Oggi parliamo di una categoria leggendaria, poco mitologica ma molto metropolitana, quella degli appoggiatori (e all’occorrenza palpatori) seriali, che vivono prevalentemente sugli autobus.

L’appoggiatore seriale lo riconosci subito, basta uno sguardo. Il suo è tendente al viscido, mantiene quell’espressione finto-ingenua di una 14enne al suo debutto su Instagram. Evita il contatto visivo come la peste e se c’è, cerca di renderlo finto-casuale, lo devia subito da tutt’altra parte, iniziando a guardare con estremo interesse il furgone che aspetta il verde accanto al bus o si scaccola. Fa lo slalom tra le vecchiette, le vuol fare accomodare tutte, tendendosi il campo libero. Predilige, ovvio, gli autobus pieni zeppi, in modo da poter dare la responsabilità del suo bacino invadente alle frenate troppo brusche dell’autista.

L’appoggiatore seriale può essere chiunque, puoi essere anche tu. A volte è il muratore bulgaro che puzza di birra già alle 7 di mattina, il suo ciondolare è in parte giustificato dall’alcol, almeno nella sua testa. A volte è il fashion truzzo con la collanina d’oro che ascolta la musica tunz nelle cuffie più grandi di lui, il ciondolare è pura distrazione. Non voleva, era intento ad ascoltare la musica ed è sempre quel maledetto autista che prende male le curve. A volte è il finto businessman (quello vero sul bus non ci sale) che se la tira solo perché indossa giacca e cravatta, sono la sua armatura da cavaliere metropolitano, sbuffa al telefono come se il destino del mondo fosse stato affidato a lui che voleva solo tornare a casa a guardare la partita. Il suo scudo è la valigetta del computer, che sposta in fretta e furia subito dopo la malefatta. Così tu ti giri, lui continua a guardare l’orizzonte pensando ai conti aziendali che non tornano, non ha fatto niente. È stata ancora una volta una frenata brusca. Il businessman appoggiatore/palpatore è una delle categorie più diffuse in assoluto, se ne torna a casa dandosi delle arie da Montezemolo pensando con frustrazione alla moglie che ogni giorno va dal salumiere, ma è vegana.

L’appoggiatore seriale si deve affrontare, non bisogna mai tacere. A volte non serve nemmeno urlare, perché lui ripiomba nella sua finta ingenuità e si guarda intorno con aria sbalordita, cercando l’approvazione dei presenti lasciando intendere di essere assolutamente innocente. E se il bus è affollato da gente che ha una media di 70 anni e per caso uno di loro ti ha vista seduta anche solo per un nanosecondo, ti meriti la morte, nessuno ti aiuterà. Quell’autista corre come un pazzo e intanto sbem, colpo di bacino. Sbem di qua, sbem di là, a volte capita che l’autobus non sia nemmeno così pieno e inspiegabilmente l’appoggiatore ricompare alle tue spalle, si sposta con la velocità e la grazia di un colibrì o è un’apparizione da film horror ed è pronto a colpire di nuovo, non importa se l’autista non frena. A volte sono le buche per la strada, a volte sono le curve. A volte scappi da un appoggiatore e te ne ritrovi un altro, devi dare vita a questa sorta di danza tribale, girarti e rigirarti finché lui proprio non ce la fa ad appoggiarsi e, con suo sommo stupore, ti ritrovi alle sue spalle. Lo lasci così, sbigottito, il nostro Ricky Martin del 14C, destinazione Careggi, là dove dovresti mandarlo dopo averlo preso a ginocchiate in mezzo alle gambe.

Written by sally

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