Il Sindaco Dario Nardella vuole restituire dignità alla bella Firenze e ha deciso che ogni giorno, all’ora di pranzo, i sagrati delle chiese verranno bagnati per non far sedere i turisti ed evitare che mangino lì, in attesa di avere idee migliori. La scena si ripete in piazza Santa Croce, dove oggi la classe fiorentina toccherà il suo apice con l’inizio del torneo di calcio storico, che di turisti ne attira tantissimi.

Io vengo dal “profondo sud”, quello dove ogni cosa è fuori posto, tutto si basa sulla creatività che uno riesce a sfoggiare per far funzionare le cose dove non funziona niente e vige una sola parola d’ordine: procrastinazione. Una volta a Firenze mi sono stupita delle polemiche dei fiorentini nei confronti dei servizi della loro città; nel corso del tempo mi sono resa conto che sì, in effetti non è tutto perfetto, ma hey amici, voi non avete davvero visto niente!


Un piccione festoso a Santa Croce  |   via GIPHY

Ho scoperto in seguito che “procrastinazione” è una parola che piace un po’ a tutti. Scherzi e paragoni a parte, in ogni caso a me è sembrata molto strana questa storia dell’acqua sui sagrati delle chiese. Perché secondo Dario Nardella (dallo scorso 31 maggio) non è il caso di adottare una linea dura e quindi piuttosto che fare le multe a chi non ha rispetto alcuno delle bellezze della città, preferisce questa soluzione. I turisti erano basiti, non capivano perché ci fossero dei vigili che – con gentilezza, devo dire – li facevano alzare, sotto il sole cocente e con la piazza occupata dal campo del calcio storico, dove nemmeno quelle poche panchine a disposizione erano usufruibili. Dare un’immagine simile in una città che si basa quasi esclusivamente sul turismo è una scelta molto azzardata, in qualunque modo la si presenti. Siamo d’accordo sul fatto che ci sia poco rispetto un po’ per tutto e tutti, un po’ in tutta Italia. Al nord se la cavano un po’ meglio ma dai, chi non li ha visti i servizi di Studio Aperto che un giorno sì e l’altro pure fanno vedere chi si lava nelle fontane di Roma o il bivacco in piazza San Marco a Venezia? È un male comune, ma nessuno, eccetto Dario Nardella, ha pensato fino ad oggi di mettere in atto questa strategia. Anche perché, diciamocelo, con il caldo che c’è l’acqua si asciuga in men che non si dica e, una volta che l’operatore ha finito il suo lavoro, i turisti tornano esattamente dov’erano prima. Il problema del bivacco, che sia Roma o Venezia, è la mancanza di rispetto e il menefreghismo che per anni hanno trionfato in questo paese e la permissività che ci ha sempre contraddistinti. Quella che ci poi porta spesso a dire “Guarda che degrado, fossimo in Germania…”. Basta poco altro per migliorare la situazione, mostrarsi più duri e senza esagerare non è difficile se ci si propone in maniera credibile e se effettivamente i buoni propositi si mettono in atto. Perché lamentarsi è diventato uno sport nazionale e ci si lamenta spesso anche quando è ora di rimboccarsi le maniche. Questo è il punto, quando è ora di fare – anche il minimo –  si tirano tutti indietro. Poi passano dalla piazza e sconvolti pensano “che schifo”, magari hanno appena buttato la cicca della sigaretta a terra “tanto è pieno, la mia non farà la differenza”. Invece sì. Tac-trac-tac-trac, questo è l’ingranaggio da cambiare.

“Firenze la più dannata città italiana dove non c’è posto per sedersi, stare in piedi o camminare”. (Ezra Pound)


© OMDT / Basilica di Santa Croce, Firenze

Written by sally

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