Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Cara Elsa Fornero: lettera di una giovane CHOOSY

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Cara Elsa Fornero,

partiamo dal presupposto che usare un termine inglese non farà di te una persona meno bitchy. Il tuo “choosy” di oggi è stato un gran passo falso, hai ottenuto i tuoi 15 minuti di popolarità perfino su Twitter, ma il senso non cambia, ci hai presi per il butt ancora una volta.

Tu, cara Elsa Fornero, che ti avrei regalato l’Oscar solo per la tua performance di pianto mentre immaginavi già quanto sarebbe stato doloroso per il popolo italico iniziare a piegarsi lievemente, poco a poco, per il consueto suppostone. Ti sei immedesimata così tanto e poi, nel sentirti carnefice, non hai trattenuto le lacrime. Lì ci stanno applausi e standing ovation, ma questo non farà di te una persona migliore, solo meno choosy. Perché evidentemente avevi una carriera da attrice che nemmeno Meryl Streep, lì a guardarti, all’orizzonte, invitante tanto quanto impervia. Ma non essendo una persona schizzinosa hai colto la prima occasione che t’è capitata e, ainoi, sei diventata Ministro del Lavoro.

Cara Elsa Fornero, ti scrivo da giovane choosy, che rifiuta offerte di lavoro perché viziata da una famiglia forse troppo affettuosa, perché adagiata sugli allori come ogni giovane italiano, mammone e sfottuto dalla Svezia al David Letterman; questi giovani d’oggi che non vedono futuro, sono una grande barzelletta e si permettono pure il lusso di essere esigenti, di avere pretese per gli anni a venire; sono quelli contrari al “chi s’accontenta gode“, sarà colpa di Ligabue e di quel “così così” che ci ha messo dopo, a forza di cantarlo ci è entrato in testa. Ed io ti scrivo perché vorrei scusarmi: mi scuso per il dispendio di carta dei curricula che ho sparso in giro per lo Stivale (non ho pensato nemmeno all’ecologia) e mi scuso per essere una delle tante persone parcheggiate all’Università, perché il sistema universitario italiano è efficiente ed invoglia a continuare, è solo che noi siamo bravi a fare le rivoluzioni dai monitor, è tutta colpa nostra. Mi scuso perché questo Paese non andrà mai avanti se io continuerò a pensare di diventare dirigente aziendale e non cameriera in una pizzeria, magari da Ciccio lo Zozzo, quello che col sudore condisce piatti da gourmet. Come vedi, qualche parolina in lingua straniera qua e là ce la metto pure io, che la mia istruzione sarà da giovane choosy, ma qualcosa l’ho imparata, diciamo, in tutti questi anni di tasse che io e la mia famiglia vi abbiamo regalato. Cara Elsa, ti chiedo scusa se ho rifiutato di lavorare in posti a 30 km da casa per 30 €, perché quei 30 € mi sarebbero costati il viaggio e un piccolo pasto; e ti chiedo scusa se non ho voluto lavorare quando la schiena faceva troppo male e il gioco non valeva la candela; ti chiedo scusa perché ho deciso di andare ad occupare posti all’Università piuttosto che rimanere confinata ad una catena di montaggio, chiedo perdono se sono stata troppo ambiziosa ed anche solo per un attimo ho pensato che il famoso “pezzo di carta” mi avrebbe cambiato la vita. Ed ho rifiutato di impacchettare profumi a Natale, fuori a -8° per 20€, nelle buste pre-confezionate da spruzzare di glitter, per rendere felici durante le feste quei giovani meno choosy ma più fortunati di me. Ti chiedo perdono a nome di tutti e da domani mi rimboccherò le maniche e prometto di non fare più smorfie se mi dovessero offrire un lavoro in nero, perché sarei troppo incosciente in un momento di crisi come questo, in cui il Paese ha bisogno di aiuto. Non voglio essere prepotente come quelle brutte persone che hai incontrato e che non ti hanno ascoltato. Il precariato, in fondo, è un po’ come la mafia: non esiste. E se esiste almeno un poco, dobbiamo accoglierlo a braccia aperte. Il tuo amico Monti dice che ci offre la possibilità di fare più cose: come dal servirle ai tavoli a stare dietro il bancone ad impastarle, le pizze; oppure a passare gli inverni regalando volantini a gente che spera solo che tu ti dissolva magicamente pur di non incrociare il tuo sguardo e magari un piede te lo pesta pure. Per carità, tutti lavori lodevoli come ogni lavoro, e soprattutto scelte compiute da persone che non sono choosy e che quindi operano a beneficio del nostro Paese.

Perdonami, Elsa, se sono andata alla ricerca di un futuro meno incerto e barcollante o se ho addirittura scioccamente pensato di poter trovare un’occupazione che potesse permettere alla mia famiglia di sgravarsi un po’ di peso dalle spalle. Davvero imploro il tuo perdono e da oggi in poi sarò persona più brave e pushing, tutto ma non choosy, quello mai più. Domani lavorerò in nero, se me lo chiederanno. Ma lo farò con il sorriso sul volto. Anzi, ti dico di più: i soldi quasi quasi glieli lascio, non vorrei sembrare troppo presuntuosa.

Caro Alessandro Sallusti, attenzione alle saponette

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A distanza di anni, mi stupisce sempre il modo in cui Barbara D’Urso, con il suo volto versatile, riesca a passare da un attimo all’altro dalle sbronze notturne di Nina Moric all’arresto di Alessandro Sallusti, buttandoci dentro Beppino Englaro. Perchè lei si batte per tutte le cause, in più è la regina dello sciacallaggio e dopo questo, potrei finire nella cella accanto a quella di Alessandro Sallusti, perché in Italia comandano i magistrati di sinistra ed hanno privato un giornalista della libertà d’opinione, senza contare che il giornalista è stato considerato anche un individuo socialmente pericoloso, e potrebbero fare altrettanto con me.

Per questioni di sicurezza, questo post sparirà nell’arco di 60 secondi.

Il Giornale, come ben sa chi ha letto qualche volta questo blog, non mi sta particolarmente simpatico, soprattutto per la presenza di Alessandro Sallusti. Certo, la pena sembra spropositata addirittura anche a me, che con l’immaginazione ho conferito pene ben peggiori anche a personaggi di minore spicco. Dopo le dimissioni ed il rifiuto delle ore di servizi sociali di Sallusti, ho deciso di scrivergli una lettera piena di consigli che mi vengono dal profondo del cuore.

Caro Alessandro Sallusti,

dice Daniela che tra 29 giorni esatti la tua libertà ti dice ciao per i prossimi 14 mesi. Ti è andata peggio che al rumeno che ha ammazzato la ragazzina sulle strisce pedonali e so che questo ti fa molta rabbia, ma devi rassegnarti all’idea di essere diventato il Lele Mora di turno. Adesso anche tu perderai tanti chili diventando trasparente, ma potrai sfruttare questi mesi di carcere per riflettere attentamente sulla realtà che ti circonda.

Partiamo, appunto, da Daniela Santanché. Ti difende a spada tratta in diretta, sostenendo che la giustizia in Italia non esiste. L’ho vista sostenere a gran voce di aver fede nelle forze dell’ordine in Italia, quando invece portava avanti la lotta contro la violenza sulle donne e tra un fotogramma e l’altro un insulto a Maometto se lo lasciava sfuggire. Adesso dice che non dorme più, Daniela, perché non si sente libera. E secondo me ha più paura per le occhiaie che poi le tocca tornare dal chirurgo a farsele rattoppare, più che altro. Però Sallu, quando esci magari circondati di persone migliori. Daniela Santanchè si è chiesta a quale Paese stiamo affidando i nostri figli, lei che ha appena dichiarato che i magistrati (comunisti, era implicito) ce l’hanno con chi crede nella libertà e nella democrazia, è incazzata nera perché in carcere non ci è andato chi ruba e chi va a puttane o chi maltratta le donne. E poi manifesta pro Silvio Berlusconi. Saranno le troppe anestesie delle operazioni chirurgiche, ma non ci ha le idee troppo poco chiare. Dopo il carcere e i traumi che ti porteranno a pensare al suicidio, cerca di trovare una persona stabile che ti accompagni nella tua vita.

E non stare nemmeno dietro a Nicola Porro, che non aspettava altro che prenderti il posto. E poi non s’è ancora capito da che parte sta. Dai, fa un programma con Luca Telese, che sta dalla parte opposta. Se li fondi insieme, esce Matteo Renzi.

Caro Sallusti, l’ultimo consiglio è quello che un po’ ti daranno tutti: mentre aspetti che Barbara D’Urso ti porti le arance, fai attenzione alle saponette.

Nuovi segnali che ci portano verso la fine del mondo

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In questa giornata particolarmente bislacca (d’ursianamente parlando) quale questo venerdì 13, ho deciso di prendere notizie a caso per confermare che il mondo sta per finire. Come si sentiva in “Per colpa di chi?” di Zucchero, “Edizione straordinaria, extra straordinaria, il mondo è ammalato!”, senza considerare, poi, che Zucchero è lo stesso che canta “Datemi una pompa” e canzoni rivolte a dubbi uccellini.

Insomma, scorro le notizie su Facebook e mi appare una foto di Alemanno tutto vestito di nero, che vuole fare il giustiziere della notte, vicino alla sua bat-moto, che se ne va in giro per Roma dopo la mezzanotte per vedere che succede in giro e qual è il livello di degrado. Alemanno, che ha un mezzo a Roma per muoversi di notte, è quasi come un miraggio nel deserto. Probabilmente ha soppresso le corse notturne per correre più veloce e senza intoppi, ma chi glielo spiega che per i suoi cittadini questo è un problema?

Alemanno e la sua Batmoto

Non parliamo, poi, della home page di Libero, il mio quotidiano preferito dopo Il Giornale, che scrive “Il Cav fa pulizia nel Pdl Trombata la Minetti”. Gioco di parole facile se si pensa alla siliconata che sotto la t-shirt ha di meglio da mostrare e che tanto si dilettava con il BungaBunga a casa di Silvio Berlusconi, ma se il giornalismo italiano è a questi livelli, allora siamo messi bene. Giornalismo italiano, che rischia ormai l’estinzione che nemmeno il varano di Komodo.

Se il materiale vi sembra poco, Silvio Berlusconi intende ricandidarsi. E penso sia doveroso fermarci qui, perché al peggio non c’è mai fine, far scorrere altre pagine ed altre notizie istiga al suicidio. Bambini, don’t try this at home.

Ora mi dimetto, dammi tempo

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Oggi è un gran giorno. Silvio Berlusconi ha dimostrato ancora una volta di volere il bene degli italiani. Loro lo hanno sollecitato, e lui si è dimesso. Perché in  fondo, ci vuole bene.

Sarcasmo a parte, non facciamo i soliti italiani che si rilassano con troppa velocità. I caroselli, gli abbracci e i trenini di stasera al Quirinale sono il simbolo di un’Italia che non si prende più a botte, ma preferisce gli abbracci. Dopo la mezzanotte, però, le carrozze si trasformano in zucche. Cerchiamo di far durare tutto un po’ di più.

Ora ti ammazzo dammi tempo: la morte di Gheddafi

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Gheddafi è morto. Se non ci credete esiste un video che ve lo mostra. E vi dimostra che anche gli stronzi, quando sono morti, possono fare pena. Che sensazione vi ha dato il video del dittatore trascinato dalla folla nella polvere libica? Per quanto mi riguarda, da una parte rimane un senso di liberazione, dall’altra le immagini non possono che lasciare impressionati, alla morte non ci si abitua mai, alla guerra nemmeno, non ci si deve abituare.

Qui parla Occidente, siamo un popolo assuefatto dalla morte, questo è il grande rischio. Il nostro distacco. Ho vissuto un’epoca ricca di eventi di rilevanza storica, non dimenticherò mai l’11 settembre, l’orrore delle due torri che crollano. E sicuramente non potrò scordare il volto del cadavere del dittatore e la gioia della gente che correva per le strade a festeggiare la libertà che non avrà mai, che non avrà comunque, ci sono altre dittature, mascherate, pronte a fermarli. Tutti gli eventi a cui ho assistito, però, li ho ingurgitati da una scatola talvolta malfunzionante, dall’audio pessimo, spesso e volentieri con la voce incerta di Luca Rigoni in sottofondo, seguiti da notizie che mi parlavano di tette scoppiate e gatti rimasti terrorizzati sui rami degli alberi e sulle usanze più in voga tra gli adolescenti milanesi. E’ così, qui, che facciamo la storia.

Davanti ad una tv che ci parla di pudore e morale e che durante determinate ore della giornata non consente di pronunciare quelle che parole che potrebbero essere diseducative nei confronti di tutte le giovani anime ferme davanti allo schermo, ad assorbire il vuoto. Ma poi arriva il giornalista del tg e avverte “Trasmetteremo delle immagini forti” e questo diventa un dovere “perché si tratta di un momento storico” e tutti devono sapere. Ma i bambini non lo sanno che dobbiamo sapere solo quello che si può sapere e restano confusi quando dalla tv spariscono i cartoni animati diseducativi che dicono le parolacce. Nutriamoli di realtà e di sangue, Mussolini a testa in giù non sarà poi più impressionante, per loro, delle tette di Cristina Del Basso.

Arrivederci, Steve Jobs

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Steve Jobs - 1955 -2011

Steve Jobs - 1955 -2011

 

Il nostro tempo è limitato, per cui non lo dobbiamo sprecare vivendo la vita di qualcun altro. Non facciamoci intrappolare dai dogmi, che vuol dire vivere seguendo i risultati del pensiero di altre persone. Non lasciamo che il rumore delle opinioni altrui offuschi la nostra voce interiore. E, cosa più importante di tutte, dobbiamo avere il coraggio di seguire il nostro cuore e la nostra intuizione. In qualche modo, essi sanno che cosa vogliamo realmente diventare. Tutto il resto è secondario.

Steve Jobs (San Francisco, 24 febbraio 1955 – Palo Alto, 5 ottobre 2011)

La comicità del Governo italiano: il tunnel Gelmini

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Siamo alla frutta. Da quanto tempo è che ce lo diciamo? Ci guardiamo in faccia e le cose non cambiano mai. Se proprio devono smuoversi, peggiorano e nulla più. E se possono ancora peggiorare, vuol dire che forse non c’è più un limite da oltrepassare, ci è concessa un’infinita gamma di vergogne e figure ridicole su scala mondiale.

Gli americani ridono di noi da tempo immemore, chissà perché il popolo italiano deve contraddistinguersi con amara comicità. Pensavamo che i tempi delle bizzarre idee espansionistiche di Benito fossero lontani, ma abbiamo un pagliaccio al Governo e altrettanti di contorno, che nessuno più sa come si potrebbe schiodare l’omino dal suo trono e lui non si pone di certo il problema. Il Governo è eterno finché dura e qua sembra proprio voler durare parecchio ed è ancora troppo presto per far partire i countdown.

La Gelmini colta nell'atto di pronunciare una stronzata colossale

David Letterman, alla guida di uno degli show più famosi d’America e del mondo, lo prende in giro per il suo grande amore per le donne (video qui). “Bisogna far girare la patonza“, è stata una delle dichiarazioni più amate del premier emersa negli ultimi giorni. Inutile che state a lamentarvi, Ligabue esprimeva lo stesso concetto con “Metti in circolo il tuo amore” e allora non s’è lamentato nessuno, perché ve la prendete tutti con Silvio?

Dopotutto ci sono altri personaggi nel panorama italiano che sono decisamente degni di nota. Come Mariastella Gelmini, che nell’arco di poche ore si è trasformata nel principale trend su Twitter, a mio parere il social network più utile e sensato per lo scambio di informazioni, che quotidianamente mi sorprende e mi fa conoscere centinaia di geni capaci di battute sagaci.

Sarebbero troppe quelle geniali da riportare, fattosta che il Ministro dell’Istruzione sembra essere davvero poco istruito, ma di questo ce n’eravamo accorti da tempo e nonostante tutto, abbiamo lasciato che con le sue manine ben curate sgretolasse quel poco di cultura che era rimasta al nostro Paese, coadiuvata da altri eccellenti personaggi. Più che un Paese, sembriamo essere Il Bagaglino in versione maggiorata. Anche Pedro Almodovar ha parlato di Berlusconi, è uscito l’articolo su El Pais (articolo qui), lo definisce un “omofobo ossessionato dalle donne”. Lo diceva anche la sua ex moglie, a suo tempo. Eppure a noi ci piace così: ‘cchiù pilu pe tutti, lavorare se proprio si deve, a tempo perso e fottere il prossimo. In questo non ci batte nessuno. Viva l’Italia. Viva la.

Ora muoio dammi tempo: di Berlusconi e di altri demoni

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C’è qualcosa che non va, nell’aria. Rassegniamoci. E’ inutile che nel 2011 ci ricordiamo di tirar fuori dal cilindro le auto elettriche, le buste della spesa che puzzano e si rompono e tutte le soluzioni possibili per salvare il pianeta, dopo aver fatto per secoli i nostri porci comodi senza curarci della sua salute.

Abbiamo l’aria inquinata, uscire in città diventa ogni giorno una prova fisica non da poco, ci vorrebbero dei distributori automatici di mascherine per i polmoni meno resistenti. E poi abbiamo le radiazioni. Anche se ci siamo convinti che il Giappone sia lontano e che qui stanno tutti bene.

Silvio Berlusconi: stiamo tutti bene!

Se stessimo tutti bene, per esempio, non avremmo un Premier a tempo perso. Se Silvio Berlusconi leggesse questo blog, avrebbe l’ennesima conferma, è il più grande perseguitato della storia. Gesù Cristo in confronto era un pischellino, diciamocelo. Tutti a parlare di Silvio, tutti ad ascoltare le sue intercettazioni e lui che si indigna e vuole affrontare la sinistra malvagia che gli mette il bastone fra le ruote, abbiate Fede, prima o poi ci salverà e ci ricrederemo.

Robert De Niro realizza di essere andato dalla De Filippi

No, dicevo. Deve esserci qualcosa di strano nell’aria. Ieri sera credevo di aver mangiato troppo pesante e si sa, quando si va a dormire poi si pagano le conseguenze con incubi terrificanti. Invece dopo mi sono resa conto che ero sveglia, avevo acceso la tv e in preda a un raptus avevo premuto sul tasto 5. Mi sono ritrovata davanti Maria De Filippi, la regina della strumentalizzazione del dolore a livello mediatico, e vicino a lei c’era quello lì di “Taxi Driver”, quello di “chiacchiere e distintivo”, insomma, Robert De Niro. A un certo punto l’ho visto anche piangere, avrà preso improvvisamente coscienza di quel che stava accadendo. La vecchiaia gioca scherzi bruttissimi, quando l’Alzheimer imperversa, c’è ben poco da fare, finisci per lavorare anche al fianco di Monica Bellucci, dichiarando che sia la più brava attrice dell’universo, senza renderti conto delle sciocchezze che ti escono di bocca. Il mondo sta finendo, rassegniamoci. A proposito di grandi attrici, la sapete la storia di Manuela Arcuri, no? Prima applausi e complimenti perché ha rifiutato di cedere alle avances di Berlusconi (non è mica colpa mia se ha il dono dell’ubiquità, costringe il mondo a parlare di lui!) e poi si scopre che è talmente sfigata che nemmeno il vecchietto la vuole più e la reputa pure una “troia”, lui che ne ha un minimo di 20 a sera che gli girano per casa. Ma le vuole tutte di un certo stile, il Bunga Bunga non è mica roba per tutti.

Amy Winehouse nel Club 27

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Il Club 27 dà il suo benvenuto a Amy Winehouse. Inaugurato nel fittissimo 1969 con Brian Jones, il club nel corso degli anni ha raccolto i migliori volti della musica, alcuni davvero leggendari, quali Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison, le tre J, quelli che avremmo forse voluto veder svanire dopo degli altri.

E adesso anche Amy Winehouse dà il suo addio al mondo crudele e con un mix letale di droghe e alcol, chiude  in bellezza il lavoro che aveva da tempo cominciato. Dispiacersi oppure no? I drogati sanno a quale destino vanno incontro e lo sapeva anche Amy, ricoveratasi più e più volte. Lei che cantava che in rehab non ci sarebbe andata, è rimasta fedele alla sua bottiglia di vodka fino all’ultimo, anche quando i dottori le hanno detto che sarebbe andata male e nel peggiore dei modi.

Mito o esempio da non seguire? Tra un Jimi Hendrix che affoga nel vomito e un Kurt Cobain che si spara in testa, c’è ben poco di esemplare, quindi, ragazzi: don’t try this at home. Ma questi 27 non saranno diventati davvero un traguardo inquietante? E’ il tempo concesso al talento per esprimersi, diffondersi, e poi svanire per rimanere un mito?

Questo articolo simula un servizio di studio aperto

 

 

Habemus Quorum: l’Italia s’è desta

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Potremmo dire che l’Italia s’è desta, se non fosse che non è esattamente così. Il Paese intero gioisce per il nuovo schiaffo dato a Silvio Berlusconi, ma la cosa preoccupante sono tutte quelle persone che hanno scelto di non votare e che il tasso di affluenza più basso, tanto per cambiare, sia stato registrato al Sud.

Proprio dove ci sarebbe più bisogno di essere attivi, ricordate, “libertà è partecipazione“, come diceva qualcuno, il menefreghismo impazza e non c’è verso di convincere la gente che l’unico modo per liberarsi, è dimostrare di volerlo realmente. Sostenendo “non me ne importa niente” o “la cosa non mi riguarda” mettiamo puntualmente a rischio il nostro futuro, con la pretesa assurda di poterci lamentare a tempo debito, come se davvero fosse cosa lecita, per chi non ha mosso un dito.

Ma tralasciando l’indifferenza e i free riders che potranno beneficiare delle decisioni della maggioranza degli italiani, oggi è un vero giorno di festa, almeno in parte questo Paese sta iniziando ad avere delle reazioni, qualche pulsione vitale che, seppur minima, lascia presagire che la speranza non è ancora agonizzante.

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