Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Primo maggio: siete dei poveri comunisti!

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Primo maggio: quello che per gli italiani è solamente un concerto in piazza San Giovanni per ubriacarsi e cantare Bella Ciao alla faccia del suo significato, in realtà è frutto di anni di sconfitte e lotte.

E noi italiani, dovremmo apprezzare maggiormente questa data, la Festa del Lavoro negli anni del fascismo è stata soppressa (spostata al 21 aprile, con il Natale di Roma), perché da molti considerata di matrice socialista. Ed anche se è vero che di mezzo c’è la Seconda Internazionale, è anche vero che gli operai non necessariamente hanno un colore, ma devono avere dei diritti, da qualunque parte essi vogliano stare.

Il primo maggio in Italia, dovrebbe essere ricordato anche per la prima Strage di Stato a Portella della Ginestra (Palermo). Era l’1 maggio del 1947, duemila lavoratori festeggiavano il primo maggio e manifestavano contro il latifondismo, ma la mafia agraria adottò il terrorismo per sopprimere la voglia di riscatto dei contadini siciliani. Un evento significativo, dal 1947 ad oggi, è cambiato, purtroppo, molto poco.

LA STRAGE DI PORTELLA DELLA GINESTRA

Ora sono sereno, dammi tempo: Saverio Romano, il Ministro Mafioso

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Ormai dire “mafioso al Governo” sarebbe come dire “spogliarellista in un night club“, cosa c’è da stupirsi? Il Governo attuale da tempo ormai predica la lotta contro la mafia e mostra con orgoglio i progressi raggiunti in questi anni tra un TG1 e un Tg4, ma se poi ci scappa un Ministero per un indagato, che problema c’è? Se il Presidente del Consiglio è l’uomo più perseguitato dalla giustizia degli ultimi 150 anni, il problema non sarà di certo Saverio Romano, nuovo Ministro per le Politiche Agrarie.

Saverio Romano

Solamente a settembre 2010, Saverio Romano abbandonava l’UDC senza risparmiarsi le polemiche e sul suo sito ufficiale commentava il suo possibile ingresso tra le fila del Governo con un titolo già di per sé eloquente, che recitava “Non sono interessato alle offerte di Berlusconi“:

Leggo già da diversi giorni di un mio inserimento in una lista di futuri sottosegretari del governo, ma è evidente che si tratta di fantasticherie. E’ chiaro che il premier ha tutto l’interesse a cavalcare l’onda del dissenso che ho espresso all’interno dell’Udc, ma la mia è una posizione politica dettata dalla voglia di dare un contributo alla crescita del nostro Paese. Non so quindi se piangere o ridere davanti a ciò che hanno scritto i giornali in questi giorni.

Davanti a tutte queste fantasticherie, evidentemente l’attuale Ministro deve aver perso la testa, poiché nel corso di pochi mesi ha cambiato idea. Ma diamo un’occhiata ai suoi guai giudiziari e cerchiamo di capire se il suo è un curriculum valido per entrare in politica e gestire l’agricoltura italiana. A leggere nomi come Cuffaro e Ciancimino, sembra proprio che Saverio Romano, palermitano, classe 1964, sia uno dei migliori candidati in circolazione:

  • Dal 1997 al 2011, Saverio Romano è stato presidente dell’IRCAC, ente creditizio siciliano. Da qui, galeotto fu l’incontro con Gianni Lapis con il quale Romano collaborò in qualità di consulente. Gianni Lapis è il prestanome di Ciancimino, Romano non ha alcun problema a negare di averlo conosciuto e successivamente ad ostentare tutta la sua sicurezza e tranquillità, rivelando ai magistrati:

Non ho alcun problema a dirle che lo conosco: fino a qualche anno fa era per tutti solo uno stimato avvocato tributarista e un docente universitario. Lapis è stato soprattutto consulente dell’Ircac, di cui ero presidente. Quando arrivai, lui era già lì da anni. Non sapevo che avesse altri interessi al di fuori di quelli del suo studio. Quando sono diventato deputato mi avrà cercato una volta al telefono per parlare, credo, di riforma fiscale.

  • Nel 2003, una volta iniziati i problemi giudiziari di Totò Cuffaro, iniziano anche quelli di Saverio Romano, fedelissimo compagno d’avventura. Su Totò Cuffaro pende una condanna di sette anni per favoreggiamento a Cosa Nostra e rivelazione di segreto d’ufficio, tanto per capire l’andazzo della compagnia.
  • Tra gli incontri eccellenti di Saverio Romano, rientra anche il boss mafioso Giuseppe Guttadauro. Saverio Romano lo incontrò per assicurarsi il suo sostegno elettorale.
  • Nel 2005, un altro personaggio legato a Cuffaro (ma anche alla famiglia Mandalà di Villabate), Francesco Campanella, rivela che Saverio Romano (all’epoca era Sottosegretario al lavoro del Governo Berlusconi) era stato eletto con i voti della mafia. Consapevolmente anzichenò. Ne dà conferma anche Nino Mandalà: un uomo, una garanzia.
  • Due anni fa è stato proprio Massimo Ciancimino a dichiarare che Saverio Romano è stato destinatario di un’ingente somma di denaro, che ammontava a 1.300.000 euro in contanti. Fu proprio Romano a prelevarla da un conto svizzero e la somma era necessaria ai fini di corruzione e parte della somma era destinata a Cuffaro.
  • Appena ottenuto l’incarico in qualità di Ministro delle Politiche Agrarie, Saverio Romano nomina Antonello Colosimo come nuovo capo di Gabinetto. Chi è Colosimo? Per farla breve, uno di quelli che ebbe un attacco di ridarella mentre L’Aquila cadeva a pezzi a causa del terremoto.

Tuttavia, Saverio Romano si dice sereno e non ha alcun problema a fare il Ministro. A giudicare dalla lista di misfatti, Romano ha la coscienza a posto e merita il ruolo che gli è stato affidato più di chiunque altro.

Non potrei essere più sereno leggo su Repubblica che i magistrati vorrebbero chiedere alla Camera dei deputati l’autorizzazione a utilizzare alcune intercettazioni che mi riguarderebbero: non ho nulla da nascondere, che siano pure utilizzate quelle intercettazioni, se esistono davvero. Intanto, faccio con serenità il ministro dell’Agricoltura. E le assicuro che ho tanti progetti, perché è l’agricoltura che ha unito l’Italia.

Se proprio dobbiamo essere un Paese sporco, dobbiamo esserlo fino in fondo.

Ora ti bombardo, dammi tempo: la carta delle Nazioni Unite

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Ci sono alcuni documenti, alcune Convenzioni e trattati che uno studente di diritto internazionale dovrebbe conoscere a memoria e che deve ritenere sacri come fossero la Bibbia. Secondo il mio opinabile parere, certi documenti, certe Convenzioni e trattati, dovrebbero essere resi noti a tutti obbligatoriamente, e non solo a coloro che decidono di studiare, perché le nostre vite, burocraticamente, socialmente, psicologicamente, pragmaticamente e bellicosamente parlando, dipendono da quei pezzi di carta, le cui parole, spesso e volentieri, vengono girate e rigirate fino ad ottenere il senso voluto.

In questi giorni la comunità internazionale sta offrendoci uno spettacolo di quelli che non si vedevano da anni e le parole che vengono pronunciate più spesso sono “missione sotto l’egida dell’ONU“. Ma che cos’è l’ONU e quali sono i suoi compiti, i suoi doveri?

Nata dalla Carta di San Francisco il 26 giugno 1945, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, come ogni organizzazione che si rispetti, è dotata di uno statuto, che ne spiega le funzioni e quindi ne motiva l’esistenza. Il preambolo della Carta delle Nazioni Unite, recita che i popoli delle Nazioni Unite sono “decisi (corsivo originale) a salvare le future generazioni dal flagello della guerra“. Teniamo in considerazione l’anno di nascita dell’associazione, il 1945. La comunità internazionale, proprio come accadde con la nascita della Società delle Nazioni tempo prima, era più intenzionata che mai a far cessare la guerra una volta per tutte. Diciamo anche che i presupposti affinché ciò accadesse erano un po’ campati in aria, se consideriamo che il 6 agosto dello stesso anno, gli Stati Uniti sganciavano un “Little Boy” su Hiroshima e, non contenti, successivamente un “Fat Man” su Nagasaki. Alla faccia delle buone intenzioni.

La Carta (vi invito a leggerla, cliccando qui) è adorna di bellissime parole, sognanti e pacifiste: uguaglianza, solidarietà, tolleranza. L’attacco armato, sia per quanto riguarda l’ONU che le norme generali di diritto internazionale, deve essere preceduto da tutte le azioni coercitive possibili che possano escludere l’uso della forza. Il problema è che le potenze fremevano, avevano delle bombe in più in magazzino e Gheddafi, diciamolo, aveva anche un po’ stancato. Quindi via con la “missione“. Questa volta non la chiamano “missione di pace”, nessuno ha parlato di “peace keeping”, “peace enforcement”, “caschi blu”, ma tutti pronunciano la parola guerra solo per negarne l’esistenza. Un po’ come quando si parla della mafia. Questa non è una guerra, che sia chiaro. E’ una missione. Stiamo salvando la Libia. Tanto Gheddafi mente. Non c’è tolleranza o norma che tenga, bisogna attaccare, anche se chiede il cessate il fuoco, sta bluffando. Come in una partita di Risiko, quindi t’attacco.

Vorrei far presente che i primi ad accogliere il dittatore libico a braccia aperte, sborsando fior fior di euro per garantirgli ogni comodità, sono stati proprio quelli che hanno deciso di prendere parte alla missione per primi. Francia e Italia, determinate come non mai a difendere il loro caro Mediterraneo, mentre dagli USA il presidente Obama, quello pacifista, quello delle promesse e della fine di ogni conflitto, tiene i fili di questi burattini e li muove, qua e là, tanto gli eroi, che bombardino oppure no, hanno sempre la faccia a stelle e strisce. Ora ti bombardo, dammi tempo.

Ora ti nomino, dammi tempo: il Grande Fratello è pilotato

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Che sorpresa, in questi giorni la realtà mi ha destato dal sonno profondo in cui riversavo da diversi lustri, forse dal giorno della mia nascita.

Mentre vagavo nei meandri del web a caccia di notizie succose ed interessanti del tipo: Belen Rodriguez è incinta? Alessia Marcuzzi partorirà in diretta al Grande Fratello? Simona Ventura in realtà è la sorella della bambola assassina? Antonella Clerici è stata tradita perché a Sanremo aveva un vestito troppo brutto? ho scoperto una cosa che ha sconvolto la mia esistenza e quella degli italiani in maniera irreversibile.

Il Grande Fratello è pilotato.

Guendalina scopre che il GF è pilotato

Mi è scappato spontaneamente un rumorosissimo “Nooooo!” e mentre mi sfuggiva di bocca, mi sono resa conto che tutta la gente intorno a me, nelle case, nelle strade, negli autobus, stava facendo la stessa cosa nell’apprendere la notizia e lo stivale si era trasformato in un coro di “Nooooo!”. Gli italiani, come me, adesso si sentono presi in giro perché hanno scoperto che il Grande Fratello decide tutto e che quindi ogni sorpresa che va in onda il lunedì sera è una bufala. Forse non si erano mai chiesti perché durante la settimana Alessia Marcuzzi facesse le prove per la trasmissione e perché ogni settimana c’è uno scoop diverso, alimentato di volta in volta a seconda della situazione per le settimane a venire, eccetera, eccetera.

Questo va a dimostrazione del fatto che gli italiani (come me, certo) siano delle pecorelle che vanno dietro al pastore, senza curarsi d’altro, se non di ricevere la porzione d’erba che spetta loro, per poter ruminare in tutta tranquillità. Quindi, oh Grande Fratello, dacci oggi il nostro scoop quotidiano e noi te ne saremo grati.

Se l’Italia attualmente è in ginocchio (o in altra posizione, a voi la scelta, de gustibus non disputandum est) è per lo stesso identico motivo. Vogliamo lo scoop scottante e non vogliamo preoccuparci d’altro, fin quando qualcuno promette di fare per noi. Fin quando qualcuno promette di vivere per noi delle emozioni preconfenzionate e di fattura scadente dentro una scatola a Cinecittà, allora sta andando tutto bene. E fin quando qualcuno promette per noi meno tasse e più amore, allora va tutto bene. Anche il Bunga Bunga. George Orwell, che di Grande Fratello parlò per primo anche se la cosa, ainoi, è sconosciuta ai più, che pensano sia una geniale trovata del mondo televisivo, non avrebbe mai immaginato che al mondo si potesse degenerare fino a tal punto. Ma queste sono quisquilie, piuttosto, ditemi un po’ chi volete che esca dalla casa, la prossima settimana.

New York 11 settembre 2001: Molto forte, incredibilmente vicino

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L’attacco alle Torri Gemelle è stata una vera e propria svolta nella storia della politica mondiale, e non solo politica. Pensate a quanto e quante vite sono cambiate quel giorno. Molti e differenti sono stati gli spunti per opere cinematografiche e letterarie, tra queste “Molto forte, incredibilmente vicino“, libro di Jonathan Safran Foer (Ogni cosa è illuminata) che presto diventerà un film.

New York, 11 settembre 2001

Si tratta del secondo romanzo dello scrittore, il protagonista è il piccolo Oskar, un bambino newyorkese di nove anni che deve affrontare l’improvvisa scomparsa del padre. Tra invenzioni e curiosità, si attacca a tutto quello che ha per non perdere il ricordo di suo padre , soprattutto ad una chiave trovata nel suo armadio, che gli permette di mettersi in cerca della serratura giusta, alla scoperta di risorse ed indizi che gli lasceranno inevitabilmente qualcosa dentro. Il racconto dell’attentato visto dagli occhi ingenui di un bambino, alternato alle vite dei nonni e all’orrore della Seconda Guerra Mondiale, due epoche diverse, due esperienze forti, ma incredibilmente vicine. La scrittura scorrevole e la genialità e l’irriverenza di uno dei più grandi scrittori contemporanei, un libro da non perdere.

In occasione dell’anniversario dell’attentato, ci tengo a citare un pezzo del libro, che amo particolarmente, per rendere omaggio alle vittime ed ai loro cari che non le hanno viste più tornare a casa, vittime anch’essi.

“E inventare dei grattacieli per i morti, costruiti verso il basso? Potrebbero star sotto i grattacieli per i vivi, che sono costruiti verso l’alto. Si potrebbe seppellire la gente cento piani nella terra, e ci sarebbe tutto un mondo morto sotto quello vivo. A volte penso che sarebbe pazzesco se ci fosse un grattacielo che va su e giù mentre il suo ascensore resta fermo. Per esempio, se vuoi andare al novantacinquesimo piano, basta che schiacci il tasto 95 e il novantacinquesimo viene da te. Sarebbe anche utile al massimo perchè se sei al novantacinquesimo piano e un aereo si schianta sotto di te, il palazzo ti può portare a terra, e tutti si salverebbero anche se quel giorno avessero lasciato a casa la camicia di becchime”.

Google dedica il logo di oggi al Telescopio Spaziale Hubble

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Il Telescopio Spaziale Hubble (HST) è stato lanciato in orbita esattamente il 24 aprile di venti anni fa ed oggi Google omaggia l’evento con un logo, che vede al posto delle due “o” proprio il Telescopio Spaziale.

Il telescopio avrebbe dovuto essere in orbita già nel 1986, ma il lancio fu rimandato in seguito al disastro del Challenger e rinviato al 24 aprile 1990. Il telescopio, quindi, fu lanciato in orbita con la missione Shuttle  STS-31, con lo Space Shuttle Discovery, per il progetto comune NASA-ESA.

Il telescopio si trova a circa 600 km di altezza, in orbita attorno alla Terra, e prende il nome dall’astronomo Edwin Hubble, che nei primi decenni del secolo scorso riuscì a dimostrare che l’universo è in perenne espansione.

Il Telescopio Spaziale Hubble verrà sostituito nel 2014 dal Telescopio Spaziale James Webb, che prende il nome dal secondo amministratore NASA, James E. Webb, scomparso nel 1992.

Logo di Google dedicato ai vent'anni dal lancio del Telescopio Spaziale di Hubble

Logo di Google dedicato ai vent'anni dal lancio del Telescopio Spaziale di Hubble

Le perversioni del nuovo millennio: Donatella Papi e Silvia Valerio

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Tempi duri per noi esseri umani in questo nuovo millennio. Siamo arrivati ad avere così tanto che ormai non sappiamo più da che parte voltarci. Siamo arrivati a vedere così tanto, che siamo finiti col dare ogni cosa per scontata. Gli orrori della guerra, gli omicidi, e qualsiasi altra cosa che fino a pochi anni fa sarebbe stata sconvolgente, ormai non ha più alcun valore, è una notizia e niente più. Quindi per riuscire a far parlare un attimino di sè, bisogna mettersi d’impegno, aguzzare l’ingegno e avere delle trovate davvero geniali.

Oggi post tutto al femminile, la prima protagonista della nostra storia è la giornalista Donatella Papi. Sapevamo che l’informazione italiana fosse in una fase poco piacevole della sua esistenza, ma che circolassero elementi simili non lo sapevamo ancora. Abbiamo già parlato di questa donna in occasione della sua scelta di sposare Angelo Izzo, meglio noto come “Il Mostro del Circeo“. Il suo sogno si è avverato, con tutto lo scalpore che ne è conseguito inevitabilmente. Ma Donatella non s’arrende e ci mette in mezzo pure un nuovo ingrediente: la camorra.

Ormai magicamente sparita da Facebook, fino a qualche giorno fa Donatella Papi sulla sua pagina relativa al famoso social network ringraziava i Casalesi, il suo regalo più bello “dopo mio marito, l’amore dei Rom e il bene di mio figlio“.

Donatella Papi su Facebook

Per chi non abbia ancora le idee chiare sui Casalesi, trattasi di un clan camorristico che, citando Wikipedia, dal 1984 al 2005 avrebbe compiuto ben 646 omicidi. Non si tratta di un gruppo di angioletti, insomma. Ma anche il diavolo, è evidente, necessita di difesa, per cui Donatella Papi ormai è solita schierarsi dalla parte del cattivo e sostiene di poter trovare la soluzione per salvarli dal terribile 41 bis:

Ho ricevuto dei magnifici auguri per le nozze dai Casalesi. Grazie grazie di cuore. Vi amo. Amo le vostre famiglie, le vostre donne, i vostri figli soprattutto. Spero che lo Stato li accolga e tuteli per farli crescere nei valori e nelle speranze di cittadini italiani. E che insieme a tutti i capaci di buona volontà si possa abbattere gli ostacoli disumani del 41 bis, il carcere senza speranza. Una aberrazione che ho studiato non solo essere anticostituzionale. Ma, ho anche io un regalo per voi, c’è un aspetto ancora non considerato che ne potrebbe escludere l’applicazione. Fatemi provare, forse ci riusciamo. Le parole che mi avete indirizzato sono belle, sincere, le migliori.

Non servono molte parole per giudicare questa donna che chissà per quale misterioso motivo non è in cella a far compagnia al marito e agli amichetti del clan. Concludo la sua storia citando quanto ha scritto su Roberto Saviano:

Non mi piace Roberto Saviano. Non mi piace il suo sguardo. E’ sinistro, basso, traverso…da arcidiacono. [...] Saviano  e’ uno dei quei giovanotti rampanti della nostra dis-informazione che non rischiano un baffo, sono stati costruiti nei retrobottega dei giornali e di certi partiti, fanno torcere i parenti di tanti giornalisti caduti.

Questo è quanto scrive un’indignata Donatella Papi, pronta a difendere i Casalesi offesi ed irritati. Eloquente, non c’è che dire.

Ma passiamo ad un’altra scrittrice in erba che ultimamente ha fatto parlare di sè. Silvia Valerio, la diciannovenne più vergine d’Italia, vuole offrire tutta la sua purezza al presidente iraniano Ahmadinejad. La giovane scrittrice padovana ha scritto il libro “C’era una volta un presidente. Ius Primae Noctis” in cui parla proprio di Ahmadinejad:

Un eretico del nostro tempo. Nega l’olocausto; pensa di usare l’atomica; mette a tacere l’opposizione; minaccia l’America. [..] Non concede alle donne di sentirsi il vento tra i capelli.

Il presidente mi sembra davvero l’unico che si comporta in modo che va oltre le solite politiche di equilibrio. Per fare una metafora da circo lui, tra gli uomini di Stato, è un lanciatore di coltelli mentre gli altri solo dei clown.

Silvia Valerio è quindi pronta a concedersi al Signor Presidente, che sprizza virilità da tutti i pori e sarebbe anche pronta a scappare in Iran, indossare il velo, poichè non la vede come una cosa così drammatica. Se davvero non è una cosa così drammatica, allora ci sono milioni di donne pazze in Medio Oriente, pronte a perdere la vita per levarsi dalla testa un velo che “non mi risulta che sia pesante né provochi cefalee, non capisco tutta questa indignazione delle donne. Ci sono problemi ben peggiori del velo“.

La giovane sarebbe pronta a rinunciare alla sua carriera appena avviatasi, tanto in Iran gli scrittori non ci possono stare perchè il Presidente non li vuole:

Non farò la scrittrice, in un mondo dove non c’è molto di cui lamentarsi si può anche rinunciare a scrivere.

E’ deciso, gli iraniani che si ribellano e quelli che vorrebbero farlo, non ci hanno capito un bel niente. Speriamo di poter spedire Silvia Valerio a Teheran a spiegarglielo meglio, mentre intanto con la sua mossa di marketing azzeccatissima è riuscita a far parlare di sè.

Silvia Valerio

Silvia Valerio

Ora mi prostituisco, dammi tempo

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Ha fatto scalpore il filmato andato in onda durante la puntata de Le Iene del 20 gennaio. Si tratta della testimonianza su una ragazza diciassettenne che si prostituisce per ottenere in cambio, per lo più, ricariche telefoniche.

La ragazza ha ovviamente il volto coperto, ma il ragazzo che l’ha invitata con “l’inganno”, fingendo poi di averla voluta inizialmente solo conoscere, le fa diverse domande, che la diciassettenne apprezza poichè si sente considerata, a dispetto di tutte quelle volte che il cliente vuole solo sesso.

Ascoltando attentamente le sue parole, sentiamo spesso dire “benestante”. La ragazza spiega che questa sua attività, che non intende definire lavoro -e che in effetti non lo è- è iniziata per gioco. Basterebbe solo questo per rabbrividire nel pensare ad una ragazzina in terza liceo che si prostituisce per gioco e che senza alcuno scrupolo parla di quello che fa, affermando di non voler pesare sulle spalle della famiglia e cercando un modo per riuscire ad avere quelle piccole cose di cui ha bisogno una ragazza della sua età. La domanda è: una ragazza di diciassette anni ha necessariamente bisogno della cintura di Gucci o può crescere bene anche senza? E dove sono i genitori di questa ragazza che non si rendono conto che la loro figlia si prostituisce per ricaricarsi il cellulare?

E’ chiaramente ossessionata dai soldi, parla di “questione economica” e spiega che è triste vedere le compagne di classe sempre perfette e ben vestite e non riuscire ad essere allo stesso livello. E poi spiega anche che sta raccogliendo i soldi per comprarsi l’i-phone ed oltre alle ricariche telefoniche non disdegna altri tipi di regali, come le cinture o vari accessori firmati. Quelli che la renderebbero uguale alle sue coetanee benestanti, per capirci.

Ecco cos’è che succede in una società che guarda all’avere più che all’essere, dalla quale nascono individui che definirei “deviati”, divorati dall’ossessione del denaro e del voler necessariamente essere come gli altri. Fenomeno che compare nell’adolescenza e che poi tende a sparire grazie al processo di individualizzazione, per cui la persona preferisce essere “speciale” così come è, piuttosto che omologata, insieme alla massa. Ma ormai stiamo parlando di altri tempi, siamo nell’era in cui tutto dev’essere bello e costoso. Tutto deve assomigliare ad una copertina di rivista di moda o di gossip, tant’è che per comprarsi un i-phone una ragazza del liceo si prostituisce buttando via la sua dignità e, perchè no, anche la sua vita. E si, a volte i genitori non possono offrire tutto quel che si vuole, ma pare che con gli anni zero, ci siamo dimenticati del detto “chi s’accontenta gode”. Chè Ligabue ci ha aggiunto quel “così così” e non aveva poi tanto torto, ma finchè si canta non può fare male.

Ecco i video della puntata in cui si vede la baby-prostituta.

La Mafia non esiste. Strozziamoci tutti.

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La Mafia non esiste.

Non è una frase nuova.

Lo dicevano già i politici democristiani tra gli anni ’60 e ’70.
Lo ha più volta fatto capire Giulio Andreotti.
Lo ha detto Vittorio Sgarbi.
Lo ha ribadito Marcello Dell’Utri.

Ora anche il nostro Premier Silvio Berlusconi lo lascia intendere.

La mafia non esiste.

Chi ha scritto seri televisive come “La Piovra”, dovrebbe essere strozzato. Lo stesso per chi ha scritto libri che parlano dell’argomento.
Queste persone creano una pessima immagine dell’Italia e grazie alle loro invenzioni ottengono successo.

Poco importa che c’è chi ci crede davvero e sa dove andremo a finire.

Però che la mafia non esiste andiamo a dirlo alle oltre 150 vittime di Cosa nostra, alle oltre 30 vittime della Camorra, alle altrettante vittime della ‘Ndrangheta, alle poco pià di dieci vittime della Sacra Corona Unita.

Andiamo tutti quanti a dire che la mafia non esiste a coloro che ancora ricordano la Strage di Capaci, che lo sappiano Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, che lo sappiano le rispettive moglie e i figli.

Urlatelo a coloro che hanno subito la Strage di Via D’Amelio, Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, e le loro rispettive famiglie devono saperlo.

La mafia non esiste. Le stragi di mafia non esistono.

E’ tutta fiction! E’ un’invenzione di chi vuole male all’Italia. Mi spiace per Roberto Saviano, ma inventa cose che danneggiano la nostra immagine. Insieme a lui anche Mario Puzo ha scritto cose assurde e come quelli della “Piovra” anche Francis Ford Coppola nel riprendere “Il Padrino” ha disegnato qualcosa che non esiste.

Non importa poi se la maggior parte di produzioni della TV che negli ultimi anni abbiano avuto a che fare con mafie di vario genere siano state prodotte da Mediaset. Il resto non va bene.

La mafia non esiste.

Non ha quindi senso di esistere nel Codice Penale l’associazione per delinquere di tipo mafioso, possiamo tranquillamente eliminare da esso l’art. 416 bis.
Non ha nemmeno valore l’esistenza del concorso esterno in associazione mafiosa, quindi può scomparire proprio l’art. 416 del codice penale. Forse è proprio questo il motivo di tanto parlare vero?

E tutti qui poveri detenuti per queste infamanti accuse? Liberiamoli no? Sono vittime di invenzioni!
E i pentiti di mafia? I cosiddetti collaboratori di giustizia? Puniamoli perchè hanno detto il falso! All’inferno!

La mafia non esiste.

Datevi tempo e abituatevi a crederci. Strozziamoci tutti.

Ora ti sposo dammi tempo

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La notizia più discussa degli ultimi giorni è che Donatella Papi vuole sposare Angelo Izzo, meglio noto come “Il Mostro del Circeo“.
Per chi non lo sapesse, ormai questa donna ha una credibilità e una stima pari a zero da parte dell’opinione pubblica, considerata, suppongo e spero, nella sua totalità.
Ex giornalista de “Il Giornale”, Donatella Papi ha suscitato scalpore per la sua decisione, ma in particolar modo per le affermazioni che ne sono venute fuori. Per meglio comprendere la reazione dell’opinione pubblica, ripercorriamo rapidamente la biografia dell’uomo che dovrebbe diventare suo marito.
Nel 1975 Angelo Izzo è il protagonista, insieme a Giovanni Guido e Andrea Ghira del Massacro del Circeo, ovvero, per farla molto breve, ha stuprato ed ucciso due ragazze.
Izzo finisce in carcere. Gli viene concessa la semi-libertà nel 2005. Questo gli permette di uccidere altre due donne, per cui il Mostro del Circeo torna in carcere e nel 2007 viene condannato all’ergastolo.
Con occhio poco rassicurante, Izzo rimane impassibile di fronte ai familiari delle sue vittime, con un sorriso malsano e a dir poco inquietante. Queste persone nel corso degli anni non hanno potuto smaltire il dolore della perdita, ma quantomeno vorrebbero tirare un piccolo sospiro di sollievo nell’avere la certezza che giustizia sia stata fatta e che quell’uomo possa rimanere in carcere fino alla sua morte.
Per quanto anomalo e incredibile possa risultare, nessuno può negare l’amore a due persone, al di là dei fatti che contraddistinguono le loro esistenze.
Sebbene tutto ciò appaia estremamente assurdo, quello che più colpisce non è tanto l’amore che i due sostengono di provare tanto da volere il matrimonio (si sono visti in una sola occasione, per il resto la loro storia è basata su un rapporto esclusivamente epistolare), ma più che altro la capacità e il coraggio poco ammirevole di questa donna di voler riprendere il caso sostenendo l’innocenza di un reo confesso.
Quest’ultimo ha scritto anche un libro, non pubblicato, in cui si riferisce chiaramente agli stupri e agli omicidi commessi, la verità è più che evidente, ma questa donna, oltre ad essere resa cieca dall’amore (presunto o reale che sia), sembra aver perso anche ogni barlume di razionalità e, se vogliamo aggiungerlo, di rispetto per se stessa in quanto donna e probabilmente potenziale vittima.
Nelle varie trasmissioni in cui è stata ospitata, Donatella Papi ha portato avanti la sua battaglia, ma immediatamente sia i conduttori che gli ospiti, hanno ritenuto opportuno dissociarsi da quanto detto dall’ex giornalista. Una persona tra il pubblico, a “Domenica 5″ condotta da Barbara D’Urso, ha sostenuto che oltre al matrimonio sarebbe opportuno procedere anche con l’estrema unzione. Questa piccola frase racchiude semplicemente gli intenti della donna.
Con sguardo tutt’altro che lucido e con una calma da mettere quasi paura, Donatella Papi cerca di offire delle motivazioni che risultano essere solamente un continuo arrampicarsi sugli specchi. E spesso scivola, lasciandosi andare ad affermazioni dure ed inconcepibili. “Che cos’è dopotutto la violenza sulle donne?”. Essa, secondo la Papi, è semplicemente frutto delle provocazioni che le donne lanciano agli uomini.
Sbandierando le sue lettere d’amore, proclama a gran voce l’innocenza di un uomo che è stato capace di fare del male per ben quattro volte, senza battere ciglio. Il pubblico è assolutamente contrariato, lei parla di Dante, di Ulisse, di argomenti che nulla hanno a che vedere con un pluriomicida.
Una creatura del genere, che di umano conserva ben poco, non merita perdono. Nessuna concezione religiosa nè d’altro tipo può permettere il perdono di un atto simile, confessato e ripetuto nuovamente.
L’amore è senza dubbio un sentimento che merita rispetto, ma si può considerare un uomo del genere capace di amare, onorare e rispettare una donna?
Può essere considerata sana una donna che va incontro ad un uomo del genere?
Per quanto importante e nobile sia questo sentimento, credete che sia giusto concedere ad Angelo Izzo, un Mostro, la libertà di amare, dopo aver privato quattro donne della libertà di vivere?

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