Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Ora ti ammazzo dammi tempo: la morte di Gheddafi

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Gheddafi è morto. Se non ci credete esiste un video che ve lo mostra. E vi dimostra che anche gli stronzi, quando sono morti, possono fare pena. Che sensazione vi ha dato il video del dittatore trascinato dalla folla nella polvere libica? Per quanto mi riguarda, da una parte rimane un senso di liberazione, dall’altra le immagini non possono che lasciare impressionati, alla morte non ci si abitua mai, alla guerra nemmeno, non ci si deve abituare.

Qui parla Occidente, siamo un popolo assuefatto dalla morte, questo è il grande rischio. Il nostro distacco. Ho vissuto un’epoca ricca di eventi di rilevanza storica, non dimenticherò mai l’11 settembre, l’orrore delle due torri che crollano. E sicuramente non potrò scordare il volto del cadavere del dittatore e la gioia della gente che correva per le strade a festeggiare la libertà che non avrà mai, che non avrà comunque, ci sono altre dittature, mascherate, pronte a fermarli. Tutti gli eventi a cui ho assistito, però, li ho ingurgitati da una scatola talvolta malfunzionante, dall’audio pessimo, spesso e volentieri con la voce incerta di Luca Rigoni in sottofondo, seguiti da notizie che mi parlavano di tette scoppiate e gatti rimasti terrorizzati sui rami degli alberi e sulle usanze più in voga tra gli adolescenti milanesi. E’ così, qui, che facciamo la storia.

Davanti ad una tv che ci parla di pudore e morale e che durante determinate ore della giornata non consente di pronunciare quelle che parole che potrebbero essere diseducative nei confronti di tutte le giovani anime ferme davanti allo schermo, ad assorbire il vuoto. Ma poi arriva il giornalista del tg e avverte “Trasmetteremo delle immagini forti” e questo diventa un dovere “perché si tratta di un momento storico” e tutti devono sapere. Ma i bambini non lo sanno che dobbiamo sapere solo quello che si può sapere e restano confusi quando dalla tv spariscono i cartoni animati diseducativi che dicono le parolacce. Nutriamoli di realtà e di sangue, Mussolini a testa in giù non sarà poi più impressionante, per loro, delle tette di Cristina Del Basso.

La comicità del Governo italiano: il tunnel Gelmini

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Siamo alla frutta. Da quanto tempo è che ce lo diciamo? Ci guardiamo in faccia e le cose non cambiano mai. Se proprio devono smuoversi, peggiorano e nulla più. E se possono ancora peggiorare, vuol dire che forse non c’è più un limite da oltrepassare, ci è concessa un’infinita gamma di vergogne e figure ridicole su scala mondiale.

Gli americani ridono di noi da tempo immemore, chissà perché il popolo italiano deve contraddistinguersi con amara comicità. Pensavamo che i tempi delle bizzarre idee espansionistiche di Benito fossero lontani, ma abbiamo un pagliaccio al Governo e altrettanti di contorno, che nessuno più sa come si potrebbe schiodare l’omino dal suo trono e lui non si pone di certo il problema. Il Governo è eterno finché dura e qua sembra proprio voler durare parecchio ed è ancora troppo presto per far partire i countdown.

La Gelmini colta nell'atto di pronunciare una stronzata colossale

David Letterman, alla guida di uno degli show più famosi d’America e del mondo, lo prende in giro per il suo grande amore per le donne (video qui). “Bisogna far girare la patonza“, è stata una delle dichiarazioni più amate del premier emersa negli ultimi giorni. Inutile che state a lamentarvi, Ligabue esprimeva lo stesso concetto con “Metti in circolo il tuo amore” e allora non s’è lamentato nessuno, perché ve la prendete tutti con Silvio?

Dopotutto ci sono altri personaggi nel panorama italiano che sono decisamente degni di nota. Come Mariastella Gelmini, che nell’arco di poche ore si è trasformata nel principale trend su Twitter, a mio parere il social network più utile e sensato per lo scambio di informazioni, che quotidianamente mi sorprende e mi fa conoscere centinaia di geni capaci di battute sagaci.

Sarebbero troppe quelle geniali da riportare, fattosta che il Ministro dell’Istruzione sembra essere davvero poco istruito, ma di questo ce n’eravamo accorti da tempo e nonostante tutto, abbiamo lasciato che con le sue manine ben curate sgretolasse quel poco di cultura che era rimasta al nostro Paese, coadiuvata da altri eccellenti personaggi. Più che un Paese, sembriamo essere Il Bagaglino in versione maggiorata. Anche Pedro Almodovar ha parlato di Berlusconi, è uscito l’articolo su El Pais (articolo qui), lo definisce un “omofobo ossessionato dalle donne”. Lo diceva anche la sua ex moglie, a suo tempo. Eppure a noi ci piace così: ‘cchiù pilu pe tutti, lavorare se proprio si deve, a tempo perso e fottere il prossimo. In questo non ci batte nessuno. Viva l’Italia. Viva la.

Ora muoio dammi tempo: di Berlusconi e di altri demoni

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C’è qualcosa che non va, nell’aria. Rassegniamoci. E’ inutile che nel 2011 ci ricordiamo di tirar fuori dal cilindro le auto elettriche, le buste della spesa che puzzano e si rompono e tutte le soluzioni possibili per salvare il pianeta, dopo aver fatto per secoli i nostri porci comodi senza curarci della sua salute.

Abbiamo l’aria inquinata, uscire in città diventa ogni giorno una prova fisica non da poco, ci vorrebbero dei distributori automatici di mascherine per i polmoni meno resistenti. E poi abbiamo le radiazioni. Anche se ci siamo convinti che il Giappone sia lontano e che qui stanno tutti bene.

Silvio Berlusconi: stiamo tutti bene!

Se stessimo tutti bene, per esempio, non avremmo un Premier a tempo perso. Se Silvio Berlusconi leggesse questo blog, avrebbe l’ennesima conferma, è il più grande perseguitato della storia. Gesù Cristo in confronto era un pischellino, diciamocelo. Tutti a parlare di Silvio, tutti ad ascoltare le sue intercettazioni e lui che si indigna e vuole affrontare la sinistra malvagia che gli mette il bastone fra le ruote, abbiate Fede, prima o poi ci salverà e ci ricrederemo.

Robert De Niro realizza di essere andato dalla De Filippi

No, dicevo. Deve esserci qualcosa di strano nell’aria. Ieri sera credevo di aver mangiato troppo pesante e si sa, quando si va a dormire poi si pagano le conseguenze con incubi terrificanti. Invece dopo mi sono resa conto che ero sveglia, avevo acceso la tv e in preda a un raptus avevo premuto sul tasto 5. Mi sono ritrovata davanti Maria De Filippi, la regina della strumentalizzazione del dolore a livello mediatico, e vicino a lei c’era quello lì di “Taxi Driver”, quello di “chiacchiere e distintivo”, insomma, Robert De Niro. A un certo punto l’ho visto anche piangere, avrà preso improvvisamente coscienza di quel che stava accadendo. La vecchiaia gioca scherzi bruttissimi, quando l’Alzheimer imperversa, c’è ben poco da fare, finisci per lavorare anche al fianco di Monica Bellucci, dichiarando che sia la più brava attrice dell’universo, senza renderti conto delle sciocchezze che ti escono di bocca. Il mondo sta finendo, rassegniamoci. A proposito di grandi attrici, la sapete la storia di Manuela Arcuri, no? Prima applausi e complimenti perché ha rifiutato di cedere alle avances di Berlusconi (non è mica colpa mia se ha il dono dell’ubiquità, costringe il mondo a parlare di lui!) e poi si scopre che è talmente sfigata che nemmeno il vecchietto la vuole più e la reputa pure una “troia”, lui che ne ha un minimo di 20 a sera che gli girano per casa. Ma le vuole tutte di un certo stile, il Bunga Bunga non è mica roba per tutti.

Habemus Quorum: l’Italia s’è desta

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Potremmo dire che l’Italia s’è desta, se non fosse che non è esattamente così. Il Paese intero gioisce per il nuovo schiaffo dato a Silvio Berlusconi, ma la cosa preoccupante sono tutte quelle persone che hanno scelto di non votare e che il tasso di affluenza più basso, tanto per cambiare, sia stato registrato al Sud.

Proprio dove ci sarebbe più bisogno di essere attivi, ricordate, “libertà è partecipazione“, come diceva qualcuno, il menefreghismo impazza e non c’è verso di convincere la gente che l’unico modo per liberarsi, è dimostrare di volerlo realmente. Sostenendo “non me ne importa niente” o “la cosa non mi riguarda” mettiamo puntualmente a rischio il nostro futuro, con la pretesa assurda di poterci lamentare a tempo debito, come se davvero fosse cosa lecita, per chi non ha mosso un dito.

Ma tralasciando l’indifferenza e i free riders che potranno beneficiare delle decisioni della maggioranza degli italiani, oggi è un vero giorno di festa, almeno in parte questo Paese sta iniziando ad avere delle reazioni, qualche pulsione vitale che, seppur minima, lascia presagire che la speranza non è ancora agonizzante.

9 Maggio 1978. La Notte Buia dello Stato Italiano

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Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto.
La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l’alba dei funerali di uno stato.

Così cantano i Modena City Ramblers nella canzone “I Cento Passi”, così ricordano quel 9 Maggio 1978,  una delle peggiori date che la nostra nazione può ricordare.
Quel giorno fu ritrovato il corpo di Aldo Moro, uno dei maggiori esponenti della politica italiana e della nostra storia, uno che avrebbe potuto cambiare l’Italia. Uno che non ha avuto il permesso di farlo.
Le sue parole sembrano attuali più che mai:

Non basta dire, per avere la coscienza a posto: noi abbiamo un limite, noi siamo dei politici e la cosa più appropriata e garantita che noi possiamo fare è di lasciare libero corso alla giustizia, è fare in modo che un giudice, finalmente un vero giudice, possa emettere il suo verdetto.

Anche da morto ha ancora ragione.

Nella stessa canzone, per quello stesso giorno, i Modena City Ramblers cantano:

E’ nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio.
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare.

Ricordano Peppino Impastato,  lui forse non era un vero politico, forse non era un conduttore radiofonico, ma di sicuro era un giovane come tanti, era un giovane che aveva voglia di riscatto, che aveva voglia di lottare per la sua terra, che aveva voglia di giustizia, e soprattutto che sperava che la Mafia scomparisse. Perchè si sa, come lui stesso diceva:

La Mafia è una montagna di merda“.

Questa volta non c’è bisogno di tempo, bisogna ricordarli, senza alcun silenzio, ma con il coraggio, il loro stesso coraggio, di volere un’Italia migliore.

Primo maggio: siete dei poveri comunisti!

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Primo maggio: quello che per gli italiani è solamente un concerto in piazza San Giovanni per ubriacarsi e cantare Bella Ciao alla faccia del suo significato, in realtà è frutto di anni di sconfitte e lotte.

E noi italiani, dovremmo apprezzare maggiormente questa data, la Festa del Lavoro negli anni del fascismo è stata soppressa (spostata al 21 aprile, con il Natale di Roma), perché da molti considerata di matrice socialista. Ed anche se è vero che di mezzo c’è la Seconda Internazionale, è anche vero che gli operai non necessariamente hanno un colore, ma devono avere dei diritti, da qualunque parte essi vogliano stare.

Il primo maggio in Italia, dovrebbe essere ricordato anche per la prima Strage di Stato a Portella della Ginestra (Palermo). Era l’1 maggio del 1947, duemila lavoratori festeggiavano il primo maggio e manifestavano contro il latifondismo, ma la mafia agraria adottò il terrorismo per sopprimere la voglia di riscatto dei contadini siciliani. Un evento significativo, dal 1947 ad oggi, è cambiato, purtroppo, molto poco.

LA STRAGE DI PORTELLA DELLA GINESTRA

Nuove nuove dalla fine del mondo: barzellette nucleari

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Era da molto tempo che non mi aggiornavo sui piccoli passi che ci stanno portando verso la fine del mondo. Certo, il dramma del Giappone è stato un segnale fin troppo evidente, non c’era bisogno di aggiungere altro, ma a quanto pare la fine del mondo vuole iniziare proprio dall’Italia.

A Lampedusa continuano ad arrivare loschi personaggi dalla pelle scura, giungono dal mare e puzzano e danno fastidio e il signor Ministro Maroni non sa più dove metterli, così va a destra e a manca a chiedere ospitalità. Sarà che i francesi sono intrinsecamente stronzi, sarà che gli italiani ormai sono un popolo di giullari, ma nessuno vuole prendersi questi terroni potenziati. Quindi che fa Maroni per non creare ulteriore tensione in Europa? Dice che meglio soli che male accompagnati. Peccato che non si sia accorto che soli lo siamo già e incredibilmente, siamo così bravi da essere anche male accompagnati, nella nostra solitudine. E poi che dice il sior Maroni? “Usciamo dall’Europa“. Ma se proprio gli sta scomoda, perché non esce solamente lui? Punto di domanda.

Maroni medita di abbandonare l'Europa

Nel frattempo abbiamo Silvio Berlusconi che si diletta a scrivere brani sul Bunga Bunga insieme alle papi-girls e soprattutto a raccontare le sue esilaranti barzellette, che divertono solo e solamente lui. Tra tutte le barzellette che il premier, da buon mattatore, ha raccontato nel corso del tempo, c’è chi è disposto a giurare che la più assurda e divertente sia quella della “mela che sa di fi**” (censuriamoci, su), ma secondo il mio modestissimo parere, la barzelletta più divertente del premier è quella della prostituta che viene pagata per non prostituirsi. Non vi ha fatto morire dalle risate?

Che la fine abbia inizio, l’Italia è pronta!

Ora ti compro, dammi tempo: Berlusconi è un lampedusano

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Il potere di GOGOL è immenso. Si può trovare casa a buon prezzo. Qualcosa che non vada sopra i due milioni di euro. Magari su un’isoletta siciliana che giace in mezzo al mare, dove ci sia abbastanza movida da non annoiarsi. Che so, sbarchi di clandestini a tutto spiano, cose così, da adrenalina, insomma.

Applausi e gioia a Lampedusa, Silvio Berlusconi la vuole candidare al Nobel per la Pace (GUARDA IL VIDEO). Io il Nobel lo darei a Silvio. Ha comprato casa a Lampedusa per diventare lampedusano. Una bella casa vista mare. Vi mostro le foto pubblicate dall’agenzia. E’ bastato un click per salvare un’isola. Adesso Lampedusa spera che questo saggio acquisto del premier possa risollevare il turismo, che boccheggia da quando sul’isola non fanno che arrivare volti scuri e spaventati, con lo stomaco sottosopra, sporchi e sudici. Silvio è profumato, sorride, la sua voce è radiosa, sembra eterno, quest’uomo che promette il paradiso a tutti. Purtroppo, sembra eterno. Mentre il giorno del processo si avvicina, il nostro eroe si rivela impeccabile e incredibilmente presente.

Ha così tanti soldi che si compra villa Le Palme, ma non regala un posto a chi è arrivato la notte prima, la mattina, il pomeriggio, ringraziando Dio, Allah o chi per lui, di averlo fatto arrivare. Vivo. Pensa alla terrazza, Silvio, dove magari potrà fare il Bunga Bunga con qualche bellezza nordafricana, spulciando tra i nuovi arrivi, qualcosa di buono si troverà.

Lodato e applaudito, Silvio si sente come un dio, sorridente davanti al popolo lampedusano che sembra aver visto il Salvatore. Perché Silvio, ricordate, è come la charitas e prima o poi ci salva tutti, diamogli tempo.

Foto: vulcanoconsult.it

Ora sono sereno, dammi tempo: Saverio Romano, il Ministro Mafioso

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Ormai dire “mafioso al Governo” sarebbe come dire “spogliarellista in un night club“, cosa c’è da stupirsi? Il Governo attuale da tempo ormai predica la lotta contro la mafia e mostra con orgoglio i progressi raggiunti in questi anni tra un TG1 e un Tg4, ma se poi ci scappa un Ministero per un indagato, che problema c’è? Se il Presidente del Consiglio è l’uomo più perseguitato dalla giustizia degli ultimi 150 anni, il problema non sarà di certo Saverio Romano, nuovo Ministro per le Politiche Agrarie.

Saverio Romano

Solamente a settembre 2010, Saverio Romano abbandonava l’UDC senza risparmiarsi le polemiche e sul suo sito ufficiale commentava il suo possibile ingresso tra le fila del Governo con un titolo già di per sé eloquente, che recitava “Non sono interessato alle offerte di Berlusconi“:

Leggo già da diversi giorni di un mio inserimento in una lista di futuri sottosegretari del governo, ma è evidente che si tratta di fantasticherie. E’ chiaro che il premier ha tutto l’interesse a cavalcare l’onda del dissenso che ho espresso all’interno dell’Udc, ma la mia è una posizione politica dettata dalla voglia di dare un contributo alla crescita del nostro Paese. Non so quindi se piangere o ridere davanti a ciò che hanno scritto i giornali in questi giorni.

Davanti a tutte queste fantasticherie, evidentemente l’attuale Ministro deve aver perso la testa, poiché nel corso di pochi mesi ha cambiato idea. Ma diamo un’occhiata ai suoi guai giudiziari e cerchiamo di capire se il suo è un curriculum valido per entrare in politica e gestire l’agricoltura italiana. A leggere nomi come Cuffaro e Ciancimino, sembra proprio che Saverio Romano, palermitano, classe 1964, sia uno dei migliori candidati in circolazione:

  • Dal 1997 al 2011, Saverio Romano è stato presidente dell’IRCAC, ente creditizio siciliano. Da qui, galeotto fu l’incontro con Gianni Lapis con il quale Romano collaborò in qualità di consulente. Gianni Lapis è il prestanome di Ciancimino, Romano non ha alcun problema a negare di averlo conosciuto e successivamente ad ostentare tutta la sua sicurezza e tranquillità, rivelando ai magistrati:

Non ho alcun problema a dirle che lo conosco: fino a qualche anno fa era per tutti solo uno stimato avvocato tributarista e un docente universitario. Lapis è stato soprattutto consulente dell’Ircac, di cui ero presidente. Quando arrivai, lui era già lì da anni. Non sapevo che avesse altri interessi al di fuori di quelli del suo studio. Quando sono diventato deputato mi avrà cercato una volta al telefono per parlare, credo, di riforma fiscale.

  • Nel 2003, una volta iniziati i problemi giudiziari di Totò Cuffaro, iniziano anche quelli di Saverio Romano, fedelissimo compagno d’avventura. Su Totò Cuffaro pende una condanna di sette anni per favoreggiamento a Cosa Nostra e rivelazione di segreto d’ufficio, tanto per capire l’andazzo della compagnia.
  • Tra gli incontri eccellenti di Saverio Romano, rientra anche il boss mafioso Giuseppe Guttadauro. Saverio Romano lo incontrò per assicurarsi il suo sostegno elettorale.
  • Nel 2005, un altro personaggio legato a Cuffaro (ma anche alla famiglia Mandalà di Villabate), Francesco Campanella, rivela che Saverio Romano (all’epoca era Sottosegretario al lavoro del Governo Berlusconi) era stato eletto con i voti della mafia. Consapevolmente anzichenò. Ne dà conferma anche Nino Mandalà: un uomo, una garanzia.
  • Due anni fa è stato proprio Massimo Ciancimino a dichiarare che Saverio Romano è stato destinatario di un’ingente somma di denaro, che ammontava a 1.300.000 euro in contanti. Fu proprio Romano a prelevarla da un conto svizzero e la somma era necessaria ai fini di corruzione e parte della somma era destinata a Cuffaro.
  • Appena ottenuto l’incarico in qualità di Ministro delle Politiche Agrarie, Saverio Romano nomina Antonello Colosimo come nuovo capo di Gabinetto. Chi è Colosimo? Per farla breve, uno di quelli che ebbe un attacco di ridarella mentre L’Aquila cadeva a pezzi a causa del terremoto.

Tuttavia, Saverio Romano si dice sereno e non ha alcun problema a fare il Ministro. A giudicare dalla lista di misfatti, Romano ha la coscienza a posto e merita il ruolo che gli è stato affidato più di chiunque altro.

Non potrei essere più sereno leggo su Repubblica che i magistrati vorrebbero chiedere alla Camera dei deputati l’autorizzazione a utilizzare alcune intercettazioni che mi riguarderebbero: non ho nulla da nascondere, che siano pure utilizzate quelle intercettazioni, se esistono davvero. Intanto, faccio con serenità il ministro dell’Agricoltura. E le assicuro che ho tanti progetti, perché è l’agricoltura che ha unito l’Italia.

Se proprio dobbiamo essere un Paese sporco, dobbiamo esserlo fino in fondo.

Ora ti bombardo, dammi tempo: la carta delle Nazioni Unite

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Ci sono alcuni documenti, alcune Convenzioni e trattati che uno studente di diritto internazionale dovrebbe conoscere a memoria e che deve ritenere sacri come fossero la Bibbia. Secondo il mio opinabile parere, certi documenti, certe Convenzioni e trattati, dovrebbero essere resi noti a tutti obbligatoriamente, e non solo a coloro che decidono di studiare, perché le nostre vite, burocraticamente, socialmente, psicologicamente, pragmaticamente e bellicosamente parlando, dipendono da quei pezzi di carta, le cui parole, spesso e volentieri, vengono girate e rigirate fino ad ottenere il senso voluto.

In questi giorni la comunità internazionale sta offrendoci uno spettacolo di quelli che non si vedevano da anni e le parole che vengono pronunciate più spesso sono “missione sotto l’egida dell’ONU“. Ma che cos’è l’ONU e quali sono i suoi compiti, i suoi doveri?

Nata dalla Carta di San Francisco il 26 giugno 1945, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, come ogni organizzazione che si rispetti, è dotata di uno statuto, che ne spiega le funzioni e quindi ne motiva l’esistenza. Il preambolo della Carta delle Nazioni Unite, recita che i popoli delle Nazioni Unite sono “decisi (corsivo originale) a salvare le future generazioni dal flagello della guerra“. Teniamo in considerazione l’anno di nascita dell’associazione, il 1945. La comunità internazionale, proprio come accadde con la nascita della Società delle Nazioni tempo prima, era più intenzionata che mai a far cessare la guerra una volta per tutte. Diciamo anche che i presupposti affinché ciò accadesse erano un po’ campati in aria, se consideriamo che il 6 agosto dello stesso anno, gli Stati Uniti sganciavano un “Little Boy” su Hiroshima e, non contenti, successivamente un “Fat Man” su Nagasaki. Alla faccia delle buone intenzioni.

La Carta (vi invito a leggerla, cliccando qui) è adorna di bellissime parole, sognanti e pacifiste: uguaglianza, solidarietà, tolleranza. L’attacco armato, sia per quanto riguarda l’ONU che le norme generali di diritto internazionale, deve essere preceduto da tutte le azioni coercitive possibili che possano escludere l’uso della forza. Il problema è che le potenze fremevano, avevano delle bombe in più in magazzino e Gheddafi, diciamolo, aveva anche un po’ stancato. Quindi via con la “missione“. Questa volta non la chiamano “missione di pace”, nessuno ha parlato di “peace keeping”, “peace enforcement”, “caschi blu”, ma tutti pronunciano la parola guerra solo per negarne l’esistenza. Un po’ come quando si parla della mafia. Questa non è una guerra, che sia chiaro. E’ una missione. Stiamo salvando la Libia. Tanto Gheddafi mente. Non c’è tolleranza o norma che tenga, bisogna attaccare, anche se chiede il cessate il fuoco, sta bluffando. Come in una partita di Risiko, quindi t’attacco.

Vorrei far presente che i primi ad accogliere il dittatore libico a braccia aperte, sborsando fior fior di euro per garantirgli ogni comodità, sono stati proprio quelli che hanno deciso di prendere parte alla missione per primi. Francia e Italia, determinate come non mai a difendere il loro caro Mediterraneo, mentre dagli USA il presidente Obama, quello pacifista, quello delle promesse e della fine di ogni conflitto, tiene i fili di questi burattini e li muove, qua e là, tanto gli eroi, che bombardino oppure no, hanno sempre la faccia a stelle e strisce. Ora ti bombardo, dammi tempo.

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