Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Ora muoio dammi tempo: di Berlusconi e di altri demoni

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C’è qualcosa che non va, nell’aria. Rassegniamoci. E’ inutile che nel 2011 ci ricordiamo di tirar fuori dal cilindro le auto elettriche, le buste della spesa che puzzano e si rompono e tutte le soluzioni possibili per salvare il pianeta, dopo aver fatto per secoli i nostri porci comodi senza curarci della sua salute.

Abbiamo l’aria inquinata, uscire in città diventa ogni giorno una prova fisica non da poco, ci vorrebbero dei distributori automatici di mascherine per i polmoni meno resistenti. E poi abbiamo le radiazioni. Anche se ci siamo convinti che il Giappone sia lontano e che qui stanno tutti bene.

Silvio Berlusconi: stiamo tutti bene!

Se stessimo tutti bene, per esempio, non avremmo un Premier a tempo perso. Se Silvio Berlusconi leggesse questo blog, avrebbe l’ennesima conferma, è il più grande perseguitato della storia. Gesù Cristo in confronto era un pischellino, diciamocelo. Tutti a parlare di Silvio, tutti ad ascoltare le sue intercettazioni e lui che si indigna e vuole affrontare la sinistra malvagia che gli mette il bastone fra le ruote, abbiate Fede, prima o poi ci salverà e ci ricrederemo.

Robert De Niro realizza di essere andato dalla De Filippi

No, dicevo. Deve esserci qualcosa di strano nell’aria. Ieri sera credevo di aver mangiato troppo pesante e si sa, quando si va a dormire poi si pagano le conseguenze con incubi terrificanti. Invece dopo mi sono resa conto che ero sveglia, avevo acceso la tv e in preda a un raptus avevo premuto sul tasto 5. Mi sono ritrovata davanti Maria De Filippi, la regina della strumentalizzazione del dolore a livello mediatico, e vicino a lei c’era quello lì di “Taxi Driver”, quello di “chiacchiere e distintivo”, insomma, Robert De Niro. A un certo punto l’ho visto anche piangere, avrà preso improvvisamente coscienza di quel che stava accadendo. La vecchiaia gioca scherzi bruttissimi, quando l’Alzheimer imperversa, c’è ben poco da fare, finisci per lavorare anche al fianco di Monica Bellucci, dichiarando che sia la più brava attrice dell’universo, senza renderti conto delle sciocchezze che ti escono di bocca. Il mondo sta finendo, rassegniamoci. A proposito di grandi attrici, la sapete la storia di Manuela Arcuri, no? Prima applausi e complimenti perché ha rifiutato di cedere alle avances di Berlusconi (non è mica colpa mia se ha il dono dell’ubiquità, costringe il mondo a parlare di lui!) e poi si scopre che è talmente sfigata che nemmeno il vecchietto la vuole più e la reputa pure una “troia”, lui che ne ha un minimo di 20 a sera che gli girano per casa. Ma le vuole tutte di un certo stile, il Bunga Bunga non è mica roba per tutti.

Ora ti nomino, dammi tempo: il Grande Fratello è pilotato

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Che sorpresa, in questi giorni la realtà mi ha destato dal sonno profondo in cui riversavo da diversi lustri, forse dal giorno della mia nascita.

Mentre vagavo nei meandri del web a caccia di notizie succose ed interessanti del tipo: Belen Rodriguez è incinta? Alessia Marcuzzi partorirà in diretta al Grande Fratello? Simona Ventura in realtà è la sorella della bambola assassina? Antonella Clerici è stata tradita perché a Sanremo aveva un vestito troppo brutto? ho scoperto una cosa che ha sconvolto la mia esistenza e quella degli italiani in maniera irreversibile.

Il Grande Fratello è pilotato.

Guendalina scopre che il GF è pilotato

Mi è scappato spontaneamente un rumorosissimo “Nooooo!” e mentre mi sfuggiva di bocca, mi sono resa conto che tutta la gente intorno a me, nelle case, nelle strade, negli autobus, stava facendo la stessa cosa nell’apprendere la notizia e lo stivale si era trasformato in un coro di “Nooooo!”. Gli italiani, come me, adesso si sentono presi in giro perché hanno scoperto che il Grande Fratello decide tutto e che quindi ogni sorpresa che va in onda il lunedì sera è una bufala. Forse non si erano mai chiesti perché durante la settimana Alessia Marcuzzi facesse le prove per la trasmissione e perché ogni settimana c’è uno scoop diverso, alimentato di volta in volta a seconda della situazione per le settimane a venire, eccetera, eccetera.

Questo va a dimostrazione del fatto che gli italiani (come me, certo) siano delle pecorelle che vanno dietro al pastore, senza curarsi d’altro, se non di ricevere la porzione d’erba che spetta loro, per poter ruminare in tutta tranquillità. Quindi, oh Grande Fratello, dacci oggi il nostro scoop quotidiano e noi te ne saremo grati.

Se l’Italia attualmente è in ginocchio (o in altra posizione, a voi la scelta, de gustibus non disputandum est) è per lo stesso identico motivo. Vogliamo lo scoop scottante e non vogliamo preoccuparci d’altro, fin quando qualcuno promette di fare per noi. Fin quando qualcuno promette di vivere per noi delle emozioni preconfenzionate e di fattura scadente dentro una scatola a Cinecittà, allora sta andando tutto bene. E fin quando qualcuno promette per noi meno tasse e più amore, allora va tutto bene. Anche il Bunga Bunga. George Orwell, che di Grande Fratello parlò per primo anche se la cosa, ainoi, è sconosciuta ai più, che pensano sia una geniale trovata del mondo televisivo, non avrebbe mai immaginato che al mondo si potesse degenerare fino a tal punto. Ma queste sono quisquilie, piuttosto, ditemi un po’ chi volete che esca dalla casa, la prossima settimana.

Di Maria Aragon e di altri talenti del nostro tempo

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Siamo nell’epoca del fast food, cibo veloce e veloce tutto ciò che si può velocizzare. Possibilmente anche la crescita. Non c’è poi da scandalizzarsi se i giovani d’oggi a 11 anni abbiano già bevuto il primo cocktail, abbiano perso la verginità ed abbiano sperimentato qualche droga. Per la gioia di Silvio Berlusconi (immancabile, lui), la maggiore età si può tranquillamente abbassare, facciamo a 14, tanto si sentono tutti maturi.

Il prodotto finale è una classe di disadattati e sbandati che non sa dove andare, ma punta al successo. Ma successo de che? Oggi è arrivata una notizia che da un lato non può che fare molto piacere, dall’altro può solo suscitare malinconia ed infinita tristezza. Maria Aragon ha dieci anni, ed ha un talento spaventoso. Sa suonare il piano e sa cantare divinamente. Ma ha dieci anni. I genitori hanno avuto una geniale idea, comune a molti genitori anche quando ci sono in ballo bambini più piccoli che magari si cimentano nel canto, o conoscono le capitali, di pubblicare il video su YouTube. Adesso è cliccatissimo, perché lo ha scoperto Lady Gaga e vuole duettare con la bambina, perché ha realizzato una cover di “Born this way” che fa rabbrividire per quant’è brava, perché è una sua fan, perché sarà una trovata mediatica. O perché Justin Bieber e Miley Cyrus ormai sono vecchi e va per la vecchiaia anche Taylor Swift.

Maria Aragon

Già, sono tutti sui diciotto e dintorni, ma ormai sono vecchi. Vogliamo la carne fresca, e non quella che è passata alla maggiore età, che già inizia a puzzare un po’ di marcio. Ancora ci stanno bene i figli di Will Smith, Willow potrà durare un po’ di più perché ha ancora dieci anni, ma ha già girato mezzo mondo per il suoi tour e le sue ospitate e si atteggia a diva cinquantenne sui red carpet.

Justin Bieber ha un piccolo problema con la pubertà ed oltre ad aver cambiato taglio di capelli, presto avrà una voce che non sarà capace di intonare i fastidiosi acuti che fino ad ora hanno fatto impazzire le ragazzine. E poi spunterà un nuovo talento, con un taglio più cool, su un altro video di YouTube. Magari troverà una storia commovente, più di quella di Bieber, e stregherà milioni di fan disposte a morire per il suo amore.

Io rimango sbalordita di fronte alla straordinarietà di certi talenti (non quello di Justin Bieber, sia chiaro), ma poi mi fanno anche un po’ pena. Vengono sballottati a destra e a manca, truccati, incipriati, addestrati e programmati come macchine e ci ritroviamo di fronte a generazioni che non sognano altro che questo. I lustrini, la fama, il palcoscenico, la folla che acclama. Dopo un anno o poco più, finiscono per essere dimenticati e si fanno le pere in qualche motel di periferia, per non farsi beccare da obiettivi indiscreti. Macaulay Culkin è il primo della lista, in tempi più “recenti”. Abbiamo Britney Spears, Lindsay Lohan, Miley Cyrus che ci va piano piano ma dopo il bong e la salvia allucinogena ha preso il via pure lei. Demi Lovato, autolesionista ed una lista infinita di teen stars che hanno già vissuto tutte le esperienze possibili tranne una: l’adolescenza.

Quella che dicono sia la parte più bella e turbolenta della vita. Loro la passano negli alberghi di lusso, sotto i flash dei fotografi, rilasciando interviste su tacchi impossibili, credendo che le loro opinioni sulla politica e il sesso abbiano davvero importanza. Ed hanno tutto quello che vogliono e molto, molto di più. Solo si sono dimenticati di un piccolo particolare, una volta finiti nel vortice del successo: di vivere veramente.

Caro Il Giornale.it

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Caro il giornale.it,

questa volta devo proprio dirlo che come scrivi a sproposito tu nessuno mai. Io sono una persona che un tempo aveva sognato di diventare giornalista, ma la mia idea di giornalismo si avvicinava più a quella di gente come Tiziano Terzani, e poi ogni cosa è sfumata perché il mio quotidiano è circondato da articoli scritti da gente come quella che lavora per ilgiornale.it, che significa circondato dal nulla.


[Ieri sera Fabio Fazio e Roberto Saviano hanno fatto una cosa straordinaria, sono riusciti a distogliere gran parte d'Italia dallo svuotamento cerebrale che ogni lunedì sera va in onda su Canale 5 e che non nominiamo per non inserire troppi pessimi elementi in questo post (ho già scritto Il Giornale e Canale 5).

L'unica argomentazione che oggi il giornale ha per screditare "Vieni via con me" è quella economica, ha fatto i conti in tasca al programma più che basarsi sui contenuti concreti, che non nega però di non aver apprezzato. Impossibile apprezzare il fatto che si aprano gli occhi della gente e si parli di decadenza della democrazia quando siamo tutti liberi di esprimere la nostra opinione e abbiamo un angioletto di presidente del consiglio e giornalisti dalla indicibile bravura che ci raccontano solo la verità nuda e cruda.

Le argomentazioni del programma vengono ridicolizzate, da Fazio("l’intervista­tore più morbido di Gigi Mar­zullo, ha trovato un nuovo mestiere: il barman") a Saviano (il "pezzo forte" della serata è il suo show) che viene descritto come un uomo ossessionato dalla mafia e dalla democrazia, praticamente un povero cretino che gira con la scorta e parla di cose che non sono mai esistite. La mafia. Ma anche la democrazia.

Sembra che tirare in ballo la scomoda morte di Giovanni Falcone sia stata una scelta poco azzeccata, la prossima volta consiglierei a Fazio di scrivere la trasmissione direttamente con la redazione de il giornale, che non ha gradito il poco spazio ottenuto. Perché tirare in ballo la mafia e i problemi della libertà del Paese, in una democrazia come quella italiana è un gesto da non imitare: bambini, non fatelo a casa.

Questo è un Paese libero in cui ognuno ha il diritto di esprimere la propria opinione, un così bel Paese dove nessuno mai è morto per mafia per il semplice fatto che la mafia non esiste e se mai ci fosse stato un accenno di mafia (questa misteriosa creatura), il governo attuale e solo il governo attuale, è riuscito a combatterla. Italia, paese dei miracoli, la spazzatura di Napoli sparisce e spariscono anche le accuse al Presidente del Consiglio che a giorni andrà dal papa per farsi incoronare re, mentre tutte le sue escort saranno le più attive nel mondo politico, ma solo dai 13 anni in su. E così come sparisce tutto questo, spariscono gli italiani, fagocitati da una realtà controllata dall'alto, ancora convinti di essere in un sistema equo.]

Io non lo so quale sia il modo per divincolarsi da tutto questo, ma una via d’uscita ci deve essere sempre ed io oggi, caro ilgiornale.it, vorrei ringraziarti con tutta me stessa di farmi sentire ogni giorno più convinta e determinata che dobbiamo trovare questa soluzione al più presto.

Marchionne sputa nel piatto dove ha mangiato

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Ieri sera Sergio Marchionne, Amministratore Delegato del Gruppo Fiat, è stato ospite di Fabio Fazio a “Che Tempo Che Fa”, nel corso della quale ha dichiarato: “Nemmeno un euro dei 2 miliardi dell’utile operativo previsto per il 2010 arriva dall’Italia. La Fiat non può continuare a gestire in perdita le proprie fabbriche per sempre”, sputando di fatto nel piatto dove da anni mangia.

Al di là della verità di tale dichiarazione, sacrosanta per l’amor del cielo, capita che in un paese una azienda arrivi a non prendere profitti, ma forse tale manager dovrebbe ricordarsi di tutti gli aiuti ricevuti dal governo, di tutti i finanziamenti statali, delle varie casse integrazioni passate (e di quelle che stanno arrivando), così magari se la sua idea è quella di andare via dall’Italia, prima di farlo potrebbe anche pensare di restituire i soldi agli italiani.

Sergio Marchionne - A.D. FIAT

Sergio Marchionne - A.D. FIAT

Sarà anche vero che “l’Italia è al 118/mo posto su 139 per efficienza del lavoro e al 48/mo posto per la competitività del sistema industriale“, ma essendo la FIAT il più grande gruppo industriale italiano, forse una buona cattiva parte la fa soprattutto lei.

Michele Misseri è un orco. E i giornalisti?

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Michele Misseri è un orco. Ha ucciso la nipote e ha fatto sesso con il suo cadavere. O almeno, questo è quanto dice in una delle sue sei versioni.

La vicenda sul delitto Sarah Scazzi è stata un’occasione più ghiotta del terremoto a L’Aquila per i giornalisti, tant’è che ormai si sono trasferiti tutti ad Avetrana, ci sono servizi su Sarah Scazzi a tutte le ore, aggiornamento in tempo reale. Manca solo che i pm aprano un account su Facebook o Twitter per comunicare con i fan della scena del crimine.

Tutti avranno sicuramente visto la crisi isterica di Valentina Misseri che ha urlato ai giornalisti accaniti di fronte casa di smetterla, e poi ha aggiunto “Mia sorella l’avete rovinata voi”. Certo, un’affermazione pesante. Ma non è normale che i giornalisti continuino ad andare da persone sofferenti a chiedere come stanno. Dovrebbero rinchiuderli tutti, specialmente quando vanno da Concetta Serrano a chiederle cosa pensa di suo cognato e “Chi ha ucciso sua figlia secondo lei?” per poi lamentarsi della freddezza di quella donna. E dovrebbe essere censurata l’espressione “tristezza standard” di Barbara D’Urso, che ha difeso a spada tratta l’innocenza di quella che oggi è considerata un’assassina.

Il giornalismo è un mestiere vergognoso per chi non lo sa svolgere. E come ho già detto, in questo squallido Paese solo il 10% dei giornalisti è capace di compiere il proprio mestiere.  Perché, parafrasando una celebre frase, si può essere professionisti, senza mai perdere la tenerezza.

Dov’è finita l’umanità? Ora lo scopro, datemi tempo.

Ora mi vergogno, dammi tempo

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Avete ascoltato e guardato bene questo video?

Ditemi che sta parlando del magico Natale di Topolino e che non sta paragonando l’uscita dei poveri minatori cileni a quella dei concorrenti del Grande Fratello.

Ritengo che i giornalisti (almeno il 90% per non esagerare) del nostro Paese non debbano essere etichettati come tali, ma dovrebbero vergognarsi di propinare certi servizi alla gente.

“A colpo d’occhio, le sequenze sono identiche e, in un certo senso, è identico lo stato d’animo di chi esce…[...]“. Peccato ci siano differenze sostanziali: mentre le immagini scorrono e il mio volto ha un’espressione sempre più contrita non posso fare a meno di pensare alla differenza tra la gioia di Mauro Marin e del povero signor Nessuno Sepulveda che dopo mesi di buio ha finalmente potuto riabbracciare i suoi cari. Uno è stato in una casa a far nulla e a dimostrare nulla, vincendo una notevole somma di denaro per nulla, rivelando poi di essere anche uno schizofrenico e passando da una discoteca all’altra acclamato come un supereroe. L’altro è rimasto sotto terra perchè stava lavorando per portare il pane a casa, ad attenderlo fuori una folla di persone in ansia per la sua vita e quella dei suoi colleghi, niente soldi, niente stress da televisione, non avrà nessuna crisi in diretta, da domani non ci ricorderemo nemmeno che tutto questo è accaduto.

Peccato che queste piccole differenze rendano il paragone a dir poco blasfemo, soprattutto considerando che viene lanciato dal TG5, in onda su una delle reti più seguite d’Italia. Recuperiamo la frase: “A colpo d’occhio, le sequenze sono identiche e, in un certo senso, è identico lo stato d’animo di chi esce dalla cattività, che sia in miniera o in un reality [...]“. Non so se ve ne state rendendo conto, ma il disagio di quest’uomo viene sminuito come se avesse trascorso gli ultimi due mesi della sua vita a prendere il sole in giardino e a tuffarsi in piscina e a litigare con i colleghi perchè voleva gli spaghetti al posto delle penne.

Non siamo forse in pieno regime, quando la tv propone servizi così vergognosi? Santoro viene sbattuto fuori e noi ingurgitiamo notizie accuratamente selezionate per non temere il peggio. Ma il peggio è già qua. Io mi vergogno di un Paese così, mi vergogno di una televisione così, mi vergogno di giornalisti così, mi vergogno del fatto che prendano soldi per scrivere spazzatura, mi vergogno del fatto che ci sia gente meritevole a fare la muffa. Mi vergogno, ma se mi date tempo muoio, così non ci penso più.

Un calippo e ‘na bira: ora muoio per davvero, dammi tempo

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L’altra sera ho visto Chiambretti che ospitava le due celebrità dell’estate: le due ragazze di Ostia che non conoscono altra lingua al di fuori del dialetto romano e che hanno inspiegabilmente avuto un successo clamoroso con il video sottotitolato che le prende palesemente in giro.

Tutti i telegiornali, a parte il web, a parlare di queste due. Si è capito che in Italia non abbiamo eroi e miti da seguire, ci piace fare raccolta di ignorantoni e farli spopolare. Forse per sentirci meno peggiori di quel che siamo? I fenomeni da baraccone rassicurano l’ego dell’italiano medio?

Chiambretti non è stato, al solito suo, clemente con le ragazze, che sembravano essere state stordite e piazzate sulle poltrone e ridevano senza mai capire il senso di una frase intera, al massimo qualche parola.

Il bello è che oggi mi è capitato di vedere che sono anche a Verissimo, mentre spiegavano di avere un agente che si cura dei loro impegni. Quindici anni, due volte bocciate alle scuole medie, l’italiano un ricordo lontano, voja de studià saltami addosso, sguardo vuoto e risata ebete. Poi che gusto c’è a farsi prendere in giro in diretta tv davanti a tutta Italia, qualcuno me lo spieghi.

E qualcuno mi spieghi perchè l’Italia vuole vedere questi due esseri privi di materia grigia, a questo punto decreto il mio decesso morale. Poi muoio tutta, datemi tempo.

Ultimi aggiornamenti dal mondo: piccoli indizi che ci portano verso il 2012

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Voi pensavate che i Maya fossero un branco di fessi intenti a costruire piramidi e a scarabocchiare sulle rocce, ma la realtà è ben più dura: ci hanno azzeccato in pieno.

Cerchiamo di distoglierci da questo macabro pensiero ma il 2012 è vicino e con lui la fine del mondo. Dagli indizi che la Terra ci manda, dai vari “mayday“, e chiamate alla Torre di Controllo che persiste nella sua indifferenza, si deduce che ogni cosa è a favore della fine totale e non di quella metaforica.

Prima di tutto, un vulcano in Islanda  è riuscito a paralizzare il mondo intero. E ne ha risentito, com’è giusto che sia, l’economia mondiale. Forse di poco, ma era già risentita di suo. Difatti in Grecia sta partendo un nuovo ’29 e le nazioni europee giocano, come al solito, ad una specie di Risiko in versione più diplomatica: la Germania non vuole piazzare i suoi carri armati in quello Stato.

In Italia c’è crisi in politica, confusione e paura. Mentre le statistiche ci dicono che l’informazione italiana è libera come un orso polare a Central Park, i politici si dimettono, mettono in discussione e continuano le loro farse. Fini litiga con Berlusconi, si dimette Italo Bocchino e Claudio Scajola lo segue a ruota.

A Studio Aperto l’atmosfera è tuttavia ancora sul goliardico sostenuto: imperterriti da giorni continuano a riproporre la nostrana leggenda di Lockness, trapiantata nel casertano. Nel lago di Falciano è stato avvistato un coccodrillo e da una settimana i giornalisti (abilissimi, non c’è che dire) di Studio Aperto ci ricamano su notizie che riescono a sopraffare l’emergenza ambientale che sta distruggendo le coste degli USA.

E per distogliere l’attenzione dal petrolio che praticamente sta mandando varie specie dritte verso l’estinzione, si parla di Obama che fa le corna alla moglie. Michelle Obama è cornuta, per la gioia di tutte quelle che le invidiavano un marito così perfetto (e la giudicavano elegante, con tanto di  stupore del TG5). Dall’Italia quelli del PDL staranno pensando che gli americani non sono poi tanto diversi dagli italiani, soprattutto i Presidenti, mentre il PD riesce a trovare un pò di respiro tra una dimissione e l’altra, illudendosi di poter accrescere il proprio potere sulle debolezze altrui.

Di tanto in tanto esplode qualche bomba a Kabul e non si sconvolge nessuno, mentre a New York è allarme terrorismo, si vede che non si sono ancora abituati. Qua e là la gente si ammazza, i bambini volano dalle finestre degli ospedali perchè le mamme applicano la loro legge ad personam: io ti ho fatto, io ti distruggo. Il Pianeta non può che ripeterci, a suo modo, lo stesso concetto.

E procediamo, a piccoli passi, a volte strisciando miseramente, verso la Grande Fine.

Rai per una notte: quando la rivoluzione diventa telematica

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Il più grande evento web della storia italiana“, è scritto sul sito ufficiale. Il 25 marzo Rai per una notte effettivamente è stato un evento senza precedenti nella storia del nostro Paese, anche perchè il web si è affermato da poco e solo adesso inizia a muovere passi più certi e solo adesso diventa il modello alternativo rispetto alla cara e vecchia tv.

I dati registrati sono davvero incredibili, gli accessi a internet spaventosi, tantissimi italiani il 25 marzo hanno seguito Santoro e co. in streaming, mentre dal PalaDozza di Bologna manifestavano per l’informazione libera. Infatti l’informazione italiana sembra libera, ma non lo è, e quindi occorre manifestare.

In molti hanno parlato di “rivoluzione“, ho visto occhi sognanti solo a nominare l’evento che questi grandi combattenti hanno deciso di mettere in atto, soprattutto dopo la scelta da parte della Rai di censurare i talk show politici a causa delle elezioni imminenti. Ma funzionano così le rivoluzioni?

Lasciamo perdere l’ideale della rivoluzione “alla Che Guevara“, forse possiamo tralasciare anche pensieri sessantottini, ma la rivoluzione funzionerà davvero via web?

Già ci lamentiamo del fatto di essere tutti dei microcosmi solitari incollati a degli schermi, pronti a digerire tutto quello che ci propinano. In pochi ormai sono rimasti semi-svegli ed oltre a parlare, rifiutano l’azione, oppure non hanno la minima idea di come si agisca. Una poltrona è sempre più comoda di una protesta concreta, dopotutto.

Io sono tra le persone che parlano e basta, ma mi piacerebbe che lo ammettessero anche gli altri. Ammiro ed apprezzo quanto proposto da Santoro, ma ritengo sia stata un’iniziativa nata e morta lì, ma solamente perchè gli Italiani sono fatti così, si lamentano e sono soddisfatti. Dopotutto a parlare su Facebook e ad insultare chi non ci fa comodo, siamo bravi tutti. Poi alle urne il voto finisce sempre dalla parte del lupo cattivo, deve pur esserci un perchè!

Se questa “rivoluzione telematica” durata appena una notte è riuscita a far emergere un quantitativo sbalorditivo di italiani che rifiutano la situazione vigente, com’è possibile che alle urne questi italiani svaniscano magicamente?

Non è che per caso si astengono tutti o tutti boicottano le elezioni? Se così fosse, mi dispiacerebbe davvero molto sapere che un gesto come il voto venga sminuito. Un atto semplice, ma uno strumento, un’arma per la quale in molti hanno dato la vita.

Tantomeno non va sottovalutata la potenza del web. Il problema di internet è che tutti sono uniti semplicemente in una rete virtuale, a noi qui servono i fatti, serve gente che si distacchi dal monitor e impari a parlare usando la voce e non le mani su una tastiera. Abbiamo bisogno che le parole di una notte vengano ripetute ancora una volta e non su Twitter, nemmeno su Facebook, uscite per le strade, se proprio volete la vera rivoluzione. Se proprio volete che qualcosa si smuova, quantomeno.

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