Il Club 27 dà il suo benvenuto a Amy Winehouse. Inaugurato nel fittissimo 1969 con Brian Jones, il club nel corso degli anni ha raccolto i migliori volti della musica, alcuni davvero leggendari, quali Jimi Hendrix, Janis Joplin e Jim Morrison, le tre J, quelli che avremmo forse voluto veder svanire dopo degli altri.
E adesso anche Amy Winehouse dà il suo addio al mondo crudele e con un mix letale di droghe e alcol, chiude in bellezza il lavoro che aveva da tempo cominciato. Dispiacersi oppure no? I drogati sanno a quale destino vanno incontro e lo sapeva anche Amy, ricoveratasi più e più volte. Lei che cantava che in rehab non ci sarebbe andata, è rimasta fedele alla sua bottiglia di vodka fino all’ultimo, anche quando i dottori le hanno detto che sarebbe andata male e nel peggiore dei modi.
Mito o esempio da non seguire? Tra un Jimi Hendrix che affoga nel vomito e un Kurt Cobain che si spara in testa, c’è ben poco di esemplare, quindi, ragazzi: don’t try this at home. Ma questi 27 non saranno diventati davvero un traguardo inquietante? E’ il tempo concesso al talento per esprimersi, diffondersi, e poi svanire per rimanere un mito?
Questo articolo simula un servizio di studio aperto
