Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Ora ti voto, dammi tempo: ma chi è Mauro Marin?

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Anticamente con il termine “eroe” si usava definire personaggi dotati di particolari virtù, capaci di compiere azioni straordinarie. Con l’evolversi (sebbene non credo sia il termine adatto) della specie umana, il termine approda nel 2010 con tutt’altro significato. Eroe non è che compie qualcosa di glorioso, chi salva la vita a qualcuno, chi si batte per una causa giusta, ma semplicemente chi si pone al centro dell’attenzione.

Stare al centro dell’attenzione di questi tempi è diventato uno sport nazionale, appoggiato da svariati programmi televisivi che per qualche strano meccanismo si portano via le nostre menti e ci spingono a dire: io voglio essere come loro. “Loro” sono esseri miserabili privi di cultura, talvolta anche di valori, che spiattellano le loro vite sullo schermo per la gioia di chi sta in casa a spiarli da un televisore, preoccupandosi troppo poco della propria, di vita.

Oggi parliamo del caso Mauro Marin. Devo dire che oramai a sentire questo nome mi vengono i brividi. Quest’uomo, definiamolo così, è l’eroe del momento. Ormai cambiamo un eroe  al giorno, come un paio di mutande. Stavolta tocca al vincitore del reality per eccellenza, il Grande Fratello, ormai giunto alla decima edizione.

Mai come quest’anno si è vista tanta passione verso un concorrente del reality, tant’è che alle redazioni delle varie trasmissioni pomeridiane (Pomeriggio 5), e a quelli che si definiscono opinionisti, sono addirittura arrivate minacce di morte, da parte dei fan sfegatati di Mauro.

Cos’avrà mai fatto questo Mauro Marin per meritarsi cotanto amore da parte degli italiani? La sera della sua vittoria è stata un delirio, specie a Castelfranco Veneto, luogo in cui è nato e in cui vive. Le magliette con il suo volto stampato vanno a ruba che Che Guevara, se ci fosse ancora, s’offenderebbe e non poco.

Oggi Mauro Marin è finito in ospedale perchè è troppo stressato. Se ci pensate bene questi esseri umani, che si prestano così gioisamente ai giochi televisivi, conducono una vita che nemmeno gli animali del circo, ma finchè ci son soldi da raccogliere, si può tirare avanti.

L’Italia si è fermata per Mauro Marin, atroce preoccupazione dei fan su Facebook, liti, rabbia contro chi parla male dell’eroe d’Italia, orgoglio del Nord Est.

Mauro Marin in questi mesi di permanenza nella casa non è che abbia poi dimostrato di essere un uomo dai grandi principi, nè ha avuto una condotta esemplare. Scatti di rabbia, urla, parolacce, insomma, tutti gli ingredienti necessari per partecipare al Grande Fratello.

Ma allora perchè questo Mauro è così amato e difeso a spada tratta dall’Italia intera? Sono davvero questi i nuovi eroi? Posso mettermi a dire quattro parolacce e a dimostrare ignoranza (sebbene dica di avere una laurea in marketing e di conoscere quattro lingue) ed essere acclamata da tutti voi? E’ davvero fondamentale dedicare interi pomeriggi, mattine, serate, a questa persona che non ha fatto assolutamente nulla per migliorare alcuna situazione, alcuna vita di alcuna persona?

E’ davvero eroico starsene su un divano, su un letto, su un divano,  poi su un altro divano e in una piscina, per qualche mese?

Ho visto persone seriamente preoccupate per la salute di Mauro, come se fosse un loro parente stretto. Allora, per quanto mi dia fastidio scadere nella retorica, vorrei ricordarvi che da qualche parte nel mondo un bambino sta morendo per la puntura di una zanzara, o perchè non è riuscito a trovare da mangiare. E a morire, nel mondo, non sono solo i bambini. E a Mauro Marin lo stress, con duecentomila euro in tasca, passerà di sicuro. A loro no.

Ora esplodo, dammi tempo

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Aggiornamenti sull’avvicinarsi della fine del mondo.

Di notizie clamorose ne sentiamo tutti i giorni, tant’è che ormai non ci stupiscono neanche più. Facciamo il sunto delle cose più simpatiche che accadono al e sul nostro pianeta, che si sta gingillando in attesa di farci esplodere, i presupposti ormai ci sono tutti.
A Pordenone un insegnante è stato licenziato in tronco perchè qualche volta si esprimeva in dialetto. Considerando che il dialetto da lui parlato fosse campano e che si trovasse a Pordenone, il perchè del licenziamento è facilmente deducibile. I genitori si sono presentati addirittura allarmati, terrorizzati dalla possibilità che i figli potessero non apprendere correttamente la lingua e che potessero essere contaminati da un dialetto proveniente dal profondo Sud.
“La “marilenghe” è un’altra cosa – dicono le esperte di lingua -. Questo non appartiene alla nostra tradizione”.
Il “Settati, piccì” desta scalpore perchè interrompe la tradizione nordica portandoci dentro un pò di quel Sud di cui lassù al Nord sembrano avere il terrore. Non per niente si tratta di quella fetta di Italia che promuove il dialetto, ma non il dialetto da terùn, diciamocelo. Non sia mai che la razza pura venga contaminata dal virus del meridionale. Ma cosa sarebbe successo a Napoli se a parlare il dialetto fosse stato un docente di Pordenone? Niente.
Il fatto è che non possiamo nemmeno lontanamente immaginare il disagio di un genitore al pensiero di avere un figlio istruito così male. Nemmeno a quello dell’insegnante deriso dagli alunni per il suo accento e licenziato per lo stesso motivo.

Mentre in Canada si fanno i banchetti a base di foca e in India i leoni rischiano l’estinzione, sull’Isola dei Famosi la gente muore di fame ed è depressa, e Mauro Marin vince il Grande Fratello, alla faccia di tutti quelli che lo odiavano.Valerio Scanu vince Sanremo, lanciando il tormentone del far l’amore in tutti i luoghi e in tutti i laghi. In tutto questo subbuglio di vittoria e depressione, l’amore trionfa su ogni cosa. Angelo Izzo finalmente sposa la giornalista Donatella Papi. La notizia del matrimonio imminente aveva già destato abbastanza scalpore, adesso che la frittata è fatta rimarremo in trepidante attesa per sapere che fine è stata riservata a quella povera donna.

Ricordiamo anche che viviamo nell’era in cui tutto è social network, in cui è possibile sapere tutto di tutti poichè ognuno è sempre intento ad aggiornare i suoi status tra piccole frasi e fotografie. La nuova tecnologia non sfugge neanche alla mafia, ma nemmeno la mafia sfugge alla nuova tecnologia.
Per esempio, Roberto Settineri, boss palermitano intento a costruirsi un impero in America, aveva deciso di utilizzare Skype come mezzo di comunicazione tra lui e i suoi colleghi d’affari. Con Skype, infatti, non lo avrebbero potuto intercettare. Ma è andata a finire male quando polizia ed Fbi sono andati a fargli visita.
Non da meno è la vicenda di Chris Crego, arrestato nel suo rifugio segreto grazie al suo aguzzo intelletto. Il criminale se ne stava a socializzare su Facebook, dove si poteva tranquillamente trovare l’indirizzo del suo nascondiglio, leggendo il suo profilo. Per non farsi mancare nulla, anche luogo e nome dell’azienda in cui lavorava. Adesso Crego non può più stare su Facebook, ma attende con ansia il 5 aprile, giorno in cui verrà processato, per sapere che ne sarà di lui.
Per il momento è tutto, o anche troppo. Ora ti taggo su Facebook, dammi tempo.

Ora mi prostituisco, dammi tempo

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Ha fatto scalpore il filmato andato in onda durante la puntata de Le Iene del 20 gennaio. Si tratta della testimonianza su una ragazza diciassettenne che si prostituisce per ottenere in cambio, per lo più, ricariche telefoniche.

La ragazza ha ovviamente il volto coperto, ma il ragazzo che l’ha invitata con “l’inganno”, fingendo poi di averla voluta inizialmente solo conoscere, le fa diverse domande, che la diciassettenne apprezza poichè si sente considerata, a dispetto di tutte quelle volte che il cliente vuole solo sesso.

Ascoltando attentamente le sue parole, sentiamo spesso dire “benestante”. La ragazza spiega che questa sua attività, che non intende definire lavoro -e che in effetti non lo è- è iniziata per gioco. Basterebbe solo questo per rabbrividire nel pensare ad una ragazzina in terza liceo che si prostituisce per gioco e che senza alcuno scrupolo parla di quello che fa, affermando di non voler pesare sulle spalle della famiglia e cercando un modo per riuscire ad avere quelle piccole cose di cui ha bisogno una ragazza della sua età. La domanda è: una ragazza di diciassette anni ha necessariamente bisogno della cintura di Gucci o può crescere bene anche senza? E dove sono i genitori di questa ragazza che non si rendono conto che la loro figlia si prostituisce per ricaricarsi il cellulare?

E’ chiaramente ossessionata dai soldi, parla di “questione economica” e spiega che è triste vedere le compagne di classe sempre perfette e ben vestite e non riuscire ad essere allo stesso livello. E poi spiega anche che sta raccogliendo i soldi per comprarsi l’i-phone ed oltre alle ricariche telefoniche non disdegna altri tipi di regali, come le cinture o vari accessori firmati. Quelli che la renderebbero uguale alle sue coetanee benestanti, per capirci.

Ecco cos’è che succede in una società che guarda all’avere più che all’essere, dalla quale nascono individui che definirei “deviati”, divorati dall’ossessione del denaro e del voler necessariamente essere come gli altri. Fenomeno che compare nell’adolescenza e che poi tende a sparire grazie al processo di individualizzazione, per cui la persona preferisce essere “speciale” così come è, piuttosto che omologata, insieme alla massa. Ma ormai stiamo parlando di altri tempi, siamo nell’era in cui tutto dev’essere bello e costoso. Tutto deve assomigliare ad una copertina di rivista di moda o di gossip, tant’è che per comprarsi un i-phone una ragazza del liceo si prostituisce buttando via la sua dignità e, perchè no, anche la sua vita. E si, a volte i genitori non possono offrire tutto quel che si vuole, ma pare che con gli anni zero, ci siamo dimenticati del detto “chi s’accontenta gode”. Chè Ligabue ci ha aggiunto quel “così così” e non aveva poi tanto torto, ma finchè si canta non può fare male.

Ecco i video della puntata in cui si vede la baby-prostituta.

La Mafia non esiste. Strozziamoci tutti.

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La Mafia non esiste.

Non è una frase nuova.

Lo dicevano già i politici democristiani tra gli anni ’60 e ’70.
Lo ha più volta fatto capire Giulio Andreotti.
Lo ha detto Vittorio Sgarbi.
Lo ha ribadito Marcello Dell’Utri.

Ora anche il nostro Premier Silvio Berlusconi lo lascia intendere.

La mafia non esiste.

Chi ha scritto seri televisive come “La Piovra”, dovrebbe essere strozzato. Lo stesso per chi ha scritto libri che parlano dell’argomento.
Queste persone creano una pessima immagine dell’Italia e grazie alle loro invenzioni ottengono successo.

Poco importa che c’è chi ci crede davvero e sa dove andremo a finire.

Però che la mafia non esiste andiamo a dirlo alle oltre 150 vittime di Cosa nostra, alle oltre 30 vittime della Camorra, alle altrettante vittime della ‘Ndrangheta, alle poco pià di dieci vittime della Sacra Corona Unita.

Andiamo tutti quanti a dire che la mafia non esiste a coloro che ancora ricordano la Strage di Capaci, che lo sappiano Giovanni Falcone, Francesca Morvillo, Vito Schifani, Rocco Dicillo, Antonio Montinaro, che lo sappiano le rispettive moglie e i figli.

Urlatelo a coloro che hanno subito la Strage di Via D’Amelio, Paolo Borsellino, Agostino Catalano, Emanuela Loi, Vincenzo Li Muli, Walter Eddie Cosina, Claudio Traina, e le loro rispettive famiglie devono saperlo.

La mafia non esiste. Le stragi di mafia non esistono.

E’ tutta fiction! E’ un’invenzione di chi vuole male all’Italia. Mi spiace per Roberto Saviano, ma inventa cose che danneggiano la nostra immagine. Insieme a lui anche Mario Puzo ha scritto cose assurde e come quelli della “Piovra” anche Francis Ford Coppola nel riprendere “Il Padrino” ha disegnato qualcosa che non esiste.

Non importa poi se la maggior parte di produzioni della TV che negli ultimi anni abbiano avuto a che fare con mafie di vario genere siano state prodotte da Mediaset. Il resto non va bene.

La mafia non esiste.

Non ha quindi senso di esistere nel Codice Penale l’associazione per delinquere di tipo mafioso, possiamo tranquillamente eliminare da esso l’art. 416 bis.
Non ha nemmeno valore l’esistenza del concorso esterno in associazione mafiosa, quindi può scomparire proprio l’art. 416 del codice penale. Forse è proprio questo il motivo di tanto parlare vero?

E tutti qui poveri detenuti per queste infamanti accuse? Liberiamoli no? Sono vittime di invenzioni!
E i pentiti di mafia? I cosiddetti collaboratori di giustizia? Puniamoli perchè hanno detto il falso! All’inferno!

La mafia non esiste.

Datevi tempo e abituatevi a crederci. Strozziamoci tutti.

Questo blog è stravagante

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Sicuramente il giudice Mesiano ha anche il merito di aver lanciato una nuova tendenza.

Le notizie delle ultime ore

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Cala il consenso per Obama, presidente degli Stati Uniti acclamato dalle folle, in continua ascesa e poi STOP. C’è un punto in cui non si sale più, baratro e passo indietro. Ha toccato argomenti sbagliati.

Il consenso per il Presidente del Consiglio italiano invece è costante, ma soprattutto elevato. Nel frattempo la mala recitazione di Gabriel Garko batte la mala recitazione di Bruno Vespa, che in “Porta a porta” accenna al contraddittorio mentre Berlusconi divora la scena e mette tutti a tacere.
In Calabria c’è il mare inquinato. Lo sapevamo. Per i rifiuti tossici. Lo sapevamo. Colpa della mafia. Lo sapevamo. Sapevamo che le navi non sono affondate ieri, però siamo rimasti zitti. Anche questo, ci piace così.
L’UE dice che non si possono respingere coloro che richiedono asilo politico. Maroni sa che non si rivolge all’Italia. Mandiamoli via tutti.

E’ morto Patrick Swayze, il 2009 continua a mietere vittime. Ogni mese si ricorda che è morto Michael Jackson, è morto pure Mike Bongiorno. E’ morta un sacco d’altra gente. Voglio commemorare anche le persone saltate in aria in Afghanistan, i morti di fame in Nigeria e i condannati a morte, i cinesi che hanno parlato troppo.
Il principe Harry fa il compleanno, tanti auguri.

Le balene muoiono nel Tamigi e i gatti australiani tornano a casa dopo tre anni di pellegrinaggio. Julia Roberts mangia la pizza a napoli, gli uomini dicono più bugie delle donne.
Tra le notizie psico-scientifiche, che ci avvertono quando la cioccolata fa venire il mal di testa e quando invece lo cura, arriva un nuovo messaggio: Non sculacciate i vostri bambini, cresceranno aggressivi. Ecco perchè poi uccidono un uomo per una sigaretta o per dieci euro Perchè li avete sculacciati. Quando finiranno in tribunale potrete sbaciucchiarli.

Italia e informazione

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Uno degli elementi che ha contribuito a quello che consideriamo l’incivilimento della società, e quindi il suo divenire via via più complessa, è senza alcun dubbio l’informazione.
Il contributo di questa particolare attività svolta da una fetta di popolazione, bene o male in ogni parte del mondo, è assolutamente rilevante nella vita di ciascun individuo. Grazie all’informazione si apprende, si conosce la realtà che ci circonda e tutto quel che sapete anche voialtri che di informazione vi nutrite ventiquattr’ore su ventiquattro, tra un telegiornale, una chiacchierata o un quotidiano preso in metropolitana.
Quel che subentra, in ogni sfera dell’esistenza, è il potere. Molti filosofi si sono interrogati sulla natura del potere, ma non è quello che faremo in questa sede.
L’interrogativo che sorge, invece, è quanto possa influire il potere nell’ambito dell’informazione.
Prendendo come caso specifico il nostro Paese, dunque l’Italia, possiamo rilevare alcuni elementi che saranno utili a formulare la nostra risposta.
L’Italia è un paese democratico, indi è previsto che in un paese democratico l’informazione sia un diritto di tutti i cittadini che vivono in quel territorio. In un paese non-democratico, è risaputo, limitare l’informazione è tra i bisogni primari di un governo. In una situazione opposta, si da per scontato che tutti i cittadini saranno messi sempre al corrente nella maniera più democratica, egualitaria, limpida e reale possibile.
L’Italia è una nazione presente tra i Paesi del G8 etc., che vanta un articolo costituzionale, il terzo per la precisione, che recita:

Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, di razza di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali.
E’ compito della Repubblica rimuovere gli ostacoli di ordine sociale che, limitando di fatto la libertà e l’eguaglianza dei cittadini, impediscono il pieno sviluppo della persona umana e l’effettiva partecipazione di tutti i lavoratori all’organizzazione politica, economica e sociale del Paese.

Non serve l’intervento di un giurista per capire il concetto, espresso chiaramente nell’articolo. Per cui, un nuovo interrogativo che emerge è: perchè la Repubblica non interviene per rimuovere gli ostacoli di ordine sociale che si sono costituiti negli ultimi tempi?
Non siamo tutti nella stessa condizione, poichè ci sono persone a conoscenza di determinati avvenimenti e altre, che non sono considerate alla stregua delle prime, che vengono imbambolate in vari modi e ricevono informazioni manipolate.
La libertà di informare e di essere informati è stata di fatto limitata, ma basterà  accostare la parolina “Governo” all’idea di potere, e pensare a quanto quel potere faccia in ogni ambito della vita del Paese, nella fattispecie per quel che riguarda i mass media.
Fatti tutti i conti, la risposta sarà che il potere e l’informazione vanno di pari passo, per cui all’interno di un paese democratico, una volta che il potere è detenuto da qualcuno o da più persone che intendano limitare l’accesso ad informazioni che potrebbero rivelarsi scomode, i cittadini vedranno decadere uno dopo l’altro i diritti che la Costituzione dovrebbe garantire.
L’errore principale è quello di dare per scontato che il nostro sia un paese democratico e che rimanga tale, e quindi non prendere in considerazione l’idea di una mobilitazione che si scontri con “forze superiori” per reclamare i diritti sacri e inviolabili che determinano tale democraticità. Quello italiano è un popolo che ama la comodità e preferisce rimanere adagiato sui rimasugli di una pseudo-democrazia, piuttosto che muovere un dito in maniera efficace ed efficiente per non finire sottomesso.
Sebbene ancora il passo verso la non-democrazia non sia propriamente breve, è triste non scorgere alcuna reazione, ma solamente una minima punta di indignazione che si limita a rimanere pura retorica.
Di conseguenza, quando dalla tv inzieranno a sparire i programmi scomodi e gli ultimi che siano da considerare decenti e ci abbufferemo di vere e proprie “porcate” (passatemi il termine) cartacee e non, il popolo italiano avrà quello che si merita. Informazioni filtrate, realtà modificate e abbellite, storie “vere” inventate di sana piana da persone che hanno venduto la loro dignità morale. Perchè è così che sono e perchè a noi ci piace così.

A che ora è la fine del mondo?

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Cito direttamente dal mio libro di sociologia, riguardo il “processo di civilizzazione”, teoria proposta settant’anni fa da Norbert Elias:

Secondo questa teoria, nel Medioevo la vita quotidiana era caratterizzata dal sopruso, dalla violenza, dalla guerra, perchè in Europa vi era una pluralità di poteri sovrani in concorrenza e in lotta fra loro. Gli uomini vivevano così in uno stato permanente di insicurezza e di paura, pronti a difendersi dagli altri e ad attaccarli per primi. La situazione iniziò a cambiare [...] quando un potere territoriale più forte trionfò su quelli più deboli e a poco a poco si instaurò il monopolio della violenza legale da parte dello stato. [...] Gli individui abbandonarono a poco a poco la spontaneità, l’irruenza, l’autoindulgenza ed impararono a dominare se stessi, a controllare le proprie pulsioni e passioni, a regolare l’aggressività.”

Nel 2009 siamo ben lontani dal periodo medievale, dalla caccia alle streghe e tutto il resto. Anche se abbiamo avuto massacri e morti a non finire, roba da far provare invidia ai soldati dell’Impero Romano. Abbiamo inventato le bombe intelligenti, così colpiscono solo dove c’è da colpire, come se realmente si dovesse fare. Abbiamo inventato l’informazione. Così tutti possono essere sempre al corrente di quel che avviene intorno a loro. Abbiamo inventato il potere, così chi lo detiene può filtrare le informazioni. Abbiamo inventato il terrore, o meglio, abbiamo imparato a manipolarlo.

Nel 2009 siamo ben lontani dal periodo medievale, eppure leggo che in Giappone massacri e mattanze di delfini e balene sono ancora attuali, nonostante i richiami e le proteste di animalisti e persone sensibili riguardo l’argomento. Così il mare si riempie di sangue, il mare è un immenso cimitero in cui vi sono sepolti tesori, popoli, rifiuti tossici. Uno sterminato deposito di sangue, che tutto nasconde e sempre tace. E nonostante sia così sporco e pieno di sé, riesce sempre a lavarci la coscienza.

Siamo nel 2009, lontani dal medioevo e da quell’accozzaglia di persone in procinto di evolversi e pronte alla civilizzazione, e leggo che a Ponteranica, in provincia di Bergamo, il sindaco leghista ha deciso di rimuovere la targa di Peppino Impastato, morto nel 1978 per mano della mafia, simbolo di una lotta che non scorge una fine. Lotta scoraggiata da persone come colui che ha motivato la sua decisione sostenendo di voler onorare principalmente personalità locali. Come se nel morire non fossimo tutti uguali, come se a saltare in aria in Sicilia piuttosto che in Lombardia sia tutt’altra cosa. Forse perchè in Lombardia hanno più dignità di un “terrone”, forse perchè in Lombardia la mafia non c’è, ma i paraocchi sì.

Siamo nel 2009 e quasi mi sembra di tornare al medioevo, impazza l’omofobia. Mi sembra di tornare ai lager, mi sembra che vogliano riaprire i gulag, mi sembra di tornare semplicemente indietro. Mandiamoli tutti fuori questi poveri gay, sono la rovina della società! Non importa se il Presidente del Consiglio e i politici tutti si prendono gioco di noi. Il vero dramma della società sono i gay, sono piaghe da curare, eliminare. Per cui prendiamoli a botte, sono diversi da noi. Siamo negli anni zero, quelli di un posto migliore nel mondo, quelli in cui ancora esistono categorie di persone. Esistono gli immigrati, i gay, i meridionali, è l’era del diverso. E’ l’era in cui ci si dimentica che sono tutte persone, buone e cattive indipendentemente dalla loro provenienza e dalla direzione che hanno scelto di seguire.

Gli anni zero, quelli dei nuovi divertimenti per adolescenti. Picchia la coppietta, e sarai più “figo”. Quelli in cui il divertimento va di pari passo con la violenza. Se non c’è sangue e bestialità la vita diviene fallimento. Dov’è il punto in cui tutto si è spezzato e ci siamo lasciati cadere a peso morto dritti verso l’inferno?

Gli anni zero, l’evoluzione, gli anni in cui il tg mi parla perennemente della stagione più calda degli ultimi vent’anni esattamente da vent’anni. Lo stesso tg che mi parla per trenta secondi del tentativo del Presidente degli Stati Uniti di offrire una garanzia sanitaria per tutti e per i cinque minuti successivi mi parla dei video-scandalo di Pamela Anderson e delle lotte di stile tra gli emo e i truzzi in Piazza del Popolo. Il tg che consulta psicologi e specialisti di ogni genere, perchè la scuola sta per iniziare e i bambini non sanno che zaino indossare per non rovinarsi la schiena, subiscono un trauma perchè è finita la stagione dei divertimenti e si dimentica del Darfur, lo Zimbabwe, il Congo, la Cambogia, l’Afghanistan, il Brasile, si dimentica di mezzo mondo, dei bambini soldato, di quelli che spacciano il crack, quelli che vivono nelle fogne, di quelli che saltano in aria tra le mine anti-uomo, che non hanno nemmeno più le mani per scrivere il tema del loro primo giorno di scuola, o le gambe per camminare fino alla scuola, soprattutto perchè a scuola non ci vanno. Non c’è tempo, nella guerra, per consultare lo psicologo e chiedere quale sia il modo migliore per superarla.

Il tg in cui si chiede alla gente che sta male come sta. Siamo negli anni in cui va di moda l’ecologia, la gente si lamenta delle città sporche e poi butta i fazzoletti, le carte e le sigarette per la strada. Il mondo in cui tutti si lamentano del mondo e se ne stanno fermi, aspettando che decida di cambiare da sé.

A che ora è la fine di quel mondo? Datemi un orario, perchè io, quel giorno voglio esserci e voglio stare in prima fila.

Meno male che Silvio c’è!

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Ieri il Paese è rimasto sconvolto dalla notizia dell’improvvisa morte di Mike Bongiorno, personaggio storico della televisione italiana.
Mike è un personaggio indimenticabile, chi non è cresciuto guardando almeno uno dei suoi programmi?

Quello che più mi ha colpito, oltre alla notizia della sua morte, è stato leggere, nell’informazione appena sputata dall’ANSA, il commento immediato di Silvio Berlusconi.
Perchè Silvio Berlusconi è ovunque e lo è sempre in prima linea. Per cui, più che la morte di Mike Bongiorno, sembrava spiccare il commento del premier, triste per la perdita di un “grande amico”.
Il “grande amico” di Silvio Berlusconi, qualche mese fa, in un’intervista a “Che tempo che fa” con Fabio Fazio, sosteneva di essere molto rammaricato per il fatto di essere stato licenziato da Mediaset senza aver ricevuto nemmeno un trattamento propriamente rispettoso.

Come si può vedere dal video, Mike Bongiorno dice:

Sono molto triste perchè dico, cosa ho fatto? Non è possibile che dopo 30-35 anni che uno lavora in un gruppo contribuendo a fondarlo di colpo sei fuori e nessuno neanche ti saluta o ti stringe la mano!”.

Solamente dopo la lamentela in diretta, il “Gran Patrono“, così lo definisce Mike, ha ritenuto opportuno telefonare per poter parlare con il suo “grande amico”.
Il “grande amico” è anche colui che ha fondato Mediaset con Silvio Berlusconi, definito adesso dal figlio, Pier Silvio, “un pezzo della storia della televisione, della storia del nostro paese e anche della mia vita personale.”
Berlusconi sostiene anche di aver parlato con Bongiorno proprio la settimana scorsa, poichè aveva in progetto di farlo diventare senatore a vita, l’unico sogno rimasto irrealizzato del famoso presentatore.

E se è sempre di Berlusconi che bisogna parlare, piuttosto che d’altre questioni meno rilevanti, dimentichiamoci delle elezioni in Afghanistan, dell’annuncio di Isabel Allende, colpita dall’Influenza A, i morti nell’alluvione ad Instanbul , gli incendi, la mafia, l’Iran e da tutto quello che il mondo ha da riservare alla sezione cronaca. Concentriamoci invece sull’intervento del premier alla Fiera del Tessile di Milano, in cui, colpa di un lapsus, definisce le tendopoli allestite in Abruzzo, “tangentopoli“. Soltanto dopo essere stato interrotto si rende conto dell’errore e come sempre, punta all’ironia, immancabile. Lancia la moda dei “cattocomunisti” e promette sempre il meglio per il nostro splendido Paese, la crisi è quasi completamente svanita. E come lui stesso sostiene, sempre nell’ambito dell’intervento alla fiera, “meno male che Silvio c’è“. Altrimenti non sapremmo più che argomento tirar fuori tra una parrucchiera e una fermata d’autobus.

Un’ottima annata

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Se nel 1809 non fosse nato Louis Braille, forse i non vedenti non avrebbero avuto la possibilità di leggere. Se lo stesso anno non ci avesse regalato Charles Darwin e Abraham Lincoln, da che parte sarebbe andata la storia? E se non fosse nato nemmeno Edgar Allan Poe, ci sarebbe stato uno spazio vuoto nel mondo della letteratura?

Doppio anniversario per il leggendario  Geronimo, nato nel 1829 e morto nel 1909. Come dimenticare il 1929, invece, con il crollo di Wall Street e la Grande Depressione? Lo stesso anno vede la stipulazione dei Patti Lateranensi, la strage di San Valentino (Al Capone), la nascita di Braccio di Ferro. Nel 1939 iniziava la Seconda Guerra Mondiale, il 1949 vede la nascita del COMECON nei paesi dell’Europa dell’Est mentre  in America si celebra la grandezza di Joe Di Maggio. Nascono la Repubblica Federale Tedesca (RFT) e la Repubblica Popolare Cinese di Mao.

Nel 1959, invece, viene rovesciato il regime di Fulgencio Batista a Cuba, per mano di Fidel Castro, la Barbie fa il suo ingresso nel mondo, Aldo Moro diviene segretario della DC. L’anno seguente, in Cecoslovacchia prende vita la Primavera di Praga, Jan Palach si da fuoco per protestare contro l’invasione dell’URSS. Muore Bryan Jones dei Rolling Stones, che terranno un concerto storico in suo onore ad Hyde Park, Armstrong e Aldrin sono i primi uomini a mettere piede sulla LunaGheddafi subentra nella politica libica con un colpo di Stato ed è anche l’anno del terrorismo nero e quindi della Strage di Piazza Fontana, l’Italia è in pieno autunno caldo. E’ l’anno di Woodstock.

Il 1979 vede il riavvicinamento di Cina e USA, mentre viene deposto il regime di Pol-Pot in Cambogia, dopo aver provocato la morte di circa un terzo della popolazione del Paese. Muore Syd Vicious dei Sex Pistols e viene concluso, a Catanzaro, il processo per la Strage di Piazza Fontana. E’ l’anno della morte di Aldo Moro e di Peppino Impastato, della prima donna al governo inglese, Margaret Thatcher. L’anno dei sandinisti al potere in Nicaragua e dell’ascesa di Saddam Hussein, del sequestro De Andrè-Ghezzi, l’URSS invade l’Afghanistan.

Il 1989 vede finalmente la caduta del muro di Berlino, si conclude il processo per la strage di Piazza della Loggia con l’assoluzione di tutti gli imputati, è l’anno della nascita di internet, della morte di Salvador Dalì, in Polonia viene riconosciuto il movimento Solidarnosc mentre a Pechino si assite alla repressione di Piazza Tiananmen. In Cecoslovacchia prende vita la Rivoluzione di Velluto, Havel diventa presidente, inizia la dissoluzione dell’Unione Sovietica.

Dieci anni dopo nasce ufficialmente l’Euro, Prodi è presidente dell’UE, la NATO interviene in Jugoslavia per fermare la repressione attuata da Milosevic, le Brigate Rosse uccidono Massimo D’Antona, muoiono Fabrizio De Andrè, Joe Di Maggio, Stanley Kubrick.

Il 2009 è l’anno internazionale dell’Astronomia, l’anno del PD di Franceschini, del Popolo delle Libertà che diviene unico partito, l’anno di Obama alla presidenza USA, del terremoto e del  G8 a L’Aquila, del divorzio e degli scandali di Silvio Berlusconi, della visita del Papa in Terra Santa, delle guerre infinite in Medioriente, dell’Onda Verde di Moussavi, del colpo di stato in Honduras, della morte di Eluana Englaro e quella ancor più seguita, di Michael Jackson. L’anno di Marco Carta che vince Sanremo e di Alessandra Amoroso che vince Amici. Impossibile riportare tutti gli eventi ma comunque anche questa pare sia storia.

Ci siamo dentro. Ora la riscrivo, datemi tempo.

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