Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

La comicità del Governo italiano: il tunnel Gelmini

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Siamo alla frutta. Da quanto tempo è che ce lo diciamo? Ci guardiamo in faccia e le cose non cambiano mai. Se proprio devono smuoversi, peggiorano e nulla più. E se possono ancora peggiorare, vuol dire che forse non c’è più un limite da oltrepassare, ci è concessa un’infinita gamma di vergogne e figure ridicole su scala mondiale.

Gli americani ridono di noi da tempo immemore, chissà perché il popolo italiano deve contraddistinguersi con amara comicità. Pensavamo che i tempi delle bizzarre idee espansionistiche di Benito fossero lontani, ma abbiamo un pagliaccio al Governo e altrettanti di contorno, che nessuno più sa come si potrebbe schiodare l’omino dal suo trono e lui non si pone di certo il problema. Il Governo è eterno finché dura e qua sembra proprio voler durare parecchio ed è ancora troppo presto per far partire i countdown.

La Gelmini colta nell'atto di pronunciare una stronzata colossale

David Letterman, alla guida di uno degli show più famosi d’America e del mondo, lo prende in giro per il suo grande amore per le donne (video qui). “Bisogna far girare la patonza“, è stata una delle dichiarazioni più amate del premier emersa negli ultimi giorni. Inutile che state a lamentarvi, Ligabue esprimeva lo stesso concetto con “Metti in circolo il tuo amore” e allora non s’è lamentato nessuno, perché ve la prendete tutti con Silvio?

Dopotutto ci sono altri personaggi nel panorama italiano che sono decisamente degni di nota. Come Mariastella Gelmini, che nell’arco di poche ore si è trasformata nel principale trend su Twitter, a mio parere il social network più utile e sensato per lo scambio di informazioni, che quotidianamente mi sorprende e mi fa conoscere centinaia di geni capaci di battute sagaci.

Sarebbero troppe quelle geniali da riportare, fattosta che il Ministro dell’Istruzione sembra essere davvero poco istruito, ma di questo ce n’eravamo accorti da tempo e nonostante tutto, abbiamo lasciato che con le sue manine ben curate sgretolasse quel poco di cultura che era rimasta al nostro Paese, coadiuvata da altri eccellenti personaggi. Più che un Paese, sembriamo essere Il Bagaglino in versione maggiorata. Anche Pedro Almodovar ha parlato di Berlusconi, è uscito l’articolo su El Pais (articolo qui), lo definisce un “omofobo ossessionato dalle donne”. Lo diceva anche la sua ex moglie, a suo tempo. Eppure a noi ci piace così: ‘cchiù pilu pe tutti, lavorare se proprio si deve, a tempo perso e fottere il prossimo. In questo non ci batte nessuno. Viva l’Italia. Viva la.

Di Maria Aragon e di altri talenti del nostro tempo

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Siamo nell’epoca del fast food, cibo veloce e veloce tutto ciò che si può velocizzare. Possibilmente anche la crescita. Non c’è poi da scandalizzarsi se i giovani d’oggi a 11 anni abbiano già bevuto il primo cocktail, abbiano perso la verginità ed abbiano sperimentato qualche droga. Per la gioia di Silvio Berlusconi (immancabile, lui), la maggiore età si può tranquillamente abbassare, facciamo a 14, tanto si sentono tutti maturi.

Il prodotto finale è una classe di disadattati e sbandati che non sa dove andare, ma punta al successo. Ma successo de che? Oggi è arrivata una notizia che da un lato non può che fare molto piacere, dall’altro può solo suscitare malinconia ed infinita tristezza. Maria Aragon ha dieci anni, ed ha un talento spaventoso. Sa suonare il piano e sa cantare divinamente. Ma ha dieci anni. I genitori hanno avuto una geniale idea, comune a molti genitori anche quando ci sono in ballo bambini più piccoli che magari si cimentano nel canto, o conoscono le capitali, di pubblicare il video su YouTube. Adesso è cliccatissimo, perché lo ha scoperto Lady Gaga e vuole duettare con la bambina, perché ha realizzato una cover di “Born this way” che fa rabbrividire per quant’è brava, perché è una sua fan, perché sarà una trovata mediatica. O perché Justin Bieber e Miley Cyrus ormai sono vecchi e va per la vecchiaia anche Taylor Swift.

Maria Aragon

Già, sono tutti sui diciotto e dintorni, ma ormai sono vecchi. Vogliamo la carne fresca, e non quella che è passata alla maggiore età, che già inizia a puzzare un po’ di marcio. Ancora ci stanno bene i figli di Will Smith, Willow potrà durare un po’ di più perché ha ancora dieci anni, ma ha già girato mezzo mondo per il suoi tour e le sue ospitate e si atteggia a diva cinquantenne sui red carpet.

Justin Bieber ha un piccolo problema con la pubertà ed oltre ad aver cambiato taglio di capelli, presto avrà una voce che non sarà capace di intonare i fastidiosi acuti che fino ad ora hanno fatto impazzire le ragazzine. E poi spunterà un nuovo talento, con un taglio più cool, su un altro video di YouTube. Magari troverà una storia commovente, più di quella di Bieber, e stregherà milioni di fan disposte a morire per il suo amore.

Io rimango sbalordita di fronte alla straordinarietà di certi talenti (non quello di Justin Bieber, sia chiaro), ma poi mi fanno anche un po’ pena. Vengono sballottati a destra e a manca, truccati, incipriati, addestrati e programmati come macchine e ci ritroviamo di fronte a generazioni che non sognano altro che questo. I lustrini, la fama, il palcoscenico, la folla che acclama. Dopo un anno o poco più, finiscono per essere dimenticati e si fanno le pere in qualche motel di periferia, per non farsi beccare da obiettivi indiscreti. Macaulay Culkin è il primo della lista, in tempi più “recenti”. Abbiamo Britney Spears, Lindsay Lohan, Miley Cyrus che ci va piano piano ma dopo il bong e la salvia allucinogena ha preso il via pure lei. Demi Lovato, autolesionista ed una lista infinita di teen stars che hanno già vissuto tutte le esperienze possibili tranne una: l’adolescenza.

Quella che dicono sia la parte più bella e turbolenta della vita. Loro la passano negli alberghi di lusso, sotto i flash dei fotografi, rilasciando interviste su tacchi impossibili, credendo che le loro opinioni sulla politica e il sesso abbiano davvero importanza. Ed hanno tutto quello che vogliono e molto, molto di più. Solo si sono dimenticati di un piccolo particolare, una volta finiti nel vortice del successo: di vivere veramente.

Giornata mondiale dei diritti dei bambini per il logo di Google

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Nonostante liste e liste di diritti che dovrebbero spettare loro, non tutti i bambini possono essere davvero bambini. Sensibilizzare le masse, però, è un piccolo passo verso la strada del miglioramento.

Logo di Google

Ci sono convenzioni che vincolano gli Stati che le ratificano, contenenti le leggi sui diritti fondamentali dell’infanzia che, come spesso accade a molti altri diritti, vengono calpestati, ma:

I bambini hanno diritto al nome, tramite la registrazione all’anagrafe subito dopo la nascita, nonché alla nazionalità (art.7), hanno il diritto di avere un’istruzione (art. 28 e 29), quello di giocare (art. 31) e quello di essere tutelati da tutte le forme di abuso (art. 34).

Noi vogliamo che questi diritti siano rispettati in tutto il mondo, senza che vi sia l’effettivo bisogno di vincolare uno Stato tramite una Convenzione, i bambini devono essere tutelati sempre e comunque.

Come già fatto su CineZapping, in occasione dell’iniziativa che si è diffusa su Facebook, vi invitiamo ad informarvi sulla Convenzione ONU sui diritti dell’infanzia, sappiamo benissimo che la cultura e l’informazione sono strumenti potentissimi e mai come adesso questi strumenti sono stati così indispensabili. Informatevi, informatevi, informatevi.

Immagina John Lennon ancora qui con noi

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In realtà non se n’è mai andato.

John Lennon: 9 ottobre 1940 – 2010

Immagina che non esista il paradiso,
è facile se provi,
nessun inferno sotto di noi,
sopra di noi solo il cielo.
Immagina tutta la gente
vivere per il presente.
Immagina che non esistano frontiere,
non è difficile da fare,
nessuno per cui uccidere o morire
e nessuna religione.
Immagina tutta la gente
vivere una vita in pace.
Puoi darmi del sognatore,
ma non sono il solo.
Spero che un giorno
tu ti unirai a noi e il mondo sarà unito.
Immagina che non ci siano ricchezze,
mi meraviglierei se tu ci riuscissi,
né avidità né cupidigia,
una fratellanza di uomini.
Immagina che tutta la gente
si divida tutto il mondo.
Spero che un giorno
tu ti unirai a noi e il mondo vivrà unito.

Un calippo e ‘na bira: ora muoio per davvero, dammi tempo

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L’altra sera ho visto Chiambretti che ospitava le due celebrità dell’estate: le due ragazze di Ostia che non conoscono altra lingua al di fuori del dialetto romano e che hanno inspiegabilmente avuto un successo clamoroso con il video sottotitolato che le prende palesemente in giro.

Tutti i telegiornali, a parte il web, a parlare di queste due. Si è capito che in Italia non abbiamo eroi e miti da seguire, ci piace fare raccolta di ignorantoni e farli spopolare. Forse per sentirci meno peggiori di quel che siamo? I fenomeni da baraccone rassicurano l’ego dell’italiano medio?

Chiambretti non è stato, al solito suo, clemente con le ragazze, che sembravano essere state stordite e piazzate sulle poltrone e ridevano senza mai capire il senso di una frase intera, al massimo qualche parola.

Il bello è che oggi mi è capitato di vedere che sono anche a Verissimo, mentre spiegavano di avere un agente che si cura dei loro impegni. Quindici anni, due volte bocciate alle scuole medie, l’italiano un ricordo lontano, voja de studià saltami addosso, sguardo vuoto e risata ebete. Poi che gusto c’è a farsi prendere in giro in diretta tv davanti a tutta Italia, qualcuno me lo spieghi.

E qualcuno mi spieghi perchè l’Italia vuole vedere questi due esseri privi di materia grigia, a questo punto decreto il mio decesso morale. Poi muoio tutta, datemi tempo.

Justin Bieber-mania: quando il fan è troppo fan

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Quest’oggi non mi soffermerò sulle vicende che attanagliano et tormentano il nostro pianeta, piuttosto mi soffermerò solo su una di queste. Per quanto piccolo e insignificante possa essere, Justin Bieber è uno dei più grandi problemi che l’umanità dovrà affrontare e, possibilmente, estirpare.

Pensate che questo giovine talento, come lo chiamano i fanS, ha solamente sedici anni, il ché sta a significare che ha ancora un lungo futuro davanti a sè, salvo attentati.  Io sono una persona da sempre schierata contro la violenza, però certe volte mi vengono i dubbi: perché il fan sfegatato va a sparare a John Lennon che un suo perché ce l’aveva, e invece Justin Bieber  gira con la Ferrari e si slinguazza sui sedili posteriori delle auto come ogni sedicenne che si rispetti?

Ecco, il punto è proprio questo. Justin Bieber ha tradito le sue fan. A sedici anni il ragazzo è circondato dalle donne più belle dello star system che lo sbaciucchiano e lo coccolano, mica scemo. Finchè ha l’età, uno ne approfitta. Tra l’altro il talento di Justin, o JUSS, potrebbe essere compromesso dalla crescita che gli sta cambiando la voce e magari se tra cinque anni canta “Baby” con la voce di Dolph Lundgren (“Ti spiezzo in due“, per intenderci) nessuno si addolcisce più alla sua vista, e a quella del suo casco di capelli che i Beatles in confronto lottavano contro la calvizie.

Anyway è successa questa tragedia: tra le coccole di Katy Perry e quelle di Kim Kardashian (tra l’altro minacciata di morte dalle fan), Justin Bieber ha baciato una ragazza. Così è scoppiato il putiferio. Io di fan accaniti nella  mia vita ne ho visti, letti e sentiti parecchi, ma quelli di Justin Bieber hanno battuto anche quelli di Mauro Marin, sono arrivati alle minacce di morte anche questi. La seconda cosa fondamentale è che sono tutte donne, al massimo qualche ghei. Ma le donne sono davvero terribili quando si mettono.

Questa povera baciatrice è diventata automaticamente “troia”, minacce di morte da tutto il mondo, Justin Bieber si ritrova dietro di sè una schiera di ragazze possedute dall’ormone, in qualunque posto vada. Per esempio, vi consiglio di leggere i numerosissimi commenti delle fan indignate, qui. Trovo la cosa davvero sconcertante, io non ho mai fatto nulla di simile in vita mia, nemmeno nella fase più bassa e triste della mia frustrata adolescenza.

Insomma, il perché di tanto subbuglio mica l’ho ancora capito io. Mi chiedo quale sia il confine tra fan e fanatismo estremo, tra apprezzamento ed ossessione. Ma ancor di più mi chiedo, cos’ha fatto di tanto eclatante questo Justin Bieber, a parte distruggere i timpani di chi ancora apprezza la buona musica? No, perché se mi dite che è per la forma del cuore che fa con le mani, quella la so fare pure io eh.

Justin Bieber

Il nubifragio sull’heineken Jammin’ Festival 2010: tutti contro Lobotomia!

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“I fan dei Green Day sono pezzi di merda” è il titolo del post-provocazione che tutti quelli che hanno letto non hanno praticamente capito.

Il 4 luglio il nubifragio che ha colpito Mestre e di conseguenza il Parco San Giuliano dove si è tenuto l’Heineken Jammin’ Festival 2010, non ha permesso ai Green Day di esibirsi, e dopo tanta attesa i fan son dovuti scappare via per non prendersi qualche malanno sotto una pioggia più che insistente e un vento poco rassicurante.

Bisogna considerare che il Festival è da molti visto ormai come maledetto, dopo la triste vicenda del 2007: Festival annullato a causa di una tromba d’aria.

Il punto della situazione è però un altro: nessuno ha capito la critica di messere Lobotomia, espressosi sì in maniera poco delicata ma sufficientemente chiara.

In molti se la sono presa per la sua affermazione #1: “5 fan su dieci erano accompagnati dai genitori”

Era la piccola scoperta dell’autore ed anche mia se vogliamo, che sono arrivata all’Heineken Jammin’ Festival con l’idea di ritrovarmi tra gente ubriaca, fatta e delirante, ma comunque dai venti in su, o al massimo diciotto anni. Ed invece con mia grande sorpresa mi sono ritrovata intorno tantissimi ragazzini accompagnati dai genitori, un gesto da ammirare, soprattutto se a quei genitori non piace il genere musicale che ascoltano i figli, per cui c’è ben poco da prendersela se la cosa è saltata un pò all’occhio di tutti quelli che erano lì per i Green Day e avevano qualcosa in più di quindici anni.

Affermazione #2: I fan dei Green Day quando ascoltano le canzoni dicono di volere cambiare il mondo, quando devono alzare un dito per aiutare a tenere una tenda ferma si defilano e fanno gli indifferenti.

Considerata la media d’età, non si può che giungere alla conclusione che questi giovani quindicenni non si applichino per nulla e preferiscano ammirare l’ignoto aspettando che la pioggia passi, pregando il dio del punk che il gruppo possa finalmente suonare. Sì perchè purtroppo in molti non hanno realizzato immediatamente che il concerto fosse stato annullato, forse li avevano fatti andare via solamente per fare prendere aria alla zona sotto il palco. Forse era davvero la nuvola di passaggio nella quale avevamo inizialmente sperato tutti, fattosta che quando è stato il momento di reggere le tende dello stand Vodafone dentro il quale ci siamo rifugiati, l’unica cosa per cui gli intraprendenti fan dei Green Day, arrivati da tutta Italia, si sono mobilitati, è stata una maglietta della Vodafone per il ricambio, onde evitare una bella broncopolmonite.

L’attacco va principalmente ai fan dei Green Day perchè loro erano la maggioranza della giornata, perchè la media d’età dei fan dei Green Day è quindici anni, perchè a quindici anni si vuole cambiare il mondo con il pensiero, perchè i quindicenni di oggi il mondo lo cambiano dai Facebook, soprattutto i quindicenni fan dei Green Day che hanno commentato il post di Lobotomia non hanno ben afferrato un concetto piuttosto elementare: le condizioni metereologiche non dipendono dalle persone che vivono a Mestre o che organizzano eventi a Mestre.

L’organizzazione dell’Heineken Jammin’ Festival va accusata poichè va sempre tenuta in considerazione la possibilità di un imprevisto e soprattutto bisogna attrezzarsi in tempo per far si che circa quarantamila persone non si disperdano per il parco sotto la pioggia e la grandine, e vadano a rifugiarsi sotto ai tavoli in mezzo al fango.

Ma non si possono incolpare gli organizzatori dell’evento per il mal tempo, a meno che non si venga a scoprire che si tratta di sciamani portati direttamente dal cuore dell’Africa o dei migliori stregoni sudamericani pronti a danzare per invocare il più feroce dei nubifragi. A che pro, poi?

E soprattutto, un tempo non si spiegavano anche a scuola, magari vagamente, le dinamiche del meteo? O dobbiamo laurearci tutti quanti per capire com’è che funziona?

Lobotomia secondo molti è  testa di cazzo e forse non si sbagliano poi più di tanto, ma in questo caso conviene loro rileggere meglio il post e tentare, anche se a fatica, di rimettere in moto i neuroni che la natura ha concesso loro per capire che gli organizzatori non hanno attivato un nubifragio per divertirsi e vedere la gente correre qua e là, semplicemente si sono preparati male a questa eventualità.

Che i Green Day vi proteggano sempre, anche se non sono punk come pensate voi.

Google dedica il logo di oggi al Telescopio Spaziale Hubble

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Il Telescopio Spaziale Hubble (HST) è stato lanciato in orbita esattamente il 24 aprile di venti anni fa ed oggi Google omaggia l’evento con un logo, che vede al posto delle due “o” proprio il Telescopio Spaziale.

Il telescopio avrebbe dovuto essere in orbita già nel 1986, ma il lancio fu rimandato in seguito al disastro del Challenger e rinviato al 24 aprile 1990. Il telescopio, quindi, fu lanciato in orbita con la missione Shuttle  STS-31, con lo Space Shuttle Discovery, per il progetto comune NASA-ESA.

Il telescopio si trova a circa 600 km di altezza, in orbita attorno alla Terra, e prende il nome dall’astronomo Edwin Hubble, che nei primi decenni del secolo scorso riuscì a dimostrare che l’universo è in perenne espansione.

Il Telescopio Spaziale Hubble verrà sostituito nel 2014 dal Telescopio Spaziale James Webb, che prende il nome dal secondo amministratore NASA, James E. Webb, scomparso nel 1992.

Logo di Google dedicato ai vent'anni dal lancio del Telescopio Spaziale di Hubble

Logo di Google dedicato ai vent'anni dal lancio del Telescopio Spaziale di Hubble

Le perversioni del nuovo millennio: Donatella Papi e Silvia Valerio

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Tempi duri per noi esseri umani in questo nuovo millennio. Siamo arrivati ad avere così tanto che ormai non sappiamo più da che parte voltarci. Siamo arrivati a vedere così tanto, che siamo finiti col dare ogni cosa per scontata. Gli orrori della guerra, gli omicidi, e qualsiasi altra cosa che fino a pochi anni fa sarebbe stata sconvolgente, ormai non ha più alcun valore, è una notizia e niente più. Quindi per riuscire a far parlare un attimino di sè, bisogna mettersi d’impegno, aguzzare l’ingegno e avere delle trovate davvero geniali.

Oggi post tutto al femminile, la prima protagonista della nostra storia è la giornalista Donatella Papi. Sapevamo che l’informazione italiana fosse in una fase poco piacevole della sua esistenza, ma che circolassero elementi simili non lo sapevamo ancora. Abbiamo già parlato di questa donna in occasione della sua scelta di sposare Angelo Izzo, meglio noto come “Il Mostro del Circeo“. Il suo sogno si è avverato, con tutto lo scalpore che ne è conseguito inevitabilmente. Ma Donatella non s’arrende e ci mette in mezzo pure un nuovo ingrediente: la camorra.

Ormai magicamente sparita da Facebook, fino a qualche giorno fa Donatella Papi sulla sua pagina relativa al famoso social network ringraziava i Casalesi, il suo regalo più bello “dopo mio marito, l’amore dei Rom e il bene di mio figlio“.

Donatella Papi su Facebook

Per chi non abbia ancora le idee chiare sui Casalesi, trattasi di un clan camorristico che, citando Wikipedia, dal 1984 al 2005 avrebbe compiuto ben 646 omicidi. Non si tratta di un gruppo di angioletti, insomma. Ma anche il diavolo, è evidente, necessita di difesa, per cui Donatella Papi ormai è solita schierarsi dalla parte del cattivo e sostiene di poter trovare la soluzione per salvarli dal terribile 41 bis:

Ho ricevuto dei magnifici auguri per le nozze dai Casalesi. Grazie grazie di cuore. Vi amo. Amo le vostre famiglie, le vostre donne, i vostri figli soprattutto. Spero che lo Stato li accolga e tuteli per farli crescere nei valori e nelle speranze di cittadini italiani. E che insieme a tutti i capaci di buona volontà si possa abbattere gli ostacoli disumani del 41 bis, il carcere senza speranza. Una aberrazione che ho studiato non solo essere anticostituzionale. Ma, ho anche io un regalo per voi, c’è un aspetto ancora non considerato che ne potrebbe escludere l’applicazione. Fatemi provare, forse ci riusciamo. Le parole che mi avete indirizzato sono belle, sincere, le migliori.

Non servono molte parole per giudicare questa donna che chissà per quale misterioso motivo non è in cella a far compagnia al marito e agli amichetti del clan. Concludo la sua storia citando quanto ha scritto su Roberto Saviano:

Non mi piace Roberto Saviano. Non mi piace il suo sguardo. E’ sinistro, basso, traverso…da arcidiacono. [...] Saviano  e’ uno dei quei giovanotti rampanti della nostra dis-informazione che non rischiano un baffo, sono stati costruiti nei retrobottega dei giornali e di certi partiti, fanno torcere i parenti di tanti giornalisti caduti.

Questo è quanto scrive un’indignata Donatella Papi, pronta a difendere i Casalesi offesi ed irritati. Eloquente, non c’è che dire.

Ma passiamo ad un’altra scrittrice in erba che ultimamente ha fatto parlare di sè. Silvia Valerio, la diciannovenne più vergine d’Italia, vuole offrire tutta la sua purezza al presidente iraniano Ahmadinejad. La giovane scrittrice padovana ha scritto il libro “C’era una volta un presidente. Ius Primae Noctis” in cui parla proprio di Ahmadinejad:

Un eretico del nostro tempo. Nega l’olocausto; pensa di usare l’atomica; mette a tacere l’opposizione; minaccia l’America. [..] Non concede alle donne di sentirsi il vento tra i capelli.

Il presidente mi sembra davvero l’unico che si comporta in modo che va oltre le solite politiche di equilibrio. Per fare una metafora da circo lui, tra gli uomini di Stato, è un lanciatore di coltelli mentre gli altri solo dei clown.

Silvia Valerio è quindi pronta a concedersi al Signor Presidente, che sprizza virilità da tutti i pori e sarebbe anche pronta a scappare in Iran, indossare il velo, poichè non la vede come una cosa così drammatica. Se davvero non è una cosa così drammatica, allora ci sono milioni di donne pazze in Medio Oriente, pronte a perdere la vita per levarsi dalla testa un velo che “non mi risulta che sia pesante né provochi cefalee, non capisco tutta questa indignazione delle donne. Ci sono problemi ben peggiori del velo“.

La giovane sarebbe pronta a rinunciare alla sua carriera appena avviatasi, tanto in Iran gli scrittori non ci possono stare perchè il Presidente non li vuole:

Non farò la scrittrice, in un mondo dove non c’è molto di cui lamentarsi si può anche rinunciare a scrivere.

E’ deciso, gli iraniani che si ribellano e quelli che vorrebbero farlo, non ci hanno capito un bel niente. Speriamo di poter spedire Silvia Valerio a Teheran a spiegarglielo meglio, mentre intanto con la sua mossa di marketing azzeccatissima è riuscita a far parlare di sè.

Silvia Valerio

Silvia Valerio

Rai per una notte: quando la rivoluzione diventa telematica

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Il più grande evento web della storia italiana“, è scritto sul sito ufficiale. Il 25 marzo Rai per una notte effettivamente è stato un evento senza precedenti nella storia del nostro Paese, anche perchè il web si è affermato da poco e solo adesso inizia a muovere passi più certi e solo adesso diventa il modello alternativo rispetto alla cara e vecchia tv.

I dati registrati sono davvero incredibili, gli accessi a internet spaventosi, tantissimi italiani il 25 marzo hanno seguito Santoro e co. in streaming, mentre dal PalaDozza di Bologna manifestavano per l’informazione libera. Infatti l’informazione italiana sembra libera, ma non lo è, e quindi occorre manifestare.

In molti hanno parlato di “rivoluzione“, ho visto occhi sognanti solo a nominare l’evento che questi grandi combattenti hanno deciso di mettere in atto, soprattutto dopo la scelta da parte della Rai di censurare i talk show politici a causa delle elezioni imminenti. Ma funzionano così le rivoluzioni?

Lasciamo perdere l’ideale della rivoluzione “alla Che Guevara“, forse possiamo tralasciare anche pensieri sessantottini, ma la rivoluzione funzionerà davvero via web?

Già ci lamentiamo del fatto di essere tutti dei microcosmi solitari incollati a degli schermi, pronti a digerire tutto quello che ci propinano. In pochi ormai sono rimasti semi-svegli ed oltre a parlare, rifiutano l’azione, oppure non hanno la minima idea di come si agisca. Una poltrona è sempre più comoda di una protesta concreta, dopotutto.

Io sono tra le persone che parlano e basta, ma mi piacerebbe che lo ammettessero anche gli altri. Ammiro ed apprezzo quanto proposto da Santoro, ma ritengo sia stata un’iniziativa nata e morta lì, ma solamente perchè gli Italiani sono fatti così, si lamentano e sono soddisfatti. Dopotutto a parlare su Facebook e ad insultare chi non ci fa comodo, siamo bravi tutti. Poi alle urne il voto finisce sempre dalla parte del lupo cattivo, deve pur esserci un perchè!

Se questa “rivoluzione telematica” durata appena una notte è riuscita a far emergere un quantitativo sbalorditivo di italiani che rifiutano la situazione vigente, com’è possibile che alle urne questi italiani svaniscano magicamente?

Non è che per caso si astengono tutti o tutti boicottano le elezioni? Se così fosse, mi dispiacerebbe davvero molto sapere che un gesto come il voto venga sminuito. Un atto semplice, ma uno strumento, un’arma per la quale in molti hanno dato la vita.

Tantomeno non va sottovalutata la potenza del web. Il problema di internet è che tutti sono uniti semplicemente in una rete virtuale, a noi qui servono i fatti, serve gente che si distacchi dal monitor e impari a parlare usando la voce e non le mani su una tastiera. Abbiamo bisogno che le parole di una notte vengano ripetute ancora una volta e non su Twitter, nemmeno su Facebook, uscite per le strade, se proprio volete la vera rivoluzione. Se proprio volete che qualcosa si smuova, quantomeno.

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