Ora Muoio, Dammi Tempo

I morti sanno soltanto una cosa: che è meglio essere vivi.

Un calippo e ‘na bira: ora muoio per davvero, dammi tempo

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L’altra sera ho visto Chiambretti che ospitava le due celebrità dell’estate: le due ragazze di Ostia che non conoscono altra lingua al di fuori del dialetto romano e che hanno inspiegabilmente avuto un successo clamoroso con il video sottotitolato che le prende palesemente in giro.

Tutti i telegiornali, a parte il web, a parlare di queste due. Si è capito che in Italia non abbiamo eroi e miti da seguire, ci piace fare raccolta di ignorantoni e farli spopolare. Forse per sentirci meno peggiori di quel che siamo? I fenomeni da baraccone rassicurano l’ego dell’italiano medio?

Chiambretti non è stato, al solito suo, clemente con le ragazze, che sembravano essere state stordite e piazzate sulle poltrone e ridevano senza mai capire il senso di una frase intera, al massimo qualche parola.

Il bello è che oggi mi è capitato di vedere che sono anche a Verissimo, mentre spiegavano di avere un agente che si cura dei loro impegni. Quindici anni, due volte bocciate alle scuole medie, l’italiano un ricordo lontano, voja de studià saltami addosso, sguardo vuoto e risata ebete. Poi che gusto c’è a farsi prendere in giro in diretta tv davanti a tutta Italia, qualcuno me lo spieghi.

E qualcuno mi spieghi perchè l’Italia vuole vedere questi due esseri privi di materia grigia, a questo punto decreto il mio decesso morale. Poi muoio tutta, datemi tempo.

Pablo Neruda: 12 luglio 1904 – 23 settembre 1973

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Saprai che non t’amo e che t’amo
perché la vita è in due maniere,
la parola è un’ala del silenzio,
il fuoco ha una metà di freddo.

Io t’amo per cominciare ad amarti,
per ricominciare l’infinito,
per non cessare d’amarti mai:
per questo non t’amo ancora.

T’amo e non t’amo come se avessi
nelle mie mani le chiavi della gioia
e un incerto destino sventurato.

Il mio amore ha due vite per amarti.
Per questo t’amo quando non t’amo

e per questo t’amo quando t’amo

Pablo Neruda

Justin Bieber-mania: quando il fan è troppo fan

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Quest’oggi non mi soffermerò sulle vicende che attanagliano et tormentano il nostro pianeta, piuttosto mi soffermerò solo su una di queste. Per quanto piccolo e insignificante possa essere, Justin Bieber è uno dei più grandi problemi che l’umanità dovrà affrontare e, possibilmente, estirpare.

Pensate che questo giovine talento, come lo chiamano i fanS, ha solamente sedici anni, il ché sta a significare che ha ancora un lungo futuro davanti a sè, salvo attentati.  Io sono una persona da sempre schierata contro la violenza, però certe volte mi vengono i dubbi: perché il fan sfegatato va a sparare a John Lennon che un suo perché ce l’aveva, e invece Justin Bieber  gira con la Ferrari e si slinguazza sui sedili posteriori delle auto come ogni sedicenne che si rispetti?

Ecco, il punto è proprio questo. Justin Bieber ha tradito le sue fan. A sedici anni il ragazzo è circondato dalle donne più belle dello star system che lo sbaciucchiano e lo coccolano, mica scemo. Finchè ha l’età, uno ne approfitta. Tra l’altro il talento di Justin, o JUSS, potrebbe essere compromesso dalla crescita che gli sta cambiando la voce e magari se tra cinque anni canta “Baby” con la voce di Dolph Lundgren (“Ti spiezzo in due“, per intenderci) nessuno si addolcisce più alla sua vista, e a quella del suo casco di capelli che i Beatles in confronto lottavano contro la calvizie.

Anyway è successa questa tragedia: tra le coccole di Katy Perry e quelle di Kim Kardashian (tra l’altro minacciata di morte dalle fan), Justin Bieber ha baciato una ragazza. Così è scoppiato il putiferio. Io di fan accaniti nella  mia vita ne ho visti, letti e sentiti parecchi, ma quelli di Justin Bieber hanno battuto anche quelli di Mauro Marin, sono arrivati alle minacce di morte anche questi. La seconda cosa fondamentale è che sono tutte donne, al massimo qualche ghei. Ma le donne sono davvero terribili quando si mettono.

Questa povera baciatrice è diventata automaticamente “troia”, minacce di morte da tutto il mondo, Justin Bieber si ritrova dietro di sè una schiera di ragazze possedute dall’ormone, in qualunque posto vada. Per esempio, vi consiglio di leggere i numerosissimi commenti delle fan indignate, qui. Trovo la cosa davvero sconcertante, io non ho mai fatto nulla di simile in vita mia, nemmeno nella fase più bassa e triste della mia frustrata adolescenza.

Insomma, il perché di tanto subbuglio mica l’ho ancora capito io. Mi chiedo quale sia il confine tra fan e fanatismo estremo, tra apprezzamento ed ossessione. Ma ancor di più mi chiedo, cos’ha fatto di tanto eclatante questo Justin Bieber, a parte distruggere i timpani di chi ancora apprezza la buona musica? No, perché se mi dite che è per la forma del cuore che fa con le mani, quella la so fare pure io eh.

Justin Bieber

Emergency chiude col botto a Firenze

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Tremila persone sono rimaste fuori dal Mandela Forum a guardare la serata dagli schermi, circa diecimila all’interno, e questo è accaduto per la seconda volta. Firenze ha ospitato gente da tutta italia per l’incontro nazionale di Emergency, che si è tenuto dallo scorso 7 settembre e si concluderà oggi, 12 settembre, con gli incontri presso l’Auditorium del Palazzo degli Affari di piazza Adua, punto facilmente raggiungibile, poichè si ritrova proprio fuori dalla stazione.

Oltre alla presenza dell’immancabile Gino Strada, accompagnato dalla figlia Cecilia, ora presidente di Emergency, anche la presenza spirituale di Teresa Strada, ad un anno dalla sua morte, che ancora oggi viene ricordata da tutti con immenso affetto. E poi innumerevoli progetti di cui parlare, momenti goliardici alternati a momenti di serietà ed una voragine di emozioni già a partire dalla prima sera, anche se i programmi, proprio nello stile di Emergency, non sono andati tutti per il verso giusto.

Tra il colpo della strega di Stefano Bollani, recuperato poi ieri sera, l’assenza di Andrea Camilleri, un pò troppo in là con l’età per affrontare il lungo viaggio e la polmonite “da auto blindata” di Roberto Saviano, le giornate di Emergency sono giunte a conclusione nel migliore dei modi. Tantissimi gli ospiti intervenuti, da Vauro Senesi, David Riondino, Marco Paolini, Lorenzo Monguzzi, Bebo Storti, Renato Sarti.

La prima serata del Mandela Forum, venerdì sera, ha visto condurre Fabio Fazio, con la presenza di Gino Strada, Vauro e lo scrittore Antonio Tabucchi. Ovviamente la discussione si è concentrata sul documento di Emergency e sulle “ovvietà e banalità” che ci vengono negate, quali i diritti elementari nonchè fondamentali di ogni uomo. La serata si è conclusa con il concerto di Samuele Bersani e il numero delle persone è sicuramente aumentato questa sera, con una fila fuori dal palazzetto già lì dalle quattro del pomeriggio.

Una serata importante, condotta da Serena Dandini, già scelta lo scorso anno, che ha visto salire sul palco la cantante Fiorella Mannoia, in forma come sempre: si è esibita con “Ho imparato a sognare“, una versione leggermente modificata di “Clandestino” ed “Il cielo di Irlanda“. Poi c’è stata una grandiosa e commovente Lella Costa, ed un’isterica ed in menopausa Anna MeacciNeri Marcorè, che per l’occasione è diventato Gasparri, Di Pietro e Casini (“La politica è una cosa sporca, facciamola insieme!”), che come sempre si conferma un grandissimo imitatore. Per ribattere non poteva mancare Antonio Albanese ed il suo amatissimo Cetto LaQualunque, parodia di una raccolta di particolarissimi sindaci del nostro disgraziato meridione.

La più attesa della serata ovviamente era Patty Smith, che ha preso parte anche all’evento dello scorso anno e che ormai prende parte attivamente all’organizzazione. Inoltre Patty Smith ha portato con se il gruppo La casa del vento, ascoltato e scoperto proprio durante il raduno nazionale dell’anno scorso, sempre a Firenze, sempre al Mandela Forum. La cantante di Chicago si è innamorata della musica del gruppo, tant’è che ha deciso di suonare con loro ed insieme hanno tenuto un piccolo concerto che ha mandato in delirio le persone con la conosciutissima “Because the night”. Non sono mancati gli sputi a terra di rito, Patty Smith, classe 1946 (per non rivelare palesemente l’età, visto che in teoria trattasi di donna!) mostra una carica davvero invidiabile ed ha chiuso il suo piccolo concerto con “Gloria”, dopo aver lasciato spazio anche a La casa del vento con “Ogni splendido giorno” e la famosa “Carne da cannone“,  per poi tornare sul palco per cantare l’immancabile ed indimenticabile “People have the power“.

Ed è proprio questa la frase chiave di tutta questa settimana e dell’intero operato di Emergency, che da sedici anni porta assistenza nelle zone più disagiate del mondo, curando chiunque abbia bisogno di aiuto senza discriminazione alcuna. Cassettine trasparenti- proprio come l’organizzazione, ci tiene a dire la Dandini-  sono state sempre in giro tra la gente a raccogliere le offerte che, speriamo, riusciranno a salvare la vita di molte altre persone. Non sono mancati due dei tre operatori sequestrati lo scorso aprile in Afghanistan, i momenti emozionanti sono stati davvero molti, tanto che non possono essere racchiusi in un solo post. Ma è vero, ed è importante ricordarlo sempre, sono le persone ad avere il potere, è l’unione a fare la forza, frasi fatte che hanno perso di senso nel corso del tempo solo perché abbiamo lasciato fare, invece adesso è arrivato il momento di agire.

Proprio come dice Gino Strada, le utopie non esistono. Non devono esistere, aggiungerei. Un mondo migliore è quello che vogliamo ed un mondo migliore è quello che dobbiamo cercare di ottenere. Una strada lunga e tortuosa, ma crederci è già il primo passo verso il successo. Io sto con Emergency, e tu?

New York 11 settembre 2001: Molto forte, incredibilmente vicino

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L’attacco alle Torri Gemelle è stata una vera e propria svolta nella storia della politica mondiale, e non solo politica. Pensate a quanto e quante vite sono cambiate quel giorno. Molti e differenti sono stati gli spunti per opere cinematografiche e letterarie, tra queste “Molto forte, incredibilmente vicino“, libro di Jonathan Safran Foer (Ogni cosa è illuminata) che presto diventerà un film.

New York, 11 settembre 2001

Si tratta del secondo romanzo dello scrittore, il protagonista è il piccolo Oskar, un bambino newyorkese di nove anni che deve affrontare l’improvvisa scomparsa del padre. Tra invenzioni e curiosità, si attacca a tutto quello che ha per non perdere il ricordo di suo padre , soprattutto ad una chiave trovata nel suo armadio, che gli permette di mettersi in cerca della serratura giusta, alla scoperta di risorse ed indizi che gli lasceranno inevitabilmente qualcosa dentro. Il racconto dell’attentato visto dagli occhi ingenui di un bambino, alternato alle vite dei nonni e all’orrore della Seconda Guerra Mondiale, due epoche diverse, due esperienze forti, ma incredibilmente vicine. La scrittura scorrevole e la genialità e l’irriverenza di uno dei più grandi scrittori contemporanei, un libro da non perdere.

In occasione dell’anniversario dell’attentato, ci tengo a citare un pezzo del libro, che amo particolarmente, per rendere omaggio alle vittime ed ai loro cari che non le hanno viste più tornare a casa, vittime anch’essi.

“E inventare dei grattacieli per i morti, costruiti verso il basso? Potrebbero star sotto i grattacieli per i vivi, che sono costruiti verso l’alto. Si potrebbe seppellire la gente cento piani nella terra, e ci sarebbe tutto un mondo morto sotto quello vivo. A volte penso che sarebbe pazzesco se ci fosse un grattacielo che va su e giù mentre il suo ascensore resta fermo. Per esempio, se vuoi andare al novantacinquesimo piano, basta che schiacci il tasto 95 e il novantacinquesimo viene da te. Sarebbe anche utile al massimo perchè se sei al novantacinquesimo piano e un aereo si schianta sotto di te, il palazzo ti può portare a terra, e tutti si salverebbero anche se quel giorno avessero lasciato a casa la camicia di becchime”.

La rivoluzione di Gino Strada: il documento di Emergency

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Il mondo che vogliamo

Crediamo nella eguaglianza di tutti gli esseri umani a prescindere dalle opinioni, dal sesso, dalla razza, dalla appartenenza etnica, politica, religiosa, dalla loro condizione sociale ed economica.

Ripudiamo la violenza, il terrorismo e la guerra come strumenti per risolvere le contese tra gli uomini, i popoli e gli stati. Vogliamo un mondo basato sulla giustizia sociale, sulla solidarietà, sul rispetto reciproco, sul dialogo, su un’equa distribuzione delle risorse.

Vogliamo un mondo in cui i governi garantiscano l’eguaglianza di base di tutti i membri della società, il diritto a cure mediche di elevata qualità e gratuite, il diritto a una istruzione pubblica che sviluppi la persona umana e ne arricchisca le conoscenze, il diritto a una libera informazione.

Nel nostro Paese assistiamo invece, da molti anni, alla progressiva e sistematica demolizione di ogni principio di convivenza civile. Una gravissima deriva di barbarie è davanti ai nostri occhi.

In nome di “alleanze internazionali”, la classe politica italiana ha scelto la guerra e l’aggressione di altri Paesi. In nome della “libertà”, la classe politica italiana ha scelto la guerra contro i propri cittadini costruendo un sistema di privilegi, basato sull’esclusione e sulla discriminazione, un sistema di arrogante prevaricazione, di ordinaria corruzione. In nome della “sicurezza”, la classe politica italiana ha scelto la guerra contro chi è venuto in Italia per sopravvivere, incitando all’odio e al razzismo.

E’ questa una democrazia? Solo perchè include tecniche elettorali di rappresentatività? Basta che in un Paese si voti perchè lo si possa definire democratico?

Noi consideriamo democratico un sistema politico che lavori per il bene comune privilegiando nel proprio agire i bisogni dei meno abbienti e dei gruppi sociali più deboli, per migliorarne le condizioni di vita, perchè si possa essere una società di cittadini.

E’ questo il mondo che vogliamo. Per noi, per tutti noi. Un mondo di eguaglianza.

Emergency

“Banalità ed ovvietà” che ci sfuggono sotto gli occhi. Si può fare?

Ora vado a Cuba, dammi tempo

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Cito il titolo da Repubblica.it:

Cuba, l’ultima scossa di Fidel “Il socialismo non funziona”.

Commento: meglio tardi che mai.

Sfizi, Armistizi, Giudizi, Vizi e Supplizi

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Nel mondo succede che Google decida di scassare le palle ai suoi utenti, l’ETA dica basta agli spargimenti di sangue, Michela Murgia vinca il Premio Campiello 2010 e allo stesso tempo e stesso posto che Bruno Vespa faccia apprezzamenti poco carini nei confronti di Silvia Avallone.

Nel mio ufficio succede che siamo da 16 giorni senza un condizionatore, a soffrire tutto il giorno il caldo. Qui dentro puzza un pò di bestiame. Ma forse perchè in fondo si, come bestie siamo trattati.

Shoya Tomizawa: 1990 – 2010

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Il MotoMondiale della vergogna.

Nemmeno vent’anni, nessuna bandiera rossa e brindisi finale, Shoya Tomizawa, classe 1990, se n’è andato a 250 km/h.

Shoya Tomizawa

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