Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Ora voto, dammi tempo: pensiero da studentessa fuori sede

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Ora secondo la mentalità de “il voto ce lo siamo conquistato, non astenetevi per nessun motivo al mondo“, io dovrei prendere un treno o un aereo, pagare con una riduzione ridicola perché sono solo fuori sede e non erasmus, e andare a mettere una X. Le alternative fanno tutte venire i brividi, se uno si lascia prendere dalla paranoia, la situazione diventa inquietante come un racconto di Poe letto a lume di candela durante un temporale particolarmente violento. Poi arrivi nella cabina elettorale e devi mettere una X: la X mi sa di fine definitiva, tac, ti sei dato la mazzata finale. Qualunque cosa tu abbia scelto, hai scelto male, ti trovi davanti l’ologramma di Mara Maionchi con le braccia incrociate, ti dice che il tuo X Factor è finito così, con una matita in mano e la faccia da pesce lesso. Prendi un altro treno, un altro aereo e ritorni indietro, per non pensare a quello che succederà a te e al tuo Paese a fine elezioni, ti convinci di aver compiuto il nobile gesto, di aver votato, perché il voto sta alla base della democrazia. Democrazia che si è trasformata nel votare per il male minore e non per un’alternativa reale. Poi inizi a cercare lavoro per recuperare il denaro perduto in onore della Patria, ma tutti i negozi intorno a te stanno chiudendo, e inizi a sperare che la tua X sia servita a qualcosa. Perché a un certo punto tocca all’egocentrismo, per salvarsi e non sentirsi completamente inutili: LA MIA X SARA’ DECISIVA. Datemi una X e solleverò il mondo.

Ma a me non piacciono più le emozioni forti, sono per il quieto vivere, ho lo stesso entusiasmo di Ingroia. Per questo non prenderò treni, aerei o pullman scomodissimi: me ne andrò a prendermi un caffè in centro, magari nel prossimo bar che chiuderà.

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  • Published: dic 17th, 2012
  • Category: Politica
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Caro Matteo Renzi, parliamo dei mezzi pubblici di Firenze, ADESSO

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Caro Matteo Renzi,

mi dispiace che tu non abbia vinto alle primarie, ma Firenze ha ancora bisogno di te. E ha ancora bisogno di lamentarsi di te. Caro Matteo, sono stata un’abbonata ATAF per tre anni, poi ho deciso di rassegnarmi all’idea che tra me e quei manicomi con le ruote era finita, ed ho adottato una bicicletta. Ma quando piove, lei non vuole uscire di casa, è meteoropatica. Così questa mattina avevo un esame all’università alle ore 9.30, ho deciso di prendere l’autobus con abbondante anticipo ma l’impresa è fallita, sono entrata in aula alle ore 9.45: una di quelle scene che non vorresti mai vivere, quelle che fanno parte di quei sogni inquieti che ti fanno svegliare di scatto di notte ed ho trascorso più di un’ora e mezza sull’autobus (tra appoggiatori, vecchiette inacidite, punkabbestia che cantano pensando di essere sotto la doccia di casa loro, donne rom che si scaccolano e si tirano le sopracciglia), mentre solitamente in bici il mio record è di 8 minuti. Caro Matteo, perché i verdi dei semafori durano quanto un battito di ciglia? Lo sai quanti vecchietti sono finiti in ambulanza per infarto a causa dell‘ansia da verde del semaforo? Come fanno ad attraversare un viale in un lasso di tempo che nemmeno Albert Einstein sarebbe mai riuscito a identificare? Già non ci riesco io, questo farebbe indignare pure Flash Gordon. Caro Matteo Renzi, quelli dell’ATAF dicono di essere moderni, perché se gli invii un sms ti dicono dove si trova il bus che stai aspettando. Ma poi continui ad aspettarlo, cadono le foglie dagli alberi, poi sbocciano i fiori, i bruchi diventano farfalle e le farfalle fanno in tempo a tornare bruchi per la noia, i capelli iniziano ad imbiancarsi e spuntano le zampe di gallina attorno agli occhi. Manca la scatola di cioccolatini e ti trasformi in Forrest Gump, ho rischiato di raccontare tutta la mia vita ai turisti tedeschi che, poveretti, mi avevano solo chiesto la direzione giusta per la stazione. Ma io il tedesco non lo capisco e poi non volevo aspettare da sola alla fermata l’autobus che non sarebbe mai arrivato. E dimmi, Matteo, in base a quale criterio scientifico-psicologico-filosofico la pioggia equivale ad Armageddon in questa città?

Che poi, se ti resta tempo, vorrei sapere cosa ha portato la gente di Firenze ad avere l’ansia da discesa, che a dieci minuti dalla loro fermata vengono accanto a te, che sei esattamente davanti alla portiera, ti guardano dritto negli occhi, in una mano tengono un tirapugni e nell’altra un ombrello che in realtà è una mazza chiodata e ti chiedono “Scusi, lei scende alla prossima?” e tu ti devi spostare, anche nel caso in cui dovessi scendere alla stessa fermata. Qualcuno per caso è morto incastrato nella porta anteriore mentre scendeva, perché da lì si sale soltanto? Son cose, Matteo… pensaci tu. Adesso, eh.

La consueta funzione degli autobus fiorentini.

La consueta funzione degli autobus fiorentini.

Come back Silvio

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I Maya hanno fatto profezie su qualunque cosa, anche sul numero di bestemmie che avrebbero detto nella dodicesima edizione del Grande Fratello, ma si sono tenuti la parte migliore per loro. Perché pensa quanto se la stanno ridendo dal giorno che Silvio Berlusconi ha detto che vuole tornare in campo.

All’UE tremano e vogliono correre ai ripari, hanno già comprato i tappi per le orecchie così non devono sorbirsi le barzellette che non fanno ridere e si stanno esercitando per trattenere le risate per i discorsi che terrà, che quelli sì fanno ridere. Silvio non si accorge che tutti intorno bisbigliano cose brutte su di lui, ha un ego talmente spropositato che ormai fa da isolamento con il mondo esterno, come se fosse in una grande, immensa, bolla di ego. E tutto quello che gli succede intorno non è che gli sfugga, è che lui ha questa tendenza un po’ dispettosa, come il tizio di turno che mentre sei concentrato a fare un castello di carte o il domino, viene lì e butta giù tutto. Silvio è quello che quando sei arrivato agli ultimi dieci pezzi di un puzzle da 5000, ti manda tutto all’aria.

Silvio Berlusconi saluta affettuosamente al suo ritorno

Silvio ha una nuova fidanzata, giovanissima, ma questo non è bastato per salvarci. Si vede che lei non ci ha messo abbastanza impegno. L’ha detto la Santanché, “E’ fidanzato con la Pascale“, provando a distogliere l’attenzione e farla ricadere sul lato rosa della faccenda, e sul suo ultimo intervento chirurgico.

Nel frattempo ci siamo persi Ruby Rubacuori per strada. Non si è presentata al processo e non la trova più nessuno. C’è chi dice che sia in Francia, altri parlano del Messico. Qua mi sa tanto che Silvio si era sbagliato, questa non è la nipote di Mubarak, è la nipote di Bin Laden.

Vabbè vi confesso una cosa per la quale forse dopo mi odierete. Ma ho chiesto io a Silvio di tornare, perché non sapevo più che scrivere sul blog. E lui è uno che la gente la aiuta, non avrebbe mai permesso ad un blog che parla sempre di lui, di non farlo più. E anche l’Italia, che ha parlato sempre di lui anche quando se ne stava zitto zitto, non avrebbe potuto non parlarne più. E quindi è tornato, evviva evviva.

Cara Elsa Fornero: lettera di una giovane CHOOSY

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Cara Elsa Fornero,

partiamo dal presupposto che usare un termine inglese non farà di te una persona meno bitchy. Il tuo “choosy” di oggi è stato un gran passo falso, hai ottenuto i tuoi 15 minuti di popolarità perfino su Twitter, ma il senso non cambia, ci hai presi per il butt ancora una volta.

Tu, cara Elsa Fornero, che ti avrei regalato l’Oscar solo per la tua performance di pianto mentre immaginavi già quanto sarebbe stato doloroso per il popolo italico iniziare a piegarsi lievemente, poco a poco, per il consueto suppostone. Ti sei immedesimata così tanto e poi, nel sentirti carnefice, non hai trattenuto le lacrime. Lì ci stanno applausi e standing ovation, ma questo non farà di te una persona migliore, solo meno choosy. Perché evidentemente avevi una carriera da attrice che nemmeno Meryl Streep, lì a guardarti, all’orizzonte, invitante tanto quanto impervia. Ma non essendo una persona schizzinosa hai colto la prima occasione che t’è capitata e, ainoi, sei diventata Ministro del Lavoro.

Cara Elsa Fornero, ti scrivo da giovane choosy, che rifiuta offerte di lavoro perché viziata da una famiglia forse troppo affettuosa, perché adagiata sugli allori come ogni giovane italiano, mammone e sfottuto dalla Svezia al David Letterman; questi giovani d’oggi che non vedono futuro, sono una grande barzelletta e si permettono pure il lusso di essere esigenti, di avere pretese per gli anni a venire; sono quelli contrari al “chi s’accontenta gode“, sarà colpa di Ligabue e di quel “così così” che ci ha messo dopo, a forza di cantarlo ci è entrato in testa. Ed io ti scrivo perché vorrei scusarmi: mi scuso per il dispendio di carta dei curricula che ho sparso in giro per lo Stivale (non ho pensato nemmeno all’ecologia) e mi scuso per essere una delle tante persone parcheggiate all’Università, perché il sistema universitario italiano è efficiente ed invoglia a continuare, è solo che noi siamo bravi a fare le rivoluzioni dai monitor, è tutta colpa nostra. Mi scuso perché questo Paese non andrà mai avanti se io continuerò a pensare di diventare dirigente aziendale e non cameriera in una pizzeria, magari da Ciccio lo Zozzo, quello che col sudore condisce piatti da gourmet. Come vedi, qualche parolina in lingua straniera qua e là ce la metto pure io, che la mia istruzione sarà da giovane choosy, ma qualcosa l’ho imparata, diciamo, in tutti questi anni di tasse che io e la mia famiglia vi abbiamo regalato. Cara Elsa, ti chiedo scusa se ho rifiutato di lavorare in posti a 30 km da casa per 30 €, perché quei 30 € mi sarebbero costati il viaggio e un piccolo pasto; e ti chiedo scusa se non ho voluto lavorare quando la schiena faceva troppo male e il gioco non valeva la candela; ti chiedo scusa perché ho deciso di andare ad occupare posti all’Università piuttosto che rimanere confinata ad una catena di montaggio, chiedo perdono se sono stata troppo ambiziosa ed anche solo per un attimo ho pensato che il famoso “pezzo di carta” mi avrebbe cambiato la vita. Ed ho rifiutato di impacchettare profumi a Natale, fuori a -8° per 20€, nelle buste pre-confezionate da spruzzare di glitter, per rendere felici durante le feste quei giovani meno choosy ma più fortunati di me. Ti chiedo perdono a nome di tutti e da domani mi rimboccherò le maniche e prometto di non fare più smorfie se mi dovessero offrire un lavoro in nero, perché sarei troppo incosciente in un momento di crisi come questo, in cui il Paese ha bisogno di aiuto. Non voglio essere prepotente come quelle brutte persone che hai incontrato e che non ti hanno ascoltato. Il precariato, in fondo, è un po’ come la mafia: non esiste. E se esiste almeno un poco, dobbiamo accoglierlo a braccia aperte. Il tuo amico Monti dice che ci offre la possibilità di fare più cose: come dal servirle ai tavoli a stare dietro il bancone ad impastarle, le pizze; oppure a passare gli inverni regalando volantini a gente che spera solo che tu ti dissolva magicamente pur di non incrociare il tuo sguardo e magari un piede te lo pesta pure. Per carità, tutti lavori lodevoli come ogni lavoro, e soprattutto scelte compiute da persone che non sono choosy e che quindi operano a beneficio del nostro Paese.

Perdonami, Elsa, se sono andata alla ricerca di un futuro meno incerto e barcollante o se ho addirittura scioccamente pensato di poter trovare un’occupazione che potesse permettere alla mia famiglia di sgravarsi un po’ di peso dalle spalle. Davvero imploro il tuo perdono e da oggi in poi sarò persona più brave e pushing, tutto ma non choosy, quello mai più. Domani lavorerò in nero, se me lo chiederanno. Ma lo farò con il sorriso sul volto. Anzi, ti dico di più: i soldi quasi quasi glieli lascio, non vorrei sembrare troppo presuntuosa.

Caro Silvio Berlusconi

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Caro Silvio Berlusconi,

in queste ore tutti sono allarmati perché hai dichiarato di essere interessato all’acquisto a La7. Hai mai sentito parlare di regole della concorrenza sul mercato? Forse, data la tua età, la tua demenza senile ti porta a pensare di stare giocando a Monopoli? Hai mai pensato all’idea di andare in pensione? Ti rendi conto che stavolta hai veramente spaventato gli italiani con le tue idee moleste?

Caro Silvio, hai invaso il mondo della tv e della politica, avevamo un piccolo spiraglio di speranza quando a La7 ci hanno offerto trasmissioni che non mettono poppe in vista, con delle conduttrici di bella presenza che però riescono anche ad esprimere un concetto, anni luce lontane dal “Mi sono rifatta il sedere e ho l’ottava di seno sennò non posso lavorare in tv” di quella tizia di cui non ricordo il nome che comunque in tv non ci è rimasta a lungo e le è scoppiato pure il sedere finto.

Caro Silvio, Chicco Mentana è scappato a gambe levate da Mediaset e adesso dice che se tu arrivi anche su La7 se ne va pure da lì. Tu, cara piovra di Arcore, perché vuoi rendere questo povero giornalista un fuggitivo? Tra poco il povero Menty se ne va in esilio, ma poi a 90 anni non te ne vai in pensione solo per dimostrare agli italiani che non è una cosa necessaria? Non hai abbastanza soldi per passare gli anni che ti restano a farti spupazzare dalla Minetti? Non ci bastano gli sguardi contriti e le bislaccate di Barbara D’Urso, i servizi di studio aperto sui colibrì che si incagliano tra i rami degli alberi e la flora di Rimini? Non ci basta una casa di gente incapace di intendere e di volere che si fa guardare per 24 ore al giorno per poi prendere un fracco di soldi per niente? Non ci bastano le notizie geneticamente modificate della Rai e i modellini di Bruno Vespa, oltre che la struggente assenza dei suoi nei che ci svuota l’anima?

Suvvia Silvio, dici sempre che ci vuoi bene. E faccelo un favore, e levati dalle palle, perdincibacco.

Ora ti ammazzo dammi tempo: la morte di Gheddafi

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Gheddafi è morto. Se non ci credete esiste un video che ve lo mostra. E vi dimostra che anche gli stronzi, quando sono morti, possono fare pena. Che sensazione vi ha dato il video del dittatore trascinato dalla folla nella polvere libica? Per quanto mi riguarda, da una parte rimane un senso di liberazione, dall’altra le immagini non possono che lasciare impressionati, alla morte non ci si abitua mai, alla guerra nemmeno, non ci si deve abituare.

Qui parla Occidente, siamo un popolo assuefatto dalla morte, questo è il grande rischio. Il nostro distacco. Ho vissuto un’epoca ricca di eventi di rilevanza storica, non dimenticherò mai l’11 settembre, l’orrore delle due torri che crollano. E sicuramente non potrò scordare il volto del cadavere del dittatore e la gioia della gente che correva per le strade a festeggiare la libertà che non avrà mai, che non avrà comunque, ci sono altre dittature, mascherate, pronte a fermarli. Tutti gli eventi a cui ho assistito, però, li ho ingurgitati da una scatola talvolta malfunzionante, dall’audio pessimo, spesso e volentieri con la voce incerta di Luca Rigoni in sottofondo, seguiti da notizie che mi parlavano di tette scoppiate e gatti rimasti terrorizzati sui rami degli alberi e sulle usanze più in voga tra gli adolescenti milanesi. E’ così, qui, che facciamo la storia.

Davanti ad una tv che ci parla di pudore e morale e che durante determinate ore della giornata non consente di pronunciare quelle che parole che potrebbero essere diseducative nei confronti di tutte le giovani anime ferme davanti allo schermo, ad assorbire il vuoto. Ma poi arriva il giornalista del tg e avverte “Trasmetteremo delle immagini forti” e questo diventa un dovere “perché si tratta di un momento storico” e tutti devono sapere. Ma i bambini non lo sanno che dobbiamo sapere solo quello che si può sapere e restano confusi quando dalla tv spariscono i cartoni animati diseducativi che dicono le parolacce. Nutriamoli di realtà e di sangue, Mussolini a testa in giù non sarà poi più impressionante, per loro, delle tette di Cristina Del Basso.

La comicità del Governo italiano: il tunnel Gelmini

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Siamo alla frutta. Da quanto tempo è che ce lo diciamo? Ci guardiamo in faccia e le cose non cambiano mai. Se proprio devono smuoversi, peggiorano e nulla più. E se possono ancora peggiorare, vuol dire che forse non c’è più un limite da oltrepassare, ci è concessa un’infinita gamma di vergogne e figure ridicole su scala mondiale.

Gli americani ridono di noi da tempo immemore, chissà perché il popolo italiano deve contraddistinguersi con amara comicità. Pensavamo che i tempi delle bizzarre idee espansionistiche di Benito fossero lontani, ma abbiamo un pagliaccio al Governo e altrettanti di contorno, che nessuno più sa come si potrebbe schiodare l’omino dal suo trono e lui non si pone di certo il problema. Il Governo è eterno finché dura e qua sembra proprio voler durare parecchio ed è ancora troppo presto per far partire i countdown.

La Gelmini colta nell'atto di pronunciare una stronzata colossale

David Letterman, alla guida di uno degli show più famosi d’America e del mondo, lo prende in giro per il suo grande amore per le donne (video qui). “Bisogna far girare la patonza“, è stata una delle dichiarazioni più amate del premier emersa negli ultimi giorni. Inutile che state a lamentarvi, Ligabue esprimeva lo stesso concetto con “Metti in circolo il tuo amore” e allora non s’è lamentato nessuno, perché ve la prendete tutti con Silvio?

Dopotutto ci sono altri personaggi nel panorama italiano che sono decisamente degni di nota. Come Mariastella Gelmini, che nell’arco di poche ore si è trasformata nel principale trend su Twitter, a mio parere il social network più utile e sensato per lo scambio di informazioni, che quotidianamente mi sorprende e mi fa conoscere centinaia di geni capaci di battute sagaci.

Sarebbero troppe quelle geniali da riportare, fattosta che il Ministro dell’Istruzione sembra essere davvero poco istruito, ma di questo ce n’eravamo accorti da tempo e nonostante tutto, abbiamo lasciato che con le sue manine ben curate sgretolasse quel poco di cultura che era rimasta al nostro Paese, coadiuvata da altri eccellenti personaggi. Più che un Paese, sembriamo essere Il Bagaglino in versione maggiorata. Anche Pedro Almodovar ha parlato di Berlusconi, è uscito l’articolo su El Pais (articolo qui), lo definisce un “omofobo ossessionato dalle donne”. Lo diceva anche la sua ex moglie, a suo tempo. Eppure a noi ci piace così: ‘cchiù pilu pe tutti, lavorare se proprio si deve, a tempo perso e fottere il prossimo. In questo non ci batte nessuno. Viva l’Italia. Viva la.

Ora muoio dammi tempo: di Berlusconi e di altri demoni

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C’è qualcosa che non va, nell’aria. Rassegniamoci. E’ inutile che nel 2011 ci ricordiamo di tirar fuori dal cilindro le auto elettriche, le buste della spesa che puzzano e si rompono e tutte le soluzioni possibili per salvare il pianeta, dopo aver fatto per secoli i nostri porci comodi senza curarci della sua salute.

Abbiamo l’aria inquinata, uscire in città diventa ogni giorno una prova fisica non da poco, ci vorrebbero dei distributori automatici di mascherine per i polmoni meno resistenti. E poi abbiamo le radiazioni. Anche se ci siamo convinti che il Giappone sia lontano e che qui stanno tutti bene.

Silvio Berlusconi: stiamo tutti bene!

Se stessimo tutti bene, per esempio, non avremmo un Premier a tempo perso. Se Silvio Berlusconi leggesse questo blog, avrebbe l’ennesima conferma, è il più grande perseguitato della storia. Gesù Cristo in confronto era un pischellino, diciamocelo. Tutti a parlare di Silvio, tutti ad ascoltare le sue intercettazioni e lui che si indigna e vuole affrontare la sinistra malvagia che gli mette il bastone fra le ruote, abbiate Fede, prima o poi ci salverà e ci ricrederemo.

Robert De Niro realizza di essere andato dalla De Filippi

No, dicevo. Deve esserci qualcosa di strano nell’aria. Ieri sera credevo di aver mangiato troppo pesante e si sa, quando si va a dormire poi si pagano le conseguenze con incubi terrificanti. Invece dopo mi sono resa conto che ero sveglia, avevo acceso la tv e in preda a un raptus avevo premuto sul tasto 5. Mi sono ritrovata davanti Maria De Filippi, la regina della strumentalizzazione del dolore a livello mediatico, e vicino a lei c’era quello lì di “Taxi Driver”, quello di “chiacchiere e distintivo”, insomma, Robert De Niro. A un certo punto l’ho visto anche piangere, avrà preso improvvisamente coscienza di quel che stava accadendo. La vecchiaia gioca scherzi bruttissimi, quando l’Alzheimer imperversa, c’è ben poco da fare, finisci per lavorare anche al fianco di Monica Bellucci, dichiarando che sia la più brava attrice dell’universo, senza renderti conto delle sciocchezze che ti escono di bocca. Il mondo sta finendo, rassegniamoci. A proposito di grandi attrici, la sapete la storia di Manuela Arcuri, no? Prima applausi e complimenti perché ha rifiutato di cedere alle avances di Berlusconi (non è mica colpa mia se ha il dono dell’ubiquità, costringe il mondo a parlare di lui!) e poi si scopre che è talmente sfigata che nemmeno il vecchietto la vuole più e la reputa pure una “troia”, lui che ne ha un minimo di 20 a sera che gli girano per casa. Ma le vuole tutte di un certo stile, il Bunga Bunga non è mica roba per tutti.

Habemus Quorum: l’Italia s’è desta

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Potremmo dire che l’Italia s’è desta, se non fosse che non è esattamente così. Il Paese intero gioisce per il nuovo schiaffo dato a Silvio Berlusconi, ma la cosa preoccupante sono tutte quelle persone che hanno scelto di non votare e che il tasso di affluenza più basso, tanto per cambiare, sia stato registrato al Sud.

Proprio dove ci sarebbe più bisogno di essere attivi, ricordate, “libertà è partecipazione“, come diceva qualcuno, il menefreghismo impazza e non c’è verso di convincere la gente che l’unico modo per liberarsi, è dimostrare di volerlo realmente. Sostenendo “non me ne importa niente” o “la cosa non mi riguarda” mettiamo puntualmente a rischio il nostro futuro, con la pretesa assurda di poterci lamentare a tempo debito, come se davvero fosse cosa lecita, per chi non ha mosso un dito.

Ma tralasciando l’indifferenza e i free riders che potranno beneficiare delle decisioni della maggioranza degli italiani, oggi è un vero giorno di festa, almeno in parte questo Paese sta iniziando ad avere delle reazioni, qualche pulsione vitale che, seppur minima, lascia presagire che la speranza non è ancora agonizzante.

9 Maggio 1978. La Notte Buia dello Stato Italiano

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http://www.youtube.com/watch?v=1HmTo_vIQjU

Era la notte buia dello Stato Italiano, quella del nove maggio settantotto.
La notte di via Caetani, del corpo di Aldo Moro, l’alba dei funerali di uno stato.

Così cantano i Modena City Ramblers nella canzone “I Cento Passi”, così ricordano quel 9 Maggio 1978,  una delle peggiori date che la nostra nazione può ricordare.
Quel giorno fu ritrovato il corpo di Aldo Moro, uno dei maggiori esponenti della politica italiana e della nostra storia, uno che avrebbe potuto cambiare l’Italia. Uno che non ha avuto il permesso di farlo.
Le sue parole sembrano attuali più che mai:

Non basta dire, per avere la coscienza a posto: noi abbiamo un limite, noi siamo dei politici e la cosa più appropriata e garantita che noi possiamo fare è di lasciare libero corso alla giustizia, è fare in modo che un giudice, finalmente un vero giudice, possa emettere il suo verdetto.

Anche da morto ha ancora ragione.

Nella stessa canzone, per quello stesso giorno, i Modena City Ramblers cantano:

E’ nato nella terra dei vespri e degli aranci, tra Cinisi e Palermo parlava alla sua radio.
Negli occhi si leggeva la voglia di cambiare, la voglia di Giustizia che lo portò a lottare.

Ricordano Peppino Impastato,  lui forse non era un vero politico, forse non era un conduttore radiofonico, ma di sicuro era un giovane come tanti, era un giovane che aveva voglia di riscatto, che aveva voglia di lottare per la sua terra, che aveva voglia di giustizia, e soprattutto che sperava che la Mafia scomparisse. Perchè si sa, come lui stesso diceva:

La Mafia è una montagna di merda“.

Questa volta non c’è bisogno di tempo, bisogna ricordarli, senza alcun silenzio, ma con il coraggio, il loro stesso coraggio, di volere un’Italia migliore.

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