Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Ora ti compro, dammi tempo: Berlusconi è un lampedusano

Tags: , , , ,

Il potere di GOGOL è immenso. Si può trovare casa a buon prezzo. Qualcosa che non vada sopra i due milioni di euro. Magari su un’isoletta siciliana che giace in mezzo al mare, dove ci sia abbastanza movida da non annoiarsi. Che so, sbarchi di clandestini a tutto spiano, cose così, da adrenalina, insomma.

Applausi e gioia a Lampedusa, Silvio Berlusconi la vuole candidare al Nobel per la Pace (GUARDA IL VIDEO). Io il Nobel lo darei a Silvio. Ha comprato casa a Lampedusa per diventare lampedusano. Una bella casa vista mare. Vi mostro le foto pubblicate dall’agenzia. E’ bastato un click per salvare un’isola. Adesso Lampedusa spera che questo saggio acquisto del premier possa risollevare il turismo, che boccheggia da quando sul’isola non fanno che arrivare volti scuri e spaventati, con lo stomaco sottosopra, sporchi e sudici. Silvio è profumato, sorride, la sua voce è radiosa, sembra eterno, quest’uomo che promette il paradiso a tutti. Purtroppo, sembra eterno. Mentre il giorno del processo si avvicina, il nostro eroe si rivela impeccabile e incredibilmente presente.

Ha così tanti soldi che si compra villa Le Palme, ma non regala un posto a chi è arrivato la notte prima, la mattina, il pomeriggio, ringraziando Dio, Allah o chi per lui, di averlo fatto arrivare. Vivo. Pensa alla terrazza, Silvio, dove magari potrà fare il Bunga Bunga con qualche bellezza nordafricana, spulciando tra i nuovi arrivi, qualcosa di buono si troverà.

Lodato e applaudito, Silvio si sente come un dio, sorridente davanti al popolo lampedusano che sembra aver visto il Salvatore. Perché Silvio, ricordate, è come la charitas e prima o poi ci salva tutti, diamogli tempo.

Foto: vulcanoconsult.it

Ora sono sereno, dammi tempo: Saverio Romano, il Ministro Mafioso

Tags: , , , , , ,

Ormai dire “mafioso al Governo” sarebbe come dire “spogliarellista in un night club“, cosa c’è da stupirsi? Il Governo attuale da tempo ormai predica la lotta contro la mafia e mostra con orgoglio i progressi raggiunti in questi anni tra un TG1 e un Tg4, ma se poi ci scappa un Ministero per un indagato, che problema c’è? Se il Presidente del Consiglio è l’uomo più perseguitato dalla giustizia degli ultimi 150 anni, il problema non sarà di certo Saverio Romano, nuovo Ministro per le Politiche Agrarie.

Saverio Romano

Solamente a settembre 2010, Saverio Romano abbandonava l’UDC senza risparmiarsi le polemiche e sul suo sito ufficiale commentava il suo possibile ingresso tra le fila del Governo con un titolo già di per sé eloquente, che recitava “Non sono interessato alle offerte di Berlusconi“:

Leggo già da diversi giorni di un mio inserimento in una lista di futuri sottosegretari del governo, ma è evidente che si tratta di fantasticherie. E’ chiaro che il premier ha tutto l’interesse a cavalcare l’onda del dissenso che ho espresso all’interno dell’Udc, ma la mia è una posizione politica dettata dalla voglia di dare un contributo alla crescita del nostro Paese. Non so quindi se piangere o ridere davanti a ciò che hanno scritto i giornali in questi giorni.

Davanti a tutte queste fantasticherie, evidentemente l’attuale Ministro deve aver perso la testa, poiché nel corso di pochi mesi ha cambiato idea. Ma diamo un’occhiata ai suoi guai giudiziari e cerchiamo di capire se il suo è un curriculum valido per entrare in politica e gestire l’agricoltura italiana. A leggere nomi come Cuffaro e Ciancimino, sembra proprio che Saverio Romano, palermitano, classe 1964, sia uno dei migliori candidati in circolazione:

  • Dal 1997 al 2011, Saverio Romano è stato presidente dell’IRCAC, ente creditizio siciliano. Da qui, galeotto fu l’incontro con Gianni Lapis con il quale Romano collaborò in qualità di consulente. Gianni Lapis è il prestanome di Ciancimino, Romano non ha alcun problema a negare di averlo conosciuto e successivamente ad ostentare tutta la sua sicurezza e tranquillità, rivelando ai magistrati:

Non ho alcun problema a dirle che lo conosco: fino a qualche anno fa era per tutti solo uno stimato avvocato tributarista e un docente universitario. Lapis è stato soprattutto consulente dell’Ircac, di cui ero presidente. Quando arrivai, lui era già lì da anni. Non sapevo che avesse altri interessi al di fuori di quelli del suo studio. Quando sono diventato deputato mi avrà cercato una volta al telefono per parlare, credo, di riforma fiscale.

  • Nel 2003, una volta iniziati i problemi giudiziari di Totò Cuffaro, iniziano anche quelli di Saverio Romano, fedelissimo compagno d’avventura. Su Totò Cuffaro pende una condanna di sette anni per favoreggiamento a Cosa Nostra e rivelazione di segreto d’ufficio, tanto per capire l’andazzo della compagnia.
  • Tra gli incontri eccellenti di Saverio Romano, rientra anche il boss mafioso Giuseppe Guttadauro. Saverio Romano lo incontrò per assicurarsi il suo sostegno elettorale.
  • Nel 2005, un altro personaggio legato a Cuffaro (ma anche alla famiglia Mandalà di Villabate), Francesco Campanella, rivela che Saverio Romano (all’epoca era Sottosegretario al lavoro del Governo Berlusconi) era stato eletto con i voti della mafia. Consapevolmente anzichenò. Ne dà conferma anche Nino Mandalà: un uomo, una garanzia.
  • Due anni fa è stato proprio Massimo Ciancimino a dichiarare che Saverio Romano è stato destinatario di un’ingente somma di denaro, che ammontava a 1.300.000 euro in contanti. Fu proprio Romano a prelevarla da un conto svizzero e la somma era necessaria ai fini di corruzione e parte della somma era destinata a Cuffaro.
  • Appena ottenuto l’incarico in qualità di Ministro delle Politiche Agrarie, Saverio Romano nomina Antonello Colosimo come nuovo capo di Gabinetto. Chi è Colosimo? Per farla breve, uno di quelli che ebbe un attacco di ridarella mentre L’Aquila cadeva a pezzi a causa del terremoto.

Tuttavia, Saverio Romano si dice sereno e non ha alcun problema a fare il Ministro. A giudicare dalla lista di misfatti, Romano ha la coscienza a posto e merita il ruolo che gli è stato affidato più di chiunque altro.

Non potrei essere più sereno leggo su Repubblica che i magistrati vorrebbero chiedere alla Camera dei deputati l’autorizzazione a utilizzare alcune intercettazioni che mi riguarderebbero: non ho nulla da nascondere, che siano pure utilizzate quelle intercettazioni, se esistono davvero. Intanto, faccio con serenità il ministro dell’Agricoltura. E le assicuro che ho tanti progetti, perché è l’agricoltura che ha unito l’Italia.

Se proprio dobbiamo essere un Paese sporco, dobbiamo esserlo fino in fondo.

Ora ti bombardo, dammi tempo: la carta delle Nazioni Unite

Tags: , , , , , , , , , ,

Ci sono alcuni documenti, alcune Convenzioni e trattati che uno studente di diritto internazionale dovrebbe conoscere a memoria e che deve ritenere sacri come fossero la Bibbia. Secondo il mio opinabile parere, certi documenti, certe Convenzioni e trattati, dovrebbero essere resi noti a tutti obbligatoriamente, e non solo a coloro che decidono di studiare, perché le nostre vite, burocraticamente, socialmente, psicologicamente, pragmaticamente e bellicosamente parlando, dipendono da quei pezzi di carta, le cui parole, spesso e volentieri, vengono girate e rigirate fino ad ottenere il senso voluto.

In questi giorni la comunità internazionale sta offrendoci uno spettacolo di quelli che non si vedevano da anni e le parole che vengono pronunciate più spesso sono “missione sotto l’egida dell’ONU“. Ma che cos’è l’ONU e quali sono i suoi compiti, i suoi doveri?

Nata dalla Carta di San Francisco il 26 giugno 1945, l’Organizzazione delle Nazioni Unite, come ogni organizzazione che si rispetti, è dotata di uno statuto, che ne spiega le funzioni e quindi ne motiva l’esistenza. Il preambolo della Carta delle Nazioni Unite, recita che i popoli delle Nazioni Unite sono “decisi (corsivo originale) a salvare le future generazioni dal flagello della guerra“. Teniamo in considerazione l’anno di nascita dell’associazione, il 1945. La comunità internazionale, proprio come accadde con la nascita della Società delle Nazioni tempo prima, era più intenzionata che mai a far cessare la guerra una volta per tutte. Diciamo anche che i presupposti affinché ciò accadesse erano un po’ campati in aria, se consideriamo che il 6 agosto dello stesso anno, gli Stati Uniti sganciavano un “Little Boy” su Hiroshima e, non contenti, successivamente un “Fat Man” su Nagasaki. Alla faccia delle buone intenzioni.

La Carta (vi invito a leggerla, cliccando qui) è adorna di bellissime parole, sognanti e pacifiste: uguaglianza, solidarietà, tolleranza. L’attacco armato, sia per quanto riguarda l’ONU che le norme generali di diritto internazionale, deve essere preceduto da tutte le azioni coercitive possibili che possano escludere l’uso della forza. Il problema è che le potenze fremevano, avevano delle bombe in più in magazzino e Gheddafi, diciamolo, aveva anche un po’ stancato. Quindi via con la “missione“. Questa volta non la chiamano “missione di pace”, nessuno ha parlato di “peace keeping”, “peace enforcement”, “caschi blu”, ma tutti pronunciano la parola guerra solo per negarne l’esistenza. Un po’ come quando si parla della mafia. Questa non è una guerra, che sia chiaro. E’ una missione. Stiamo salvando la Libia. Tanto Gheddafi mente. Non c’è tolleranza o norma che tenga, bisogna attaccare, anche se chiede il cessate il fuoco, sta bluffando. Come in una partita di Risiko, quindi t’attacco.

Vorrei far presente che i primi ad accogliere il dittatore libico a braccia aperte, sborsando fior fior di euro per garantirgli ogni comodità, sono stati proprio quelli che hanno deciso di prendere parte alla missione per primi. Francia e Italia, determinate come non mai a difendere il loro caro Mediterraneo, mentre dagli USA il presidente Obama, quello pacifista, quello delle promesse e della fine di ogni conflitto, tiene i fili di questi burattini e li muove, qua e là, tanto gli eroi, che bombardino oppure no, hanno sempre la faccia a stelle e strisce. Ora ti bombardo, dammi tempo.

Di Roberto Saviano, della macchina del fango e di sogni

Tags: ,

Appena ho sentito che c’era Roberto Saviano alla Feltrinelli, mi sono messa a correre come una pazza per arrivare in tempo sul posto, illusa di riuscire ad entrare in libreria a mezz’ora dall’inizio dell’incontro. Di fronte alla Feltrinelli mi sono ritrovata uno schermo, per me e tutte le altre persone che avevano avuto la mia stessa idea, un po’ come succede con le macchine a Ferragosto.

Non appena ho avuto il tempo di fermarmi a pensare, poi, mi sono chiesta: ma che ci fa Roberto Saviano in una libreria? Non sarà pericoloso? Nel corso della serata, è stato lo stesso Saviano a darmi una risposta e dopo l’occasione mancata a settembre in occasione della settimana di Emergency, ho avuto finalmente la possibilità di ascoltarlo.

Dicevamo, perché in una libreria? Nella libreria sono custodite le parole e le parole, seguendo la scia del pensiero di Benigni, sono un’arma che mette paura ai potenti e tra i libri e le parole, Roberto Saviano si sente protetto, ancora di più. Mentre gli uomini della scorta gli girano intorno sospettosi, Roberto Saviano si avvale del potere della parola e dei libri, dentro e fuori è un mare di applausi e standing ovation; Firenze, come il resto del Paese, sta festeggiando l’Unità d’Italia con una notte tutta tricolore, e anche se non molto distante suona la banda, noi rimaniamo incantati ad ascoltare le storie di quest’uomo.

Sono le parole a fare paura al potere ed il fatto che le parole possano risvegliare le persone dormienti. Ci sono tanti esempi nella storia che possono testimoniarlo. L’Italia è un Paese dormiente, ma il fatto che così tanta gente si avvicini alla libreria per ascoltare Roberto Saviano, quelle parole che potrebbero far tremare la macchina del fango e far saltare qualche pezzo di ferraglia, mi consola. Eravamo in tanti e spero che almeno buona parte di quei tanti abbia colto il senso dei discorsi dello scrittore, che bisogna essere sognati e bisogna sognare per realizzare qualcosa. E che non bisogna lasciar atrofizzare il muscolo della democrazia, ecco. Non dobbiamo lasciar sempre perdere, lamentarci e lasciar perdere. Dobbiamo conoscere, sapere, parlare, raccontare, diffondere, dire, fare, agire, sognare.

Ora ti nomino, dammi tempo: il Grande Fratello è pilotato

Tags: , , , , ,

Che sorpresa, in questi giorni la realtà mi ha destato dal sonno profondo in cui riversavo da diversi lustri, forse dal giorno della mia nascita.

Mentre vagavo nei meandri del web a caccia di notizie succose ed interessanti del tipo: Belen Rodriguez è incinta? Alessia Marcuzzi partorirà in diretta al Grande Fratello? Simona Ventura in realtà è la sorella della bambola assassina? Antonella Clerici è stata tradita perché a Sanremo aveva un vestito troppo brutto? ho scoperto una cosa che ha sconvolto la mia esistenza e quella degli italiani in maniera irreversibile.

Il Grande Fratello è pilotato.

Guendalina scopre che il GF è pilotato

Mi è scappato spontaneamente un rumorosissimo “Nooooo!” e mentre mi sfuggiva di bocca, mi sono resa conto che tutta la gente intorno a me, nelle case, nelle strade, negli autobus, stava facendo la stessa cosa nell’apprendere la notizia e lo stivale si era trasformato in un coro di “Nooooo!”. Gli italiani, come me, adesso si sentono presi in giro perché hanno scoperto che il Grande Fratello decide tutto e che quindi ogni sorpresa che va in onda il lunedì sera è una bufala. Forse non si erano mai chiesti perché durante la settimana Alessia Marcuzzi facesse le prove per la trasmissione e perché ogni settimana c’è uno scoop diverso, alimentato di volta in volta a seconda della situazione per le settimane a venire, eccetera, eccetera.

Questo va a dimostrazione del fatto che gli italiani (come me, certo) siano delle pecorelle che vanno dietro al pastore, senza curarsi d’altro, se non di ricevere la porzione d’erba che spetta loro, per poter ruminare in tutta tranquillità. Quindi, oh Grande Fratello, dacci oggi il nostro scoop quotidiano e noi te ne saremo grati.

Se l’Italia attualmente è in ginocchio (o in altra posizione, a voi la scelta, de gustibus non disputandum est) è per lo stesso identico motivo. Vogliamo lo scoop scottante e non vogliamo preoccuparci d’altro, fin quando qualcuno promette di fare per noi. Fin quando qualcuno promette di vivere per noi delle emozioni preconfenzionate e di fattura scadente dentro una scatola a Cinecittà, allora sta andando tutto bene. E fin quando qualcuno promette per noi meno tasse e più amore, allora va tutto bene. Anche il Bunga Bunga. George Orwell, che di Grande Fratello parlò per primo anche se la cosa, ainoi, è sconosciuta ai più, che pensano sia una geniale trovata del mondo televisivo, non avrebbe mai immaginato che al mondo si potesse degenerare fino a tal punto. Ma queste sono quisquilie, piuttosto, ditemi un po’ chi volete che esca dalla casa, la prossima settimana.

L’Italia è un Paese libero: God Save the Premier

Tags: , , , , , ,

Ok, ho deciso. IlGiornale.it è il mio preferito. Addio al Corriere e Repubblica e PeaceReporter e quant’altro, io oggi dichiaro ufficialmente il mio amore per IlGiornale. Perché è come Emilio Fede: mi fa ridere. E si sa che in questo mondo crudele, c’è un infinito bisogno di sorrisi.

Mi spiace sembrare monotona, ma l’argomento m’appassiona, come succede un po’ a tutti gli italiani. Silvio Berlusconi ogni giorno ci offre così tante argomentazioni che se lo vedessi lo bacerei e lo ringrazierei senza chiedergli un centesimo. Ci lamentiamo sempre che al giorno d’oggi stiamo sempre abbracciati ai monitor dei pc e non c’è comunicazione. Meno male che Silvio c’è, perché tanto “Silvioberlusconi” è un termine (sì, uno) più gettonato di “Facebook” e se non ci fosse Silvio, Facebook a un certo punto non ci offrirebbe molto materiale di cui discutere, a meno che qualcuno non saccheggi le nostre fattorie di Farmville. Lui lo fa per noi.

Il prossimo 25 marzo al cinema arriverà un documentario che ha già suscitato scalpore. E’ “Silvio Forever” e la Rai ha deciso di non passare il trailer nelle sue reti, perché è “inopportuno” e perché non rende giustizia alla memoria della defunta cara madre di Silvio Berlusconi. E poi perché utilizza male la satira. Puntuale, arriva l’attacco da IlGiornale.it, contro la LuckyRed che ha osato proporre una pellicola così scandalosa e sacrilega. Dopo un’indignata introduzione, Pedro Armocida ci offre qualche delucidazione sulla casa di produzione:

A portarla nelle sale sarà la Lucky Red di Andrea Occhipinti che già in passato ha firmato un altro tassello di quella che sta diventando una vera e propria documentaristica antiberlusconiana, Viva Zapatero! di Sabina Guzzanti. Le due operazioni hanno molto in comune, a partire dall’effetto sorpresa.

La teoria del “giornalista” è che un film annunciato last minute ottenga più successo di uno annunciato con largo anticipo. Come nel caso di “Silvio Forever“. Ma tanto per tornare alla Guzzanti, “Draquila” di scalpore ne ha fatto eccome, ma se la memoria non m’inganna, se n’è parlato per mesi, senza che fosse intaccato il suo successo.

La particolarità però è che la società di Andrea Occhipinti da un lato è la protagonista di film che mostrano Berlusconi come il diavolo, dall’altro con il Premier intesse affari. E non marginali. È infatti noto che tutti i film del catalogo Lucky Red (circa 200) sono stati comprati dalla berlusconiana Medusa per la distribuzione in dvd.

Andrea Occhipinti sarebbe un voltagabbana cronico e Silvio Berlusconi è il martire di tutta questa spiacevole situazione mediatica, ormai tramutatasi in complotto internazionale. Perfino in Finlandia contestano il premier e giù di raccomandazioni: non toccare la nipote di Babbo Natale! Tanto ha già dato quella (finta) di Mubarak e a quanto pare, viste le conseguenze ed il successo, pare che abbia dato davvero molto.

E sempre la società del gruppo Mediaset sarà quella che si accollerà la maggior parte dei rischi del nuovo film di Paolo Sorrentino This must be the place con Sean Penn che ha un budget molto importante per un film italiano, 28 milioni di euro, a cui partecipa anche la Lucky Red (oltre a Indigo e Intesa Sanpaolo). Anche se poi sarà solo Medusa a scommettere nella distribuzione nelle sale tanto che lo stesso Occhipinti ammette: «È la prima volta che collaboriamo in un film che non verrà distribuito da noi». Anche per questo si respira un certo malumore nei corridoi di Medusa per un’operazione come quella di Silvio Forever che qualcuno potrebbe definire di «killeraggio cinematografico».

Non possiamo che dedurre che Silvio Berlusconi, proprio come hanno testimoniato in moltE, ha un cuore immenso e anche se il mondo ce l’ha con lui e nelle sue case di produzione continuano a screditarlo, lui non demorde e regala all’Italia tutta la libertà che merita. Grazie, Silvio, e grazie, Medusa, perché il 25 aprile potremo vedere il nostro Presidente del Consiglio virtualmente lapidato sul grande schermo. Lo immagino già, Silvietto, in lacrime perché l’Italia non lo comprende, ma ancora una volta non si arrenderà e sfoggerà un enorme sorriso. E pensare che di lui dicono che sia un pagliaccio, mentre ci offre in dono cultura e libertà.

Di Maria Aragon e di altri talenti del nostro tempo

Tags: , , , , , , , , , ,

Siamo nell’epoca del fast food, cibo veloce e veloce tutto ciò che si può velocizzare. Possibilmente anche la crescita. Non c’è poi da scandalizzarsi se i giovani d’oggi a 11 anni abbiano già bevuto il primo cocktail, abbiano perso la verginità ed abbiano sperimentato qualche droga. Per la gioia di Silvio Berlusconi (immancabile, lui), la maggiore età si può tranquillamente abbassare, facciamo a 14, tanto si sentono tutti maturi.

Il prodotto finale è una classe di disadattati e sbandati che non sa dove andare, ma punta al successo. Ma successo de che? Oggi è arrivata una notizia che da un lato non può che fare molto piacere, dall’altro può solo suscitare malinconia ed infinita tristezza. Maria Aragon ha dieci anni, ed ha un talento spaventoso. Sa suonare il piano e sa cantare divinamente. Ma ha dieci anni. I genitori hanno avuto una geniale idea, comune a molti genitori anche quando ci sono in ballo bambini più piccoli che magari si cimentano nel canto, o conoscono le capitali, di pubblicare il video su YouTube. Adesso è cliccatissimo, perché lo ha scoperto Lady Gaga e vuole duettare con la bambina, perché ha realizzato una cover di “Born this way” che fa rabbrividire per quant’è brava, perché è una sua fan, perché sarà una trovata mediatica. O perché Justin Bieber e Miley Cyrus ormai sono vecchi e va per la vecchiaia anche Taylor Swift.

Maria Aragon

Già, sono tutti sui diciotto e dintorni, ma ormai sono vecchi. Vogliamo la carne fresca, e non quella che è passata alla maggiore età, che già inizia a puzzare un po’ di marcio. Ancora ci stanno bene i figli di Will Smith, Willow potrà durare un po’ di più perché ha ancora dieci anni, ma ha già girato mezzo mondo per il suoi tour e le sue ospitate e si atteggia a diva cinquantenne sui red carpet.

Justin Bieber ha un piccolo problema con la pubertà ed oltre ad aver cambiato taglio di capelli, presto avrà una voce che non sarà capace di intonare i fastidiosi acuti che fino ad ora hanno fatto impazzire le ragazzine. E poi spunterà un nuovo talento, con un taglio più cool, su un altro video di YouTube. Magari troverà una storia commovente, più di quella di Bieber, e stregherà milioni di fan disposte a morire per il suo amore.

Io rimango sbalordita di fronte alla straordinarietà di certi talenti (non quello di Justin Bieber, sia chiaro), ma poi mi fanno anche un po’ pena. Vengono sballottati a destra e a manca, truccati, incipriati, addestrati e programmati come macchine e ci ritroviamo di fronte a generazioni che non sognano altro che questo. I lustrini, la fama, il palcoscenico, la folla che acclama. Dopo un anno o poco più, finiscono per essere dimenticati e si fanno le pere in qualche motel di periferia, per non farsi beccare da obiettivi indiscreti. Macaulay Culkin è il primo della lista, in tempi più “recenti”. Abbiamo Britney Spears, Lindsay Lohan, Miley Cyrus che ci va piano piano ma dopo il bong e la salvia allucinogena ha preso il via pure lei. Demi Lovato, autolesionista ed una lista infinita di teen stars che hanno già vissuto tutte le esperienze possibili tranne una: l’adolescenza.

Quella che dicono sia la parte più bella e turbolenta della vita. Loro la passano negli alberghi di lusso, sotto i flash dei fotografi, rilasciando interviste su tacchi impossibili, credendo che le loro opinioni sulla politica e il sesso abbiano davvero importanza. Ed hanno tutto quello che vogliono e molto, molto di più. Solo si sono dimenticati di un piccolo particolare, una volta finiti nel vortice del successo: di vivere veramente.

© 2009 Ora Muoio, Dammi Tempo. All Rights Reserved.

This blog is powered by Wordpress and Magatheme by Bryan Helmig.