Se a Roma c’è una targa più grande di me con su scritto Monte Citorio, perchè scriviamo Montecitorio?
Tags: Cultura, Monte Citorio, Montecitorio, Roma- Author: sally
- Published: giu 18th, 2010
- Category: Arte e Cultura, Libri
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Addio a Josè Saramago
“Il viaggio non finisce mai. Solo i viaggiatori finiscono. E anche loro possono
prolungarsi in memoria, in ricordo, in narrazione”.
Tags: Cultura, Josè Saramago, Letteratura, LibriPost correlati
- Author: sally
- Published: apr 25th, 2010
- Category: Arte e Cultura, Attualità, Politica, Società, Storia
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25 aprile 1945 – 2010
- Author: sally
- Published: apr 24th, 2010
- Category: Approfondimenti, Arte e Cultura, Internet, Scienze, Storia
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Google dedica il logo di oggi al Telescopio Spaziale Hubble
Il Telescopio Spaziale Hubble (HST) è stato lanciato in orbita esattamente il 24 aprile di venti anni fa ed oggi Google omaggia l’evento con un logo, che vede al posto delle due “o” proprio il Telescopio Spaziale.
Il telescopio avrebbe dovuto essere in orbita già nel 1986, ma il lancio fu rimandato in seguito al disastro del Challenger e rinviato al 24 aprile 1990. Il telescopio, quindi, fu lanciato in orbita con la missione Shuttle STS-31, con lo Space Shuttle Discovery, per il progetto comune NASA-ESA.
Il telescopio si trova a circa 600 km di altezza, in orbita attorno alla Terra, e prende il nome dall’astronomo Edwin Hubble, che nei primi decenni del secolo scorso riuscì a dimostrare che l’universo è in perenne espansione.
Il Telescopio Spaziale Hubble verrà sostituito nel 2014 dal Telescopio Spaziale James Webb, che prende il nome dal secondo amministratore NASA, James E. Webb, scomparso nel 1992.

Logo di Google dedicato ai vent'anni dal lancio del Telescopio Spaziale di Hubble
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- Author: sally
- Published: mar 11th, 2010
- Category: Arte e Cultura, Attualità, Musica, Società, TV
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Ora esplodo, dammi tempo
Aggiornamenti sull’avvicinarsi della fine del mondo.
Di notizie clamorose ne sentiamo tutti i giorni, tant’è che ormai non ci stupiscono neanche più. Facciamo il sunto delle cose più simpatiche che accadono al e sul nostro pianeta, che si sta gingillando in attesa di farci esplodere, i presupposti ormai ci sono tutti.
A Pordenone un insegnante è stato licenziato in tronco perchè qualche volta si esprimeva in dialetto. Considerando che il dialetto da lui parlato fosse campano e che si trovasse a Pordenone, il perchè del licenziamento è facilmente deducibile. I genitori si sono presentati addirittura allarmati, terrorizzati dalla possibilità che i figli potessero non apprendere correttamente la lingua e che potessero essere contaminati da un dialetto proveniente dal profondo Sud.
“La “marilenghe” è un’altra cosa – dicono le esperte di lingua -. Questo non appartiene alla nostra tradizione”.
Il “Settati, piccì” desta scalpore perchè interrompe la tradizione nordica portandoci dentro un pò di quel Sud di cui lassù al Nord sembrano avere il terrore. Non per niente si tratta di quella fetta di Italia che promuove il dialetto, ma non il dialetto da terùn, diciamocelo. Non sia mai che la razza pura venga contaminata dal virus del meridionale. Ma cosa sarebbe successo a Napoli se a parlare il dialetto fosse stato un docente di Pordenone? Niente.
Il fatto è che non possiamo nemmeno lontanamente immaginare il disagio di un genitore al pensiero di avere un figlio istruito così male. Nemmeno a quello dell’insegnante deriso dagli alunni per il suo accento e licenziato per lo stesso motivo.
Mentre in Canada si fanno i banchetti a base di foca e in India i leoni rischiano l’estinzione, sull’Isola dei Famosi la gente muore di fame ed è depressa, e Mauro Marin vince il Grande Fratello, alla faccia di tutti quelli che lo odiavano.Valerio Scanu vince Sanremo, lanciando il tormentone del far l’amore in tutti i luoghi e in tutti i laghi. In tutto questo subbuglio di vittoria e depressione, l’amore trionfa su ogni cosa. Angelo Izzo finalmente sposa la giornalista Donatella Papi. La notizia del matrimonio imminente aveva già destato abbastanza scalpore, adesso che la frittata è fatta rimarremo in trepidante attesa per sapere che fine è stata riservata a quella povera donna.
Ricordiamo anche che viviamo nell’era in cui tutto è social network, in cui è possibile sapere tutto di tutti poichè ognuno è sempre intento ad aggiornare i suoi status tra piccole frasi e fotografie. La nuova tecnologia non sfugge neanche alla mafia, ma nemmeno la mafia sfugge alla nuova tecnologia.
Per esempio, Roberto Settineri, boss palermitano intento a costruirsi un impero in America, aveva deciso di utilizzare Skype come mezzo di comunicazione tra lui e i suoi colleghi d’affari. Con Skype, infatti, non lo avrebbero potuto intercettare. Ma è andata a finire male quando polizia ed Fbi sono andati a fargli visita.
Non da meno è la vicenda di Chris Crego, arrestato nel suo rifugio segreto grazie al suo aguzzo intelletto. Il criminale se ne stava a socializzare su Facebook, dove si poteva tranquillamente trovare l’indirizzo del suo nascondiglio, leggendo il suo profilo. Per non farsi mancare nulla, anche luogo e nome dell’azienda in cui lavorava. Adesso Crego non può più stare su Facebook, ma attende con ansia il 5 aprile, giorno in cui verrà processato, per sapere che ne sarà di lui.
Per il momento è tutto, o anche troppo. Ora ti taggo su Facebook, dammi tempo.
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- Author: sally
- Published: feb 17th, 2010
- Category: Arte e Cultura, Cinema, Società
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Ora ti chiamo amore, poi ti sposo, dammi tempo
Oggi nelle più di 500 sale cinematografiche italiane gli adolescenti saranno in subbuglio per l’arrivo del sequel del famoso “Scusa ma ti chiamo amore” di Federico Moccia. Il titolo, fantasioso ed originale, è “Scusa ma ti voglio sposare“.
Nel primo film vediamo Alex, interpretato da Raoul Bova, un trentanovenne pubblicitario di successo che incontra, o meglio si scontra con Niki, liceale, in un incidente stradale. Da qui inizierà una meravigliosa storia d’amore, ovviamente con i conseguenti problemi, gli amici, la famiglia, i vecchi amori che spuntano.
Moccia, l’irrefrenabile scrittore che fece il boom ai tempi di “Tre metri sopra il cielo”, ha deciso di portare avanti la storia fino al matrimonio, con una Michela Quattrociocche nel ruolo di una Niki ormai ventenne che parla come una bambina di tre anni, ed un Alex deciso più che mai ad averla accanto per tutta la vita.
Con i film di Moccia l’Italia si divide sempre in due. Da una parte i fan accaniti che aspettano con ansia il suo prossimo libro e il prossimo film tratto dal prossimo libro, dall’altra quelli che forse conservano ancora un minimo di buon senso.
Non che la fase adolescenziale sia da sottovalutare o da sminuire, ma Federico Moccia descrive gli adolescenti di oggi come un ammasso di ragazzi intenti a parlare mettendo in fila una serie di slang, una serie di “macheppalle” e altri modi di dire che, sinceramente, nella mia vita ho sentito ben poche volte tra i miei coetanei (quello che maggiormente rimane impresso è “i miei mi si bevono”). I nomi vengono ammazzati, si parla solo con diminuitivi, Niki, Alex, Olly, Babi ve la ricordate?
Inoltre le ragazze sembrano essere più che libere ed in tutti i sensi, cosa che sì, esiste nella realtà, ma forse non è bene mostrarla come una cosa positiva. Aggiungiamoci un ammasso di quarantenni insoddisfatti, con una carriera perfetta ed una famiglia che li rende infelici, che vanno alla ricerca di ragazzine per sentirsi più giovani. E pedofili.
Ma è davvero così la realtà italiana? Si lo sappiamo che non siamo messi benissimo, ma siamo proprio così?
I quarantenni si piazzano fuori dai licei e le diciassettenni fanno le oche con loro? (E quale persona al mondo dormirebbe mai come dorme Niki in una delle fotto che le scatta Alex?)
L’immagine che ci propone Moccia in realtà racconta solamente l’alta società. Famiglie benestanti, ragazzi privi di problemi economici. Una volta presa la maturità l’amica si presenta con i biglietti per una vacanza di due settimane in Grecia. La sera si esce e le bugie si inventano come se nulla fosse, si va pure in capo al mondo, tanto mamma pensa che studio. E la mamma si preoccupa si e no, è tutta presa dall’arredamento della casa. Gli Zero Assoluto sono il gruppo più fichissimo del mondo e delle ragazzine affittano una limousine per andare a vederli; roba che non si vede nemmeno nella puntata più fichissima di “Sex & the City“.
Sono questi i film che dovremo aspettarci d’ora in poi? E sono da ritenersi un vero e proprio specchio della società, o Moccia ha guardato solo in una direzione?
Vi lasciamo comunque al trailer di “Scusa ma ti voglio sposare”. Fateci sapere il vostro pensiero.
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- Author: sally
- Published: gen 29th, 2010
- Category: Arte e Cultura, Attualità, Libri, Storia
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Addio a J. D. Salinger
“Voglio dire che ho lasciato scuole e posti senza nemmeno sapere che li stavo lasciando. È una cosa che odio. Che l’addio sia triste o brutto non me ne importa niente, ma quando lascio un posto mi piace saperlo, che lo sto lasciando. Se no, ti senti ancora peggio.”
Il giovane Holden – Jerome David Salinger, 1919 – 2010

J. D. Salinger
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- Author: sally
- Published: gen 16th, 2010
- Category: Arte e Cultura, Attualità, Cinema, Eventi, Società
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Fenomeno Avatar: ora mi deprimo, dammi tempo
“Avatar“ è l’ultimo kolossal lanciato da James Cameron, una sfida tecnologica, una sfida al botteghino ed una sfida alla psiche umana. Nonostante sia stato accolto con clamoroso successo e apprezzamento da parte di pubblico e critica, non possono non arrivare i giudizi e le critiche negative.
La pellicola è stata criticata per le sigarette fumate da Sigourney Weaver, tra i protagonisti principali del film, tanto per dirne una. Col sangue e le commedie indecenti (da ogni punto di vista) che circolano, parlar male della sigaretta della Weaver sembra proprio l’atteggiamento di chi sta a cercare il pelo nell’uovo, come si suol dire.
La nuova voce che circola ormai da qualche giorno, ben più grave di quella della sigaretta, è quella che sostiene che “Avatar” istighi al suicidio. Pare infatti che la visione dello splendido e florido pianeta Pandora scateni qualcosa dentro lo spettatore che, finito di vedere il film, non sa più come ripredersi, dopo aver realizzato in che triste realtà vive.
Effettivamente non è piacevole essere terrestri, sempre disastrati da terremoti, uragani, eserciti, kamikaze e politici. Una vita stressante, non c’è che dire. Non si può fare a meno di invidiare i Na’vi, che sono capaci di “vedere”, sono al 100% ecologici, saltano da un ramo all’altro, hanno la loro divinità che si manifesta più concretamente delle nostre, per le quali tra l’altro ci uccidiamo a vicenda e in gran quantità da secoli. Inoltre hanno dei fisici da far paura e delle code per i legami che altro che le porte USB.
Insomma, a pensarci a fondo forse la depressione potrebbe essere giustificata. Se non fosse che uno si siede su quelle poltrone e indossa quegli occhialini perfettamente cosciente del fatto di essere uno sfortunato terrestre che sta andando a vedere una pellicola che è pura finzione.
Agli esordi del cinema il concetto forse fu un pò più difficoltoso da introdurre ma ragazzi, siamo nel 2010, com’è che vi passa per la testa di deprimervi per il pianeta Pandora? Nessuno s’è depresso perchè il Titanic è affondato o perchè non c’è un Batman o un Superman a proteggere le nostre città? Nessuno s’è depresso perchè non vive nel Paese di Molto Molto Lontano o nel Paese delle Meraviglie e non può bere il tè con il Cappellaio Matto?
Al posto di scrivere sui vari socialnetwork che il vostro pianeta è stato distrutto, uscite dalle stanze e cercate di salvare il salvabile. Non diamo lavoro inutile agli psicologi, diventiamo persone migliori, che magari Pandora no, ma un Pianeta decente su cui vivere possiamo ancora procurarcelo. Sempre che non sia già troppo tardi.
Ci deprimeremo tutti, diamoci tempo.
Intanto io scrivo a James Cameron una breve letterina per parlargli del problema.
Tags: 3D, Attualità, Avatar, Cinema, James Cameron, Mondo, Problemi, Psicologia, Sigourney Weaver, SocietàCaro signor regista James Cameron,
ho visto il suo ultimo film e l’ho molto apprezzato ma adesso mi sento un pò confusa perchè non so se essere depressa perchè il pianeta Pandora non esiste o sentirmi semplicemente appagata per aver introdotto nel mio cervello una piccola dose di cultura cinematografica. Prima di esporle le mie richieste vorrei complimentarmi con lei e tutto il suo staff per il lavoro realizzato.
Adesso procedo con le richieste. Si fanno sempre più intense le voci che la vogliono responsabile di eventuali suicidi, poichè il numero di aspiranti è aumentato dopo la diffusione di “Avatar”. Visto che lei e la tecnologia siete ormai in rapporti più che ottimali, non è che potrebbe costruirci un Pandora per tutta questa gente che soffre non appena partono i titoli di coda? Noi non glielo diremo, ma la faremo funzionare come una vera e propria casa di cura per malati mentali. Ci pensi a fondo e poi mi faccia sapere.
I miei più cari cordiali e stimati saluti.
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- Author: Jack
- Published: dic 30th, 2009
- Category: Arte e Cultura, Internet, Libri
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Nuovamente 3 libri di Paulo Coelho gratis in download
Aveva già proposto tale cosa qualche mese fa, lo scorso Agosto, nel giorno del suo compleanno Paulo Coelho aveva scelto di regalare tre libri, permettendone il download gratis.
Ora, in occasione delle feste natalizie, lo scrittore ripropone l’operazione su uno dei suoi blog permettendo nuovamente di scaricare gratuitamente i libri “Il cammino dell’arco“, “Storie per genitori, figli e nipoti” e “Guerrieri della luce“.
I libri saranno scaricabili online fino allla prima settimana di Gennaio 2010, i formati disponibili sono PDF, Kindle (il nuovo lettore digitale di e-book di Amazon), SonyReader e iPhone. Naturalmente ognuno potrà stampare e diffondere i libri scaricati.
Paulo Coelho realizza così un’operazione che è una via di mezzo tra il marketing e la condivisione, parole mie che possono scatenare polemica, però io mi chiedo perchè non rilasciarle sotot una licenza libera tipo la Creative Commons e renderli scaricabili per sempre? Ad ogni modo lo scrittore dichiara che vorrebbe rendere disponibili tutti i suoi libri ma
“questi tre che vi offro sono gli unici che posso mettere in Rete, perché sono gli unici di cui posseggo i diritti“
proprio in merito alla stampa e alla diffusione dele sue opere dice:
“Esistono tante biblioteche che non hanno i soldi per comprare libri o sono obbligate a comprare quelli che vuole il governo. Se voi stampate questi che io ho messo online e li donate alle biblioteche locali, alle prigioni e agli ospedali, potreste migliorare la condizione di vita di molte persone. La gente ha tempo, ma non ha il materiale da leggere“.
Una nobile richiesta per la diffusione dell’arte e della cultura. Io farò la mia parte sperando che altri autori compiano operazioni simili, aiutate anche voi condividendo il sapere.
Tags: Arte, Blog, Coelho, Cultura, Internet, LibriPost correlati
- Author: sally
- Published: nov 24th, 2009
- Category: Arte e Cultura, Libri
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Emmaus: il nuovo romanzo di Baricco
“Qualche giorno dopo la morte di Cristo, due uomini camminano per la strada che conduce alla cittadina di Emmaus, discutendo di ciò che è successo sul Calvario, e di alcune voci, strane, di sepolcri aperti e tombe vuote. Si avvicina un terzo uomo e domanda loro di cosa stanno parlando. Allora i due gli dicono: Come, non sai nulla delle cose accadute a Gerusalemme?
Quali cose? lui chiede, e si fa raccontare. I due gli raccontano. La morte del Cristo e ogni cosa. Lui ascolta. [...] Durante la cena, l’uomo spezza il pane, con tranquillità, con naturalezza. Allora i due capiscono, e riconoscono in lui il Messia. Lui sparisce.”
Il titolo del nuovo romanzo di Baricco è tratto chiaramente da questo episodio. I due discepoli, uno Cleopa e l’altro rimasto anonimo, rimangono sorpresi dalla loro “cecità” di fronte al Messia. E’ questa forma di cecità, legata alle abitudini e alla tradizione, che rimane un elemento chiave di tutto il romanzo.
La voce narrante parte in terza persona nel prologo, ma diventa in prima persona lungo tutto il corso del racconto e la sua identità è a noi sconosciuta. Sappiamo i gesti che compie, sappiamo delle sue interazioni, delle persone e delle cose che ama, della sua fede, ma non sappiamo il suo nome.
“Abbiamo tutti sedici, diciassette anni-ma senza saperlo veramente, è l’unica età che possiamo immaginare: a stento sappiamo il passato”.
E’ così che si apre “Emmaus” e poi entra nelle vite di quattro amici. Uno è il narratore, poi ci sono Il Santo, Bobby e Luca, l’unico nome vero e proprio, per giunta uguale a quello di colui che ha lasciato la testimonianza dell’episodio di Emmaus.
I quattro adolescenti sono alle prese con le loro vite e le contraddizioni che ne derivano. Si contraddistinguono dagli altri per la loro forte fede. Suonano nel gruppo della chiesa, si sentono importanti, credono fermamente nell’”Edificazione del Regno”. E lentamente si disperdono, cercando un appiglio, a volte ciechi, come gli Apostoli.
Le vicende si svolgono in un tempo e in un luogo che restano indefiniti, come in tutti i libri di Baricco, ma che molto probabilmente possono essere collocati nella Torino degli anni ’70.
Gli adolescenti sono alle prese con le prime esperienze sessuali, stanno iniziando a scoprire la vita. Ma questi quattro ragazzi, con i loro problemi, le loro paure e i loro sogni, si discostano leggermente da tutti gli altri, racchiusi in un globo che raccoglie le loro storie, i loro successi e i loro fallimenti, il loro assaporare la vita in altra maniera.
E dopo c’è Andre, la ragazza speciale, la Regina, quella che tutti amano e che muore. Ha iniziato a morire nel momento in cui è nata e non smette mai di farlo e sembra che una maledizione ricada sulla sua famiglia. E Andre prova a morire tra le acque scure del fiume, tenta il suicidio, ma continua a morire, da viva. Questi ragazzi la guardano affascinati, da lontano, di rado tentano di avvicinarsi, quasi come se ne avvertissero il pericolo, quasi come intimoriti dal mistero e dall’oscurità che questa ragazza morente si porta dietro.
Non si sa se sia vero oppure no, ma nel momento in cui si avvicinano di più a lei, le cose cambiano. Anche loro iniziano ad assaporare in altro modo la vita, pur mantenendosi sempre ben legati alla loro fede, alle loro abitudini e tradizioni, ma assaggiando anche i piatti che offre l’altra faccia della medaglia. Si uniscono le contraddizioni, il bene e il male, la luce e le tenebre, la vita e la morte.
Mentre Andre muore ogni giorno, Luca muore gettandosi dal suo balcone. Muore e si porta via i suoi dubbi e le sue paure, lasciandole in eredità all’amico, che racconta di lui e di Bobby, che muore ogni giorno iniettandosi la sua dose.
E poi c’è Il Santo, che ha un nome ma non ci è dato saperlo, e che forse è la figura più controversa tra i quattro.
Il protagonista, la voce narrante, cerca di ricostruire passo per passo quello che sta andando perduto, ma nella confusione non esiste più un filo logico che possa permettergli di ricostituire delle vite che sono andate altrove, che sono andate e basta.
In questo romanzo Baricco diviene più concreto, si discosta dalle opere alle quali ci aveva abituati, quali “Oceano Mare” o “Castelli di Rabbia”. Affronta l’adolescenza di questi ragazzi forse perdendosi troppo spesso in filosofie e pensieri che rallentano l’azione, allungano gli eventi e i tempi. A volte stancano.
I ragazzi borghesi, che studiano, non fumano, non bevono, non fanno sesso, fanno volontariato, vogliono dare uno sguardo al mondo degli altri, al mondo di Andre, dove forse gli eventi si susseguono in maniera più brusca, meno lineare, finendo col non capire più cosa sia giusto e cosa no, quale sia la linea di confine tra il bene e il male. Baricco descrive semplicemente le debolezze umane, avvalendosi della fase della vita in cui forse, prese dalla confusione, queste risaltano maggiormente.
Evidenzia il contrasto tra l’abbandono della tradizione e la novità vissuta con senso di colpa, il peccato, ma non colpisce come ha saputo ben fare, ad esempio, con “Novecento”.
Sarà anche un’argomentazione diversa, il linguaggio rimane pur sempre baricchiano, ma meno intenso nella sua intensità. E’ meno capace di emozionare e di lasciare impresse immagini forti, sebbene pare che il tentativo sia rimasto identico. Ma non c’è magia, quella che ha permesso a molte persone di amare le parole di questo scrittore. Non un lavoro da buttare, ma deluderà sicuramente i tanti che si aspettano la meraviglia, l’arte e la bellezza delle opere precedenti.

