Ieri, presso il suggestivo Cenacolo di Santa Croce (Firenze), si è tenuta la conferenza stampa sul restauro del Dio Fluviale, opera di Michelangelo Buonarroti.

Si tratta di un’opera rimasta per molto tempo dimenticata e tardivamente attribuita a Michelangelo, donata da Bartolomeo Ammannati nel 1583 all’Accademia delle Arti e del Disegno. Fin da allora il Dio Fluviale di Michelangelo ha subito numerose modifiche e si è danneggiato più volte, in quanto costruito con materiali effimeri. È incredibile, infatti, che sia riuscito a resistere per tutto questo tempo. Si tratta di un modello in terra cruda, preparato sicuramente come base per una successiva realizzazione in marmo e, come ha spiegato Rosanna Moradei, i vari interventi subiti hanno modificato la posizione originale dell’opera, alcuni punti sono collassati più volte. Ci sono voluti numerosi studi e ricerche per risalire alla storia dell’opera e anche ai materiali originali usati da Michelangelo, che ha ricreato il Dio Fluviale basandosi su uno scheletro realizzato con fili di ferro battuto e una fasciatura di paglia, sostenuta con lo spago e poi ricoperta da vari strati di argilla.

Il Dio Fluviale di Michelangelo avrebbe dovuto far parte di una serie di sculture per le tombe della Sagrestia Nuova di San Lorenzo richieste da Papa Clemente VII. L’operazione di restauro si è inizialmente basata sulla conservazione dei materiali, con una disinfestazione anossica per prevenire l’infestazione del legno e altri danni, considerata anche la presenza di fibre vegetali all’interno. Poiché il progetto iniziale, come emerge dalla documentazione, prevedeva che la statua fosse bianca, anche la bronzatura è stata rimossa e sono stati fatti altri interventi per rendere l’opera quanto più simile alla sua versione iniziale. Il restauro – che ha richiesto tre anni di lavoro – è stato realizzato dall’Opificio delle Pietre Dure con il sostegno della Fondazione non profit Friends of FlorenceCristina Acidini, Presidente dell’Accademia delle Arti del Disegno, ha parlato dell’intervento, “lungo e sensibile, che ci consegna un’immagine che non si conosceva: un corpo potente, al quale il ritrovato biancore conferisce l’illusorio aspetto del marmo, pronto, come doveva essere nelle intenzioni di Michelangelo, per una “prova generale” nella Sagrestia Nuova in San Lorenzo“.

Per chi volesse ammirare il Dio Fluviale da vicino, si trova a Casa Buonarroti, in via Ghibellina. Qui tutte le informazioni.

Written by sally

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