera atroce, anche per le strade, come monito per il resto della popolazione. Se siano a conoscenza di come sia stato prodotto l’acciaio che incrementava l’economia del Paese, dei giochetti tra la Cina e l’Unione Sovietica, del Grande Balzo in Avanti che ha portato la carestia, dell’elevato tasso di suicidi e di mortalità infantile, e di qualunque altra fascia d’età. Della rivoluzione culturale, che ha visto finire tra le fiamme i più grandi tesori della secolare cultura cinese, la distruzione di migliaia di opere, di ogni genere, in nome del comunismo e di Mao.

Mi chiedo se siano a conoscenza che tutt’ora il volto di un uomo del genere domini su Piazza Tienanmen, la stessa in cui, sempre in nome dell’ideale comunista, è stato sparso sangue innocente. Mi chiedo se siano a conoscenza dell’odio profondo provato da Mao nei confronti della classe contadina, la stessa che poi ha supportato per raggiungere l’apice, per il potere. Lo stesso potere che volevano , , Hitler, senza che si facciano ora distinzioni di colore politico. Quando un ideale è sano, non importa da che parte stia. Importa che un intero paese non ne paghi le conseguenze. Importa che sia da esempio per non veder ripetere sempre gli stessi errori. Importa che una civiltà progredita e modernizzata impari a divenire concreta, smettendo di andare contro determinati personaggi soltanto per partito preso, elogiandone di peggiori, per lo stesso motivo. Importa che il comunismo non è quello. Il comunismo non è.

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Meno male che Silvio c’è!

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Ieri il Paese è rimasto sconvolto dalla notizia dell’improvvisa morte di Mike Bongiorno, personaggio storico della televisione italiana.
Mike è un personaggio indimenticabile, chi non è cresciuto guardando almeno uno dei suoi programmi?

Quello che più mi ha colpito, oltre alla notizia della sua morte, è stato leggere, nell’informazione appena sputata dall’ANSA, il commento immediato di Silvio Berlusconi.
Perchè Silvio Berlusconi è ovunque e lo è sempre in prima linea. Per cui, più che la morte di Mike Bongiorno, sembrava spiccare il commento del premier, triste per la perdita di un “grande amico”.
Il “grande amico” di Silvio Berlusconi, qualche mese fa, in un’intervista a “Che tempo che fa” con Fabio Fazio, sosteneva di essere molto rammaricato per il fatto di essere stato licenziato da Mediaset senza aver ricevuto nemmeno un trattamento propriamente rispettoso.

Come si può vedere dal video, Mike Bongiorno dice:

Sono molto triste perchè dico, cosa ho fatto? Non è possibile che dopo 30-35 anni che uno lavora in un gruppo contribuendo a fondarlo di colpo sei fuori e nessuno neanche ti saluta o ti stringe la mano!”.

Solamente dopo la lamentela in diretta, il “Gran Patrono“, così lo definisce Mike, ha ritenuto opportuno telefonare per poter parlare con il suo “grande amico”.
Il “grande amico” è anche colui che ha fondato Mediaset con Silvio Berlusconi, definito adesso dal figlio, Pier Silvio, “un pezzo della della televisione, della del nostro paese e anche della mia vita personale.”
Berlusconi sostiene anche di aver parlato con Bongiorno proprio la settimana scorsa, poichè aveva in progetto di farlo diventare senatore a vita, l’unico sogno rimasto irrealizzato del famoso presentatore.

E se è sempre di Berlusconi che bisogna parlare, piuttosto che d’altre questioni meno rilevanti, dimentichiamoci delle elezioni in Afghanistan, dell’annuncio di Isabel Allende, colpita dall’Influenza A, i morti nell’alluvione ad Instanbul , gli incendi, la mafia, l’Iran e da tutto quello che il mondo ha da riservare alla sezione cronaca. Concentriamoci invece sull’intervento del premier alla Fiera del Tessile di Milano, in cui, colpa di un lapsus, definisce le tendopoli allestite in Abruzzo, “tangentopoli“. Soltanto dopo essere stato interrotto si rende conto dell’errore e come sempre, punta all’ironia, immancabile. Lancia la moda dei “cattocomunisti” e promette sempre il meglio per il nostro splendido Paese, la crisi è quasi completamente svanita. E come lui stesso sostiene, sempre nell’ambito dell’intervento alla fiera, “meno male che Silvio c’è“. Altrimenti non sapremmo più che argomento tirar fuori tra una parrucchiera e una fermata d’autobus.

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Paulo Coelho: 3 libri gratis in download

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Il celebre scrittore brasiliano Paulo Coelho ha deciso di festeggiare i suoi 62 anni regalando ai suoi seguaci sul web due romanzi inediti e degli scritti già pubblicati precedentemente sul web.
Storie per padri, figli e nipoti“, “Il cammino dell’arco” e “Il guerriero della luce“, questi i titoli delle opere completamente scaricabili dal sito dell’autore.
Paulo Coelho ha già dichiarato che “per uno scrittore Internet è un formidabile strumento per incrementare il desiderio di leggere del pubblico” ed infatti grazie ad internet la sua fama si è ulteriormente accresciuta permettendogli di arrivare a vendere più di cento milioni di copie in tutto il mondo.
Usando il Twitter, Coelho ha annunciato “Questo è il mio regalo per voi, nel giorno del mio compleanno” proponendosi come iniziatore di un nuovo modo di vedere la lettura e il mondo dell’editoria, sfruttando le infinite possibilità di comunicazione offerte dal web.

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