Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Parole d’amore per Parigi + Colletta solidale

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If you are lucky enough to have lived in Paris as a young man, then wherever you go for the rest of your life it stays with you, for Paris is a moveable feast. 

Ernest Hemingway

Listening to: In a sentimental mood – Chet Baker

Arrivo con un po’ di ritardo rispetto al viaggio che ho fatto, ma l’importante dopotutto è arrivare. Mi capita fin troppo spesso, in questi giorni, di vedere coppie di amici che pubblicano foto del loro viaggio a Parigi, una delle città più romantiche al mondo, dicono. Perché per le coppie non c’è posto migliore, non c’è panorama più bello per promettersi amore eterno, anche se poi non dura; che l’attimo in cui lo dici a Parigi, bene o male, rimane impresso e il suo per sempre, a modo suo, ce l’ha.

Io a Parigi ci sono voluta andare sola e l’ho voluta conoscere sola, almeno in parte. Avevamo un conto in sospeso da diversi anni, un lasso di tempo passato a lamentarmi del fatto di non averla ancora vista, mentre altri avevano già fatto il bis ed oltre, ed iniziavo a provare un’invidia quasi malsana. In quegli anni sembrava che la città mi rifiutasse e, per un motivo o per un altro, non ci arrivavo mai, era sempre troppo lontana. Forse lo stava facendo per il mio bene, perché sapeva che una volta che l’avrei vista, quella festa mobile, non me la sarei più tolta dalla testa e non mi voleva far soffrire. Ma per un posto così, vale la pena soffrire.

Non c’è stata altra città al mondo, tra le poche che ho visto, capace di suscitarmi così tante emozioni. Sarà perché l’aspettavo da tanto, sarà perché è così che fa con tutti. Un po’ lo dicono, che Parigi è una puttana*, ma è talmente affettuosa e calorosa, che pensi sempre sia tutta per te.

E ti ritrovi a muovere i tuoi passi tra Montmartre e Boulevard de Montparnasse, in mezzo a libri dai prezzi stracciati, in mezzo alle storie degli scrittori, roba che ti viene da comprarti una bella Underwood di vecchia data e piazzarti in un bar, con un bicchiere di vino, e scrivere tutto quello che ti passa per la testa. Che secondo me a Parigi può venire l’ispirazione anche a chi non ha mai avuto un’idea in vita sua, di nessun genere.

Per tutto il tempo che ho avuto (e grazie a chi mi ha regalato quel tempo), mi sono consumata i piedi ed ho nutrito il mio spirito di incantevole bellezza, quella sublime, intoccabile ed inspiegabile, quella che poi il dolore ai piedi chi lo sente più. Con Parigi è stato amore ancora prima di incontrarci, e poi tra la pioggia, i corvi e Jim Morrison e i sogni di gloria che non si avvereranno mai e tutti i sogni che si sono accumulati sulle spalle in tutto il tempo che è passato nell’attesa, è stata una storia d’amore particolarmente intensa. E il bello di questa storia d’amore, è che avremo sempre qualcosa da dirci e che potrà durare per sempre, “per il resto della tua vita”.

Parigi - Vista dal Musée d'Orsay

Parigi – Vista dal Musée d’Orsay

Appello ai gentili lettori

Se volete fare un’offerta e permettermi di non vivere più una storia a distanza con Parigi, contattatemi privatamente per fare la vostra donazione monetaria. In cambio vi regalerò delle ampolle di acqua della Senna dalle proprietà mistiche.

* “Parigi è come una puttana. Da lontano pare incantevole, non vedi l’ora di averla tra le braccia. E cinque minuti dopo ti senti vuoto, schifato di te stesso. Ti senti truffato.” Henry Miller – Il tropico del Cancro

Le mie recensioni di Parigi su Yelp

Place des Vosges

Shakespeare & Company

Cimitiere du Pére Lachaise

Cimitiere de Montmatre

Saint Sulpice

Notre-Dame de Paris

59 Rivoli

Parc des Buttes Chaumont

Montmartre

Sacre Coeur

Louvre

Musée d’Orsay

Centre Pompidou

Foto: Flickr

 

Delizie USA made in Italy con Brunch a domicilio

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Il brunch non è ancora molto diffuso in Italia, arriva direttamente dalla tradizione americana ed incorpora due pasti in uno: colazione e pranzo, quindi dolce e salato.

In un periodo di crisi come quello che stiamo attraversando, “inventarsi” il lavoro è una delle soluzioni alle quali pensare ed è quello che hanno fatto Massimiliano Villani e Samuele Guidi pensando al loro Brunch a Domicilio. Si tratta di un’iniziativa imprenditoriale molto interessante, in cui si stravolge il concetto dell’andare fuori a mangiare, il brunch arriva direttamente a casa!

Bagels, pancake, cheesecake e bacon, prodotti che conosciamo bene ma che non sono di uso comune sulle nostre tavole, sono alla base de progetto dell’accoppiata di amici che, oltre a credere in questa formula a domicilio, si preoccupa anche della qualità del cibo, che arriva direttamente da Firenze.

Oggi grazie a Gnammo abbiamo avuto modo di sperimentare un brunch assai gustoso, un pasto che non appartiene sicuramente alla nostra cultura, ma che potrebbe riscuotere molto successo, anche perché la proposta non è solo per i privati, ma pure per le aziende, che a loro volta potrebbero “rivoluzionare” i pranzi di lavoro e il coffee break, niente riesce a motivare più di un buon pasto, dopotutto!

Così ci siamo ritrovati davanti ad una tavola imbandita: pancakes, cupcakes e muffin, bagles farciti con salmone o roastbeef, bacon, uova strapazzate, quiche lorraine e cheescake. Un brunch gustoso, che si è prolungato anche grazie alla piacevole compagnia e qualche sorso di prosecco, che non guasta mai!

Vedere per credere, le foto dimostrano solo in minima parte la bontà di quanto abbiamo assaggiato quest’oggi, per saperne di più basta consultare il sito ufficiale Brunchadomicilio o la pagina Facebook. Cosa aspettate ad organizzare il vostro brunch a domicilio? Massimiliano e Samuele prepareranno le portate davanti ai vostri occhi, conducendovi lungo un percorso gastronomico imperdibile.

 

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  • Published: mar 2nd, 2013
  • Category: Libri
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“45 mq. La misura di un sogno” di Sara Lorenzini

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Oggi non parlo di Silvio Berlusconi, non me la prendo con Matteo Renzi, non odio Firenze nè commento i risultati delle elezioni, ma parlo di “45 mq. La misura di un sogno“, il nuovo libro di Sara Lorenzini. La storia di Neve è la storia in cui immedesimarsi, racconta della nostra generazione alle prese con il precariato, la ricerca di stabilità, di una casa in cui vivere e, ovviamente, dell’amore perfetto. “45 mq” lo trovate già in libreria e dallo scorso 26 febbraio è possibile scaricare gratuitamente l’e-book “Manuale di sopravvivenza per ragazze in crisi (economica)”, da leggere però solamente dopo aver letto il libro, perché contiene spoiler, ma anche alcuni consigli pratici su come risparmiare in un Paese in piena crisi in cui trovare un lavoro sembra diventata una mission impossible.

45 mq. La misura di un sogno

45 mq. La misura di un sogno

La storia parla di Neve, la protagonista dal Molise è andata a studiare a Roma e nel libro racconta in prima persona gli eventi della sua vita nella capitale: case, affitti, ex fidanzati… Sarà la morte del nonno a sconvolgere completamente la sua vita, tutti i suoi risparmi sono andati all’adorata nipote, che finalmente può realizzare il sogno di comprare casa.

Come dicevo, la storia di Neve ci riguarda un po’ tutti: è la panoramica di una generazione che deve fare i conti con molte problematiche, ma “45 mq. La misura di un sogno” ne parla con ironia e leggerezza. Per chi volesse un assaggio, è possibile leggere il primo capitolo per farsi un’idea (cliccate qui). Io, devo ammetterlo, sono andata a cercarlo in libreria ed ho già sbirciato un po’ di capitoli ed ovviamente il finale, in attesa di leggerlo integralmente!

Sara Lorenzini per me è solo una conoscenza virtuale, ma è stata mia compagna di tragedie durante le serate sanremesi e spero di poterla incontrare presto “live”, la trovo una persona deliziosa… quindi correte in libreria a comprare “45 mq. La misura di un sogno“!

Ora voto, dammi tempo: pensiero da studentessa fuori sede

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Ora secondo la mentalità de “il voto ce lo siamo conquistato, non astenetevi per nessun motivo al mondo“, io dovrei prendere un treno o un aereo, pagare con una riduzione ridicola perché sono solo fuori sede e non erasmus, e andare a mettere una X. Le alternative fanno tutte venire i brividi, se uno si lascia prendere dalla paranoia, la situazione diventa inquietante come un racconto di Poe letto a lume di candela durante un temporale particolarmente violento. Poi arrivi nella cabina elettorale e devi mettere una X: la X mi sa di fine definitiva, tac, ti sei dato la mazzata finale. Qualunque cosa tu abbia scelto, hai scelto male, ti trovi davanti l’ologramma di Mara Maionchi con le braccia incrociate, ti dice che il tuo X Factor è finito così, con una matita in mano e la faccia da pesce lesso. Prendi un altro treno, un altro aereo e ritorni indietro, per non pensare a quello che succederà a te e al tuo Paese a fine elezioni, ti convinci di aver compiuto il nobile gesto, di aver votato, perché il voto sta alla base della democrazia. Democrazia che si è trasformata nel votare per il male minore e non per un’alternativa reale. Poi inizi a cercare lavoro per recuperare il denaro perduto in onore della Patria, ma tutti i negozi intorno a te stanno chiudendo, e inizi a sperare che la tua X sia servita a qualcosa. Perché a un certo punto tocca all’egocentrismo, per salvarsi e non sentirsi completamente inutili: LA MIA X SARA’ DECISIVA. Datemi una X e solleverò il mondo.

Ma a me non piacciono più le emozioni forti, sono per il quieto vivere, ho lo stesso entusiasmo di Ingroia. Per questo non prenderò treni, aerei o pullman scomodissimi: me ne andrò a prendermi un caffè in centro, magari nel prossimo bar che chiuderà.

L’acqua fa male, il vino fa cantare al Vincanto con Yelp Firenze

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Ieri sera ho avuto la possibilità di trascorrere una piacevolissima serata in compagnia dei membri elite di Yelp Firenze al Vincanto, un ristorante che si trova proprio in piazza Santa Maria Novella e che per me si è rivelato una vera e propria sorpresa. Vivo da cinque anni ormai a Firenze, una città perennemente affollata dai turisti, che offre molti ristoranti che elaborano menu proprio per loro e troppo spesso la qualità è scarsa.

Proprio nel cuore della piazza, invece, il Vincanto offre la possibilità di assaggiare dei piatti squisiti: grazie a Yelp Firenze ieri abbiamo partecipato all’evento “L’acqua fa male, il vino fa cantare”, con degustazione di vini dell’Azienda Luciano Bruni abbinati a sapori delicati, la serata si è rivelata un successone.

Evento L'acqua fa male, il vino fa cantare

Evento L’acqua fa male, il vino fa cantare

Non solo dal punto di vista del cibo, ma anche per la compagnia e l’atmosfera che si è creata e poi si sa, il cibo unisce sempre! Abbiamo iniziato con La pizza di Gio, una margherita con burrata al posto della mozzarella, condita con olio tartufato, forse la portata che ho gradito di più, in realtà sono ancora indecisa…

Flan di carote e zucchine: che dire, sofficissimo e delicato, arricchito da una fonduta di pecorino delle crete senesi, che aggiungeva un sapore deciso al piatto; a seguire polpettine al sugo e purè all’olio: l’unica critica che si possa fare su tutti i piatti della serata è la consistenza delle polpette, forse un po’ troppo dure ma molto gustose, è davvero di poco conto e considerato che è l’unica critica possibile, cercate di immaginare un po’ la qualità dei piatti! Successivamente abbiamo assaggiato roulè gratinato ai formaggi magri e spinaci su coulis di pomodoro e risotto alle cime di rapa e salsiccia, quest’ultimo ha trionfato: io detesto le cime di rapa, ma in questo caso avrei fatto volentieri il bis. E ancora: melanzane alla parmigiana e milanesine di pollo alle due salse e chips. Per concludere sono arrivati tiramisù e cheesecake, un’esplosione di sapori eccellenti.

E’ difficile, a volte, trovare un posto in cui si mangi così bene ed al Vincanto ci siamo riusciti, tra l’altro i piatti sono stati curati nel dettaglio per la presentazione, il servizio è stato impeccabile, personale gentilissimo, disponibile e molto attento. Da rifare.

Ringrazio le mie compagne di tavolo, Vanessa Finotti e Sara Boccolini!

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  • Published: dic 17th, 2012
  • Category: Politica
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Caro Matteo Renzi, parliamo dei mezzi pubblici di Firenze, ADESSO

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Caro Matteo Renzi,

mi dispiace che tu non abbia vinto alle primarie, ma Firenze ha ancora bisogno di te. E ha ancora bisogno di lamentarsi di te. Caro Matteo, sono stata un’abbonata ATAF per tre anni, poi ho deciso di rassegnarmi all’idea che tra me e quei manicomi con le ruote era finita, ed ho adottato una bicicletta. Ma quando piove, lei non vuole uscire di casa, è meteoropatica. Così questa mattina avevo un esame all’università alle ore 9.30, ho deciso di prendere l’autobus con abbondante anticipo ma l’impresa è fallita, sono entrata in aula alle ore 9.45: una di quelle scene che non vorresti mai vivere, quelle che fanno parte di quei sogni inquieti che ti fanno svegliare di scatto di notte ed ho trascorso più di un’ora e mezza sull’autobus (tra appoggiatori, vecchiette inacidite, punkabbestia che cantano pensando di essere sotto la doccia di casa loro, donne rom che si scaccolano e si tirano le sopracciglia), mentre solitamente in bici il mio record è di 8 minuti. Caro Matteo, perché i verdi dei semafori durano quanto un battito di ciglia? Lo sai quanti vecchietti sono finiti in ambulanza per infarto a causa dell‘ansia da verde del semaforo? Come fanno ad attraversare un viale in un lasso di tempo che nemmeno Albert Einstein sarebbe mai riuscito a identificare? Già non ci riesco io, questo farebbe indignare pure Flash Gordon. Caro Matteo Renzi, quelli dell’ATAF dicono di essere moderni, perché se gli invii un sms ti dicono dove si trova il bus che stai aspettando. Ma poi continui ad aspettarlo, cadono le foglie dagli alberi, poi sbocciano i fiori, i bruchi diventano farfalle e le farfalle fanno in tempo a tornare bruchi per la noia, i capelli iniziano ad imbiancarsi e spuntano le zampe di gallina attorno agli occhi. Manca la scatola di cioccolatini e ti trasformi in Forrest Gump, ho rischiato di raccontare tutta la mia vita ai turisti tedeschi che, poveretti, mi avevano solo chiesto la direzione giusta per la stazione. Ma io il tedesco non lo capisco e poi non volevo aspettare da sola alla fermata l’autobus che non sarebbe mai arrivato. E dimmi, Matteo, in base a quale criterio scientifico-psicologico-filosofico la pioggia equivale ad Armageddon in questa città?

Che poi, se ti resta tempo, vorrei sapere cosa ha portato la gente di Firenze ad avere l’ansia da discesa, che a dieci minuti dalla loro fermata vengono accanto a te, che sei esattamente davanti alla portiera, ti guardano dritto negli occhi, in una mano tengono un tirapugni e nell’altra un ombrello che in realtà è una mazza chiodata e ti chiedono “Scusi, lei scende alla prossima?” e tu ti devi spostare, anche nel caso in cui dovessi scendere alla stessa fermata. Qualcuno per caso è morto incastrato nella porta anteriore mentre scendeva, perché da lì si sale soltanto? Son cose, Matteo… pensaci tu. Adesso, eh.

La consueta funzione degli autobus fiorentini.

La consueta funzione degli autobus fiorentini.

Come back Silvio

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I Maya hanno fatto profezie su qualunque cosa, anche sul numero di bestemmie che avrebbero detto nella dodicesima edizione del Grande Fratello, ma si sono tenuti la parte migliore per loro. Perché pensa quanto se la stanno ridendo dal giorno che Silvio Berlusconi ha detto che vuole tornare in campo.

All’UE tremano e vogliono correre ai ripari, hanno già comprato i tappi per le orecchie così non devono sorbirsi le barzellette che non fanno ridere e si stanno esercitando per trattenere le risate per i discorsi che terrà, che quelli sì fanno ridere. Silvio non si accorge che tutti intorno bisbigliano cose brutte su di lui, ha un ego talmente spropositato che ormai fa da isolamento con il mondo esterno, come se fosse in una grande, immensa, bolla di ego. E tutto quello che gli succede intorno non è che gli sfugga, è che lui ha questa tendenza un po’ dispettosa, come il tizio di turno che mentre sei concentrato a fare un castello di carte o il domino, viene lì e butta giù tutto. Silvio è quello che quando sei arrivato agli ultimi dieci pezzi di un puzzle da 5000, ti manda tutto all’aria.

Silvio Berlusconi saluta affettuosamente al suo ritorno

Silvio ha una nuova fidanzata, giovanissima, ma questo non è bastato per salvarci. Si vede che lei non ci ha messo abbastanza impegno. L’ha detto la Santanché, “E’ fidanzato con la Pascale“, provando a distogliere l’attenzione e farla ricadere sul lato rosa della faccenda, e sul suo ultimo intervento chirurgico.

Nel frattempo ci siamo persi Ruby Rubacuori per strada. Non si è presentata al processo e non la trova più nessuno. C’è chi dice che sia in Francia, altri parlano del Messico. Qua mi sa tanto che Silvio si era sbagliato, questa non è la nipote di Mubarak, è la nipote di Bin Laden.

Vabbè vi confesso una cosa per la quale forse dopo mi odierete. Ma ho chiesto io a Silvio di tornare, perché non sapevo più che scrivere sul blog. E lui è uno che la gente la aiuta, non avrebbe mai permesso ad un blog che parla sempre di lui, di non farlo più. E anche l’Italia, che ha parlato sempre di lui anche quando se ne stava zitto zitto, non avrebbe potuto non parlarne più. E quindi è tornato, evviva evviva.

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  • Published: ott 31st, 2012
  • Category: TV
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In principio era il caos. Poi ho acceso la tv.

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Panoramica dell’attuale situazione televisiva italiana, destinata solo a peggiorare.

“Ho visto cose che voi umani”. La televisione è stata una grande invenzione, senza di lei avrei letto molti più libri e trascorso molte più ore all’aperto, invece ha preservato la mia incolumità, fisica ma non mentale, convincendomi a restarmene sotto le coperte con il telecomando in mano, a cambiare canale come se non ci fosse un domani. Funziona così, con la pratica dello zapping: è come fumare il crack, inizi una volta e poi non smetti più. Ancora peggio da quando c’è ‘sto Digitale Terrestre che ti offre duemila canali in più. Il vuoto totale, non c’è niente di buono da vedere da nessuna parte (tranne David Letterman), ma il problema, facendo zapping, è scegliere cosa vedere, tra tutte queste orrende opzioni.

La creazione più malefica di questi ultimi anni è Real Time: oltre a creare una forte dipendenza, stando a quello che sento dire in giro, propone obesi che vogliono mettersi sulla retta via, mamme scalmanate che vogliono divertirsi, parrucchiere acide… e Gordon Ramsay, che è un po’ su tutte le reti. Solo i suoi insulti contro i ristoratori meritano un click sul canale, che poi uno pensa che in cucina per fare bene bisogna sproloquiare contro il prossimo, offendendolo, ma sempre con fantasia. Per il resto c’è Clio Makeup, che ha convinto migliaia di donne in tutta Italia di essere diventate delle bravissime estetiste, con ricette fai da te per la cura del corpo ed un sacco di blush, di primer, di nude sulle bocche di tutte, che per strada si scambiano consigli, baciando il santino di Clio Zammatteo, mentre se ne vanno in giro con le gote rosa che manco Heidi nelle giornate più fredde e pasticci di colore sulle palpebre, utilizzando tutti i prodotti a basso costo, di quelli che ti fanno venire l’orticaria, che se ti metti un filino di smalto sull’unghia, quella si ritira come una lumaca quando vai a toccarle i cornetti.

Per chi ama la creatività poi c’è Paint your life, che ti insegna la nobile arte del riciclo. Che vedi Barbara Gulienetti dipingere un palazzo di 70 piani tutto di vernice glitterata rossa, poi ripassare un po’ di flatting, il mastice e di nuovo la vernice, contornando le finestre di palline colorate, una per una, senza l’aiuto di nessuno, sempre con un sorriso smagliante che vale a dire “Come mi diverto io nessuno mai”. Oltre alla Gulienetti, in studio intervengono ospiti scazzati, donne frustrate che per accettare i loro insuccessi si accaniscono contro le cannucce delle bibite, le bottiglie di plastica, dando vita a braccialetti che nemmeno Lady Gaga in sbronza piena vorrebbe mai indossare. Che poi su Real time tra malattie imbarazzanti, accumulatori e gente che fa la spesa come se domani arrivasse l’Apocalisse, sembra che abbiano tutta l’intenzione di rendere fighe le malattie mentali.

In alternativa, se i vostri cani abbaiano troppo o non hanno ancora imparato a stare seduti al vostro comando, potete sempre seguire le appassionantissime vicende dello Psicologo per cani, che le migliori dormite me le son fatte proprio guardando quel programma e, sebbene io non abbia un cane, devo comunque ringrazialo per le ore di sonno che mi ha regalato. Il top di Cielo però è The Apprentice, con Flavio Briatore che a insulti è messo bene tanto quanto Ramsay (“Voi siete dei caproni! Anzi, nemmeno quello, le capre fanno latte e formaggio, voi non fate niente!” è ormai entrato nella storia) che con il suo ditino indignato, elimina giovani in cerca di un buon contratto. Avoglia, Fornero, a dirgli che sono choosy: qui di choosy c’è solo Briatore, che se sbagli i gemelli per la camicia è capace di decollarti con un machete.

Ma passiamo ai canali “classici”, che hanno sempre roba buona da offrire ai drogati di televisione: partiamo da una delle regine Mediaset, Maria De Filippi. Affrontiamo il discorso delle lettere di “C’è posta per te“: hanno tutte la stessa impostazione, sarà il tono della conduttrice che non ha variazioni significative, sarà che immagino un tizio ingobbito rinchiuso da anni in uno sgabuzzino, illuminato solo dalla luce di una candela Ikea, di quelle che profumano solo per finta, e che deve sorbirsi tutte le tragedie d’Italia, scrivendo testi chilometrici e commoventi per ogni ospite. Ingurgita senz’altro quantitativi massicci di psicofarmaci. A lui, poi, si aggiungono i bambini che portano palloncini in studio, candeline, cartelloni e regalini, che li vedi lì smarriti e non sanno cosa fare. Infanzie rovinate per sempre. E se proprio vogliamo restare in tema De Filippi, in attesa di sapere quale altro talento sfornerà, ci sono pur sempre i tronisti. Guardando una puntata di Uomini e Donne si assiste all’improbabile lotta tra ignoranti che si accusano vicendevolmente di essere ignoranti, mentre i timpani, i nostri, a casa, sventolano bandiera bianca.

Ma come tralasciare la regina delle faccine: l’arcata sopraccigliare di Barbara D’Urso è ormai l’emblema della televisione del dolore e del trash. E’ l’unica donna che strappa le pagine dei giornali per il popolo e capace di lottare per i poliziotti, contro i poliziotti, per i bambini, per le donne, per il cancro, per i gay, per i disoccupati, per i cani, per i gatti, per i politici, contro i politici. E poi non ha un uomo da tre anni, e te lo dice tra un “siamo una tv commerciale” e un “siamo una testata giornalistica, mi dissocio da quello che dice e chiunque può replicare” e “io non dico quello che faccio perché non mi piace, ma vado sempre nei centri per bambini e disabili” e te lo dice ogni giorno, giusto perché non le piace dirlo.

Abbiamo poi Verissimo, dove tra una tragedia e l’altra (con Misseri che dichiara di essere un assassino ma che la colpa è del trattore) arriva Jonathan con la pretesa di agghindare a modo un’adolescente sfigata e poi passa Fabrizio Corona, ormai ospite fisso, che vuole raccontare la sua nuova esistenza e che ti dice che la sua vita è come un film e lo dice ai giornali, alla Toffanin e ad Alessio Vinci, che lo guarda come un 13enne innamorato, mentre dentro sé pensa di aver sbagliato tutto nella sua vita e dice addio a Domenica Live, che Barbarella e le sue sopracciglia gli fregano il posto. Per non sbagliarsi mai, c’è l’evergreen Studio Aperto, coi giornalisti che spulciano tutto il giorno su Facebook alla ricerca di tragedie adolescenziali e video divertenti di animali “bislacchi” e poppe al vento, possibilmente quelle della Minetti. Per chi ama le tragedie, invece, c’è sempre Salvo Sottile. Tutto il resto del niente che volete vedere, lo trovate su Vero Tv.

Adesso, però, fatemi una lavanda gastrica.

 

Cara Elsa Fornero: lettera di una giovane CHOOSY

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Cara Elsa Fornero,

partiamo dal presupposto che usare un termine inglese non farà di te una persona meno bitchy. Il tuo “choosy” di oggi è stato un gran passo falso, hai ottenuto i tuoi 15 minuti di popolarità perfino su Twitter, ma il senso non cambia, ci hai presi per il butt ancora una volta.

Tu, cara Elsa Fornero, che ti avrei regalato l’Oscar solo per la tua performance di pianto mentre immaginavi già quanto sarebbe stato doloroso per il popolo italico iniziare a piegarsi lievemente, poco a poco, per il consueto suppostone. Ti sei immedesimata così tanto e poi, nel sentirti carnefice, non hai trattenuto le lacrime. Lì ci stanno applausi e standing ovation, ma questo non farà di te una persona migliore, solo meno choosy. Perché evidentemente avevi una carriera da attrice che nemmeno Meryl Streep, lì a guardarti, all’orizzonte, invitante tanto quanto impervia. Ma non essendo una persona schizzinosa hai colto la prima occasione che t’è capitata e, ainoi, sei diventata Ministro del Lavoro.

Cara Elsa Fornero, ti scrivo da giovane choosy, che rifiuta offerte di lavoro perché viziata da una famiglia forse troppo affettuosa, perché adagiata sugli allori come ogni giovane italiano, mammone e sfottuto dalla Svezia al David Letterman; questi giovani d’oggi che non vedono futuro, sono una grande barzelletta e si permettono pure il lusso di essere esigenti, di avere pretese per gli anni a venire; sono quelli contrari al “chi s’accontenta gode“, sarà colpa di Ligabue e di quel “così così” che ci ha messo dopo, a forza di cantarlo ci è entrato in testa. Ed io ti scrivo perché vorrei scusarmi: mi scuso per il dispendio di carta dei curricula che ho sparso in giro per lo Stivale (non ho pensato nemmeno all’ecologia) e mi scuso per essere una delle tante persone parcheggiate all’Università, perché il sistema universitario italiano è efficiente ed invoglia a continuare, è solo che noi siamo bravi a fare le rivoluzioni dai monitor, è tutta colpa nostra. Mi scuso perché questo Paese non andrà mai avanti se io continuerò a pensare di diventare dirigente aziendale e non cameriera in una pizzeria, magari da Ciccio lo Zozzo, quello che col sudore condisce piatti da gourmet. Come vedi, qualche parolina in lingua straniera qua e là ce la metto pure io, che la mia istruzione sarà da giovane choosy, ma qualcosa l’ho imparata, diciamo, in tutti questi anni di tasse che io e la mia famiglia vi abbiamo regalato. Cara Elsa, ti chiedo scusa se ho rifiutato di lavorare in posti a 30 km da casa per 30 €, perché quei 30 € mi sarebbero costati il viaggio e un piccolo pasto; e ti chiedo scusa se non ho voluto lavorare quando la schiena faceva troppo male e il gioco non valeva la candela; ti chiedo scusa perché ho deciso di andare ad occupare posti all’Università piuttosto che rimanere confinata ad una catena di montaggio, chiedo perdono se sono stata troppo ambiziosa ed anche solo per un attimo ho pensato che il famoso “pezzo di carta” mi avrebbe cambiato la vita. Ed ho rifiutato di impacchettare profumi a Natale, fuori a -8° per 20€, nelle buste pre-confezionate da spruzzare di glitter, per rendere felici durante le feste quei giovani meno choosy ma più fortunati di me. Ti chiedo perdono a nome di tutti e da domani mi rimboccherò le maniche e prometto di non fare più smorfie se mi dovessero offrire un lavoro in nero, perché sarei troppo incosciente in un momento di crisi come questo, in cui il Paese ha bisogno di aiuto. Non voglio essere prepotente come quelle brutte persone che hai incontrato e che non ti hanno ascoltato. Il precariato, in fondo, è un po’ come la mafia: non esiste. E se esiste almeno un poco, dobbiamo accoglierlo a braccia aperte. Il tuo amico Monti dice che ci offre la possibilità di fare più cose: come dal servirle ai tavoli a stare dietro il bancone ad impastarle, le pizze; oppure a passare gli inverni regalando volantini a gente che spera solo che tu ti dissolva magicamente pur di non incrociare il tuo sguardo e magari un piede te lo pesta pure. Per carità, tutti lavori lodevoli come ogni lavoro, e soprattutto scelte compiute da persone che non sono choosy e che quindi operano a beneficio del nostro Paese.

Perdonami, Elsa, se sono andata alla ricerca di un futuro meno incerto e barcollante o se ho addirittura scioccamente pensato di poter trovare un’occupazione che potesse permettere alla mia famiglia di sgravarsi un po’ di peso dalle spalle. Davvero imploro il tuo perdono e da oggi in poi sarò persona più brave e pushing, tutto ma non choosy, quello mai più. Domani lavorerò in nero, se me lo chiederanno. Ma lo farò con il sorriso sul volto. Anzi, ti dico di più: i soldi quasi quasi glieli lascio, non vorrei sembrare troppo presuntuosa.

Caro Alessandro Sallusti, attenzione alle saponette

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A distanza di anni, mi stupisce sempre il modo in cui Barbara D’Urso, con il suo volto versatile, riesca a passare da un attimo all’altro dalle sbronze notturne di Nina Moric all’arresto di Alessandro Sallusti, buttandoci dentro Beppino Englaro. Perchè lei si batte per tutte le cause, in più è la regina dello sciacallaggio e dopo questo, potrei finire nella cella accanto a quella di Alessandro Sallusti, perché in Italia comandano i magistrati di sinistra ed hanno privato un giornalista della libertà d’opinione, senza contare che il giornalista è stato considerato anche un individuo socialmente pericoloso, e potrebbero fare altrettanto con me.

Per questioni di sicurezza, questo post sparirà nell’arco di 60 secondi.

Il Giornale, come ben sa chi ha letto qualche volta questo blog, non mi sta particolarmente simpatico, soprattutto per la presenza di Alessandro Sallusti. Certo, la pena sembra spropositata addirittura anche a me, che con l’immaginazione ho conferito pene ben peggiori anche a personaggi di minore spicco. Dopo le dimissioni ed il rifiuto delle ore di servizi sociali di Sallusti, ho deciso di scrivergli una lettera piena di consigli che mi vengono dal profondo del cuore.

Caro Alessandro Sallusti,

dice Daniela che tra 29 giorni esatti la tua libertà ti dice ciao per i prossimi 14 mesi. Ti è andata peggio che al rumeno che ha ammazzato la ragazzina sulle strisce pedonali e so che questo ti fa molta rabbia, ma devi rassegnarti all’idea di essere diventato il Lele Mora di turno. Adesso anche tu perderai tanti chili diventando trasparente, ma potrai sfruttare questi mesi di carcere per riflettere attentamente sulla realtà che ti circonda.

Partiamo, appunto, da Daniela Santanché. Ti difende a spada tratta in diretta, sostenendo che la giustizia in Italia non esiste. L’ho vista sostenere a gran voce di aver fede nelle forze dell’ordine in Italia, quando invece portava avanti la lotta contro la violenza sulle donne e tra un fotogramma e l’altro un insulto a Maometto se lo lasciava sfuggire. Adesso dice che non dorme più, Daniela, perché non si sente libera. E secondo me ha più paura per le occhiaie che poi le tocca tornare dal chirurgo a farsele rattoppare, più che altro. Però Sallu, quando esci magari circondati di persone migliori. Daniela Santanchè si è chiesta a quale Paese stiamo affidando i nostri figli, lei che ha appena dichiarato che i magistrati (comunisti, era implicito) ce l’hanno con chi crede nella libertà e nella democrazia, è incazzata nera perché in carcere non ci è andato chi ruba e chi va a puttane o chi maltratta le donne. E poi manifesta pro Silvio Berlusconi. Saranno le troppe anestesie delle operazioni chirurgiche, ma non ci ha le idee troppo poco chiare. Dopo il carcere e i traumi che ti porteranno a pensare al suicidio, cerca di trovare una persona stabile che ti accompagni nella tua vita.

E non stare nemmeno dietro a Nicola Porro, che non aspettava altro che prenderti il posto. E poi non s’è ancora capito da che parte sta. Dai, fa un programma con Luca Telese, che sta dalla parte opposta. Se li fondi insieme, esce Matteo Renzi.

Caro Sallusti, l’ultimo consiglio è quello che un po’ ti daranno tutti: mentre aspetti che Barbara D’Urso ti porti le arance, fai attenzione alle saponette.

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