Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Caro Silvio Berlusconi

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Caro Silvio Berlusconi,

in queste ore tutti sono allarmati perché hai dichiarato di essere interessato all’acquisto a La7. Hai mai sentito parlare di regole della concorrenza sul mercato? Forse, data la tua età, la tua demenza senile ti porta a pensare di stare giocando a Monopoli? Hai mai pensato all’idea di andare in pensione? Ti rendi conto che stavolta hai veramente spaventato gli italiani con le tue idee moleste?

Caro Silvio, hai invaso il mondo della tv e della politica, avevamo un piccolo spiraglio di speranza quando a La7 ci hanno offerto trasmissioni che non mettono poppe in vista, con delle conduttrici di bella presenza che però riescono anche ad esprimere un concetto, anni luce lontane dal “Mi sono rifatta il sedere e ho l’ottava di seno sennò non posso lavorare in tv” di quella tizia di cui non ricordo il nome che comunque in tv non ci è rimasta a lungo e le è scoppiato pure il sedere finto.

Caro Silvio, Chicco Mentana è scappato a gambe levate da Mediaset e adesso dice che se tu arrivi anche su La7 se ne va pure da lì. Tu, cara piovra di Arcore, perché vuoi rendere questo povero giornalista un fuggitivo? Tra poco il povero Menty se ne va in esilio, ma poi a 90 anni non te ne vai in pensione solo per dimostrare agli italiani che non è una cosa necessaria? Non hai abbastanza soldi per passare gli anni che ti restano a farti spupazzare dalla Minetti? Non ci bastano gli sguardi contriti e le bislaccate di Barbara D’Urso, i servizi di studio aperto sui colibrì che si incagliano tra i rami degli alberi e la flora di Rimini? Non ci basta una casa di gente incapace di intendere e di volere che si fa guardare per 24 ore al giorno per poi prendere un fracco di soldi per niente? Non ci bastano le notizie geneticamente modificate della Rai e i modellini di Bruno Vespa, oltre che la struggente assenza dei suoi nei che ci svuota l’anima?

Suvvia Silvio, dici sempre che ci vuoi bene. E faccelo un favore, e levati dalle palle, perdincibacco.

Nuovi segnali che ci portano verso la fine del mondo

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In questa giornata particolarmente bislacca (d’ursianamente parlando) quale questo venerdì 13, ho deciso di prendere notizie a caso per confermare che il mondo sta per finire. Come si sentiva in “Per colpa di chi?” di Zucchero, “Edizione straordinaria, extra straordinaria, il mondo è ammalato!”, senza considerare, poi, che Zucchero è lo stesso che canta “Datemi una pompa” e canzoni rivolte a dubbi uccellini.

Insomma, scorro le notizie su Facebook e mi appare una foto di Alemanno tutto vestito di nero, che vuole fare il giustiziere della notte, vicino alla sua bat-moto, che se ne va in giro per Roma dopo la mezzanotte per vedere che succede in giro e qual è il livello di degrado. Alemanno, che ha un mezzo a Roma per muoversi di notte, è quasi come un miraggio nel deserto. Probabilmente ha soppresso le corse notturne per correre più veloce e senza intoppi, ma chi glielo spiega che per i suoi cittadini questo è un problema?

Alemanno e la sua Batmoto

Non parliamo, poi, della home page di Libero, il mio quotidiano preferito dopo Il Giornale, che scrive “Il Cav fa pulizia nel Pdl Trombata la Minetti”. Gioco di parole facile se si pensa alla siliconata che sotto la t-shirt ha di meglio da mostrare e che tanto si dilettava con il BungaBunga a casa di Silvio Berlusconi, ma se il giornalismo italiano è a questi livelli, allora siamo messi bene. Giornalismo italiano, che rischia ormai l’estinzione che nemmeno il varano di Komodo.

Se il materiale vi sembra poco, Silvio Berlusconi intende ricandidarsi. E penso sia doveroso fermarci qui, perché al peggio non c’è mai fine, far scorrere altre pagine ed altre notizie istiga al suicidio. Bambini, don’t try this at home.

La morte ai tempi di Facebook

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Possibile che anche morire, oggi come oggi, sia diventato un fatto da rendere noto a tutti? Siamo nell’era dei social network, ogni persona condivide con altre persone, decine, centinaia o migliaia che siano, ogni istante della propria giornata, tra check-in e status eloquenti, spesso e volentieri sgrammaticati, che informano il popolo della rete sulla condizione dei propri battiti cardiaci o sulla funzionalità della propria flora batterica, tra mille puntini di sospensione e punti esclamativi come se piovessero.

La rabbia e le parole nei confronti degli ipocriti che tutti odiano, diventano materiale buono da dare in pasto a Mark Zuckerberg quando ti chiede “A cosa stai pensando?” ed uno, a leggere la domanda, si sente in obbligo di rispondere, altrimenti sembrerebbe ineducato. Per esempio, sto pensando a quale lenzuolo mettere nel mio letto questa settimana, allora lo scrivo. Sto pensando a cosa cucinare stasera, al nome da dare al mio criceto. E così via.

Il problema è che il fenomeno si espande ad ogni aspetto della vita fino all’estremo, fino alla morte. Così un ragazzino di diciassette anni che sta per morire, finisce per diventare il protagonista del video più cliccato del giorno. E tutti, paradossalmente, cliccano “Mi piace” sul video che testimonia la morte di una persona, come se fosse una cosa da gradire, la morte. Come se fosse dovuto far sapere a tutti che si sta morendo. Un tempo, al massimo, si lasciava una lettera ai parenti e agli amici più stretti, il dolore rimaneva racchiuso all’interno di una cerchia ben definita, oggi dall’Australia può arrivare all’Italia o al Bangladesh nell’arco di un click. Come se anche la morte fosse un fenomeno da condividere, alla pari di una passeggiata ed un gelato con gli amici o di una serata da immortalare con il cocktail in mano.

Morire forse è la cosa più intima che possa accadere ad una persona. Il dolore è un sentimento personale, elevato, che viene regalato ad un pubblico affamato tanto quanto impietosito, finendo per diventare poi così scontato, vissuto come un fenomeno qualunque. Perché oggi il video del giorno è un ragazzino che sta morendo, ma domani potrebbe essere un cane che salta la corda. E non credo si possano fare paragoni tra un bull dog addormentato e un malato di cuore, tra un ragazzino che usa gli ultimi attimi della sua vita davanti ad una web cam e un pappagallo che ricorda il suo indirizzo di casa. La morte è un’altra cosa, non è uno status di Facebook.

 

A noi Schettino, e pure il Giornale

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Lo so, lo so. Se uno viene a leggere questo blog, lo dico sempre, sembra che ci sia un odio profondo, atavico e infuocato nei confronti de IlGiornale.it, ma il problema è che certe volte ti costringono a dirgliene di tutti i colori.

Oggi si celebra la Giornata della Memoria, non importa da che parte stiate, a chi date torto o ragione, la domanda fondamentale è: nel 2012 si può ancora parlare di superiorità della razza? Qui è partita una guerra mediatica tra un giornalista tedesco e Alessandro Sallusti, che definire giornalista mi sembra un po’ troppo azzardato. Non vale affidarsi al curriculum, a volte nella vita capita che abbia il pane chi non ha i denti.

Il giornalista tedesco parte malissimo, parlando di razza tedesca e definendo gli italiani codardi. Il 27 gennaio Il Giornale apre così:

Il Giornale

Vi risparmio numerose righe dello sproloquio. Se da una parte l’italiano ha tutte le ragioni d’offendersi, dall’altra ci pensa Sallusti a far precipitare ogni cosa:

Che i tedeschi siano una razza superiore lo abbiamo già letto nei discorsi di Hitler. Ricordarlo proprio oggi, giorno della memoria dell’Olocausto, quantomeno è di cattivo gusto. È vero, noi italiani alla Schettino abbiamo sulla coscienza una trentina di passeggeri della nave, quelli della razza di Jan Fleischauer (autore dell’articolo) di passeggeri ne hanno ammazzati sei milioni. Erano gli ebrei trasportati via treno fino ai campi di sterminio. E nessuno della razza superiore tedesca ha tentato di salvarne uno. A differenza nostra, che di passeggeri ne abbiamo salvati 4.200 e di ebrei, all’epoca della sciagurate leggi razziali, centinaia di migliaia. Era italiano anche Giorgio Perlasca, fascista convinto, che rischiò la vita per salvare da solo oltre 5mila ebrei. È vero, noi italiani siamo fatti un po’ così, propensi a non rispettare le leggi, sia quelle della navigazione che quelle razziali. I tedeschi invece sono più bravi. Li abbiamo visti all’opera nelle nostre città obbedire agli ordini di sparare su donne e bambini, spesso alla schiena. Per la loro bravura e superiorità hanno fatto scoppiare due guerre mondiali che per due volte hanno distrutto l’Europa.

Ma sarà davvero una questione di razza o è più una questione di spread?

Tanti auguri di Buon Natale

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Ultimamente siamo stati un po’ assenti, ma non così tanto da non ricordarci che oggi è Natale. Vi facciamo tanti auguri e per l’occasione sfoggiamo un vero e proprio evergreen, per la serie “ora muoio, dammi tempo”. Buone feste!

Ora mi dimetto, dammi tempo

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Oggi è un gran giorno. Silvio Berlusconi ha dimostrato ancora una volta di volere il bene degli italiani. Loro lo hanno sollecitato, e lui si è dimesso. Perché in  fondo, ci vuole bene.

Sarcasmo a parte, non facciamo i soliti italiani che si rilassano con troppa velocità. I caroselli, gli abbracci e i trenini di stasera al Quirinale sono il simbolo di un’Italia che non si prende più a botte, ma preferisce gli abbracci. Dopo la mezzanotte, però, le carrozze si trasformano in zucche. Cerchiamo di far durare tutto un po’ di più.

Ricambi generazionali

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Ich bin ein berliner.

John F. Kennedy, 1963

 

Ora sono lampedusano anch’io.

Silvio Berlusconi, 2011

Ora ti ammazzo dammi tempo: la morte di Gheddafi

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Gheddafi è morto. Se non ci credete esiste un video che ve lo mostra. E vi dimostra che anche gli stronzi, quando sono morti, possono fare pena. Che sensazione vi ha dato il video del dittatore trascinato dalla folla nella polvere libica? Per quanto mi riguarda, da una parte rimane un senso di liberazione, dall’altra le immagini non possono che lasciare impressionati, alla morte non ci si abitua mai, alla guerra nemmeno, non ci si deve abituare.

Qui parla Occidente, siamo un popolo assuefatto dalla morte, questo è il grande rischio. Il nostro distacco. Ho vissuto un’epoca ricca di eventi di rilevanza storica, non dimenticherò mai l’11 settembre, l’orrore delle due torri che crollano. E sicuramente non potrò scordare il volto del cadavere del dittatore e la gioia della gente che correva per le strade a festeggiare la libertà che non avrà mai, che non avrà comunque, ci sono altre dittature, mascherate, pronte a fermarli. Tutti gli eventi a cui ho assistito, però, li ho ingurgitati da una scatola talvolta malfunzionante, dall’audio pessimo, spesso e volentieri con la voce incerta di Luca Rigoni in sottofondo, seguiti da notizie che mi parlavano di tette scoppiate e gatti rimasti terrorizzati sui rami degli alberi e sulle usanze più in voga tra gli adolescenti milanesi. E’ così, qui, che facciamo la storia.

Davanti ad una tv che ci parla di pudore e morale e che durante determinate ore della giornata non consente di pronunciare quelle che parole che potrebbero essere diseducative nei confronti di tutte le giovani anime ferme davanti allo schermo, ad assorbire il vuoto. Ma poi arriva il giornalista del tg e avverte “Trasmetteremo delle immagini forti” e questo diventa un dovere “perché si tratta di un momento storico” e tutti devono sapere. Ma i bambini non lo sanno che dobbiamo sapere solo quello che si può sapere e restano confusi quando dalla tv spariscono i cartoni animati diseducativi che dicono le parolacce. Nutriamoli di realtà e di sangue, Mussolini a testa in giù non sarà poi più impressionante, per loro, delle tette di Cristina Del Basso.

Arrivederci, Steve Jobs

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Steve Jobs - 1955 -2011

Steve Jobs - 1955 -2011

 

Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

Steve Jobs (San Francisco, 24 febbraio 1955 – Palo Alto, 5 ottobre 2011)

La comicità del Governo italiano: il tunnel Gelmini

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Siamo alla frutta. Da quanto tempo è che ce lo diciamo? Ci guardiamo in faccia e le cose non cambiano mai. Se proprio devono smuoversi, peggiorano e nulla più. E se possono ancora peggiorare, vuol dire che forse non c’è più un limite da oltrepassare, ci è concessa un’infinita gamma di vergogne e figure ridicole su scala mondiale.

Gli americani ridono di noi da tempo immemore, chissà perché il popolo italiano deve contraddistinguersi con amara comicità. Pensavamo che i tempi delle bizzarre idee espansionistiche di Benito fossero lontani, ma abbiamo un pagliaccio al Governo e altrettanti di contorno, che nessuno più sa come si potrebbe schiodare l’omino dal suo trono e lui non si pone di certo il problema. Il Governo è eterno finché dura e qua sembra proprio voler durare parecchio ed è ancora troppo presto per far partire i countdown.

La Gelmini colta nell'atto di pronunciare una stronzata colossale

David Letterman, alla guida di uno degli show più famosi d’America e del mondo, lo prende in giro per il suo grande amore per le donne (video qui). “Bisogna far girare la patonza“, è stata una delle dichiarazioni più amate del premier emersa negli ultimi giorni. Inutile che state a lamentarvi, Ligabue esprimeva lo stesso concetto con “Metti in circolo il tuo amore” e allora non s’è lamentato nessuno, perché ve la prendete tutti con Silvio?

Dopotutto ci sono altri personaggi nel panorama italiano che sono decisamente degni di nota. Come Mariastella Gelmini, che nell’arco di poche ore si è trasformata nel principale trend su Twitter, a mio parere il social network più utile e sensato per lo scambio di informazioni, che quotidianamente mi sorprende e mi fa conoscere centinaia di geni capaci di battute sagaci.

Sarebbero troppe quelle geniali da riportare, fattosta che il Ministro dell’Istruzione sembra essere davvero poco istruito, ma di questo ce n’eravamo accorti da tempo e nonostante tutto, abbiamo lasciato che con le sue manine ben curate sgretolasse quel poco di cultura che era rimasta al nostro Paese, coadiuvata da altri eccellenti personaggi. Più che un Paese, sembriamo essere Il Bagaglino in versione maggiorata. Anche Pedro Almodovar ha parlato di Berlusconi, è uscito l’articolo su El Pais (articolo qui), lo definisce un “omofobo ossessionato dalle donne”. Lo diceva anche la sua ex moglie, a suo tempo. Eppure a noi ci piace così: ‘cchiù pilu pe tutti, lavorare se proprio si deve, a tempo perso e fottere il prossimo. In questo non ci batte nessuno. Viva l’Italia. Viva la.

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