Nel 1971 Alighiero Boetti comprò un biglietto di sola andata per la destinazione più lontana possibile. Partiva dopo aver incassato un assegno per la sua mostra, partiva alla ricerca dell’antenato Giovan Battista Boetti e da lì stava per dare inizio a una delle sue opere più celebri. Fu l’incontro con le ricamatrici afghane a segnare la svolta, a portare a quello che da oggi a Firenze potete ammirare in occasione della mostra “Alighero Boetti – Il filo del pensiero“, a cura di Luca Tomìo e con le fotografie di Randi Malkin Steinberger.

Alighiero Boetti, l’arte della semplicità

Mentre l’Occidente aveva una supremazia totale sull’arte, Alighiero Boetti portava un contributo tutto orientale nell’arte contemporanea, spogliandola di tutte le sue sovrastrutture. Le piccole tele con le lettere ricamate dalle donne afghane esprimono pensieri e concetti semplici, colorati, immediati. Ma dietro c’è molto altro, c’è la storia di Boetti che tornava due volte all’anno in Afghanistan (fino alla guerra del 1979, proseguiti anche a Peshawar, in Pakistan), che manteneva i contatti con le ricamatrici preoccupandosi delle loro condizioni di lavoro e che non fossero bambine. L’etica che si intreccia con l’arte pura e quella semplicitas tanto cara all’artista.

Osservando le piccole tele colorate e piene di lettere, messaggi filosofici e pensieri, non stiamo a perderci in elaborazioni concettuali ed elucubrazioni. Non siamo di fronte a un artista che costruisce cumuli di paroloni per enfatizzare un’opera che non arriva e che tutti fingono di comprendere per quella gentilezza che un po’ è anche imbarazzo, quel non volersi sentire fuori luogo. Boetti è impatto, frasi semplici e basilari che portano alla luce un’arte fatta da donne comuni, capaci di portare avanti con sapienza le loro tradizioni, con tutti i loro piccoli errori e le imperfezioni, il filo del pensiero di Alighiero Boetti esprime concetti universali, di quelli che smuovono chi osserva, con i colori che esplodono. L’opera poi ha alle spalle una storia esemplare di umanità e tutta la semplicità che comportano situazioni e sensazioni del quotidiano, la fatica e il lavoro delle donne afghane; ogni filo nasconde le loro storie, una piccola parte di loro è rimasta incastrata tra le trame e poi elevata ad arte, resa a suo modo immortale, a dispetto del tempo e della storia che passano trascinandosi dietro vorticosamente ogni cosa.

“I quadri, le opere d’arte sono sorgenti continue di parole e di pensieri. Ma il cerchio non si chiude. C’è sempre questa rotondità per cui le cose sono infinite, continuano e variano”

Alighiero Boetti

La forza del centro (1990)

La forza del centro (1990)

Info utili

Sala Esposizioni dell’Accademia delle Arti del Disegno
via Ricasoli n. 68 (angolo Piazza San Marco)
Firenze

La mostra sarà visitabile fino al 20 maggio nei seguenti orari:
da martedì a sabato: ore 10.00 – 13.00  / 17.00 – 19.00
domenica: ore 10.00 -13.00
Lunedì chiuso.
Ingresso libero.

Written by sally

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