Il mondo è un posto parecchio strano. Da quando esiste internet e soprattutto da quando esistono i social lo è ancora di più. Viviamo nel costante bisogno di accettazione da parte degli altri, a volte al punto tale da sopprimere ciò che ci piace, se non piace agli altri. Si rischia di essere etichettati come pessime persone, per esempio, se si ammette di guardare un reality show in tv o di ascoltare le canzoni di qualcuno che è stato ad “Amici“. Per dire. Non che sia materiale buono, ma che ve ne frega a voi? In un mondo in cui tutti volete essere Charlie, se siete grassi volete vestirvi da magri senza che nessuno vi dica niente, la libertà d’espressione non può finire laddove inizia Maria De Filippi. Allora tutto è lecito e ognuno ha i suoi gusti.

Io, per esempio, qualche volta i reality li guardo e non è che mi piacciano, ma ho bisogno di rallentare e di non stare tutto il tempo a elucubrare. Alterno. Poi mi piace parlare dell’ultimo album di Vinicio Capossela, ma se capita vi so dire chi è stata l’ultima fiamma di Belen Rodriguez, che male c’è? Perché dovrei essere una persona peggiore ai vostri occhi? Che dolore vi crea sapere che guardo “L’isola dei famosi” se in fondo so mettere tutte le “h” al posto giusto? Nella vita è importante saper discernere e sui social questa pratica viene a mancare sempre più spesso. Perché i social non sono la vita reale, ma non tutti se ne rendono conto.

Arrivati a questo punto devo confessare un’altra cosa: ho letto dei libri di Fabio Volo. Alcuni perché mi sono stati regalati, altri li avevo a disposizione. Non sarà lo scrittore più originale del pianeta, ma non mi ha provocato dolore fisico leggere i suoi libri. Sono semplici, banali, per leggere con leggerezza, un po’ lo stesso meccanismo della tv trash per non consumarsi il pensiero, che è roba preziosa. Però se proprio devo confessare tutto tutto, leggere un libro di Fabio Volo non mi ha dato fastidio, “Che tu sia per me il coltello” di David Grossman sì, e anche parecchio. Non l’ho mai finito quel libro, quelli di Fabio Volo sì. Tuttavia non è il mio scrittore preferito, non rientra nella mia top ten, della quale fa parte invece Gabriel Garcìa Màrquez, il premio Nobel, perché a parte le sbandate sono una che si tratta bene. Se uno va a cercare su Google e inizia a scrivere il suo nome, però, esce prima Gabriel Garko. Tanto per farvi capire le tendenze.

Superata la difficile fase della confessione numero 1, arriviamo alla confessione estrema e al succo del discorso: siete stati trollati. In queste settimane ho pubblicato delle frasi di Fabio Volo attribuendole a Marquez e una frase di Marquez che ho attribuito a Volo. Il risultato è stato che più di una decina di persone hanno messo il like alle frasi attribuite allo scrittore colombiano, mentre Volo ne ha preso solo 1 e devo considerarlo nullo, perché a metterlo è stata una persona che mette like a tutto quello che scrivo e non per la frase in sé. Quindi zero contro 10-15 like, che non sono tanta roba ma dicono già tutto. Dicono che molti di voi hanno paura di confessare il loro lato trash (se così lo volete chiamare), che è vero che uno non si può ricordare a memoria le frasi di un libro, ma allora non dovrebbe stare a puntare il dito contro i vari Fabio Volo che ci sono in giro, perché non sarebbe in grado di riconoscerli. Questo è più che evidente nel mio esperimento, i miei cari amici che hanno espresso il loro apprezzamento conoscono bene la letteratura e molti di loro conoscono benissimo Marquez. Il problema è non aver conosciuto Fabio Volo, ci siete cascati subito, quindi avete sempre giudicato senza averlo mai letto oppure segretamente sapevate che si trattava di una sua frase e vi siete sentiti rassicurati dalla “copertura” di Marquez. La conoscenza dovrebbe estendersi veramente a tutto, anche le cose che sembrano più inutili prima o poi potrebbero tornare utili. Ve lo dico per esperienza, dall’alto della mia finta spocchia, ma soprattutto vi consiglio di controllare sempre le fonti, anche quando leggete la cosa più insignificante, perché tutto finisce per essere distorto. I social network sono l’immenso gioco del telefono senza fili, l’ho già detto. E adesso ditemi che scheletro avete nella vostra biblioteca, Gramellini non vale.

Written by sally

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