Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

L’informazione pulita: PeaceReporter, la rete della pace

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Visto che in Italia non facciamo altro che lamentarci della pessima informazione che ci viene propinata quotidianamente, oggi ho ben pensato di segnalare un sito utilissimo per rimanere informati nella maniera più veritiera possibile.

Mi sono resa conto che non sono molte (almeno non come dovrebbero) le persone che si informano via PeaceReporter, che invece è un’ottima fonte per scoprire quel che accade nel mondo, senza che i telegiornali ci mettano del loro.

Peace Reporter nasce da un’idea dell’agenzia giornalistica MISNA (Missionary Service News Agency)  e da Emergency, ONG che spesso e volentieri abbiamo appoggiato e sostenuto in questo blog. Il quotidiano online permette di conoscere gli eventi che accadono in giro per il mondo e che purtroppo spesso non vengono presi in considerazione da giornali e tv. Peace Reporter è buona informazione, ci rende consapevoli del fatto che la guerra esiste ed è un dramma concreto, che si consuma quotidianamente in tantissimi posti nel mondo, senza che noi ne sappiamo nulla. Esistono anche le guerre privilegiate, altre invece passano inosservate, perché a volte è meglio così. A volte è meglio chiudere gli occhi, altrimenti troppi interessi finirebbero sotto i riflettori, altrimenti i cittadini sarebbero troppo consapevoli.

Io sono dell’idea che la consapevolezza sia giusta e che sia giusto sapere quanti sono stati i morti in Libia, cosa succede nelle Filippine, ad Haiti, in Cina, in Brasile, in Thailandia, in Cile, in ogni parte del mondo. Se il web è una cosa buona, allora sfruttiamolo al meglio, allora informiamoci e ragioniamo con il nostro cervello.

Il sito ufficiale di PeaceReporter

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La fine del mondo è il 21 maggio 2011: parola di Harold Camping

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Ora muoio: dammi tempo fino al 21 maggio. E’ proprio il caso di dirlo, ora che un altro geniaccio del calcolo ha rivelato la data di morte globale, il più grande quesito esistenziale dopo “è nato prima l’uovo o la gallina?”. Sono secoli che questo dubbio ci attanaglia, quand’è che siamo destinati a morire tutti? Faremo in tempo a ritirare il vestito di Capodanno in lavanderia e metterlo nell’armadio con l’anti-tarme? Riusciremo a realizzare tutti i desideri della nostra lista? Riuscirò mai ad indossare un Lines è? Chi può saperlo, da qui a maggio il tempo non è che sia poi così tanto.

La Bibbia smentisce totalmente la previsione dei Maya che ci spaventa ormai da diversi anni. Allo scoccare della mezzanotte, non appena siamo entrati nel 2011, abbiamo avvertito tutti un lungo brivido lungo la schiena. Dobbiamo sbizzarrirci, ci resta ben poco da vivere, i Maya predicono come data finale il 21 dicembre 2012.

Ma poi arriva un certo Harold Camping ed infrange ogni illusione possibile: di qui a 5 mesi saremo tutti richiamati al cospetto del Grande Capo. Io ormai non ho più alcun dubbio, i segnali sono evidenti: Lula non ci manda indietro Cesare Battisti, Silvio Berlusconi salva i colibrì e parla ancora di comunisti, le tortorelle e i corvi muoiono e piovono dal cielo come nulla fosse di qua e di là dal mare, le veline vengono considerate delle ballerine professioniste e le labbra di Alba Parietti sono sempre più gonfie. Esploderemo tutti, diamoci tempo.  Non si può contraddire la teoria di Camping, nonostante il flop sia già arrivato in passato (nel 1994 predisse una data sbagliata, giustificandola come un errore di calcolo).

Questo pover’uomo si diletta da settanta anni (mica da ieri) a studiare la Bibbia, a mettere insieme una serie di elementi producendo un gran minestrone di calcoli che secondo lui indicherebbero la data di fine mondo. Ma perché tutta ‘sta fretta di andarsene, poi? Prima ci lamentiamo che la vita è breve e poi ci ammazziamo per trovare una data certa per la fine? E quando la fine arriverà davvero, oltre ai colibrì, Silvio Berlusconi salverà anche noi? Dio gli ha affidato un’arca?

Il giorno del giudizio universale è fissato per il 21 maggio 2011: uomini e donne, sbarbatevi a modo, non fatevi cogliere impreparati. Ma questo sarebbe solo l’assaggio perché gli Angeli dell’Apocalisse se la prenderanno comoda fino al 21 ottobre successivo. Sempre di 2011 si parla, paura e delirio si diffonderanno nel mondo, il grande fuoco ci brucerà tutti.

C’è quasi da sperarlo, a dirla tutta. Cinque mesi di tempo per fare tutto quello che avreste sempre voluto fare, tanto prima o poi vi tocca comunque.

Cliccare qui per informazioni meno simpatiche.

E dal cielo se la ridono

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“I preti pedofili andranno all’inferno e per loro sarà più dura degli altri”


Ora ti converto, dammi tempo.

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E’ stata seguita da un inevitabile ondata di proteste la decisione presa dalla Corte Europea a Strasburgo, riguardo la presenza dei crocifissi nei luoghi pubblici.

La questione è stata sollevata più volte nel corso del tempo e si tratta, inoltre, di un argomento che tocca particolarmente l’Italia, a causa della non indifferente presenza della Santa Sede.

La Corte ha stabilito che  si tratti di “una violazione della libertà dei genitori ad educare i figli secondo le loro convinzioni e della libertà di religione degli alunni”.

L’Italia ha presentato ricorso. La decisione non è piaciuta a molti esponenti del mondo politico. Non la accetta Casini, non la accetta il PdL, non la accetta soprattutto il mondo cattolico. Il crocifisso è il simbolo della nostra civiltà e deve restare là dove è sempre stato. E’ una tradizione che contraddistingue le radici dell’Europa, poco conta che per le aule scolastiche ci passino cinesi, marocchini, senegalesi.

L’Italia agli Italiani, insomma. Questo, vorrei ricordarlo, non è mica un Paese multietnico. Per cui il crocifisso deve rimanere al suo posto. E’ Mariastella Gelmini a sostenere che  “la presenza del crocifisso in classe non significa adesione al cattolicesimo, ma è un simbolo della nostra tradizione”. Secondo Buttiglione la decisione è da considerarsi addirittura “Aberrante“.

E se pensavate che fossimo i soli nel continente a prendecela tanto, sappiate che la Spagna non è messa molto meglio.

E voi, cosa ne pensate? E’ giusto mantenere appese a un muro le tradizioni del nostro Paese, la nostra Storia? Oppure è meglio che ognuno coltivi il proprio credo in privato?

E’ strettamente necessario mantenere il simbolo della religione prevalente nel Paese, anche laddove vi siano persone che non la praticano? Oppure perchè non possiamo fare degli altarini con gli oggetti di culto di ogni religione?

Cosa significa veramente, per voi, un crocifisso appeso a un muro?

Ora ti racconto Halloween, dammi tempo.

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Da un pò di anni a questa parte, non si può fare a meno di notare il grande entusiasmo che precede il 31 ottobre per i preparativi della festa di Halloween. Se ci dobbiamo globalizzare, quantomeno facciamolo bene. Per cui, poco ci manca a vedere tacchini sulle tavole italiane il quarto giovedì di novembre.

L’America è sempre stata un modello, anche per coloro che si sono professati e dichiarati anti-americani. Nessuno è immune. La festa di Halloween è una delle “americanate” più esportate e le persone confluiscono tutte in una grande massa che festeggia e fa baldoria ma non sa nemmeno perchè. E soprattutto non sa che Halloween è tutto tranne che americano.

E se non sapete perchè, proverò a spiegarvelo io.
E’ diventata ormai usanza comune “trasformare” le cose e dar loro un tocco più, come dire… commerciale. A fare questo contribuisce senza alcun dubbio il mondo cinematografico che necessita di continue ispirazioni per raccontare storie nuove e che, spesso e non so quanto volentieri, le rende delle vere e proprie tendenze. Da qui, bisogna anche dirlo, son venuti fuori anche dei veri e propri capolavori.

Nel periodo di Halloween, che ricade precisamente tra la notte del 31 ottobre e del 1 novembre, casualmente vengono fuori tutti i film horror possibili e immaginabili o, quantomeno, ci si organizza una bella serata all’insegna dell’horror e del macabro, talvolta con conseguenti episodi spiacevoli e aloni di mistero che si creano laddove di misterioso c’è ben poco.

Per esempio, tra le vittime di Halloween abbiamo i gatti neri. Pare che queste povere bestiole se ne vadano nell’altro mondo in 30 mila all’anno. Solamente per degli stupidi rituali. E non è tutto. I satanisti più sfegatati non aspettano altro che “la notte delle streghe” per darsi da fare. Adesso fermatevi a meditare un attimo e poi traetene le dovute conclusioni. Siamo una massa di imbecilli oppure no?

Al di là di questo, forse si cade anche nell’esagerazione quando si va a pensare che questa festa sia solo un subdolo tentativo satanista di dar vita a rituali collettivi senza che la maggior parte delle persone ne sia consapevole. E non vi dico chi è che lo pensa.

Comunque, tornando alle origini, la festa di Halloween derivava da un rito popolare pre-cristiano tipico dell’Europa Settentrionale, prima di approdare oltre oceano e divenire festa tipica degli USA e del Canada, prima ancora di essere scopiazzata qua e là nel resto dei Paesi, Italia compresa. Da precisare che in Italia qualche accenno di Halloween, molto tempo fa, effettivamente c’è stato.

Con l’arrivo della stagione fredda, i contadini usavano portare il bestiame in luoghi chiusi per garantirne la sopravvivenza. I Celti, noto popolo del nord Europa, usavano celebrare la fine dell’estate, ovvero “Samain”. Questo preciso periodo dell’anno si collocava in un punto della dimensione temporale in cui non rientrava nè nell’anno vecchio, nè tantomeno in quello nuovo. Proprio in quest’occasione, il velo che divideva i vivi dalla terra dei morti cadeva e quindi i due mondi non erano più separati.

C’è da precisare che i Celti non temevano i morti, anzi usavano lasciare loro del cibo sulla tavola in segno di accoglienza. Quello che più temevano erano le fate e gli elfi, che erano soliti fare pericolosi scherzi agli uomini, soprattutto durante questo periodo.

Da qui, con il passare degli anni, hanno preso vita tutte quelle usanze di cui siamo a conoscenza. Vecchie leggende e usanze comuni di tempi ormai andati, hanno dato vita alla tradizione di Jack’o Lantern, al “Dolcetto o scherzetto”, ai vestiti in maschera, ai dolciumi e chi più ne ha più ne metta. Tanto che ormai Halloween (All Hallows Eve) è la gioia dei commercianti, che sfornano gadget, maschere e dolciumi in quantità industriale per le folle di bambini e patiti dell’horror, anche se di horror c’è ben poco.

Insomma, il merito della civiltà odierna è quello di aver commercializzato anche il più semplice dei riti pagani. Questa sera state bene attenti, durante la notte delle streghe tutto può succedere.

(Un ringraziamento speciale a Tim Burton, per aver usufruito cinematograficamente e commercialmente eccellentemente di Halloween. Ed anche a Matt Groening)

Il maggior perseguitato della storia

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Silvio Berlusconi - Cristo - Il più perseguitato della storia

Silvio Berlusconi - Cristo - Il più perseguitato della storia

Sono in assoluto il maggiore perseguitato dalla magistratura di tutte le epoche, di tutta la storia degli uomini, in tutto il mondo.

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CattoWoman

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Alla ricerca della verginità perduta

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La chirurgia estetica continua a fare passi da gigante e non solo quella.

Abbiamo già visto, con la Virginity Soap, l’importanza del valore della verginità nel mondo musulmano. In Egitto era possibile, quindi, acquistare questa saponetta che restituiva magicamente la purezza e l’integrità della donna.

Dalla Cina invece arriva l’imene artificiale. Se la saponetta “restringente” sembrava essere l’ultima frontiera in ambito sessuale, ci eravamo sbagliati. L’imene artificiale costa solamente 15 dollari e si può acquistare su un sito di “giochi per adulti”. Consiste in un prodotto da inserire nella vagina quindici minuti prima di avere il rapporto che, inoltre, se stimolato, lascia fuoriuscire del liquido rossastro, simulando una deflorazione perfetta. In tal modo i partner più tradizionalisti potranno cascare nel tranello preparato dalle donne, che nei paesi islamici rischiano la vita a causa del sesso pre-matrimoniale.

Dall‘Egitto, a tal proposito, è partita una fatwa da Abdul Bouti Mayoumi, che ha chiesto la pena di morte per chi dovesse importare o usare il prodotto. Nonostante i reclami da parte di alcuni parlamentari, pare che il fenomeno sia ormai abbastanza diffuso nel Medioriente, diventando quindi una via di fuga per le donne, che per salvare la propria vita avrebbero altrimenti dovuto ricorrere ad interventi chirurgici ben più costosi.

imene

Catto-Comunisti

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Non dire “catto” se non ce l’hai nel sacco

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