Sparatorie live su Facebook, messaggi su Whatsapp, la tecnologia ha cambiato molte cose e, per quanto spesso ce ne lamentiamo, sotto diversi aspetti si può rivelare utile. Ma come tutte le cose, finisce facilmente nelle mani sbagliate, l’effetto distorto è dietro l’angolo.

Non stiamo vivendo un bellissimo periodo della storia, però siamo tutti grandi opinionisti, nessuno escluso. L’informazione è cambiata, è veloce, famelica, spesso alterata, come il gioco del telefono senza fili, che bisbigli all’orecchio dell’amico vicino la parola “albero” e all’ultimo di turno arriva magari “sedimentazione”. È bello, devo ammetterlo, che tutti possano avere la possibilità di sapere cosa succede da una parte all’altra del mondo e anche che possano liberamente scegliere quanto e se interessarsene. Meno bello è, invece, sapere che l’ignoranza imperversa laddove esistono centinaia di strumenti per farsi una cultura e forgiare la propria conoscenza. La curiosità non è per tutti e spesso trionfa la pigrizia, ma se volete lasciarla trionfare senza muovere nemmeno un dito, il mio consiglio è quello di continuare a giocare a Pokémon Go o Candy Crush, senza dissertazioni su Brexit, elezioni americane e attentati, che siano a Nizza o a Dacca. Non pretendo che abbiate una laurea e siate competenti nelle materie di cui si disquisisce allegramente su Facebook e Twitter, ma mi piacerebbe sentir parlare e leggere di cose scritte con cognizione di causa. Per esempio al posto di scrivere di getto, leggete qualche riga di storia, di politica, di religione o qualunque sia l’argomento trattato. Così, tanto perché è bello saperle le cose. La creatività conservatela per altri momenti, altri settori.

Mi sono svegliata per caso questa notte e ho visto le orribili immagini dell’attentato di Nizza. Da anni ormai esperti e non si chiedono quale sia il confine tra il buonsenso e l’informazione dovuta, ma da quando esistono i social e tutti gli imbecilli – per citare Eco – hanno diritto di parola, quel confine sembra non esistere più, è crollato, rimangono le macerie. Così stamattina avevo la bacheca invasa di cadaveri, solo foto, niente commenti. Al massimo qualche cuoricino, quale “Rip”, nessuna informazione aggiuntiva. Niente che i media non avessero già mostrato. Lo sciacallaggio mediatico è un argomento che richiede un post a parte, quello che mi preme è sapere di preciso cosa volete comunicare quando pubblicate foto di gente morta. Io la vedo come una mancanza di rispetto e non come un gesto carino, nè come una sorta di preghiera social per le anime di quelle povere persone. Perché domani, quando starete passeggiando mangiando un gelato o avrete i piedi abbrustoliti su qualche spiaggia o l’acqua del mare sarà particolarmente limpida, l’immagine di una bambolina che giace accanto a un cadavere coperto sarà già un lontano ricordo e sarete pronti a raccontarci della vostra vita. Non perché non ci sia bisogno di leggerezza – ce n’è eccome – ma perché non si può mescolare tutto in un grande calderone puzzolente, bisogna saper discernere, questo è fondamentale per lo sviluppo di un sano senso critico. Voi, sopraffatti dall’effetto Dunning-Kruger, che siete Charlie e vi battete per la libertà di opinione, siete i primi a distruggere ogni possibilità di far sì che questa libertà si regga ancora in piedi, siete voi che le opinioni le uccidete o, meglio ancora, non siete nemmeno in grado di generarle. Siete tanti pappagalli, di cui solo una piccola percentuale impara davvero a leggere quello che vede, nelle immagini, negli articoli, intorno a sé. Per il resto la foto di un cadavere fa tendenza tanto quanto l’ultima trovata di marketing di qualche membro del clan Kardashian. Sentitevi pure liberi di esprimervi nel modo che più vi si addice, ma fate qualcosa per non continuare ad innalzare questa montagna di ignoranza, che travolge pure quelli che quotidianamente si spendono e si impegnano per creare qualcosa di buono e informare correttamente.

Vi lascio con un evergreen, indispensabile in momenti critici come questo. Nessuno qui vuole indicare la retta via, è solo un piccolo suggerimento, quello di prendere in considerazione la sottovalutatissima arte del tacere.

Written by sally

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